ArtMagazine

44° PREMIO SULMONA 2017

Di-Genova

Rassegna Internazionale di Arte Contemporanea,

Premio Nazionale per il Giornalismo, Critica d’Arte e Cultura

16 settembre – 21 ottobre

POLO CIVICO MUSEALE DIOCESANO

Con il Patrocinio

Presidenza del Consiglio dei Ministri

Presidenza del Senato della Repubblica

Presidenza della Camera dei Deputati

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Sabato 16 settembre 2017 è stato dato il via al 44° Premio Sulmona, Rassegna Internazionale di Arte Contemporanea a cui si partecipa esclusivamente per invito.

La Commissione inviti e premiazione è costituita da Vittorio Sgarbi (Presidente), Carlo Fabrizio Carli (critico d’arte e storico consigliere di amministrazione della Fondazione Quadriennale d’Arte di Roma), Giorgio Di Genova (autore dell’enciclopedia intitolata Storia dell’Arte del ‘900 nonché commissario per la Biennale di Venezia e per la Quadriennale di Roma), Raffaele Giannantonio (docente di Storia dell’Architettura nell’Università degli studi G. D’Annunzio Chieti Pescara), Enzo Le Pera (saggista, critico, storico dell’arte e gallerista della Galleria d’Arte Il Triangolo), Duccio Trombadori (critico d’arte, esperto d’arte moderna e contemporanea, ha curato mostre alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma di cui è stato amministratore), Maurizio Vitiello (critico d’arte, sociologo e docente della Fondazione Humaniter), Gaetano Pallozzi (artista e ideatore del Premio Sulmona).

A proposito del prestigio del Premio Sulmona, Vittorio Sgarbi ha dichiarato: “Dopo la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma, il Premio Sulmona rappresenta oggi la manifestazione più pregevole e antica d’Italia, che con la sua curata Pinacoteca valorizza l’arte e quindi gli artisti più meritori e quotati del momento”.

Nella rassegna di quest’anno, Edizione Bimillenario Ovidiano, sono stati invitati 163 artisti italiani e stranieri provenienti dalla Danimarca, Messico, Bulgaria ed infine 8 dalla Romania invitati in onore del Bimillenario Ovidiano a sancire quel legame con la terra dove Ovidio morì duemila anni fa.
Il fondatore del Premio Sulmona, Gaetano Pallozzi, ha realizzato negli anni una Pinacoteca di importanza internazionale, con artisti provenienti da ogni parte del mondo.

 OPERAUNICATiziana Befani – Opera Unica, 2017

Esatta e precisa la pittura lenticolare di Tiziana Befani, che con l’agglomerazione progressiva di quattro quadrati (due sopra agli altri due) crea il suggestivo quadrato di Opera Unica, da leggere in quattro tempi: prima le due superiori (Pictura, Matematica e Geometria), poi le due sottostanti (Dissolvenze 1, Dissolvenze 2). Nelle prime due la pittura è di una limpidezza esecutiva che si ripercuote anche sui dettagli minimi: in Pictura le penne del pavone, le trame del tappeto, i giochi di luce sul nastro rosso e sugli aguzzi poliedri, in Matematica e Geometria i bassorilievi del metallico quadrato, le ritmiche circolari e radiali degli scavi della superficie del particolare tondo che si affaccia dall’angolo in alto a destra, per non dire del terzo poliedro formato da asticelle, delle serie di numeri in bianco e del simbolo dell’infinito, non a caso collocato al centro. La stessa esattezza esecutiva persiste nelle due Dissolvenze, la prima delle quali avvia la dissolvenza con la sovrapposizione di Pictura e Matematica e Geometria, che rende fantasmatica eco visiva Pictura, la seconda, con la cui totale dissolvenza in pixel, pressoché pointilliste, si conclude il percorso di questa eccezionale opera.

Giorgio Di Genova


Manifesto-Aliud

È con piacere che Progetto Editoriale partecipa a questa importante mostra organizzata dalla Galleria Vittoria a Sant’Oreste, piccolo centro poco conosciuto ma di suggestiva bellezza e di antichissime origini sui contrafforti del monte Soratte, a due passi da Roma. L’evento arrivato alla sua seconda edizione grazie al precedente successo, e ci auguriamo destinato a diventare un appuntamento fisso, propone in forma collettiva le opere di numerosi artisti che hanno esposto ed espongono abitualmente nella Galleria a via Margutta, strada per antonomasia sinonimo dell’arte sia nella Capitale che nel mondo.

La nostra Casa Editrice fin dalle origini è sempre stata impegnata sul piano artistico e culturale, con particolare attenzione allo sviluppo e al fluire di quelle che possiamo definire tendenze, così come ad un ricorrente e convinto tentativo di coniugare antico e moderno, espressioni di ieri e realtà di oggi, pensando all’estetica e alla bellezza come valori partecipativi da diffondere.

Non è un caso infatti che recentemente Progetto Editoriale ha dato vita ad una innovativa Sezione di Catalogo con il marchio Gli Artisti della Nuova Scuola Romana e che sul piano della comunicazione si sia sorprendentemente affermata l’iniziativa I Love Via Margutta, come riferimento dinamico di tantissime testimonianze, veicolate dal mezzo fotografico, che guardano con simpatia e vicinanza a questo mondo affascinante, parte imprescindibile delle nostre emozioni e della nostra vita intellettuale.

Portare quindi l’arte sul territorio, fra le sue pieghe più nascoste, riteniamo sia azione altamente meritoria non solo per il valore di quella che può essere una rassegna, ma soprattutto in una logica di confronto con altrettante bellezze che appartengono a tanti paesi come Sant’Oreste, il cui patrimonio storico ed artistico andrebbe maggiormente salvaguardato e reso fruibile, pensando ad un auspicato ed urgente programma per la cultura che è fra le priorità assolute a cui il nostro Paese deve guardare se si vuole davvero e concretamente realizzare sviluppo, occupazione e rinnovamento.

La strada dell’arte è forse quella più giusta.

GLI ARTISTI PRESENTI

Chiara Abbaticchio
Tiziana Befani
Etty Bruni
Caban Jolanta
Stefania Catenacci
Alessandro Cignetti
Cristina D’Ambrosio
Mario D’Amico
Patrizio De Magistris
Maria Rita Gravina
Riccardo La Monica
Luminita
Adam Marušić
Mirko Marušić
Lisa Moan
Angela Palese
Alina Picazio
Daniela Poduti Riganelli
Maria Teresa Protettì
Renata Solimini & Moan Lisa
Lucio Rossi
Rosemary Salkin Sbiroli
Fabio Santoro
Renata Solimini
Claudio Spada
Przemko Stachowski
Rina Villani
Robert źbikowski (źbik)


Marco Rossati

e la sua Schola Pictorum

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La pittura contiene, tra le tante sue virtù, il risultato della consapevolezza espressiva di ciascun punto e di ogni sua possibile variazione all’interno dell’immagine. Sulla base di questa peculiare forma di coscienza, il pittore mira a ‘dar vita’ alle trame e agli orditi di vuoto che uniscono idea e fenomeno, trasfigurandoli in materia pittorica attraverso scansioni spaziali e cromatiche il più possibile analoghe a quelle delle idee stesse, affinché il mondo della ‘sensibilità opaca’ si elevi verso il piano delle percezioni e degli umori da esse disseminati.
Il che richiede, oltre la naturale vocazione, un bagaglio di conoscenze sottili e segrete stratificate nel corso dei secoli, bagaglio di cui nel nostro tempo è rimasto non molto.
È alla scuola antica che si apprendono i valori, i procedimenti, le scoperte, i metodi accumulati attraverso i millenni: dai mille modi di muovere il colore col pennello a come mettere la luce e l’ombra nel segno che esce dalla punta di grafite; dal dirigere la mano nel quarto di millimetro, al far corrispondere un punto del quadro a un punto qualunque prescelto in un qualunque universo …
Scienza dell’arte scava tra le rovine di questa scuola per riportare in luce il progetto, le vie segrete che conducevano alla TurrisEburnea della bellezza e del mistero, il vero, indistruttibile centro della Città antica. Forse non basteranno anni né secoli per tornare a quella perfezione, soprattutto se chi si adopera per elevare il livello culturale e artistico rimane, com’è, totalmente privato del sostegno del proprio tempo.
In realtà ‘grazie’ all’attuale gestione distruttiva e totalitaristica dell’arte e dell’intera cultura, su scala mondiale viene propugnata la distruzione del pensiero e della creatività artistica alta e altamente specifica. Al loro posto si realizza l’imperversare assoluto di forme ‘espressive’ di basso quoziente intellettuale, raffazzonate dalla banalizzazione postindustriale, nonché dall’ovvietà quotidiana imperversante, come se non bastasse l’inondazione planetaria di tv e mass media in generale.
L’arte, tuttavia, deve tornare ad essere grande e bella, profonda e magica, come nei secoli passati, affinché la civiltà contemporanea, malgrado le sacrosante conquiste sociali e tecnologiche, non resti una civiltà priva d’anima, generatrice di una cultura umanistica atrofizzata e labile e sempre più incapace di entrare in contatto con gli strati alti della coscienza, quelli in cui sono celati i segreti della vera bellezza, del futuro, della realtà nella sua essenza.
Marco Rossati

LA BELLEZZA CI SALVERÀ

PEE


Ottorino Mancioli

La-Rovesciata,-1932,-70X50(La rovesciata, 1932)

Ottorino Mancioli (1908-1990) si forma nell’alveo della grande scuola degli anni d’oro dell’Illustrazione Italiana, scuola che, a partire dagli anni Venti e Trenta, vedrà fiorire le migliori generazioni artistiche del “moderno” italiano, tra Déco, Futurismo e Razionalismo. In questo contesto “Otto” si forma, tra anarchia stilistica e grande senso del realismo compositivo.

Vivendo della sua professione di medico e quindi non legato ad interessi di mercato, egli ha considerato l’arte ed il fare arte un dono prezioso, un lusso, un “in più” nella sua vita, di cui godere per puro piacere estetico: testimone e cantore della vita sua e degli altri, vita che scorre tra “loisir” e “combat”, tra gioco ed agone.

A prima vista due vite parallele: il medico, l’intellettuale, l’uomo di scienza da una parte; dall’altro l’artista estroso, eclettico e sperimentatore. In realtà si tratta di due aspetti dello stesso interesse, quello dello studio del corpo umano: la perfetta conoscenza dell’anatomia, metabolizzata attraverso gli studi di medicina e le successive esperienze umane, hanno consentito al medico dott. Mancioli buoni risultati professionali ed all’artista Mancioli di istantaneizzare nei suoi disegni il dinamismo dell’attimo.

L’anatomia, le forme tese nello sforzo armonico del gesto, sono espresse, negli anni venti e trenta, con una cauta volontà decorativa, poi con i volumi razionalisti dello stile Neoclassico e, infine, attraverso i tratti del grafismo espressionista, che sposta la visione dell’occhio alla interiorità più profonda dell’animo umano. Tratto, quest’ultimo, che sembra appartenere all’intimo dell’artista, poiché è sempre rintracciabile nelle sue opere, sia nello schizzo che nel disegno di costume o in quelli di guerra, sia ancora nella evoluzione plastica e tridimensionale delle sculture.

Non vi è nulla di scontato nelle sue realizzazioni: tutto avviene sotto gli occhi di chi guarda, come se i suoi non fossero disegni ma fotogrammi sparsi in attesa di essere ricomposti secondo l’ordine originario e proiettati per rendere finalmente effettivo quel movimento (di arti, ma anche di pensiero e di spirito) che è rimasto in sospensione con tutta la ricchezza della sua potenzialità.

E se le prime opere del giovane “Otto” fissano in modo unico il gusto del vivere sociale della Roma degli anni Venti e Trenta con la creazione di disegni che ben rappresentano l’elegante spirito dell’epoca, l’evoluzione del suo personalissimo stile pittorico consente a Ottorino Mancioli di raggiungere splendide sintesi, quasi arte Zen, con disegni caratterizzati da pochi decisi tratti a china o tempera tracciati con sapiente velocità.

Laura Mancioli Rességuier de Miremont


BILL VIOLA A PALAZZO STROZZI

Bill-Viola-Emergence-2002-Photo-Kira-Perov(Emergence, foto Kira Perov, 2002)
Dal 10 marzo al 23 luglio 2017, la Fondazione Palazzo Strozzi organizza una mostra di Bill Viola curata da Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione e Kira Perov, moglie dell’artista.
Bill Viola nasce a New York nel 1951, da origine italiana, attualmente è fra i più apprezzati artisti di Videoarte. Inizia la sua carriera studiando arte tra il 1969 e il 1973 alla Syracuse University di New York, dove si laurea nel 1973 in Visual e Performing Arts. Inizia poi ad esporre nelle prime mostre fino al 1977, quando viene invitato ad esporre a Melbourn, in Australia, chiamato da quella che diventerà poi sua moglie, Kira Perov, Direttrice Artistica della Troub University. Nel 1980 dopo una serie di viaggi determinanti per la sua formazione artistica e culturale, espone al MOMA di New York, nella sua mostra personale più importante. L’anno successivo inizia a lavorare per sei mesi nel Centro Ricerche della SONY, sperimentando le più avanzate tecnologie del tempo. Nel 1995 espone alla Biennale di Venezia Buried Secrets, composto da cinque opere. Negli anni 2000 inizia ad usare schermi al plasma e cristalli liquidi per le sue videoinstallazioni, raggiungendo livelli altissimi di perfezione tecnica. Nel 2002 completa il suo progetto più ambizioso, Going Forth By Day, un ciclo di video ad alta definizione commissionato dal Guggenheim di New York e Berlino. Poi una serie di esposizioni importanti a Los Angeles, Londra, Canberra, Madrid e Parigi. Nel 2006 una grande retrospettiva a Tokyo con l’Opera First Dream Primo Sogno. A Roma espone nel 2008 Visioni Interiori, al Palazzo delle Esposizioni, una grande mostra considerata tra le più complete mai realizzate, in cui ha presentato le opere degli ultimi 14 anni, dal 1995 al 2008.
Di nuovo in Italia, quindi a Firenze, in una grande mostra che celebra il maestro indiscusso della Videoarte contemporanea attraverso opere della sua produzione dal 1973 ad oggi esposte in dialogo con l’architettura di Palazzo Strozzi in un inedito confronto con grandi capolavori del Rinascimento che sono sempre stati fonte di ispirazione per Viola, in un singolare dialogo fra antico e contemporaneo.
Oltre la perfezione tecnica di altissimo livello, le opere video di Bill hanno un valore pittorico inimmaginabile. La lentezza degli accadimenti fa godere minuto per minuto delle immagini, drammatiche e bellissime, con personaggi ispirati alla grande arte italiana e grandi effetti fotografici e scenografici. Una grandezza che ricorda Caravaggio per l’incredibile contrasto tra ombra e luce sulla scena.
Una grande mostra ed un grande artista sicuramente da non perdere.


I MARTEDÌ CRITICI
CARLO MARIA MARIANI
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Il 6 dicembre nella sala Aldo Moro del Palazzo della Farnesina a Roma, sede del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, si è tenuta una splendida presentazione dell’artista Carlo Maria Mariani, nell’ambito della serie di incontri organizzati dall’associazione culturale  I Martedì Critici, a cura di Alberto Dambruoso e di Italo Tomassoni. Mariani è veramente un grande pittore, nato a Roma nel 1931, comincia a dipingere giovanissimo studiando la difficile tecnica dell’affresco e la grande pittura del passato. Lui stesso però ci ha detto di non aver studiato direttamente dalle opere nei musei, ma di averlo fatto nelle biblioteche e negli archivi dove si trovano gli scritti del Winckelmann, di Karl Philipp Moritz e di Anton Raphael Mengs, grandi teorici del Neoclassicismo. Si definisce “Pittore Storico dell’Arte” e, proprio per questo, studia canoni, misure e proporzioni della figura classica che ridisegna e dipinge con una maestria quasi fuori dal tempo. Pittore colto quindi e per giunta, nel periodo in cui imperavano il concettualismo, le performance e l’arte povera degli anni ’70, assolutamente controcorrente, alla ricerca della figurazione più pura, con grande tecnica pittorica a strati, con l’utilizzo delle velature per le ombre e le luci. Una sfida soprattutto in quegli anni, in cui decide di tornare alla manualità, anche se al servizio della concettualità, al tempo lungo del lavoro difficile del vero pittore, alla maniera della grande pittura. Carlo Maria Mariani è la figura più importante del movimento Anacronistico, nato per volere del critico Maurizio Calvesi nel decennio successivo, Anacronistico, appunto, ossia fuori dal tempo.
Durante la serata infatti è stato proiettato un breve video proprio di Calvesi, in cui il critico parla e descrive le opere di Mariani.
Ma di tutto questo oltre l’artista stesso, hanno splendidamente raccontato, Alberto Dambruoso che soprattutto ha parlato della biografia dell’artista, facendogli anche un’intervista su alcune curiosità sulla sua lunga esperienza di lavoro e Italo Tomassoni, altro personaggio di grande levatura nel mondo culturale ed artistico, che ha da sempre seguito Mariani nel suo percorso e che ha potuto quindi puntualizzare e ripercorrere con il maestro alcuni episodi e curiosità della sua opera.
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Carlo Maria Mariani non solo è un grande pittore colto e raffinato, ma è anche assolutamente gentile e disponibile, interessante anche dal punto di vista umano. Nel 1993 si trasferisce in America, a New York dove vive anche attualmente, ha partecipato a molte importanti mostre a livello internazionale, tra cui la Biennale di San Paolo nel 1981, l’anno dopo a Documenta 7 a Kassel, la Biennale di Sydney nel 1986, in tre Biennali di Venezia dall’’82 al ’90 e alla Quadriennale di Roma nel 1992.
Poi nelle Gallerie più importanti come la Galleria d’Arte moderna di Roma, le Centre Pompidou di Parigi, al Museum of Modern Art di New York, a Washington, al San Francisco Museum of Modern Art, in Belgio al Palais des Beaux Art, in Germania, in California, insomma in tutto il mondo oltre naturalmente ancora in Italia a Mantova nel Palazzo del Tè, nel 2005 e al CIAC, Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno nel 2013, di cui il Direttore è proprio Italo Tomassoni.
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 Al termine dell’incontro, bellissimo, un percorso altrettanto interessante nelle sale del Palazzo, per ammirare le Opere della Collezione Farnesina, che annovera tutti i più grandi artisti del 1900 e contemporanei, tra cui Mario Sironi, Carlo Levi, Carla Accardi, Michelangelo Pistoletto, Achille Perilli, Pietro Consagra, Umberto Mastroianni, Gino Marotta, Afro, Franco Piruca, Omar Galliani, Jannis Kounellis, un’insolito Mario Ceroli solo per citare qualche mostro sacro dell’arte, ma naturalmente anche l’Orecchio di Carlo Maria Mariani, pittura straordinaria che descrive in maniera lucida, analitica e tecnicamente perfetta un orecchio umano appunto, con i capelli intorno, ingrandito e definissimo, con uno splendido effetto fotografico. Zampata finale del leone!

 Giosetta Fioroni

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Bellissima mostra nella Galleria Mucciaccia a Roma, Giosetta Fioroni Attraverso l’Evento (Opening) a cura di Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti. “Attraverso l’Evento” è un omaggio ad alcuni versi del poeta Andrea Zanzotto. Giosetta nasce a Roma nel 1932, da una famiglia di artisti, studia all’Accademia di Belle Arti dove è allieva di Toti Scialoja, pittore e poeta. Vive poi per alcuni anni a Parigi. Nel 1955 espone e alla Quadriennale di Roma e l’anno successivo alla Biennale di Venezia. Tornata a Roma frequenta gli artisti della galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis. La galleria, aperta nel 1954, fu un importante punto di ritrovo di artisti, letterati, critici, galleristi e intellettuali provenienti da tutto il mondo, luogo di scambio per le idee e la cultura tra gli anni cinquanta e settanta, inoltre la prima galleria ad introdurre nella capitale, all’inizio degli anni sessanta, l’arte contemporanea americana.

roma(Piazza del Popolo, Roma 1962. Achille Perilli, Giosetta Fioroni, Mimmo Rotella e Gastone Novelli)

Fu proprio Giosetta Fioroni nel periodo in cui la galleria si trasferì da via del Babbuino a piazza del Popolo, a inaugurare il Teatro delle mostre, un ciclo appunto di mostre, di un gruppo di giovani artisti che venne in seguito definito proprio Scuola di Piazza del Popolo. I primi artisti insieme a Giosetta furono Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli, in seguito si aggiunsero Pino Pascali, Francesco Lo Savio, Jannis Kounellis, Cesare Tacchi, Enrico Manera, Umberto Bignardi e Renato Mambor. Nel 1964 Giosetta espone di nuovo alla Biennale di Venezia (Biennale della Pop Art), invitata da Maurizio Calvesi. Da quell’anno frequenta lo scrittore, poeta e saggista veneto Goffredo Parise, con il quale avrà una importante storia d’amore.
Dagli anni ’60 inizia un lungo lavoro con fotografie proiettate su tela, dipingendo sul fondo bianco volti e figure di donne con una forte attenzione alla femminilità e al femminismo inteso come valore della donna. Prende anche spunto da immagini dell’arte antica di Botticelli, Carpaccio, Simone Martini e Giorgione. Una nuova Biennale di Venezia nel 1993, questa volta invitata da Achille Bonito Oliva, molto importante in cui espone in una sala interamente a lei dedicata. In quell’anno inizia a lavorare anche con la ceramica, infatti più avanti, nel 2007 come omaggio alla sua attività artistica, esporrà in una grande antologica al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, intitolata Viaggio a Faenza. Due anni dopo Germano Celant cura una sua imponente monografia e nel 2012 una curiosa mostra al MACRO di Roma per celebrare i suoi 80 anni, L’Altra Ego, Giosetta Fioroni e Marco Delogu. 15 fotografie di Delogu che la ritraggono con effetti surreali e pittorici, in cui le ambientazioni, la luce, il trucco, l’abbigliamento scaturiscono dal confronto, dal dialogo e dalla collaborazione dei due. Nel 2013 espone al Drawing Center di New York in una mostra dal titolo L’Argento. A Roma l’anno dopo, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna (GNAM) le ha dedicato una grande mostra sempre su l’Argento e le sue ceramiche. Nel 2016 espone in un’altra grande retrospettiva al MARCA di Catanzaro Roma anni ’60. L’esposizione ha presentato settanta opere, tra tele e carte d’argento, ripercorrendo i primi anni della carriera della grande artista, assolutamente sempre in movimento, con nuove idee e nuove energie, oggetti, materiali, immagini e nuovi percorsi creativi. Giosetta, una grande Signora dell’Arte.


Umberto Mastroianni

È stato un importante scultore e pittore italiano (Fontana Liri, 21 settembre 1910 – Marino, 25 febbraio 1998). Dopo gli studi presso l’Accademia di San Marcello a Roma, si trasferisce con la famiglia a Torino, proseguendo la sua formazione sotto la guida del maestro Guerrisi.

Odissea Musicale, 1994

(Cancellata del Teatro Regio di Torino)

I suoi primi lavori hanno un’impronta futurista; in particolare sarà influenzato dalle opere di Boccioni che Mastroianni tinge di neo-cubismo. Esordisce però guardando alle sculture di Marino Marini e Giacomo Manzù, alla tradizione greco-romana con nudi e ritratti che, più tardi, recepiranno le stilizzazioni di Pericle Fazzini. Reduce dalla lotta partigiana, Umberto partecipa alla rinascita artistica torinese a fianco agli artisti del MAC (Movimento Artistico Concreto), che promuove l’arte non figurativa portando ad un astrattismo libero da ogni riferimento con il mondo esterno. Sono gli anni Quaranta-Cinquanta. Sul finire degli anni ‘60 invece i motivi meccanomorfi prendono decisamente il sopravvento nel suo lavoro, generando un vasto repertorio di incastri, graffiture, cromatismi, presenti anche nella cospicua attività pittorica e incisoria. Da ricordare, oltre il folto curriculum espositivo e ai prestigiosi riconoscimenti, tra cui  il Gran Premio Internazionale per la Scultura (Biennale di Venezia 1958) e il Premio Imperiale di Tokyo (1989), la docenza presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e successivamente di Napoli e Roma. Umberto era lo zio dell’attore Marcello.

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marcello-umberto-mastroianni-enrico-todi(Marcello, Umberto e il gallerista Enrico Todi)

monumentoallaresistenzadiumbertomastroiannicuneoitaliaitalymonumenttotheresistance5-1(Monumento alla Resistenza, Cuneo 1964-1965)


 A Roma: Mostra Van Gogh Alive – The Experience.

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Dal 25 ottobre al 26 marzo 2017, Palazzo degli Esami, gioiello di inizio ‘900, nel cuore di Trastevere, ospita l’edizione romana di Van Gogh Alive – The Experience, la mostra interattiva creata da Grande Exhibitions, che ha già conquistato Australia, Stati Uniti e Russia. Sono in mostra le proiezioni di 800 opere, realizzate dal pittore olandese tra il 1880 e il 1890, insieme a un excursus sulla sua vita che si avvale anche di alcune delle sue celebri riflessioni su arte e vita: fra i Paesi Bassi, la Parigi dell’Impressionismo, Arles, Saint Rémy e Auver-sur Oise si viaggia a ritmo di musica all’interno di quadri che, letteralmente, prendono vita. “Il visitatore – spiega Rob Kirk, curatore per Grande Exhibitions – diventa così un tutt’uno con le 3.000 immagini che si animano e con le pareti, le colonne, i soffitti e i pavimenti che si muovono grazie all’innovativa tecnologia video. Si tratta di un sistema multimediale unico che armonizza motion graphic multicanale, suono surround di qualità cinematografica, con oltre 40 proiettori ad alta definizione per fornire immagini dettagliate e particolari in primo piano”. La mostra utilizza, infatti, la tecnologia SENSORY4, un sistema unico che incorpora oltre 50 proiettori ad alta definizione, una grafica multi canale e un suono surround in grado di creare uno dei più coinvolgenti ambienti multi-screen al mondo. Grandi immagini, nitide e cristalline, così reali da desiderare di toccarle con mano, illuminano schermi e superfici che esaltano l’originalità dello spazio espositivo e si accompagnano a musiche di Vivaldi, Ledbury, Tobin, Lalo, Barber, Schubert, Satie, Godard, Bach, Chabrier, Satie, Saint-Saëns, Godard, Handel.


 

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Antonio Paolucci è un grande storico dell’arte, ma soprattutto un entusiasta della vita e del proprio lavoro. Naturalmente il suo di lavoro, è bellissimo, si ritiene ovviamente molto fortunato per il suo percorso di successo negli anni evidentemente meritatissimo, ma ogni tipo di attività, ci dice, dalla più umile alla più alta ed intellettuale, va affrontata con la stessa soddisfazione e piacere del fare. Ha naturalmente descritto i vari periodi trascorsi a contatto con le maggiori Opere d’arte in tutta Italia, partendo dalla sua amata Rimini e dall’arco romano di Augusto, il più antico ancora esistente, che segna la fine della via Flaminia, mentre il primo miglio è costituito dalla famosa via del Corso a Roma. Dal 2009, convocato da Papa Giovanni Paolo II, ha diretto i Musei Vaticani, forse i più importanti nel mondo, naturalmente con tutti i problemi pratici della gestione delle Opere e del flusso giornaliero di migliaia di persone, con all’interno circa 800 dipendenti che vi lavorano. Dopodiché però ha ricordato il suo periodo giovanile in cui ha insegnato anche a ragazzi molto giovani e la scommessa è stata per lui riuscire a far amare e capire anche ai giovanissimi la storia dell’arte. Se persino i bambini apprezzano e capiscono senza annoiarsi un’Opera importante, beh allora è fatta, l’arte può veramente essere affascinante per chiunque!
Incalzato poi dai due storici dell’arte Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti che gli ponevano domande su molti argomenti, Paolucci ha anche parlato di Arte Moderna, descrivendola come non molto differente da quella antica, quando naturalmente è presente la qualità. Ha poi aggiunto a mio parere, una frase bellissima “l’Arte è sempre contemporanea”. Tutto quello che vediamo, anche un dipinto di uno spettacolare Caravaggio, come nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma a due passi dall’Accademia di Belle arti dove si è tenuto il dibattito, è contemporaneo, o si può considerare tale, il fatto o il racconto descritto nel quadro succede qui, ora, in questo momento. Semplicemente pazzesco! Paolucci ci ha fatto “vedere virtualmente” e “sentire” le opere da lui descritte senza proiettare nessuna immagine. Ci ha parlato di Raffaello e delle sculture di Gian Lorenzo Bernini vive e presenti, le abbiamo viste impresse nella nostra mente mentre lui parlava, ci ha commosso ed emozionato. Grazie. Grande lezione, grande semplicità d’esposizione, grande fascino, grande emozione.

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Sempre interessanti gli appuntamenti in Accademia del martedì organizzati da Alberto Dambruso, dove si possono scovare anche tra il pubblico interessanti personalità del mondo artistico e culturale, come ad esempio ieri Lorenza Trucchi, critica d’arte e saggista, ovviamente professori della stessa Accademia, mentre la Direttrice Tiziana d’Acchille è sempre presente sul palco a fianco degli ospiti, suo padre Antonio d’Acchille pittore e insegnante, gli artisti Giovanni Albanese e Giuseppe Modica.

5(Le foto sono dell’architetto Tommaso Fera)


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I MARTEDÌ CRITICI
ANTONIO PAOLUCCI
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti
4 ottobre 2016, ore 18.30
Accademia di Belle Arti – via di Ripetta, 222.
Tra i maggiori storici dell’arte in Italia, Antonio Paolucci ha studiato a Firenze dove si è laureato nel 1964 in Storia dell’Arte appunto, con Roberto Longhi, specializzandosi poi a Bologna con Francesco Arcangeli. Nel 1969 inizia la sua carriera alla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Firenze. Dal 1980 al 1986 è stato Soprintendente a Venezia, Verona, Mantova e Direttore dell’Opificio delle Pietre Dure a Firenze. Dal 1988 al 1995 viene nominato Soprintendente ai Beni Artistici e Storici di Firenze, Prato e Pistoia.Durante il Governo Dini, dal 1995 al 1996, ha ricoperto la carica di Ministro per i Beni Culturali e Ambientali. Dopo il terremoto del 1997 che ha colpito Umbria e Marche, è stato nominato Commissario Straordinario del Governo per ilrestauro della Basilica di San Francesco ad Assisi. Fino al 2006 è stato Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana. Dal novembre 2007 è Direttore dei Musei Vaticani.
La sua attività saggistica annovera, oltre all’ampio numero di testi di studio e cataloghi di mostre, volumi sulla Pinacoteca di Empoli (1985), il Laboratorio del Restauro a Firenze (1986), la Pinacoteca di Volterra (1988), oltre a monografie su Piero della Francesca (1989), Antoniazzo Romano (1992), Donatello (1995) e innumerevoli contributi sul patrimonio storico e artistico internazionale. Collabora con vari quotidiani e riviste specializzate.
Importantissima la sua

Lectio Magistralis a Montefalco su La Madonna della Cintola di Benozzo Gozzoli

cintola-con-passe-partout-x-stampa(Immagine centrale)

pace(Foto di Gianfranco Basso)

 Sì, Achille Pace è un grande maestro. Ascoltarlo serve a capire. Una lezione di arte e di vita ieri sera, 20 settembre, in una sala gremita dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Apertura dei lavori per il primo incontro di stagione de “I martedì critici” del Direttore dell’Accademia Tiziana D’Acchille. Poi interessante introduzione al progetto in generale e all’artista presente di Alberto Dambruoso, a seguire il critico d’arte Marco Di Capua e naturalmente il sensibile, acuto, gentile e affabile Achille Pace. Un percorso interessante che parte dallo studio della storia dell’arte, con le opere giovanili espressioniste, fino ad arrivare a quelle minimaliste con segni e fondi assolutamente essenziali ma che delineano il lavoro di un grande pittore. Proprio di questo ha parlato Marco Di Capua, ossia della grande qualità che ultimamente è decisamente scemata tra gli artisti emergenti e non. Moltissima video arte, performer ovunque, filmati di ogni genere e qualità, insomma molta confusione. Bene, da qui il confronto con un artista invece autentico e leale. Le ultime immagini proiettate dietro i relatori, riguardavano ovviamente le opere dedicate allo studio del “filo” di Pace. Unico, pulito e semplice, ma che descrive come ci ha detto Di Capua, orizzonti, oggetti e immagini. In conclusione ovviamente, il maestro ha lungamente parlato del “Premio Termoli” da lui fondato nel 1955 e fortemente voluto insieme ai critici Palma Bucarelli e Giulio Carlo Argan, che ultimamente purtroppo ha subito gravi problemi di malgestione da parte dell’amministrazione pubblica. L’artista si è infine trattenuto con la sua solita garbata disponibilità con tutti i presenti, tra cui gli artisti Giuseppe Modica e Gianfranco Notargiacomo.
Brevi note biografiche: Nato a Termoli nel 1923, Pace è un pittore che opera a Roma nell’ambito dell’astrattismo storico e dell’arte informale, la premessa del suo lavoro è l’autonomia cromatica degli espressionisti tedeschi e i problemi segnici di Paul Klee espressi dapprima attraverso la “gettata di colore” e poi attraverso l’elaborazione di un personale linguaggio incentrato sull’utilizzazione entro spazi per lo più neutri (neri, grigi, azzurri, bianchi, rossi) di un filo di cotone che, come un guizzo di luce, definisce e circoscrive lo spazio percettivo della visione. Il filo è la sigla maggiore della sua opera ed è espressione di una concezione spaziale tesa a chiarire i rapporti tra gesto e materia, tra condizione e simbolo del colore. Una ricerca incentrata più che sulla rivalutazione delle forme primarie, propria della grande tradizione astratta, sul valore della “forma” snaturata della sua essenza e della sua presenza, ma rivelata come ipotesi reale di una dimensione altra.
Una ricerca alla quale Pace ha dedicato oltre 50 anni della sua vita e che continua a sviluppare e sperimentare percorrendo nuovi percorsi cromatici e formali nei quali la “poetica del filo” viene proposta in infinite varianti.
Nel 1962 Achille Pace è tra i fondatori, insieme a Gastone Biggi, Nicola Carrino, Nato Frascà, Pasquale Santoro e Giuseppe Uncini, del Gruppo Uno nel quale opererà fino al 1964. La pittura di Pace si impone ben presto all’attenzione della critica e l’artista viene invitato alle più importanti rassegne d’arte nazionali e internazionali. Tra queste la XXXIX e la XL Biennale di Venezia, la IX e la X Quadriennale di Roma, e ad alcune delle più significative mostre sull’arte italiana del Novecento allestite in Italia e all’estero come “Linee della Ricerca Artistica in Italia 1960-1980” (Roma, Palazzo delle Esposizioni, a cura di Nello Ponente), “Orientamenti dell’arte italiana. Roma 1947-1989” (promossa dalla Regione Lazio e dall’Università La Sapienza a Mosca e a Leningrado), “Disegno italiano del Novecento” (Museo d’Arte Moderna di Lugano, a cura di Francesco Gallo), “Contemporary Italian Art” (Akron University, Ohio, U.S.A.) e alle mostre allestite nella Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Termoli sul “Gruppo Uno e gli anni ’60 a Roma”.

ACHILLE PACE
a cura di Alberto Dambruoso e Marco di Capua
20 settembre 2016, ore 18.30
Accademia di Belle Arti – via di Ripetta, 222.
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Riparte martedì 20 settembre la stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea giunti al settimo anno di attività. La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno a Roma, presso l’Accademia di Belle Arti.

Achille Pace, protagonista della stagione astratta e informale italiana, fin dalla seconda metà degli anni Cinquanta introduce nella sua pittura l’utilizzo di materiali filiformi, fino a limitarsi, a partire dagli anni Sessanta, al solo filo di cotone applicato sulla tela che diventerà la cifra stilistica della sua ricerca poetica.

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Si è inaugurata  il 4 settembre con il patrocinio della Città di Zagabria e dell’Ambasciata della Repubblica di Croazia a Roma, la splendida mostra fotografica di Zvonimir Atletic su Madre Teresa alla Galleria Vittoria in via Margutta, nel giorno della santificazione.
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Zvonimir Atletic si è occupato di fotografia fin da giovanissimo, attualmente è membro dell’Associazione Croata degli Artisti e delle Arti Applicate di Croazia (ULUPUH) ed è un artista indipendente riconosciuto (HZSU).
Ha incontrato per la prima volta Madre Teresa nel 1977 a Calcutta, presso la sua missione. Da allora è stato diverse volte in sua compagnia in India e in Croazia, documentando il suo difficile lavoro e la sua vita, insieme all’opera dell’Ordine Missionarie della Carità. Negli anni Atletic ha documentato l’azione delle missionarie e di Teresa con i poveri, i malati, i deboli e gli emarginati realizzando fotografie in bianco e nero straordinarie, avvolte in un silenzio sacro e unico, che riesce ad aprire uno spazio per l’anima in una conversazione muta con l’autore.

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Achille Pace
(Termoli, 1 giugno 1923, vive e lavora a Roma dal 1935)
 
L’Avventura del segno nella pittura di Achille Pace.
Dalla rivista “Inchiesta di Urbanistica e Architettura”, 1960.
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Il filo, la filettatura aggrovigliata ma ordinatamente, il graffio ed i vari epifonemi del filo in sé nelle quantità definitive, stanno per recuperati firmamenti, costellazioni perdute, labirinti, topografie segrete e immaginarie, nella quantità di spazio che, per le dimensioni della tela e secondo il suo carattere, suggerisce ed allude ad un tempo recuperato, quel tempo preciso in cui di volta in volta, si compie l’opera creativa.
L’opera dell’artista attuale deve necessariamente essere la realizzazione di un luogo extralogico e non la rappresentazione di un dato conscio. Achille Pace fabbrica il suo quadro (partendo semmai da una supposizione) e quando ha compiuto il lavoro avrà verificato, fin nei particolari oggettivi, i caratteri e i sapori chiari e più segreti di un pezzo di filo (da sarto) apparentemente ovvio ed inespressivo.
Egli ha riscattato l’anima e le personalità molteplici del filo, condizionate solo dalle componenti mansuete tempo-spazio-quantità, rapporto tra quantità. Raramente il tono di fondo della tela si emoziona di coloritura.
Questa che Pace si è andato conquistando in lunghi e non sempre felici anni di lavoro, è una pratica snervante ed ostinata, costante di modestia e di ambizione ma anzitutto di coscienza ed illuminazione. Tutto è il filo. Bisogna essere acrobati e più che prestigiatori del pensiero, per affidare tutte le possibilità ad un solo strumento. Pace fa pensare ad uno strano Paganini moderno alle prese con la sola, unica corda molto simile al suo filo. Questo antico elemento, simbologicamente così carico e denso di germi espressivi, può essere ancora riscattato. Per traslatio: filo come segno, come scrittura, come contorno, come profilo, come anima, (anche la spina dorsale e il cordone ombelicale e la psiche sono filiformi) come incontro e limite di zone, vale per negativo e positivo, per curvo e retto, per liscio e ruvido, filo come continuità, come tensione, come interruzione, come vettore: tutti i probabili fili attuali e prossimi riguardano il lavoro recente e il divenire dall’opera di questo pittore.
La nostra lingua ha limiti di attributi e di espressioni per queste situazioni e per queste scoperte. Vorrei proporre di leggere queste opere in una chiave semplice ed oggettiva perché non hanno legami o infezioni metafisiche né metaforiche; nel tentativo di recuperare, di chiamare, di essere, esse altro non sono se non la verifica pratica, l’oggettivazione materiale di sentimenti e significati non manifesti. Pittura sociale quindi, senza equivoci e sotterfugi.
Chiaro inventario, oltre i limiti del consueto e del manifesto, di oscuri motivi evidentemente inconsci e strutturali.
Gino Marotta
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Ida Gerosa
home(Comunicazione-videoframe, 2011)
Brava e interessante artista oltre che signora dell’arte, gentile e disponibile.
La sua formazione artistica è tradizionale, ma verso la metà degli anni ’80, Ida è affascinata dalle infinite possibilità della tecnologia. Questa passione la porterà a fare uno stage al Centro scientifico IBM, dove collabora alla creazione del primo software grafico a colori. Questo software diventerà poi per anni lo strumento con cui l’artista produrrà le sue immagini, presso l’Istituto di Astrofisica Spaziale del CNR. Lo studio delle nuove tecnologie condurrà l’artista all’acquisizione di un proprio linguaggio sperimentale che aprirà la strada alla computer art nel panorama artistico italiano. Pioniera quindi di un movimento artistico e culturale, con nuove espressioni concettuali realizzate attraverso video sonori e installazioni. Il suo lavoro non è affatto freddo, tecnico e concettuale, come si potrebbe pensare, ma trasmette grandi emozioni visive e sonore che avvolgono lo spettatore. Nessun “tecnico” utilizzando anche magistralmente il computer potrebbe trasmettere tutto questo, ma solamente un grande artista colto e raffinato come Ida Gerosa. Molte le sue esposizioni/proiezioni in Italia e all’estero, oltre a varie presentazioni e dibattiti sulla percezione visiva e la computer art in diverse Università e Accademie di Belle Arti. Su di lei sono state presentate 22 tesi di laurea. Ha collaborato con varie riviste scrivendo articoli sull’arte elettronica. Inoltre è il fondatore e il direttore del giornale web Artnet-tentrA.
01(Autoritratto con proiezione)
Un’importante istallazione dell’artista verrà esposta a settembre al museo Carlo Bilotti a Roma, con sede nell'”Arancera” di Villa Borghese. Presto daremo un approfondimento sulla mostra.

Roma Pop City 60-67.
13/07 – 27/11/2016
50995-Renato_Mambor_Colosseo_e_farfalla_1966_Smalto_e_acrilico_su_tela(Renato Mambor – Colosseo e farfalla, 1966)
MACRO, museo di Arte contemporanea a Roma. La mostra ospitata nella Sala e Foyer, si inaugura oggi, con oltre 100 opere, fra dipinti, sculture, fotografie, installazioni e anche film d’artista e documentari, recuperati grazie alla collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, che hanno come protagonista la Roma dei primi anni ’60, trasformata e rivissuta mediante l’immaginario visivo degli artisti della cosiddetta Scuola di piazza del Popolo. Si tratta di uno dei momenti più esaltanti per la città di Roma, ricca di stimoli intellettuali e sperimentazioni, grazie all’intensa attività artistica e culturale di Franco Angeli, Nanni Balestrini, Gianfranco Baruchello, Umberto Bignardi, Mario Ceroli, Claudio Cintoli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Sergio Lombardo, Francesco Lo Savio, Renato Mambor, Gino Marotta, Titina Maselli, Fabio Mauri, Pino Pascali, Luca Maria Patella, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Cesare Tacchi, Giuseppe Uncini.
Questi gli artisti in mostra, che si riappropriano di una città in rapida trasformazione e definizione trasformandola in arte.
La mostra, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata da Claudio Crescentini, Costantino D’Orazio, Federica Pirani, vanta un Comitato scientifico composto da Nanni Balestrini, Achille Bonito Oliva, Maurizio Calvesi, Laura Cherubini, Andrea Cortellessa, Claudio Crescentini, Costantino D’Orazio, Raffaella Perna, Federica Pirani, Fabio Sargentini, Lorenza Trucchi.
50979-Giosetta_Fioroni_Ragazza_TV_1967(Giosetta Fioroni – Ragazza TV, 1967)

Margutta Creative District.
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Sabato 9 luglio Défilé di moda con stilisti raffinati e modelle molto eleganti, splendida serata in una via Margutta diversa e nuovamente viva.
In Passerella l’Alta Moda di Katharine Story, Chiara Banchieri, Sitam Accademia di Moda Lecce, i gioielli di Gaia Caramazza e Marina Corazziari.

Segnaliamo una importante iniziativa che si svolgerà a Roma dall’8 all’11 luglio, Margutta Creative District.

MARGUTTA

Nella sezione In Town nel calendario di Altaroma, uno degli appuntamenti più prestigiosi nel panorama dell’Haute Couture internazionale, luogo d’incontro tra tradizione sartoriale, ricerca e avanguardia.
L’iniziativa è stata ideata con l’intento di promuovere la creatività italiana ed internazionale mediante esclusive forme di presentazione programmate  su una delle strade più prestigiose ed internazionali della Capitale.
Il legame profondo tra radici e contemporaneità, ricerca e innovazione, avrà come settore trainante appunto l’Alta Moda. Un’arte che riuscirà a far dialogare attraverso una mirata valorizzazione, binomi culturali come: Moda e Arte,  Moda e Design, Moda e Fotografia e Moda e Food.

Location più uniche che rare dei vari appuntamenti saranno i cortili, le gallerie d’arte, le botteghe artigiane, gli hotel di Via Margutta, dimore esclusive, ricche di storia e grande fascino, nelle quali prenderanno vita: sfilate di moda, presentazioni dedicate al mondo degli accessori “Luxury”, shooting fotografici, performance e installazioni di design.
Il progetto Margutta Creative District si prefigge di diventare per la strada, un’occasione unica di networking e visibilità.
Via Margutta vi aspetta!

Per informazioni tel. 06.3214270


Parliamo oggi della storica via Margutta a Roma.

Via dell’arte della capitale, famosa in tutto il mondo,  alle pendici del Pincio, resa celebre negli anni cinquanta dal famoso film Vacanze Romane che ospitò la meravigliosa Audrey Hepburn in una delle soffitte presenti nelle piccole case cinquecentesche.

È in realtà un museo d’arte all’aperto ed il suo fascino è in quel passato straordinario che solo Roma possiede e che diventa presente, vivo ed attuale, trasmettendo forti emozioni. Gli edifici, gli studi, gli appartamenti di questa famosa via  sono stati  frequentati dai  più grandi protagonisti della storia dell’arte del novecento, da  Picasso Gentilini, Maccari, Fazzini, Montanarini, Severini, Guttuso, Burri, Mafai, Mastroianni e moltri altri ancora. Nelle sale dell’Associazione artistica internazionale, dove nell’ottocento avvenivano gli eventi più mondani,  sono passati  musicisti, poeti, scrittori, da Richard Wagner e Franz Liszt a Giacomo Puccini e Pietro Mascagni, da Emile Zola a Gabriele d’Annunzio che  fu uno dei più assidui frequentatori  dell’Associazione, come Jean Paul SartreSimone de Beauvoir, Elsa Morante, Moravia e Sibilla Aleramo. Hanno soggiornato a via Margutta anche celebri personaggi del cinema. Una targa ricorda  che in questa via hanno abitato Federico Fellini e Giulietta Masina.

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L’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, AMACI (www.amaci.org)

È giunta alla dodicesima edizione della Giornata del Contemporaneo, che quest’anno sarà sabato 15 ottobre. 24 musei AMACI e 1000 realtà in tutta Italia apriranno in quella data gratuitamente al pubblico i loro spazi e inaugureranno ufficialmente la stagione dell’arte contemporanea. L’immagine guida scelta per il 2016 è dell’artista Emilio Isgrò, con il titolo assolutamente in linea con il periodo, Preghiera per l’Europa. l’immagine è stata creata appositamente dall’artista per la Giornata del Contemporaneo. Raffigura un’Europa cancellata che estende i suoi confini oltre a quelli dell’Unione Europea, abbracciando idealmente i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Realizzata però a marzo 2016, prima cioè del referendum che ha sancito la scelta della Gran Bretagna di uscire dalla UE. L’immagine vuole essere una riflessione sulle divisioni geografiche, politiche e culturali, che oggi più che mai, alimentano sentimenti e spinte nazionaliste che la storia pensava di aver cancellato. Sottolinea Isgrò … Nessuno può illudersi che l’arte, da sola, possa cambiare l’universo ma certamente tocca agli artisti e alle formiche, cioè alle creature più fragili, esprimere quella forza oscura capace di mutare la disperazione in speranza. Per questo l’arte deve essere libera da condizionamenti ideologici e mercantili: per riacquisire la credibilità perduta agli occhi di chi ne ha veramente bisogno …

Buone mostre!

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Roma, Arte contemporanea al Palatino: Daniel Buren.

Una fila di 35 stendardi svolazzanti, colorati e sfumati che formano l’arcobaleno spicca sui palazzi della Roma Imperiale, sulla terrazza meridionale del Palatino. L’istallazione dell’artista francese fa parte e ne è il simbolo, di “Par tibi, Roma, nihil” (Nulla come te Roma), la mostra in cui dialogano gli artisti contemporanei con il patrimonio archeologico romano. Sarà aperta da venerdì 24 giugno negli spazi dello Stadio di Domiziano e della Domus Augustana, nell’area archeologica del Foro Romano e Palatino. Le opere saranno video, sculture, performance, installazioni, ricerche di generazioni diverse (dai giovani Vascellari, Senatore, 
Arena ai grandi autori internazionali Khader Attia, Michal Rovner, Pascale Marthine Tayou fino ai maestri Kounellis, Chen Zhen, Buren) per un importante evento voluto dalla curatrice Raffaella Frascarelli.

OPERA DANIEL BUREN AL PALATINO Gli stendardi tornano a sventolare sui palazzi imperiali della Roma antica grazie a La scacchiera arcobaleno ondeggiante, lopera di Daniel Buren progettata per la terrazza meridionale del Palatino. Tra gli artisti contemporanei più apprezzati a livello internazionale, Buren, originariamente pittore e scultore, dagli anni 80 si dedica a installazioni e opere architettoniche per gli spazi pubblici, nel 1986 si è aggiudicato il Leone dOro alla Biennale di Venezia. Il lavoro dellartista francese è inserito in Par tibi, Roma, Nihil, la mostra che porta a dialogare gli artisti contemporanei con il patrimonio archeologico di Roma, e sarà aperta venerdì 24 giugno negli spazi dello Stadio di Domiziano e della Domus Augustana, nellarea archeologica del Foro Romano e Palatino.

(Foto ANSA)


Galleria Nazionale di Arte Moderna a Roma.

Nuovo Direttore, Cristina Collu, le donne finalmente a Roma vanno per la maggiore (vedi Sindaco neo eletto), un nuovo logo e un nuovo look. Per festeggiare tutto questo, oggi alle 19,00 si inaugura la mostra “The lasting. L’intervallo e la durata”, a cura di Saretto Cincinelli. L’esposizione è dedicata all’importanza del concetto di tempo sia nella pratica che nella poetica artistica e presenta oltre 30 lavori di 15 artisti italiani e internazionali di diverse generazioni: Francis Alÿs, Barbara Probst, Hiroshi Sugimoto, Tatiana Trouvé, Franco Vimercati, accanto a protagonisti più giovani ma già affermati come Giorgio Andreotta Calò, Emanuele Becheri, Antonio Catelani, Giulia Cenci, Daniela De Lorenzo, Antonio Fiorentino, Marie Lund, Elizabeth McAlpine, Alessandro Piangiamore, Andrea Santarlasci, e con l’inclusione di opere di Alexander Calder, Lucio Fontana, Medardo Rosso provenienti dalla collezione permanente del museo. I lavori, tutti di grande formato, dalla pittura alla scultura, dal video alla fotografia e all’installazione, occupano un unico grande spazio, il salone centrale del museo.

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(Lucio Fontana, foto www.artsblog.it)


GINO MAROTTA. Nato oggi.

(Campobasso, 20 giugno 1935 – Roma, 16 novembre 2012)

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Grande artista italiano, che a soli quindici anni si trasferisce a Roma dove frequenta il liceo artistico ed entra in contatto con i pittori che animavano all’epoca la scena romana fra cui de Chirico, che lo aveva ricevuto qualche anno prima e aveva accettato di guardare i suoi primi lavori, Capogrossi, Guttuso, Turcato, Cagli. Da allora sempre nel mondo culturale e artistico, con innovazioni tecniche abbinate a grande poesia. Disponibile con tutti, soprattutto con giovani e studenti delle varie Accademie di Belle Arti nelle quali ha insegnato. Grande quindi anche, dal punto di vista umano. Non inserisco in questo spazio un suo curriculum artistico che si può trovare ovunque on line o su moltissime pubblicazioni a lui dedicate con testi scritti dei più importanti critici e storici dell’arte, ma questa volta “firmo il pezzo” come si dice in gergo, perché Gino è stato il mio Maestro dal punto di vista artistico, ma anche mio amico per 31 anni.

Tiziana

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(Scatola temporale, 2011 – metacrilato e luce)


Camminare sull’acqua del Lago d’Iseo.

Una imponente installazione di Christo e Jeanne-Claude, sua moglie, permette di “camminare” sulle acque del lago per tre chilometri (foto ANSA/Filippo Venezia). Il progetto, The Floating Piers, agibile per il pubblico fino al 18 settembre, è stato presentato oggi alla Triennale dallo storico dell’arte Germano Celant. Per realizzarlo sono stati adoperati “70mila metri quadrati di tessuto arancione, teso su una serie di pontili galleggianti larghi 16 metri e costruiti con 200 mila cubi di polietilene. Il percorso si snoda tra Sulzano e Monte Isola e si svolgerà tra la terra e soprattutto l’acqua includendo l’isola di San Paolo. Oggi però per il maltempo è stata evacuata la passerella. Si prevede la presenza di un milione di visitatori. Eh si, evidentemente le idee, i progetti creativi e ogni forma d’arte creano ancora sorpresa e successo! Molto bene.

People walk the 'The Floating Piers' by  Bulgarian artists Christo and Jeanne-Claude on Lake Iseo during the opening of the art work near Sulzano, northern Italy, 18 June 2016. The 'Floating Piers' with their bright orange covers will be open until 03 July and will connect the two towns Sulzano and Monte Isola.  ANSA/FILIPPO VENEZIA


Maurits Cornelis Escher è nato il 17 giugno del 1898, a  Leeuwarden, in Olanda. Grande incisore e disegnatore. Il nome di Escher è indissolubilmente legato alle sue incisioni su legno, litografie e mezzetinte che tendono a presentare costruzioni impossibili, esplorazioni dell’infinito, tassellature del piano e dello spazio e motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti. Le opere di Escher sono infatti molto amate dagli scienziati, logici, matematici e fisici che apprezzano il suo uso razionale di poliedri, distorsioni geometriche ed interpretazioni originali di concetti appartenenti alla scienza, sovente per ottenere effetti paradossali.

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