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25 settembre   -99

La notizia del giorno.

Un uomo in stato vegetativo da 15 anni recupera uno stato minimo di coscienza.

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Un uomo di 35 anni in uno stato vegetativo persistente da 15 anni, condizione considerata ad oggi irreversibile, grazie alla “stimolazione del nervo vago”, è “migliorato”, passando a uno stato minimo di coscienza. Lo stato vegetativo è considerato irreversibile permanente, quando si protrae a lungo come nel caso del paziente di questo studio. I ricercatori hanno “riscritto” l’evoluzione di questo stato usando una tecnica di stimolazione del nervo vago, già in uso clinico con varie indicazioni tra cui l’epilessia: un pacemaker impiantato da neurochirurghi nel torace del paziente. Dopo un ciclo di stimolazioni l’uomo è uscito dallo stato vegetativo entrando in uno stato minimo di coscienza, il suo elettroencefalogramma ha cominciato a registrare segni di attività neurale ormai assenti da 15 anni: il paziente ha mostrato capacità di muovere occhi e testa a comando, seguire un oggetto con lo sguardo, rispondere a stimoli esterni. L’importante risultato ottenuto da Angela Sirigu dell’Istituto di scienze cognitive di Lione, che sembra stravolgere quanto si credeva finora rispetto all’esito di stati vegetativi permanenti, è stato pubblicato sulla rivista Current Biology. Con la PET, inoltre, gli esperti hanno visto la comparsa di nuove connessioni nervose, segno che il cervello resta plastico anche dopo anni di stato vegetativo. La scienziata si appresta ora a svolgere uno studio analogo su più pazienti per vedere quali e quanti miglioramenti sono possibili con la stimolazione.

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +24. Livorno (Italia, Europa) idem. Sen Monorom (Cambogia, Asia) per lo più nuvoloso +25. Kousséri (Camerun, Africa) per lo più soleggiato +31. Fort Myers (Florida, Stati Uniti d’America) parzialmente nuvoloso +26. Città di Albany (Australia Occidentale) per lo più nuvoloso +11.


24 settembre   -100

La notizia del giorno.

Elezioni in Germania: vince la Merkel, ma arretra.

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Angela Merkel vince, ma perde voti e si attesta al 33%. Gli exit-poll delle elezioni tedesche danno, infatti, un calo dei partiti della grande coalizione (Spd 20,5%) e un buon risultato per l’estrema destra dell’Afd (12,6%), ridisegnando la mappa politica in modo drastico. Tornano in Parlamento i liberali (10,5%). I risultati definitivi saranno pubblicati tra qualche settimana. La cancelliera uscente, Angela Merkel, ha commentato l’esito del voto affermando: “Speravamo in un risultato migliore. Non era scontato rimanere primo partito dopo 12 anni di responsabilità.” Circa il risultato di Afd, gli estremisti di destra di Alternative fur Deuthschland, che con 95 seggi diventano la terza forza del Parlamento di Berlino, la Merkel ha detto: “faremo un’analisi approfondita, cercando di capire le paure” di quell’elettorato. La cancelliera ha poi auspicato “un’Europa più forte, capace anche di lottare contro l’immigrazione illegale.” L’avanzata di Afd rappresenta la sfida più grande per la Germania del dopoguerra e desta allarme nel Consiglio Ebraico che dichiara: “per la prima volta un partito populista di destra con forti punti in comune con la scena di estrema destra è stato votato per entrare nel Bundestag. Ci aspettiamo che le nostre forze democratiche facciano vedere il vero volto dell’Afd e mettano a nudo le loro vuote promesse populiste.” “Un giorno difficile e amaro per la socialdemocrazia – ha commentato Martin Schulz, leader dell’SPD, che, nonostante la storica sconfitta, vuole rimanere capo dell’Spd all’opposizione. Difficile la formazione del governo per la Merkel, al suo quarto mandato, l’unica possibilità al momento sembra la non semplice cosiddetta “Coalizione Giamaica” (dai colori: nero di Cdu/Csu, giallo dei liberali e verde dei Gruenen), ma le posizioni di Verdi e Liberali sono distanti su molti punti, come l’Ue e l’economia.

METEO

Roma (Italia, Europa) parzialmente nuvoloso +24. Livorno (Italia, Europa) idem. Vinh (Provincia di Nghe An, Vietnam, Asia) parzialmente nuvoloso +28Osogbo (Nigeria, Africa) per lo più nuvoloso +29. Orlando (Florida, Stati Uniti d’America) per lo più soleggiato +28Port Macquarie (Nuovo Galles del Sud, Australia) sereno +21.


23 settembre   -101

La notizia del giorno.

M5S: Di Maio è il candidato premier.

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Come previsto, alle 18:00, dal palco di Rimini, Beppe Grillo ha annunciato, per i pentastellati, la candidatura di Luigi Di Maio alla presidenza del Consiglio. I votanti delle primarie online sono stati 37.442 ed il vice presidente della Camera ha ottenuto 30.936 preferenze. Al secondo posto nelle primarie online c’è la senatrice Elena Fattori con 3.596 voti. Per i restanti sei candidati – Vincenzo Cicchetti, Andrea Davide Frallicciardi, Gianmarco Novi, Marco Zordan, Nadia Piseddu e Domenico Ispirato – solo poche centinaia di voti. Beppe Grillo si è detto “soddisfatto” per il numero di votanti, tra i parlamentari pentastellati, infatti, si nota come si tratti di una tra le più alte affluenze registrate. Grillo, passando il testimone a Di Maio ha pure dichiarato: “Non posso uscire, questo Movimento ce l’ho dentro, ce l’ho nel Dna. Starò sempre con voi. Ora c’è Luigi, che tratterà con gli imperatori del Giappone, se vincerà. Parlerà con un sacco di persone importanti, bisognerà stargli vicino, creare uno staff meraviglioso.” Il neocandidato, a sua volta, ha detto tra l’altro: “La responsabilità che mi avete affidato è grande ma tutti insieme ce la possiamo fare perché noi siamo il M5S e non dobbiamo mai dimenticarlo. Porterò avanti il mio ruolo con disciplina e onore. Il nostro sarà il governo della riscossa degli italiani. Formeremo una squadra di governo di cui essere orgogliosi … Gli italiani dovranno scegliere tra vivere e sopravvivere”. Ha poi aggiunto: “Noi saremo chiamati a formare una squadra di governo, per noi non esistono figure tecniche o politiche, esistono figure capaci. Formeremo la squadra di governo prima delle elezioni politiche, gli italiani non voteranno a scatola chiusa e non si ritroveranno leggi che non sono in nessun programma elettorale.” Rientrata, pare, la contestazione silenziosa di Fico, dopo un chiarimento con i vertici 5 Stelle nel backstage del palco di Italia, per Di Battista un video-intervento trasmesso dal palco di Italia 5 stelle, perché in procinto di diventare papà.

METEO

Roma (Italia, Europa) soleggiato +27. Livorno (Italia, Europa) soleggiato +26. Nanning (Guangxi, Cina, Asia) parzialmente nuvoloso +27Luena (Angola, Africa) parzialmente nuvoloso +32. Niagara-on-the-Lake (Ontario, Canada) parzialmente nuvoloso +25. Roma (Queensland, Australia) sereno con nuvolosità sparsa +22.


22 settembre   -102

La notizia del giorno.

Porto Rico: l’uragano Maria danneggia la diga di Guajataca.

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L’uragano Maria si è abbattuto su Porto Rico e rischia di causare la più grave catastrofe della storia dell’isola caraibica, provocando danni gravissimi a una delle dighe principali e un’evacuazione di oltre 70mila persone. Il cedimento è avvenuto alle 14:10 ora locale, le 21.10 italiane, allagando le cittadine di Isabela e Quebradillas. Il servizio meteo nazionale di Porto Rico ha lanciato l’allarme sulla diga di Guajataca, nella parte occidentale del Paese, che sta cedendo. La diga di 316 metri si trova su un lago artificiale di circa 5 chilometri quadrati ed è stata costruita alcuni decenni fa. Secondo le prime informazioni l’opera ha “subito un cedimento strutturale” e non si sa quanto possa ancora reggere. La situazione è comunque drammatica in tutta l’isola, dove manca la corrente elettrica e anche l’acqua, soprattutto quella potabile, comincia a scarseggiare. È cominciata l’evacuazione con gli autobus che stanno cercando di mettere in salvo le persone “il più rapidamente possibile”. Il governo ha parlato di situazione “estremamente pericolosa”. Il servizio meteo a San Juan ha precisato che, in base a quanto hanno riferito gli operatori, il crollo della diga sul lago Guajataca causerà inondazioni a valle.” Il bilancio dei morti nelle isole caraibiche per il passaggio dell’uragano Maria è a quota 27. Intanto l’uragano avanza e dopo la devastazione di Porto Rico punta a nord verso l’arcipelago delle Bahamas.

METEO

Roma (Italia, Europa) coperto +24. Livorno (Italia, Europa) parzialmente nuvoloso +23. Atollo Addu (Maldive, Asia) lievi rovesci di pioggia +27. Belet Uen (Somalia, Africa) parzialmente nuvoloso +34Logan (Utah, Stati Uniti d’America) per lo più nuvoloso +5. Coober Pedy (Australia Meridionale, Australia) sereno con nuvolosità sparsa +19.


21 settembre   -103

La notizia del giorno.

La Catalogna e il referendum per l’indipendenza.

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Il referendum sull’indipendenza della Catalogna del 2017 (in catalano, ufficialmente, referèndum d’autodeterminació de Catalunya) è un progetto di referendum programmato in Catalogna per il 1º ottobre 2017 per votare sull’indipendenza della regione. È promosso dalla Generalitat de Catalunya ed è stato indetto da una legge del Parlamento della Catalogna, secondo cui il voto dovrebbe avere natura vincolante, ma è invece contrastato dal governo spagnolo in carica, secondo cui la Costituzione della Spagna non consentirebbe di votare sull’indipendenza di alcuna regione spagnola e la consultazione sarebbe quindi illegale in quanto incostituzionale. Il referendum è diventato più complicato dopo il blitz della Guardia Civil, che ieri a Barcellona ha arrestato 14 dirigenti dell’amministrazione catalana e sequestrato 10 milioni di schede del referendum. Migliaia di persone sono rimaste assiepate per ore nel cuore di Barcellona, sulla Rambla, il centralissimo viale che conduce al porto antico, all’angolo tra la Rambla Catalunya e la Gran Via, dove si trova il ministero dell’economia della Generalitat, il governo catalano. A mezzanotte, nonostante la richiesta degli stessi leader dell’Assemblea Nazionale Catalana di abbandonare la protesta, c’erano ancora cinquecento manifestanti, che hanno continuato a bloccare l’accesso al ministero fino a quando non è stato aperto un varco per far uscire in maniera sicura gli agenti della Guardia Civil rimasti intrappolati all’interno. L’operazione è durata diverse ore e, dopo i primi scontri, ci sono stati anche feriti. Sette dei 14 dirigenti dell’amministrazione catalana, arrestati ieri nel blitz della Guardia Civil spagnola contro l’organizzazione del referendum, sono stati rimessi in libertà oggi dal tribunale di Barcellona, fra i sette ancora detenuti ci sono il braccio destro del vicepresidente Oriol Junqueras, Josep Maria Jové, e il responsabile dell’Agenzia Tributaria Catalana, Lluis Salvadò, vicesegretario del partito della sinistra repubblicana Erc. Intanto l’organizzazione del referendum va avanti secondo quanto affermato questa mattina dal vicepresidente catalano Oriol Junqueras che ha detto: “È evidente che non potremo votare come sempre, ma con il resto dei miei collaboratori cercheremo di essere responsabili e all’altezza delle circostanze.” Per il ministro catalano degli Esteri Romeva: “È uno scandalo, una ferita alla democrazia inaccettabile … Possono anche arrestarci tutti, voteremo.”

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

“Andatevene, non sono in grado di curarvi, non voglio rubarvi i soldi”. (Samuel Hahnemann rivolgendosi ai pazienti in sala d’attesa nel suo studio quando decise di non praticare più la professione medica rendendosi conto dell’inefficienza delle tecniche terapeutiche dell’epoca).

image001(Christian Friedrich Samuel Hahnemann, 1755-1843)

Nel lontano settembre del 1978 veniva pubblicato dalla Red Editore un accattivante volumetto, “Omeopatia”, del dottor Ruggero Dujany. Scritto in maniera semplice e briosa è divenuto nel tempo un classico autorevole, acuto e preciso anche per i medici che praticano questa medicina “alternativa”; una medicina che indica un punto di vista radicalmente diverso dalla mentalità ufficiale sulla salute e la malattia. “Se per la medicina ufficiale l’uomo è essenzialmente un “paziente”, aggregato di organi o di funzioni, l’omeopata pone invece al centro del proprio interesse la complessa unità psicofisica costituita dalla persona: della persona prende in considerazione i fattori ereditari, emotivi, ambientali, che, tutti insieme, costituiscono un sistema unitario fornito di una precisa individualità. La salute è allora la situazione di equilibrio globale propria di ogni singolo individuo, quando questo equilibrio si altera, l’intervento del medico consiste nel mobilitare le energie naturali e nello stimolarle a riconquistare, secondo una propria individuale dinamica, la situazione di benessere”. “Similia similibus curantur (i simili si curino coi simili) è la locuzione su cui si fonda il principio curativo omeopatico così come lo scoprì il fondatore dell’Omeopatia, Samuel Hahnemann. Tale scoperta si può riassumere così: ogni sostanza “medicinale” provoca nell’uomo sano quei sintomi che può curare nel malato e tale sostanza viene chiamata omeopatica (dal greco ómoios, simile e páthos, malattia, in quanto tale sostanza veniva usata per una malattia “simile” al suo potere tossico. Il termine opposto, allopatico, usato per medicina ufficiale, indica che questa usa rimedi diversi, állos, contrari alla páthos, malattia. Secondo Hahnemann, la guarigione consiste nel somministrare al malato l’essenza che a lui manca, essendo questa precipitata nella materia, cioè divenuta “grossolana”, e così materializzatasi come veleno sul piano corporale. L’effetto venefico non va quindi combattuto con mezzi altrettanto materiali, ma va piuttosto colmato con la medesima essenza, dopo averla riconvertita e innalzata a quel livello vibratorio, attraverso le succussioni esercitate sui medicamenti nel momento della loro preparazione che danno loro un’energia che viene poi moltiplicata dalla diluizione, di cui attualmente il paziente avverte la mancanza. Già Paracelso nel Cinquecento aveva sostenuto, nel suo “Paragranum” che “nessuna malattia può guarire per contrapposizione, ma solo grazie al suo simile”, principio che sfruttò tramite preparazioni alchemiche in grado di convertire il veleno in medicamento. Egli sosteneva che “Gli elementi non sono malati, è il corpo a cadere malato. Così lo scorpione cura il suo scorpione; l’arsenico il suo arsenico; il mercurio il suo mercurio; il cuore il suo cuore”. Anche secondo Edward Bach, seguace dell’Omeopatia e fondatore a sua volta della Floriterapia ispirata a principi affini afferma: “tutta la guarigione che non origina dall’interno è nociva, e la cura apparente ottenuta solo tramite metodi materialistici, ottenuta solo tramite l’azione di altri, senza l’aiuto di se stessi, può portare certamente sollievo fisico, ma danneggia la nostra natura più alta, poiché la lezione non è stata appresa e il difetto non è stato sradicato”. Insomma ristabilire la salute, per l’omeopatia, non significa eliminare i sintomi che angustiano il paziente ma riordinare, ristabilire l’integrità e l’equilibrio psicofisico dell’essere umano, restaurare la corrente vitale dell’individuo, la sua volontà. Al medico omeopatico ripugna che il paziente assuma un farmaco per un tempo indeterminato per “far tacere” un sintomo, che immancabilmente si ripresenta ogni volta che si cessa la cura. Ciò significa che la causa che produce quel sintomo è sempre funzionante e presente. La teoria omeopatica mira invece, con tutte le sue forze, ad eliminare la causa; il sintomo in sé, in fondo, non è il suo bersaglio principale. I sintomi sono come quelle luci rosse che si accendono per segnalare la presenza di un guasto; a nessuno verrebbe in mente di martellare una spia di allarme che lampeggia sul cruscotto di un’automobile, al contrario si ricerca la causa che ha prodotto quella segnalazione di avvertimento di qualcosa che si è rotto, non funziona più bene. Per chi volesse approfondire l’argomento, ecco una lettura edificante. Per i detrattori di un pensiero che travalica la materialità delle cose, Amen.

Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) per lo più soleggiato +24. Livorno (Italia, Europa) soleggiato +22. Giaffa (Tel Aviv, Israele, Asia) parzialmente nuvoloso +28Owerri (Nigeria, Africa) nuvoloso +27. Fairhope (Alabama, Stati Uniti d’America) soleggiato +26.  Kavieng (Papua Nuova Guinea, Oceania) per lo più nuvoloso +28.


20 settembre   -104

La notizia del giorno.

Roma: torna l’Apelettura, la biblioteca su tre ruote per i bimbi.

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L’“Apelettura” è un progetto innovativo di biblioteca mobile che, in oltre tre anni di attività, ha portato la lettura per i bambini in parchi, piazze, musei del centro, ma anche della periferia di Roma. Quest’anno sono coinvolti mille ragazzi e adulti. L’idea della responsabile della Biblioteca Centrale Ragazzi della Capitale, (la prima biblioteca per bambini nata a Roma), Annamaria Di Giovanni, è semplice ma efficace: una Apecar, il veicolo commerciale nato nel 1948 e che nel dopoguerra rimise in moto il piccolo commercio, carica di libri, percorre le strade della Capitale, proponendo a un pubblico di bambini e di adulti letture ad alta voce all’aria aperta, vetrine volanti con le ultime novità editoriali e mostre lunghe un giorno su autori, illustratori e temi legati al libro per bambini. A guidare la coloratissima Ape decorata con immagini di Antonella Abbatiello tratte dall’“Alfabeto delle fiabe” e ad animare le letture ad alta voce dall’Apelettura Giuseppe Pino Grossi, bibliotecario e attore con una spiccata capacità di relazionarsi ai bambini e un grande amore per loro. “Non è un’attività semplice – dice – soprattutto perché si tratta di riuscire a mantenere l’attenzione in luoghi aperti e il numero di bimbi è spesso elevato … Si ha la possibilità di ricreare la magia perché il libro ha questa funzione di portarli in un mondo immaginario pur lasciandoli lì seduti nella loro posizione, accanto ai loro amici o ai loro compagni.” Precisa poi: “Un’altra cosa molto bella è la possibilità di arrivare insieme ad adulti e bambini, ai ragazzi e ai loro genitori. Arrivare a un bimbo e un adulto che possano condividere l’ascolto e la visione di storie.” Una sezione a parte è quella che nasce dalla collaborazione con la Sopraintendenza: “L’apelettura. La biblioteca va al museo” con letture per le scolaresche dopo la visita in cinque musei di Roma: Palazzo Braschi, i Mercati Traianei, i Musei Capitolini, l’Ara Pacis e la Centrale Montemartini. Prossimi appuntamenti il 21 settembre a Villa Mercede e il 23 e il 29 settembre al centro culturale Elsa Morante al Laurentino 38.

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +20. Livorno (Italia, Europa) idem. Quetta (Pakistan, Asia) sereno +24Rustenburg (Sudafrica) soleggiato +31Scranton (Pennsylvania, Stati Uniti d’America) nuvoloso +21Rangiora (Canterbury, Nuova Zelanda, Oceania) lievi rovesci di pioggia +10.


19 settembre   -105

La notizia del giorno.

Terremoto di magnitudo 7.1 nel Sud del Messico.

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Un sisma di magnitudo 7.1, alle 13:14 ora locale (20:14 in Italia), ha colpito il Sud del Messico, a soli 12 giorni dall’ultimo, tragico terremoto costato quasi cento morti. Lo annuncia il Centro geologico degli Stati Uniti. L’epicentro del sisma è stato localizzato 8 km a sudest di Atencingo, nello Stato di Puebla, a una profondità di 51 km. Panico a Città del Messico, che dista circa 120 km dal luogo dell’epicentro. Migliaia di persone si sono riversate nelle strade della Capitale messicana, dove sono crollati 30 edifici e una scuola, sotto le cui macerie sono rimasti intrappolati non si sa quanti bambini, almeno uno dei piccoli è stato tratto in salvo. “Per favore, silenzio! Stiamo lavorando per salvare i piccoli!” è il grido dei responsabili della protezione civile messicana mentre, circondati dalla folla, tentano di trarre in salvo i bambini rimasti sepolti sotto le macerie. Almeno 80 i morti finora. Il traffico aereo verso l’aeroporto internazionale di Città del Messico, distante 123 chilometri dall’epicentro, è stato bloccato dopo il sisma. Il presidente del Messico ha convocato un meeting d’emergenza. Oggi in Messico si celebra l’anniversario del terremoto di magnitudo 8.0 che colpì il paese il 19 settembre del 1985, causando la morte di almeno 5mila persone. Il 7 settembre il Messico era stato colpito da un violento terremoto di magnitudo 8.1, registrato al largo delle coste messicane, che causò oltre 90 vittime.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

William Golding, celeberrimo autore de “Il Signore delle Mosche”.

“Gli uomini producono il male come le api producono il miele”. (William Golding)

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Il 19 settembre 1911 nasceva a St. Colomb Minor, in Cornovaglia William Golding e sempre in Cornovaglia, a Falmouth, moriva nel 1993. Lo scrittore, insignito del Premio Nobel per la Letteratura, ricevuto nel 1983, “per i suoi romanzi i quali, con la perspicacia dell’arte di una narrativa realistica e la diversità e universalità del mito, illuminano la condizione nel mondo di oggi” era un maestro elementare di simpatie steineriane. Condusse una vita piuttosto sregolata fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale che combatté come ufficiale della Marina britannica. Dopo il congedo riprese a insegnare e a scrivere finché il grande successo ottenuto dal romanzo “Il Signore delle Mosche” gli consentì di abbandonare il lavoro e di ritirarsi, a partire dal 1962, a vivere in campagna nella sua amata Cornovaglia. “Il ragazzo dai capelli biondi si calò giù per l’ultimo tratto di roccia e cominciò a farsi strada lungo la laguna. Benché si fosse tolto la maglia della scuola, che ora gli penzolava da una mano, la camicia grigia gli stava appiccicata addosso, e i capelli gli erano come incollati sulla fronte. Tutt’intorno a lui il lungo solco scavato nella giungla era un bagno a vapore. Procedeva a fatica tra le piante rampicanti e i tronchi spezzati, quando un uccello, una visione di rosso e di giallo, gli saettò davanti con un grido da strega; e un altro grido gli fece eco: “Ohè! Aspetta un po’!”. Qualcosa scuoteva il sottobosco da una parte del solco, e cadde crepitando una pioggia di gocce”. … Così inizia il romanzo “Il Signore delle Mosche”, di William Golding; il libro che, con il suo enorme successo, 14 milioni di copie vendute nei paesi di lingua inglese, entrò di diritto nella ristretta cerchia delle opere di alta letteratura che sono riuscite a realizzare tirature da bestseller di grandissimo consumo. Il romanzo di esordio dell’allora semisconosciuto William Golding uscì in Inghilterra nel 1954 grazie al caloroso appoggio di T. S. Eliot, ma il grande successo giunse con l’edizione economica negli Stati Uniti nel 1959, che divenne un vero e proprio oggetto di culto soprattutto per il pubblico giovanile. Nel romanzo un gruppo di ragazzi, naufraghi su un’isola tropicale a causa di un incidente aereo, nonostante i primi accordi e comprensioni di tipo democratizzante, in realtà, si scopre capace di generare solo malvagità e violenza. Il gruppo cade preda delle paure e delle insicurezze dei singoli che allentano il controllo razionale e lasciano emergere un’istintualità aggressiva e selvaggia: un’istintualità capace di distruggere qualsiasi forma di collaborazione o solidarietà, fino a un esito tragico che da un certo punto in poi appare davvero ineluttabile. Questa totale sfiducia nelle possibilità di convivenza pacifica dell’uomo è ulteriormente aggravata dal fatto che anche i genitori dei ragazzi sono a loro volta in guerra. Il libro, il cui titolo rimanda all’espressione biblica che indica Satana come il Signore delle Mosche, segnò tutta la carriera letteraria dello scrittore britannico. Esso non solo è un atto di accusa nei confronti della fiducia nella ragione, nel progresso e nella tecnologia pone al centro il tema del peccato originale, dei concetti del bene e del male per analizzare una profonda quanto sconsolata riflessione sui fondamenti antropologici della violenza e della brama di potere: la spirale di odio che travolge i ragazzi ha come unico esito possibile il male. Per contro resta proverbiale l’apprezzamento e la stima che il grande scrittore britannico esprimeva verso le donne, di loro diceva: “Credo che le donne siano pazze a pensare di essere uguali agli uomini. Sono molto superiori, da sempre. Qualunque cosa tu dia ad una donna, lei la migliora. Se le dai dello sperma, lei ti dà un bambino; se le dai un’abitazione lei crea una casa; se le dai del cibo lei crea un pasto; se le dai un sorriso lei ti darà il suo cuore. Le donne moltiplicano e migliorano i doni che ricevono”. Dopo il “Signore delle Mosche”, Golding scrisse numerosi romanzi, fra cui “Le due morti di Christopher Martin” (1965), “Caduta Libera” (1959), “La piramide”(1967), “Oscuro visibile” (1979), la trilogia costituita da “Riti di Paesaggio” (1980), “Calma di vento” (1987), “Fuoco sotto coperta” (1989) e un dramma teatrale “Farfalla d’ottone” (1958).

Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) per lo più soleggiato +18. Livorno (Italia, Europa) soleggiato +16. Hiroshima (Giappone, Asia) nuvoloso +24. Belet Uen (Somalia, Africa) soleggiato +36. Città del Messico (Distretto Federale, Messico) nuvoloso +17Burnie (Tasmania, Australia) nuvoloso +10.


18 settembre   -106

La notizia del giorno.

Bimba di un anno uccisa da due pitbull di famiglia.

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A Flero, in provincia di Brescia, una bambina di poco più di un anno, Victoria, è morta in serata per le ferite alla testa dopo essere stata sbranata da due pitbull che non le hanno lasciato scampo. Inutile il tentativo del nonno, anche lui ferito dai morsi, di difendere la nipotina. La mamma della piccola, bresciana di 22 anni, non era in casa, mentre il padre, di origini albanesi, lavora all’estero, in Germania dove si è trasferito dopo aver perso il lavoro in Italia. La bimba era sola in casa con il nonno, è uscita nel piccolo giardino lastricato per giocare con i suoi due cani quando gli animali l’hanno aggredita e uccisa; non è chiaro che cosa abbia fatto scattare il raptus dei due cani. Quando i carabinieri sono arrivati nella villetta a schiera in via XX settembre, zona residenziale del paese, hanno dovuto abbattere i due pitbull che impedivano ai militari l’ingresso in casa. Il nonno materno è stato ricoverato in ospedale, ma non è in pericolo di vita. Una tragedia annunciata per il Codacons, che commenta: “La questione dei cani aggressivi e potenzialmente pericolosi per la salute dell’uomo deve essere affrontata una volta per tutte; da anni chiediamo di prendere provvedimenti ma le istituzioni rimangono immobili a guardare bambini sbranati da cani. Sono assolutamente indifferenti le dinamiche che hanno causato l’aggressione di Flero, perché è indubbio che esistano razze di cani potenzialmente pericolosi per l’uomo. Indipendentemente dall’educazione che si dà al proprio animale, è universalmente riconosciuto che alcune specie, come i pitbull o i rottweiler, per le loro caratteristiche proprie (potenza, robustezza, dentatura) possono provocare ferite letali in caso di morsicatura. Per tale da anni chiediamo un patentino obbligatorio per chi possiede cani particolarmente potenti e potenzialmente pericolosi. Il morso di un volpino, infatti, non causa certo le stesse ferite del morso di un rottweiler o di un pitbull. L’aver eliminato la lista delle 17 razze di cani a rischio introdotte dall’ex Ministro Sirchia ha di fatto cancellato qualsiasi obbligo per i loro proprietari.”

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Jimi Hendrix e l’era dell’Acquario. “Quando i sogni parvero diventare realtà e i ragazzi di ogni parte del mondo provarono l’infinita ebbrezza di quello che fu chiamato “l’assalto al cielo”.

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“Quando il potere dell’amore supererà l’amore per il potere si avrà la pace”. Jimi Hendrix. Il 18 settembre 1970 Jimi Hendrix venne trovato morto nell’appartamento che aveva affittato al Samarkand Hotel a Londra. La sua ragazza, presente nella stanza al momento del fatto, racconta di come Hendrix sia soffocato da un improvviso conato di vomito causato da un cocktail di alcool e tranquillanti; non è chiaro se il chitarrista sia morto nottetempo, come asserito dalla polizia, o se fosse ancora vivo all’arrivo dell’ambulanza e sia soffocato durante il trasporto in ospedale a causa del sopraggiungere di vomito in assenza di un supporto sotto la sua testa. Hendrix moriva. “Cinque anni e quattro album. Un lampo, un immenso bagliore luminoso che cambiò per sempre le sorti del rock”. Il più grande chitarrista di tutti i tempi, secondo la classifica stilata nel 2011dalla rivista “Rolling Stone, fu uno dei maggiori innovatori nell’ambito della chitarra elettrica. Durante la sua parabola artistica, tanto breve quanto intensa, si rese precursore di molte strutture e del sound di quelle che sarebbero state le future evoluzioni del rock attraverso un’inedita fusione di blues, rhythm and blues/soul, hard rock, psichedelia e funky. Hendrix non fu solo un genio musicale fu anche uno dei più carismatici protagonisti del suo tempo, negli anni della Swinging London, del “Festival di Monterey, nel’67, il primo grande raduno rock, del Festival di Woodstock nel 1969 in cui “la cultura giovanile nata all’alba degli anni ’60 raggiungeva il suo culmine, esplodeva in tutto il mondo sospinta da  un’utopia secondo la quale il mondo poteva essere ridisegnato da concetti ingenui, semplici, ma profondamente rivoluzionari: l’eguaglianza, la gioia, la creatività e, ovviamente l’amore, di tutti verso tutti”. Gli anni della controcultura “in cui “improvvisamente, sembrava che si dovesse discutere di tutto e mettere in dubbio ogni certezza: la famiglia, lo stato, l’esercito, il lavoro, la cultura. Il mondo giovanile sembrò prendere il sopravvento, sembrò poter imporre la propria agenda, i propri bisogni, le proprie aspettative. “Vogliamo il mondo e lo vogliamo adesso” urlava Jim Morrison e, insieme a lui lo urlavano centinaia di migliaia di ragazzi, da Milano a Berlino, da Londra a Tokyo …”, come è ricordato da Ernesto Assante ne “I giorni del Rock”, ed. White Star. Una gioventù che si interrogava sui reali bisogni dell’uomo contro un sistema istituzionalizzato, funzionale ai meccanismi del potere e al mercato prim’ancora che al rispetto delle libertà individuali, della solidarietà e della condivisione. Una gioventù libera, scomoda per il pensiero conservatore stroncata dalla droga, che circolava come un’arma contro il dissenso, dagli eccessi, dalla protesta senza limiti. “Noi facciamo della musica libera, dura, che picchi forte sull’Anima in modo da aprirla” (Hendrix). Le esibizioni di Hendrix sono entrate di prepotenza nell’immaginario collettivo: il suo esordio al festival di Monterey in cui concluse la performance dando fuoco alla sua chitarra davanti a un pubblico allibito, e la chiusura del festival di Woodstock, durante la quale, con dissacrante visionarietà artistica, reinterpretò l’inno nazionale statunitense in modo provocatoriamente distorto e cacofonico che lui, però, definì bellissimo e che fece di lui uno dei maggiori critici riguardo alla guerra del Vietnam: “Hendrix si accanì sul tema dell’inno in maniera selvaggia, intervallando con feroci simulazioni sonore dei bombardamenti e dei mitragliamenti sui villaggi del Vietnam, sirene di contraerea ed altri rumori di battaglia, il tutto avvalendosi della sua sola chitarra”. Hendrix di sé diceva: “Tecnicamente non sono un chitarrista, tutto quello che suono è verità ed emozione”. Quel bambino, nato nel 1942, a Seattle da padre di origini afro-native (da parte della madre di nobile stirpe Cherokee) e madre afroamericana, completamente autodidatta (si era formato musicalmente sui dischi blues di Robert Johnson e B.B. King, Muddy Waters e Howlin’ Wolf) e, morto quarantasette anni fa, resterà indimenticabile. “Hey Joe”, Foxy Lady, la sua amatissima Fender Stratocaster, quella suonata con i denti, dietro la schiena, contro l’asta del microfono e contro l’amplificazione e infine data alle fiamme, come in un sacrificio catartico e trasfigurante, verso un “assalto al cielo”, brilleranno sempre in molti di noi. 

Mary Titton

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Roma (Italia, Europa) sereno +25. Livorno (Italia, Europa) sereno +24. Sevan (Armenia, Asia) soleggiato +21. Essaouira (Marocco, Africa) per lo più soleggiato +20. Springfield (Illinois, Stati Uniti d’America) nuvoloso +20. Cairns (Queensland, Australia, Oceania) nuvoloso +21.


17 settembre   -107

La notizia del giorno.

Gp di Singapore: le Ferrari fuori poco dopo il via.

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Nel GP di Singapore, poco dopo la partenza, per un clamoroso incidente le due rosse di Vettel e Raikkonen sono andate fuori e si sono dovute ritirare. È successo tutto nei primi metri di gara, sotto la pioggia, che però è stata solo concausa di quanto accaduto. La dinamica è stata sostanzialmente questa: Vettel non è partito benissimo, al suo fianco Max Verstappen. Appena Vettel legittimamente si è spostato sulla sinistra, andando a difendere la sua posizione sulla Red Bull, Verstappen si è spostato sulla sinistra, senza accorgersi che arrivava come una scheggia Raikkonen con l’altra Ferrari, e lo ha toccato danneg-giandolo seriamente. Il contatto della Red Bull di Verstappen con la SF70-H di Kimi ha innescato una carambola che ha danneggiato anche la rossa di Vettel, che dopo poche curve è andata in testacoda sbattendo il muso contro il muretto e costringendo il pilota tedesco al ritiro. I commissari di gara, a fine GP, hanno decretato che si è trattato di un incidente di gara in cui è stato impossibile attribuire in modo univoco responsabilità specifiche. Così restano soltanto gli amari rimpianti della Ferrari. Intanto Lewis Hamilton, che scattava dalla quinta posizione, ha vinto il GP e ora, a 6 prove dalla fine, ha 28 punti di vantaggio su Vettel. Hamilton si è guadagnato la vittoria grazie a uno scatto perfetto con cui ha superato Ricciardo e non deve essergli parso vero vedere davanti a lui la Ferrari di Vettel girarsi e uscire dopo pochi metri. Inseguito dall’australiano e dal compagno di squadra Valtteri Bottas, ha poi gestito la gara fino al traguardo ed è arrivato primo, secondo Daniel Ricciardo con la Red Bull e terzo Valtteri Bottas con l’altra Mercedes. Ora sarà difficilissima la rincorsa della Ferrari e di Vettel, che prima della pausa estiva era in cima alla classifica del Mondiale.

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Roma (Italia, Europa) nuvoloso +24. Livorno (Italia, Europa) nuvoloso +23. Singapore (Asia) per lo più nuvoloso +26. Axum  (Etiopia, Africa) per lo più nuvoloso +24. Fort Lauderdale (Florida, Stati Uniti d’America) soleggiato +26. Tavua (Figi, Oceania) nuvoloso +23.


16 settembre   -108

La notizia del giorno.

Nella “Gioconda americana” di Leonardo la storia di Ginevra Benci.

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Nel quadro realizzato da Leonardo da Vinci, conosciuto come la “Gioconda americana” ed esposto alla National Gallery di Washington, si nasconde la storia di Ginevra Benci, figlia di un ricco banchiere, raffigurata nel ritratto nell’imminenza delle nozze. Dieci anni di ricerche, prove e controprove hanno portato alla scoperta di una storia che sa di romanzo, scritta cinquecento anni fa da Leonardo giocando con parole e figure. A scoprirla la ricercatrice italiana Carla Glori, la cui ricerca scientifica sarà pubblicata su Academia Edo. Il motto “virtutem forma decorat” che compare nella ghirlanda dipinta sul retro del quadro, rivela, anagrammandolo, 50 frasi, tutte firmate Vinci; le frasi, messe insieme, raccontano la storia drammatica di Ginevra Benci, una ragazza che ama un uomo e che è obbligata a sposarne un altro che detesta, mentre il suo amante è costretto ad essere un testimone impotente ed è condannato a subire le conseguenze del “contratto matrimoniale” (il “foedus” qualificato con la parola latina “fraus”). La chiave per risolvere il tutto è stato aggiungere al motto “virtutem forma decorat” la parola latina iuniperus, il rametto di ginepro che compare al centro del motto, simbolo di purezza. Vengono fuori cinquanta frasi che, decifrate e collegate insieme, formano un testo coerente e significativo, coincidente con la storia documentata di Ginevra alla data del 1474, quando il notaio Simone Grazzini da Staggia stipulò in Firenze il suo contratto matrimoniale datato 15 gennaio 1473. Il promesso sposo era Luigi di Bernardo Niccolini, un vedovo di quindici anni più anziano, l’amante sarebbe stato l’ambasciatore veneziano Bernardo Bembo, arrivato a Firenze nel 1475. Nel dipinto datato tra il gennaio 1475 e il giugno 1476, la ghirlanda con in mezzo un rametto di ginepro assieme al motto starebbe a rappresentare l’apoteosi della virtù di Ginevra sposa. Ma la scoperta della Glori racconta un’altra storia. E la stessa National Gallery di Washington ha scoperto con i raggi infrarossi che sotto il motto dipinto si cela un’altra frase, il motto del Bembo: “virtus et honor” (la bellezza adorna la virtù) e la ghirlanda, senza il rametto di ginepro, palma e alloro, è il simbolo nobiliare dello stesso Bembo. L’identificazione del Bembo, definito eruditus, optimus, orator, poeta … è immediata. Lo sposo Luigi Niccolini viene definito ferus, rudis, usurpator.

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Roma (Italia, Europa) sereno +26. Livorno (Italia, Europa) sereno con nuvolosità sparsa +25. Qom (Regione di Qom, Iran, Asia) soleggiato +28. Malanje (Angola, Africa) parzialmente nuvoloso +22. Williamsburg (Virginia, Stati Uniti d’America) parzialmente nuvoloso +22. Blenheim (Marlborough, Nuova Zelanda, Oceania) sereno con nuvolosità sparsa +10.


 15 settembre   -109

La notizia del giorno.

Londra: esplosione a Parsons Green nella metropolitana, 22 feriti.

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Stamattina, alle 8:20, in piena ora di punta, un ordigno artigianale è esploso in un treno della metropolitana che stava arrivando nella stazione di Parsons Green. Una “palla di fuoco”, sprigionatasi da un ordigno rudimentale su un vagone della metropolitana londinese fermo nella stazione di Parsons Green, ovest di Londra, ha scatenato il panico tra i pendolari che stamani affollavano il treno e ha causato bruciature al viso e ai capelli di molti di loro. Secondo i media britannici, sono stati visti dei “contenitori con esplosivo” all’interno del vagone in cui si è verificata l’esplosione. I passeggeri, tra cui c’erano molti bambini che stavano andando a scuola, terrorizzati, sono fuggiti dando vita ad una pericolosa calca quando il treno si è fermato alla stazione: sono saltati fuori dalle carrozze e si sono messi a “correre per la loro vita”, come ha scritto un testimone in un tweet. Alcuni – racconta un altro testimone – sono caduti nella calca del fuggi-fuggi all’interno della stazione. Ventidue i feriti. Lo scrive la stampa britannica che pubblica le foto, circolate su Twitter, di un secchio bianco in fiamme, accanto alla porta del vagone della District Line, dal quale escono dei fili e quelli che sembrano contatti elettrici. Secondo quanto riferito da fonti dell’antiterrorismo britannico alla Bbc, gli inquirenti stanno lavorando all’inchiesta sull’esplosione considerandola come “un atto di terrorismo”. La polizia britannica ha identificato un sospetto grazie a immagini delle telecamere a circuito chiuso disseminate in gran numero in tutte le stazioni nella capitale britannica. Il sindaco di Londra Sadiq Khan ha detto che in città è in corso una “caccia all’uomo”, senza però specificare per ragioni di sicurezza se riguardi una o più persone.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

L’assassinio di don Pino Puglisi.

800px-Card_Ruffini_con_Padre_Puglisi_giovanissimo(A destra il giovanissimo Pino Puglisi con il cardinale Ernesto Ruffini)

La sera del 15 settembre 1993, giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno (era nato a Palermo, nel quartiere Brancaccio, il 15 settembre 1937), veniva assassinato, mentre tornava a casa, con un colpo di pistola alla nuca, don Giuseppe Puglisi, meglio conosciuto come Padre Pino Puglisi o 3P, parroco della Chiesa di San Gaetano e docente di religione al Liceo classico Vittorio Emanuele di Palermo. Divenuto sacerdote, nel 1962 era stato nominato vicario cooperatore presso la parrocchia del Santissimo Salvatore nella borgata di Settecannoli, limitrofa a Brancaccio, e successivamente rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi. Nel 1963 fu nominato cappellano presso l’orfanotrofio Roosevelt e vicario presso la parrocchia Maria Santissima Assunta a Valdesi, borgata marinara di Palermo. Fu in questi anni che Padre Puglisi cominciò a esrcitare la sua attività educativa rivolta particolarmente ai giovani. Il 1º ottobre 1970 venne nominato parroco a Godrano, un paesino della provincia palermitana che in quegli anni era interessato da una feroce lotta tra due famiglie mafiose. L’opera di evangelizzazione del prete riuscì a far riconciliare le due famiglie. Dal 29 settembre 1990 era parroco di San Gaetano, nel quartiere Brancaccio di Palermo, controllato dalla criminalità organizzata attraverso i fratelli Graviano, capimafia legati alla famiglia del boss Leoluca Bagarella. Don Puglisi combattè qui la sua lotta alla mafia: egli non tentava di portare sulla giusta via coloro che erano già entrati nel vortice della malavita, ma cercava di non farvi entrare i bambini che vivevano per strada e consideravano i mafiosi degli idoli, persone che si fanno rispettare; attraverso attività e giochi, faceva capire loro che si può ottenere rispetto dagli altri senza essere criminali, semplicemente per le proprie idee e i propri valori, tolse così dalla strada ragazzi e bambini che, senza il suo aiuto, sarebbero stati risucchiati dalla vita mafiosa e impiegati per piccole rapine e spaccio. A gennaio 1993 aveva inaugurato il centro “Padre Nostro”, punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere. Nella parrocchia di San Gaetano don Puglisi svolgeva una costante predicazione contro la mafia, a cui dava fastidio per il suo apostolato, la sua azione contro i trafficanti di droga, le omelie di condanna di Cosa Nostra. Il fatto che lui togliesse giovani alla mafia fu la principale causa dell’ostilità dei boss, che lo consideravano un ostacolo e decisero di ucci-derlo dopo una lunga serie di minacce di morte di cui don Pino non parlò mai con nessuno. Due mesi prima dell’agguato aveva subito un’ intimidazione mafiosa: di notte gli avevano parzialmente bruciato la porta della Chiesa. Il 15 settembre 1993, alle 22:45, venne ucciso davanti al portone di casa, in Piazzale Anita Garibaldi, traversa di Viale dei Picciotti nella zona est di Palermo. Sulla base delle ricostruzioni, don Pino Puglisi era a bordo della sua Fiat Uno di colore bianco e, sceso dall’automobile, si era avvicinato al portone della sua abitazione. Qualcuno lo chiamò, lui si voltò mentre un altro gli scivolò alle spalle e gli esplose uno o più colpi alla nuca. Fu una vera e propria esecuzione mafiosa. I funerali si svolsero il 17 settembre. I pentiti hanno rivelato che a ordinare il delitto furono i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, boss del quartiere, l’agguato fu affidato a un “commando” guidato dal killer Salvatore Grigoli che, dopo essersi pentito, ha accusato come suoi complici Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone, che avrebbero svolto funzioni di appoggio, e il “reggente” della cosca Nino Mangano, che avrebbe organizzato la spedizione di morte. Grigoli ha raccontato che, quando Don Pino Puglisi capì che stava per ucciderlo, disse “me l’ aspettavo”, e gli sorrise. La Cassazione ha reso definitive le condan-ne all’ergastolo per i fratelli Graviano, boss della borgata di Brancaccio, accusati di avere ordinato l’uccisione del sacerdote e quella a 16 anni per il killer pentito Salvatore Grigoli, che ha confessato di avere sparato a Puglisi. Condanne all’ ergastolo anche per Spatuzza, Lo Nigro, Giacalone e Mangano. Sulla sua tomba, nel cimitero di Sant’Orsola a Palermo, sono scolpite le parole del Vangelo di Giovanni: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Il 2 giugno 2003 qualcuno murò il portone del centro “Padre Nostro” con dei calcinacci, lasciando gli attrezzi vicino alla porta. Don Giuseppe Puglisi è ricordato ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell’Impegno di Libera, la rete di associazioni contro le mafie, che in questa data legge il lungo elenco dei nomi delle vittime della mafia. E’ stato beatificato il 25 maggio 2013 nel Foro Italico di Palermo. Lo scrittore Alessandro D’Avenia, che non fu direttamente allievo di don Puglisi, ma fu presente a svariate supplenze al liceo classico Vittorio Emanuele, nel 2014 ha dedicato il suo libro “Ciò che inferno non è” proprio alla figura del presbitero che molto lo colpì negli anni dei suoi studi liceali. Il cantautore palermitano Pippo Pollina gli ha dedicato il brano “E se ognuno fa qualcosa”, all’interno dell’album L’appartenenza (2014). L’attore teatrale Christian Di Domenico porta in scena a partire dal 2013 in tutta Italia uno spettacolo dedicato alla sua memoria, “U’ Parrinu”. La figura del sacerdote ucciso dalla mafia è ricordata anhe nel film di Roberto Faenza “Dritto sulle righe storte”, nel quale Luca Zingaretti veste i panni di Don Pino. Le parole di papa Francesco il 26 maggio 2013: “ Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare, dedito specialmente alla pastorale giovanile. Educando i ragazzi secondo il Vangelo vissuto li sottraeva alla malavita e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo. In realtà però è lui che ha vinto con Cristo risorto.”

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +26. Livorno (Italia, Europa) sereno +25. Iloilo (Provincia di Iloilo, Filippine, Asia) per lo più nuvoloso +28Béni Mellal (Marocco, Africa) soleggiato +19. Joliet (Illinois, Stati Uniti d’America) pioggia +18Vanimo (Papua Nuova Guinea, Oceania) per lo più nuvoloso +29.


14 settembre   -110

La notizia del giorno.

Chikungunya: 17 i casi nel Lazio. Stop ai donatori di sangue.

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Aumentano ancora i casi di Chikungunya nel Lazio e a Roma, mentre la sindaca Virginia Raggi ordina la disinfestazione contro la zanzara tigre nelle zone dove si sono verificati. La Regione Lazio rende noto che “sono 17 i casi accertati dal Servizio Regionale di Sorveglianza Malattie Infettive (Seresmi), 6 a Roma. Di questi 17 dieci casi sono residenti o riportano un soggiorno nel Comune di Anzio, e sette casi non risultano aver viaggiato in Italia o all’estero nei 15 giorni precedenti l’esordio dei sintomi.” La malattia virale, portata dalle zanzare tigre infette, si è manifestata soprattutto ad Anzio, sul litorale a sud di Roma, ma anche nella capitale i casi salgono di numero. La malattia si manifesta con forti dolori articolari, febbre alta e in un secondo tempo pustole, non è mortale, ma può diventare pericolosa in soggetti deboli, come bambini o anziani. Il Centro nazionale sangue dell’Istituto superiore di sanità ha sospeso le donazioni di sangue nel territorio della Asl Roma 2 (la metà sud ed est della città, 1,2 milioni di abitanti), come già deciso ad Anzio. Nel resto del Lazio, al sangue raccolto sarà applicata una quarantena di 5 giorni, se il donatore ha soggiornato nei due Comuni colpiti. La sindaca Raggi ha firmato l’ordinanza “per contrastare l’emergenza sanitaria dovuta ai casi sospetti e accertati di Chikungunya trasmessi dalla zanzara tigre, non solo su suolo pubblico, ma anche su quello privato”. “Non c’è stato alcun ritardo”, dice Pinuccia Montanari, assessore all’Ambiente del Comune, “procediamo a effettuare tutti gli interventi necessari, sia larvicidi che adulticidi (su larve e esemplari adulti di zanzare, ndr), in tutte le aree urbane nelle quali si sono verificati i casi notificati dalle Asl. I prodotti utilizzati sono a bassissima tossicità, non irritanti e a bassa persistenza ambientale.” Otto le zone a rischio, quasi tutte a Roma sud, con qualche eccezione, come nel caso di Torrevecchia (periferia nord-ovest), da cui è arrivata una delle segnalazioni di contagio.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

14 settembre 1938. Nasce Tiziano Terzani, uno dei massimi scrittori italiani di viaggi del XX secolo, appassionato cronista del proprio tempo, entusiasta ricercatore della verità degli avvenimenti, dei suoi protagonisti e degli uomini suoi compagni di viaggio fisico e spirituale: una mente tra le più lucide, progressiste e non violente di inizio XXI secolo.

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Terzani, per oltre trent’anni, aveva vissuto in Asia lavorando come corrispondente per il settimanale tedesco “Der Spiegel”. Era vissuto a Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo, Bangkok e dal 1994 si era stabilito in India, con la moglie Angela Staude, scrittrice e i loro due figli. Era un profondo conoscitore del continente asiatico ed uno dei giornalisti italiani a godere di maggior prestigio a livello internazionale. Il primo dei suoi numerosi libri (tradotti in varie lingue) che trattano della sua esperienza di giornalista, viaggiatore e osservatore è stato “Pelle di leopardo” (1973), dedicato alla guerra in Vitnam. “La guerra è una cosa triste, ma ancora più triste è il fatto che ci si fa l’abitudine. Il primo morto, quando l’ho visto, stamani, rovesciato sull’argine di un campo con le braccia aperte, le mani magrissime piene di fango e la faccia gialla, di cera, mi ha paralizzato. Gli altri, dopo, li ho semplicemente contati, come cose di cui bisogna, per mestiere, registrare la quantità. Non si può parlare, scrivere di questa o di un’altra guerra, se non la si va a vedere, se non si è disposti a condividerne i rischi. Me lo dicevo andando al fronte, dopo due giorni passati a Saigon con gli addetti militari delle ambasciate, con gli “esperti”, a discutere di una guerra che rimaneva, per me, campata in aria, astratta, come non fosse fatta da uomini”. La sua attività di scrittore ricade in buona parte nell’ambito della “perigesi”, termine con cui si intende quel filone storiografico che, intorno ad un itinerario geografico, raccoglie notizie storiche su popoli, persone e località, verificate, per quanto possibile, dall’esperienza diretta. Nel 1975 fu uno dei pochi giornalisti a restare a Saigon dove assistette alla presa del potere da parte dei comunisti: da questa esperienza nacque “Giai Phong! La liberazione di Saigon (1976), libro tradotto varie lingue e selezionato in America come “Book of the Month”. Terzani fu tra i primi corrispondenti a tornare a Phnom Penh dopo l’intervento vietnamita in Cambogia raccontando il suo viaggio in “Holocaust in Kambodscha” (1981). Il lungo soggiorno in Cina, conclusosi con l’arresto per “attività contro-rivoluzionaria” e con l’espulsione dal Paese, dà origine a “La porta proibita” (1985), che venne pubblicato contemporaneamente in Italia, a Londra e a New York. Seguì nel 1992 un muovo successo, “Buonanotte signor Lenin”, un’importantissima testimonianza in presa diretta del crollo dell’impero sovietico, selezionata per il Thomas Cook Award, il premio inglese per la letteratura di viaggio. “Mi aspettavo di star via due settimane. Sono stato via due mesi. Pensavo di andare semplicemente lungo un fiume verso la fine geografica dell’impero sovietico e mi son ritrovato, invece, a viaggiare nella fine storica di quell’impero. Quando all’alba del 19 agosto, a Mosca, i golpisti trasmisero il comunicato che destituiva Gorbacev e metteva tutto il potere nelle mani della giunta, sul fiume Amur, dove il mio battello viaggiava, erano le 13 e 42 … Pur nella assoluta, pacifica indifferenza del fiume e della natura attorno, mi fu subito chiaro che quella notizia segnava una svolta non solo per l’Uunione Sovietica, ma per il resto del mondo e fui preso da quella strana febbre che colpisce quelli del mio mestiere ogni volta che la Storia ci passa vicina e non si può resistere al desiderio di starle dietro, di seguirla, anche solo per poterne raccontare un dettaglio.” Negli anni successivi, dopo “In Asia” (1994), pubblicò “Lettere contro la guerra” (2002), in seguito all’attentato terroristico delle Twin Towers a New York, e “Un altro giro di giostra” (2003) dove raccontò il suo ultimo “viaggio”: quello attraverso la malattia. La sua produzione continuò con “La fine è il mio inizio”, “Fantasmi”, “Dispacci dalla Cambogia”. Con i suoi ultimi volumi, il suo interesse verso la ricerca della verità si spostò dai fatti all’interiorità, portandolo a concepire il giornalismo solo come una fase della sua vita: affrontò direttamente i temi che riguardano l’uomo e le sue domande, raggiungendo un vastissimo pubblico con il suo messaggio di lucidità e speranza. “Ormai mi incuriosisce di più morire. Mi dispiace solo che non potrò scriverne”. (Tiziano Terzani, Anam, il senzanome. L’ultima intervista a Tiziano Terzani, Longanesi, 2005).  

Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +27. Livorno (Italia, Europa) idem. Ulsan (Corea del Sud, Asia) sereno +22. Uvira (Repubblica Democratica del Congo, Africa) parzialmente nuvoloso +28. Sucre (Bolivia, Sudamerica) sereno +8. Porirua (Wellington, Nuova Zelanda, Oceania) parzialmente nuvoloso +8.


13 settembre   -111

La notizia del giorno.

Caso Regeni: arrestato l’avvocato della famiglia al Cairo.

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L’avvocato egiziano Ibrahim Metwally Hegazy, uno dei componenti dell’associazione che cura la difesa di Giulio Regeni in Egitto, è stato arrestato con l’accusa di cospirazione. Il legale, scomparso due giorni fa dall’aeroporto del Cairo, è apparso davanti al magistrato della sicurezza in stato di arresto. L’uomo era stato fermato domenica sera mentre saliva su un volo per Ginevra dove era stato invitato dalle Nazioni Unite per raccontare dell’ultimo report presentato dalla sua associazione, la Ecrf (Egyprian Commission for right and freedom), sulle sparizioni forzate in Egitto. L’avvocato è accusato, da quanto fa sapere la Ecrf, di vari reati tra cui l’aver collaborato con entità straniere per sovvertire l’ordine costituzionale in Egitto e aver cospirato per rovesciare il governo di Al Sisi (probabilmente il riferimento è alla sparizione delle famiglie degli scomparsi in Egitto di cui Metwally fa parte). Metwally è, infatti, il padre di un ragazzo sparito nel nulla due anni fa, ora si trova nel carcere di massima sicurezza di Tora, nella zona sud del Cairo, dove fu rinchiuso anche l’ex presidente egiziano Mubarak. Il premier Paolo Gentiloni, ieri, in audizione davanti al Copasir, ha detto che trovare la verità sull’uccisione di Giulio Regeni “è un dovere di Stato”, difendendo anche la decisione del governo di mandare al Cairo l’ambasciatore Giampaolo Cantini, che si insedierà domani (14 settembre) con il mandato di cercare di ottenere la massima collaborazione da parte delle autorità egiziane. Al premier è stato anche chiesto conto dell’informativa che, secondo quanto riferito dal New York Times, gli Usa hanno mandato al governo Renzi per comunicare “prove esplosive” sul coinvolgimento degli apparati di sicurezza egiziani nell’omicidio Regeni. Gentiloni avrebbe spiegato che in realtà il dossier era abbastanza generico e non conteneva elementi di novità significativi rispetto a quanto già noto ai nostri servizi segreti e che all’epoca  non è stato consegnato materialmente al Copasir perché conteneva informazioni di servizi terzi, il materiale, comunque, sarebbe stato girato ai magistrati italiani.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Il 13 settembre 1990 Andrej Romanovič Čikatilo viene accusato dell’omicidio di 53 persone a Rostov, in Russia.

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“Il mostro di Rostov”, così soprannominato a sottolineare l’atrocità dei suoi crimini, aveva mangiato i corpi di 54 persone, dopo averle stuprate e uccise. Per dodici anni Čikatilo, a cominciare dal 1978, iniziò la sua macabra attività di assassino e stupratore, conducendo una doppia vita. Da un lato si mostrava un normale padre di famiglia con due figlie, membro del Pcus locale, professore di filosofia marxista-leninista. Dall’altro lato la sua mente malata si esprimeva adescando vittime sugli autobus, sui treni in stazione per poi condurle in un bosco e avventarsi su di queste come un animale. Preferiva colpire soprattutto i diseredati, gli emarginati, i solitari e confessò di aver assassinato torturandoli, mutilandoli, smembrandoli 21 ragazzi, 14 bambine e 18 donne. Una storia atroce che faceva di questo apparentemente innocuo insegnante cinquantaquattrenne il più attivo maniaco della storia mondiale. “Ma come poteva un uomo solo violentare, divorare e uccidere tante persone senza lasciare traccia attraverso lo sconfinato territorio dell’Unione Sovietica? Come si fa a condurre un bambino nel bosco senza la forza? Come si può sbranare un essere umano mentre è ancora in vita? … “Nel vuoto pneumatico del regime comunista, le malattie mentali hanno fatto passi da gigante e hanno partorito dei mostri invulnerabili”, commenta David Grieco ne “Il comunista che mangiava i bambini”, ed. Bompiani del 1994. Al processo, la corte regionale di Rostov aveva accusato la polizia di inefficienza a causa della caccia all’uomo scatenata alla ricerca di Čikatilo, indagine che aveva richiesto l’impiego di 50 investigatori speciali e di almeno 500 agenti di polizia. Una caccia all’uomo, per troppi anni infruttuosa e piena di passi falsi, che aveva evidenziato i limiti delle autorità sovietiche, soffocata dalla burocrazia e da obsolete tecniche d’indagine, anni in cui il “mostro” aveva continuato a mietere le sue vittime. “L’assassino è un comunista modello. Il mostro di Rostov, si cela dietro il sorriso deforme e lo sguardo magnetico del professor Čikatilo. Per smascherare e catturare Čikatilo è indispensabile entrare nella sua mente e provare a comprendere ciò che è intollerabile soltanto pensare”. In un regime totalitario, come era l’Unione Sovietica al momento dei fatti, l’irrazionalità non era contemplata, gli abissi che possono sconvolgere la mente umana venivano elusi, o meglio, negati a favore dell’immagine efficiente del Partito. L’infanzia del “mostro”, egli nacque nel 1936, fu particolarmente traumatica: l’URSS sarebbe entrata a breve in guerra con la Germania ed i piani sulla collettivizzazione agricola di Stalin avevano causato devastanti carestie. Čikatilo venne a sapere, tempo dopo, di avere avuto un fratello più vecchio rapito e divorato dai vicini affamati. Sebbene non ve ne siano conferme, è storicamente accertato che in Russia e in Ucraina effettivamente si verificarono episodi di cannibalismo nel periodo stalinista. Durante la Seconda guerra mondiale, Čikatilo fu testimone dei devastanti effetti dei bombardamenti tedeschi e la sua mente fu invasa da fantasie nelle quali portava ostaggi tedeschi nei boschi e procedeva alla loro esecuzione, fantasie che ebbero poi un nesso con i suoi omicidi. Mentre suo padre era in guerra, Čikatilo dormiva insieme a sua madre. I frequenti episodi di incontinenza notturna erano da lei brutalmente puniti e il bambino era picchiato e umiliato. Suo padre, catturato ed imprigionato dai Nazisti, ritornò nel 1949, ma fu bollato come traditore e codardo (nella Russia stalinista, i prigionieri sopravvissuti erano visti come codardi). Čikatilo ebbe buoni risultati a scuola e riuscì a conseguire il Diploma, ma fallì l’esame di ammissione all’Università di Mosca. La sua prima esperienza sessuale avvenne nell’adolescenza quando, a 18 anni, aggredì una ragazza di 13 anni (amica di sua sorella), lottò con lei per terra e le eiaculò mentre la ragazza si dimenava per sfuggirgli. Questo incidente lo portò ad associare il sesso alla violenza per tutta la vita. Nel 1978, Čikatilo commise il suo primo omicidio documentato. Nel tentativo di stuprare una bambina di 9 anni quando questa cercò di ribellarsi e scappare la pugnalò a morte. Mentre l’accoltellava, eiaculò. L’atto gli piacque talmente che da quel momento in poi accoltellare donne e bambini, fino a provocarne la morte, sarebbe stato il suo unico modo di procurarsi piacere. Infine, solo il 4 aprile 1992, Čikatilo fu processato. “Il processo più atteso della storia dell’Unione Sovietica comincia nella confusione più totale del tribunale di Rostov. Durante le prime settimane i medici sono in servizio permanente nell’aula sovraffollata per valutare i parenti delle vittime che accusavano continui malori alla lettura dei particolari più cruenti. Čikatilo si presentò con il capo completamente rasato per dare l’impressione del malato di mente. In una dichiarazione si alzerà in piedi sventolando nella gabbia, in cui era stato messo per evitare il linciaggio dei parenti delle vittime, una rivista pornografica dando la colpa a quelle immagini e al suo organo sessuale inutile, togliendosi anche i pantaloni davanti a tutti”. Si difese accusando il regime, alcuni leader politici e citando la famosa carestia che colpì l’Ucraina negli anni Trenta. La condanna a morte fu eseguita con un colpo alla nuca, dopo che il presidente russo Boris Eltsin gli rifiutò un ultimo appello.

Mary Titton

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Roma (Italia, Europa) sereno +25. Livorno (Italia, Europa) parzialmente nuvoloso +24. Lukla (Chaurikharka, Nepal, Asia) nuvoloso +14. Solwezi (Zambia, Africa) soleggiato +30Hyattsville (Maryland, Stati Uniti d’America) parzialmente nuvoloso +23. Voh (Nuova Caledonia, Oceania) sereno con nuvolosità sparsa +19.


12 settembre   -112

La notizia del giorno.

Pozzuoli: tre morti nel cratere della Solfatara.

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Tre persone sono morte all’interno del cratere della Solfatara di Pozzuoli. Le vittime sono di Torino e appartengono alla stessa famiglia: padre di 45 anni, madre di 42 e un figlio di 11 anni, mentre un altro bambino di 7 anni si è salvato. Secondo una prima ricostruzione, il figlio di 11 anni avrebbe oltrepassato il limite consentito del cratere finendo in una zona di ‘sabbie mobili’, terreno friabile da dove provengono forti esalazioni di gas. Si cerca di ricostruire la dinamica esatta dell’incidente: non è chiaro se i tre siano morti in seguito alla caduta, di circa un metro e mezzo, o in seguito alle esalazioni. Sul posto i vigili del fuoco hanno interdetto l’area in modo da permettere alla polizia e al magistrato i rilievi necessari. Fonti della protezione civile regionale confermano che la coppia e il bambino sono caduti perché si è aperto un cratere sotto i loro piedi che li ha fatti precipitare per oltre un metro e mezzo sotto il livello del suolo. Non ci sono state altre persone in pericolo. Il ragazzo ha perso i sensi e il padre, nel tentativo di tirarlo su, è stato risucchiato, a sua volta la madre ha cercato di aiutare il marito, ma entrambi sono stati sopraffatti dalle esalazioni.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Il nome Maria e la figura di Maria di Nazareth.

800px-Antonello_da_Messina_-_Virgin_Annunciate_-_Galleria_Regionale_della_Sicilia,_Palermo(Antonello da Messina, Vergine Annunciata, 1475)

Maria è la forma latina del greco biblico Μαρία (María), a sua volta mutuato dall’ebraico מִרְיָם (Miryam), in aramaico Maryām. Numerose sono le ipotesi riguardanti la sua etimologia e il suo significato. La teoria più accreditata propone un’origine egizia, basata su mry o mr (rispettivamente “amata” e “amore”). Tale teoria è supportata anche dal fatto che l’unico personaggio che porta questo nome nell’Antico Testamento è la sorella di Mosè, Miriam, nata proprio in Egitto. Una teoria sviluppata all’inizio del XX secolo accosta al termine egizio il nome di Yam (un dio del Levante, correlabile a YHWH), dando il significato di “amata da YHWH”. Sono però numerose altre tesi di studiosi che vedono Miryam come un nome originatosi direttamente all’interno della lingua ebraica. Degna di nota, sebbene probabilmente errata, è l’interpretazione di Maria come “mare amaro”, mar (“amaro”) e yam (“mare”); tale teoria venne riportata in un’opera di san Girolamo tratta dall’Onomastica di Origene e Filone, che era però in pessime condizioni quando Girolamo la riscrisse; va notato che da queste radici deriva il nome Mara, “signora del mare” (da mari e yam) e goccia del mare (da mar e yam). Quest’ultima interpretazione venne riportata da san Girolamo e si ritrova anche in una manoscritto di Bamberga della fine del XIX secolo come stilla maris: come testimoniato da diversi studiosi (Varrone, Quintiliano, Aulo Gellio), i trascrittori latini scambiarono molte icone, pertanto l’espressione divenne stella maris, “stella del mare”, una delle interpretazioni più diffuse del nome e tuttora uno dei titoli della Madonna. Maria è il nome più diffuso nel mondo: circa 3.000.000 italiane si chiamano Maria. Il nome ha una tale popolarità perché è il nome della madre di Gesù, venerata come Santissima Madre di Dio dai cattolici e dagli ortodossi, che la onorano del titolo di Θεοτόκος, la sua santità è riconosciuta anche dalla Comunione anglicana e da confessioni protestanti come quella luterana, a lei è dedicata pure una sura del Corano. Se molto su Maria possiamo trovare nei Vangeli apocrifi, poche volte i Vangeli canonici si soffermano sulla sua figura. Il Vangelo di Luca racconta che Maria viveva a Nazareth, in Galilea e che, essendo promessa sposa di Giuseppe, ricevette dall’arcangelo Gabriele l’annuncio che avrebbe concepito il Figlio di Dio. L’Angelo le disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te.” A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. E l’angelo aggiunse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo …” (Luca 1, 26-33). Maria acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù e … consacrò … se stessa quale Ancella del Signore … all’opera del Figlio suo … (Lumen Gentium, 56). Lo stesso Vangelo di Luca racconta la sua pronta partenza per una città di Giuda, per aiutare la cugina Elisabetta, anziana e incinta di sei mesi, da cui è chiamata la madre del mio Signore. Maria risponde al saluto proclamando il Magnificat (Lc1, 46). Trovandosi a Betlemme, in Giudea, con suo marito Giuseppe per il censimento indetto, tramite il console Quirino, dall’imperatore Augusto (Luca 2,1-2), partorì in una grotta suo figlio, al quale impose il nome di Gesù, come le aveva prescritto l’arcangelo Gabriele. Il Vangelo racconta il canto degli angeli e la visita dei pastori (Luca 2,1-20), e poi di sapienti orientali detti Magi. Secondo Matteo (2,1-11) seguono la persecuzione di Erode, la fuga in Egitto, la strage degli Innocenti e il ritorno a Nazareth, dove Gesù cresceva in sapienza e grazia. Maria è testimone, anche senza capirne a fondo il significato, della prima volta che Gesù manifesta la coscienza di essere figlio del Padre. Quando Gesù compì 12 anni, Maria e Giuseppe lo condussero a Gerusalemme a celebrare la Pasqua nel Tempio e, non trovandolo più nella carovana, preoccupati, lo cercarono e lo ritrovarono dopo tre giorni nel Tempio, fra i dottori della Legge, disse loro:” Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Luca 2, 41-50). Ritroviamo Maria alle nozze di Cana, dove con la sua insistenza ottiene da suo figlio il primo miracolo, quando Gesù cambia l’acqua in vino in favore degli sposi (Gv2,1). Maria è sotto la croce del Figlio morente, che la affida al discepolo prediletto, Giovanni, come Madre: “Donna, ecco il tuo figlio!” Poi disse al discepolo:” Ecco la tua madre!” (Gv 19, 26-27); ha inizio, così, la sua maternità spirituale. Gli Atti (1,14) presentano Maria insieme con i discepoli riuniti in preghiera comune in attesa dello Spirito Santo; così Maria è posta al centro della Chiesa nascente. La tradizione dice che seguì l’apostolo Giovanni ad Efeso, dove si addormentò nel Signore, poco dopo risuscitò e fu assunta in cielo. (Vedi “Diario personale delle ore” Progetto Editororiale edizioni). Dante la celebra nel XXXIII Canto del Paradiso attraverso la preghiera che le rivolge San Bernardo: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio,/ umile e alta più che creatura,/ termine fisso d’etterno consiglio, … Donna, se’ tanto grande e tanto vali,/ che qual vuol grazia e a te non ricorre,/ sua disïanza vuol volar sanz’ali.” (vv. 1-3;13-15).                          

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Roma (Italia, Europa) soleggiato +23. Livorno (Italia, Europa) soleggiato 22. Astana (Kazakistan, Asia) per lo più nuvoloso +10Ibadan (Nigeria, Africa) nuvoloso +29. Gulf Shores (Alabama, Stati Uniti d’America) soleggiato +17. Lae (Papua Nuova Guinea, Oceania) nuvoloso +24.


11 settembre   -113

La notizia del giorno.

16 anni fa l’attentato alle Torri Gemelle: l’America ricorda le vittime.

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Sedici anni fa avvennero gli attacchi terroristici alle Torri Gemelle a New York. Alle 8:46, ora locale, dell’11 settembre del 2001 il primo aereo si schiantava contro la torre nord del World Trade Center a Manhattan; poco dopo, alle 9:03, ora locale, un secondo velivolo colpiva la torre sud, che sarebbe crollata alle 9:59, seguita dalla torre nord alle 10:28. Intanto alle 9:37 un altro volo dirottato si schiantava vicino al Pentagono a Washington e alle 10:03 un altro, presumibilmente diretto a Washington nelle intenzioni iniziali, cadeva a Shanksville, in Pennsylvania. L’attacco di al-Qaeda colpiva il cuore degli Stati Uniti, provocando quasi 3mila vittime. Quest’anno alla cerimonia, cominciata intorno alle 9:30, ora locale, le 15:30 in Italia, erano presenti anche il segretario alla Difesa, Jim Mattis e il capo dello stato maggiore congiunto, il generale Joseph Dunford. Poco prima, alle 8:45, ora locale, cioè più o meno in coincidenza con l’orario dello schianto del primo aereo contro la torre nord del World Trade Center a Manhattan, Trump e la first lady hanno osservato un minuto di silenzio nel South Lawn della Casa Bianca in ricordo delle vittime degli attacchi. Trump nel suo intervento alla commemorazione al Pentagono ha detto: “I terroristi che ci hanno attaccati pensavano di potere scatenare la paura e indebolire il nostro spirito, ma l’America non si può fare intimidire e coloro che ci provano si uniranno presto alla lista dei nemici sconfitti che osano mettere alla prova il nostro coraggio.” In tutti questi anni dopo l’attentato si sono moltiplicate le tesi e i fautori del complotto puntualmente smentiti dalle tesi ufficiali.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Lo “scandaloso” e rivoluzionario romanzo “L’amante di Lady Chatterley”.

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David Herbert Lawrence (Eastwood, 11 settembre 1885 – Vence, 2 marzo 1930)

“Suscitava in Connie un misto di compassione e di bramosia selvaggia, e un folle, ardente desiderio fisico” … Così si esprimeva Lawrence, il grande scrittore inglese nel descrivere, con sorprendente precisione e sensibilità, trattandosi di un uomo, i sentimenti, i pensieri e le sensazioni del piacere sessuale femminili nel suo romanzo più famoso, “L’amante di Lady Chatterley”, definito “Il più indecente romanzo del mondo”. Lawrence, oggi, riconosciuto come uno dei più importanti interpreti del passaggio fra Ottocento e Novecento è stato fra i protagonisti di una nuova letteratura europea, audace nella forma e disinibita nei temi. Al centro dell’opera vi è il risveglio dei sensi di una giovane donna e la critica verso la società industriale. Ambientato nella profonda Inghilterra, la vicenda narra di una nobildonna, Lady Chatterley, che, sposata a un uomo di nobile origine, reso invalido e impotente dalla Prima Guerra mondiale, bloccato su una sedia a rotelle, si trova a dover assistere suo marito in una tenuta immersa nelle nebbiose Midlands inglesi. L’uomo, un aristocratico colto e raffinato, un conservatore dai modi formali e freddi esige dalla giovane e bellissima moglie un comportamento convenzionale, l’accettazione incondizionata della loro posizione sociale e del potere maschile. Prigioniera di un matrimonio privo d’amore e soffocata da una vita deprimente, Lady Chatterley rimane attratta da Oliver Mellors, il guardiacaccia. Spezzando i limiti imposti dalla società, Constance cede al suo desiderio istintivo verso di lui e scopre il potere trasfigurante dell’amore fisico, che li conduce verso l’appagamento reciproco. La storia vuole rappresentare il contrasto irriducibile tra il vitalismo dei sensi e l’atrofizzazione della società industrializzata. La relazione di Constance e Mellors, sempre più appassionata e sensuale, è quasi una vera e propria iniziazione a quella serie di valori “naturali” che invece la civiltà delle macchine tende inesorabilmente a cancellare. È la figura di Lady Chatterley a scuotere nel profondo la morale vittoriana ancora imperante nell’Inghilterra degli anni Trenta. Con il suo rifiuto delle convenzioni sociali e morali, Constance manifesta una ribellione più profonda. Nel portare alle estreme conseguenze la sua storia d’amore, mentre cerca di divorziare dal marito e di avere un bambino dal suo amato Mellors, allontanandosi così dal quel freddo e industriale mondo che la circonda e ritirarsi insieme al suo amante in una vita governata dalla tenerezza, dalla sensualità e dall’appagamento sessuale, Lady Chatterley diventa suo malgrado un personaggio rivoluzionario e incarna infine le più profonde ansie sociali dell’universo femminile di quegli anni. Il libro fu pubblicato per la prima volta a Firenze nel 1929, in lingua originale. Lawrence lo scrisse in Toscana e, visto che il suo agente letterario pensava che sarebbe stato impossibile farlo uscire nel Regno Unito, lo propose all’editore italiano Giuseppe Orioli. Sia il Regno Unito che gli Stati Uniti vietarono le importazioni del libro. Nel 1932, due anni dopo la morte di Lawrence, la casa editrice Secker e quella americana Alfred A. Knopf ne pubblicarono una versione pesantemente censurata. Secondo Rosset (il proprietario della casa editrice Grove Press, che in quegli anni portò negli Stati Uniti le opere di molti autori d’avanguardia europei, come Samuel Beckett, Jean Genet ed Eugène Ionesco e molti altri), le due case editrici lavorarono insieme ai funzionari dello United States post Office Departement, l’agenzia federale dei sevizi postali che aveva proibito l’importazione del romanzo, per epurarlo di ogni frase ritenuta oscena. Il romanzo veniva censurato non solo per le scene di sesso ma anche per il suo messaggio contrario alla morale dell’epoca: ha infatti per protagonista una donna che tradisce il marito, aristocratico e invalido, con un uomo della “working class”. Se il protagonista fosse stato un aristocratico innamorato di una serva, dice Rosset nella sua autobiografia, il romanzo non avrebbe dato invece fastidio. Infine, il romanzo venne pubblicato in Gran Bretagna solo nel 1960.

… Il mondo dormiva, cupo e fumoso. Erano le due e mezzo. Ma anche se stava dormendo, era un mondo ansioso e crudele, agitato dal rumore di un treno o di qualche grosso camion sulla strada, e illuminato dai lampi rosei degli altiforni. Era un mondo di ferro e carbone, la crudeltà del ferro e il fumo del carbone, e l’avidità immensa, immensa, che lo guidava. Nient’altro che avidità, l’avidità che si agitava nel suo sonno. Faceva freddo e lui tossiva. Una corrente d’aria fredda e penetrante soffiava sulla collinetta. Pensò alla donna. Ora avrebbe dato tutto quello che aveva, o che avrebbe mai potuto avere, per stringerla calda tra le braccia, tutti e due avvolti nella stessa coperta, a dormire. Avrebbe dato tutte le speranze dell’eternità e tutte le conquiste del passato per averla lì, avvolta con lui, al caldo, nella stessa coperta, a dormire, soltanto dormire. Sembrava che dormire con la donna fra le sue braccia fosse la sua unica necessità. …
Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) pioggia +23. Livorno (Italia, Europa) idem. Yehud (Israele, Asia) per lo più soleggiato +32Owerri (Nigeria, Africa) lievi rovesci di pioggia +27. Tuscaloosa (Alabama, Stati Uniti d’America) nuvoloso +14. Pekanbaru City (Riau, Indonesia, Oceania) parzialmente nuvoloso +29.


10 settembre   -114

La notizia del giorno.

Violento nubifragio a Livorno: 7 vittime.

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Un temporale lunghissimo e violento, con il vento forte che ha soffiato a raffiche, si è abbattuto sulla costa toscana e ha creato gravi danni tra Pisa e Livorno. La situazione più grave si è registrata a Livorno: la pioggia ha cominciato a cadere a partire dalle 20 di sabato e non ha smesso fino all’alba, provocando esondazioni dei torrenti e allagamenti soprattutto nelle zone dello Stillo, Salviano, Ardenza, Collinaia, Apparizione. In tutto sono caduti oltre 200 millimetri di acqua in poche ore. Il bilancio, ancora provvisorio, è di sette morti e una dispersa. Una intera famiglia è stata distrutta mentre si trovava nella propria casa che, nel cuore della notte, si è allagata. L’appartamento si affacciava al piano terra di un palazzo non lontano dall’accademia navale ed era in parte interrato. Secondo le prime informazioni la zona sarebbe stata investita da un vero e proprio muro d’acqua. Nei pressi scorre un corso d’acqua tombato la cui foce è distante un centinaio di metri dall’abitazione. Padre, madre e figlio, Simone Ramacciotti e Glenda Garzelli con il piccolo Filippo, sono morti, mentre il nonno Roberto tentava disperatamente di portarli in salvo. È riuscito a salvare solo la nipote più piccola, Camilla di 3 anni, ma quando si è ributtato nell’acqua, che riempiva completamente l’appartamento del piano terra, per salvare l’altro nipote non ce l’ha fatta. Il nonno non è riuscito a salvare il nipote più piccolo, quattro anni festeggiati proprio sabato sera né a salvare se stesso. I tre adulti lavoravano nell’agenzia delle Assicurazioni Generali di Empoli. Un’altra persona è deceduta in via della Fontanella: si tratta di Raimondo Frattali, di 70 anni, la moglie e la figlia si sono salvate salendo sul tetto. La sesta vittima, Roberto Vestuti, 44 anni, di Carrara è stata ritrovata a Montenero, in via Sant’Alò. C’è ancora una persona dispersa, si tratta della moglie del superstite ritrovato attaccato a un albero ai Tre Ponti dove era arrivato da Collinaia trascinato dal Rio Ardenza.

METEO

Roma (Italia, Europa) pioggia violenta +20. Livorno (Italia, Europa) nubifragio. Muang Xay (Laos, Asia) pioggia +25. Rustenburg (Sudafrica) soleggiato +33Elko (Nevada, Stati Uniti d’America) sereno +16. Ua Pou (Polinesia, Oceania) sereno con nuvolosità sparsa +22.


9 settembre   -115

La notizia del giorno.

Rischio nubifragi da Nord a Sud: in Liguria alle 18:00 scatta l’allerta rossa.

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Un’intensa perturbazione sta per investire l’Italia a iniziare dal Nordovest, domenica colpirà le regioni centrali, la Campania e la Sardegna, portando forti piogge e temporali con il rischio di nubifragi e di situazioni critiche. Le temperature ancora elevate dell’aria e del mare e l’apporto di umidità per effetto dei venti meridionali non faranno altro che aumentare questo rischio. I principali modelli matematici, infatti, prevedono, in alcune aree, notevoli accumuli di pioggia, con quantità oltre i 60-100 l/mq, sabato in Liguria, alto Piemonte e alta Lombardia, domenica al Nordest, in Toscana, Umbria, Lazio e Campania. Secondo i meteorologi del centro Epson Meteo, domenica la formazione di un vortice di bassa pressione sul Mediterraneo occidentale potrebbe causare altre forti precipitazioni su molte aree del Nordest e del Centro-Sud anche nel corso della giornata di lunedì. Dalle 18:00 scatta l’allerta meteo in Liguria e per questo è stata rinviata a data da destinarsi la partita di anticipo di serie A Sampdoria-Roma prevista per questa sera alle 20.45. Alla luce delle previsioni odierne le criticità dovrebbero protrarsi almeno fino alle prime ore della giornata di domenica 10 settembre. L’allerta arancione per rischio idrogeologico localizzato riguarderà oggi anche molti settori del Veneto, parte della Basilicata e della Calabria. Domenica sarà una giornata critica per il forte maltempo al Nordest, in Emilia, nelle zone interne e tirreniche del Centro e in Sardegna. Su queste aree sono previste piogge e temporali anche forti e insistenti con notevoli accumuli di pioggia che potranno dare luogo a locali allagamenti. Temperature massime in calo al Centro-nord e in Sardegna, in rialzo all’estremo Sud dove resisteranno delle schiarite. Miglioramento da martedì per l’allontanamento del vortice in direzione dei Balcani.

METEO

Roma (Italia, Europa) coperto +22. Livorno (Italia, Europa) idem. Ghazni (Afghanistan, Asia) per lo più soleggiato +28. Ondjiva (Angola, Africa) soleggiato +34. San Bernardino (California, Stati Uniti d’America) per lo più nuvoloso +23. Yandina (Queensland, Australia, Oceania) sereno +18.


8 settembre   -116

La notizia del giorno.

Messico: terremoto di magnitudo 8.2, 32 le vittime.

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Un terremoto di magnitudo 8.2 è avvenuto nella notte alle 23.49, 6:49 ora italiana, nell’oceano Pacifico, lungo le coste del Messico, nella zona vicina al Chiapas. L’epicentro è stato individuato a 87 km a sudovest di Pijijiapan, a una profondità di 58 km, tale da provocare effetti anche in superficie, come uno tsunami. L’allarme tsunami è rientrato in tarda mattinata (ora italiana). Nonostante ciò, il governatore del Chiapas, Manuel Velasco, ha chiesto di evacuare comunque le aree abitate della costa perché sono state registrate onde molto alte dal Centro di allerta tsunami del Pacifico. Gran parte di Città del Messico è rimasta senza luce e le scuole sono rimaste chiuse per poter precedere ad una revisione delle infrastrutture, che potrebbero essere state danneggiate dalla forte scossa. Si tratta, secondo gli esperti, del peggiore terremoto registrato dopo quello del 19 settembre 1985, che causò oltre diecimila morti. Il meccanismo che ha generato questo terremoto, secondo il sismologo dell’Ingv Alessandro Amato è legato alla placca oceanica che spinge sotto quella continentale americana. Secondo quanto riportato dai media locali, citati da Skynews, ci sono al momento 32 vittime, tra cui due bambini. Il presidente del Messico, Enrique Pena Nieto, ha spiegato che la scossa è stata la più forte degli ultimi 100 anni, aggiungendo che ci sono già state 65 repliche e che il rischio è che entro 24 ore ce ne siano altre, anche potenti e pericolose.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

8 settembre 1943: l’armistizio di Cassibile.

L’8 settembre1943, alle 19:45, viene reso pubblico, con il proclama di Badoglio trasmesso via radio, l’armistizio di Cassibile, firmato il 3 settembre pecedente dal governo Badoglio I del Regno d’Italia con gli Alleati della seconda guerra mondiale. L’annuncio dell’armistizio di Cassibile, pronunciato dal capo di governo Pietro Badoglio all’EIAR, la radio di stato italiana, fu il seguente: «Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane». Dopo la firma dell’armistizio di Cassibile, Badoglio aveva riunito il governo solo per annunciare che le trattative per la resa erano “iniziate”. Gli Alleati, da parte loro, avevano fatto pressioni sullo stesso Badoglio affinché rendesse pubblico il passaggio di campo dell’Italia, ma il maresciallo aveva tergiversato. La risposta degli anglo-americani fu drammatica: nei giorni dal 5 al 7 settembre i bombardamenti alleati furono intensi: oltre 130 aerei B-17, le “Fortezze volanti”, attaccarono Civitavecchia e Viterbo. Il 6 fu la volta di Napoli. Perdurando l’incertezza da parte italiana, gli Alleati decisero di annunciare autonomamente l’avvenuto armistizio: l’8 settembre, alle 17:30 (le 18:30 in Italia), il generale Dwight Eisenhower lesse il proclama ai microfoni di Radio Algeri. Poco più di un’ora dopo, Badoglio fece il suo annuncio da Roma. Colto di sorpresa, senza ordini o piani da seguire, l’esercito italiano andò allo sbando. Più della metà dei soldati in servizio nella penisola abbandonarono le armi e tornarono alle loro case in abiti civili. Nelle stesse ore una piccola parte delle forze armate rimase fedele al Re Vittorio Emanuele III, come la Divisione Acqui sull’isola di Cefalonia, dove fu annientata; una parte si diede alla macchia dando vita alle prime formazioni partigiane, come la Brigata Maiella; altri reparti ancora, soprattutto al nord, come la Xª Flottiglia MAS e la MVSN, scelsero di rimanere fedeli al vecchio alleato e al fascismo. Nonostante il proclama di Badoglio, gli alleati impedirono una massiccia e immediata scarcerazione dei prigionieri di guerra italiani. Ai militari sbandatisi dopo l’8 settembre che si ripresentarono a fine guerra ai rispettivi comandi, per sistemare la propria carriera interrotta e anche recuperare gli arretrati di paga, venne richiesto di compilare un questionario di ben 97 domande, atto a definirne la posizione disciplinare e amministrativa. La ritorsione da parte degli ormai ex-alleati tedeschi, i cui alti comandi, come quelli italiani, avevano appreso la notizia dalle intercettazioni del messaggio radio di Eisenhower, non si fece attendere: fu immediatamente messa in atto l’Operazione Achse (“asse”), ovvero l’occupazione militare di tutta la penisola italiana e il 9 settembre fu affondata la Corazzata Roma, alla quale nella notte precedente era stato ordinato, assieme a tutta la flotta della Regia Marina, di far rotta verso Malta in ottemperanza alle clausole armistiziali, invece, come precedentemente stabilito, di attaccare gli alleati impegnati nello sbarco di Salerno. Il mattino successivo il re, la regina, il principe ereditario e Badoglio fuggono da Roma per raggiungere Brindisi e mettersi così in salvo sotto la protezione dell’esercito alleato. Le divisioni tedesche della Wehrmacht e delle SS presenti in Italia approfittano del caos per occupare tutti i centri nevralgici del paese, soffocando sul nascere i pochi tentativi di resistenza posti in atto da reparti dell’esercito italiano. Dei soldati che riescono a sfuggire ai tedeschi, molti si rifugiano in montagna, costituendo i primi nuclei del movimento partigiano. L’8 settembre 1943 segnò, al nord, l’inizio della Resistenza e della guerra civile, che vide combattere italiani contro italiani, fascisti contro partigiani, e la nascita, avvenuta il 23 settembre, della Repubblica di Salò; comportò al sud lo spostamento della capitale, con corte reale al seguito, da Roma a Brindisi e la proclamazione del Regno del Sud. Per tutti gli italiani, dal nord al sud del Paese, fu l’inizio della guerra di liberazione. Il giurista e scrittore Salvatore Satta, nel suo libro “De profundis” del 1948, definì l’8 settembre la “morte della patria”, con riferimento all’implosione dell’intero apparato statale costruito dopo il Risorgimento. L’espressione fu riscoperta da Ernesto Galli della Loggia in un convegno del 1993 e ripresa da Renzo De Felice nel libro-intervista “Il Rosso e il Nero” del 1995. Entrambi questi storici hanno sostenuto che il Risorgimento avrebbe creato un sentimento nazionale italiano che, crollato l’8 settembre, non sarebbe più rinato. Tali tesi hanno inevitabilmente scatenato una reazione di storici e politici vicini alla Resistenza: Claudio Pavone (“Una guerra civile”, 1991) e Nicola Tranfaglia hanno criticato la tesi della “morte della patria”, sostenendo che la Resistenza e la Costituzione hanno efficacemente fatto rinascere un sentimento nazionale italiano.

METEO

Roma (Italia, Europa) soleggiato +22. Livorno (Italia, Europa) per lo più nuvoloso +23. Tagbilaran (Provincia di Bohol, Filippine, Asia) per lo più nuvolosoa +28Bolgatanga (Ghana, Africa) per lo più nuvoloso +31. Portland (Oregon, Stati Uniti d’America) sereno +15. Fremantle (Queensland, Australia Occidentale) nuvoloso +16.

Molti cari auguri Lorenzo!


7 settembre   -117

La notizia del giorno.

L’uragano Irma devasta i Caraibi, 10 vittime.

59b03cf45805e(Zander Venezia di 16 anni, tra le vittime per aver tentato di surfare le onde prodotte dall’uragano Irma)

L’uragano Irma devasta i Caraibi e distrugge quasi il 90% delle isole di Barbuda, un bimbo di 2 anni è morto, mentre a Saint-Martin si contano 8 vittime e 21 feriti, nell’isola di Anguilla una vittima. Nelle isole dei Caraibi non si ricorda un uragano così potente e devastante. Il bilancio, ancora del tutto provvisorio, potrebbe assumere proporzioni senza precedenti, secondo l’Onu, Irma potrebbe colpire 37 milioni di persone, mentre il Fmi si dice pronto a aiutare i Paesi colpiti dall’uragano. Il presidente Usa Donald Trump ha avviato una serie di telefonate con i governatori degli stati Puerto Rico, Florida e Isole Vergini per i soccorsi. È stata ordinata l’evacuazione di Miami Beach. Secondo l’Unicef, oltre 10,5 milioni di bambini vivono nei Paesi che potrebbero essere colpiti da Irma. In base all’attuale traiettoria della tempesta, i bambini nelle isole dei Caraibi orientali, della Repubblica Dominicana, Haiti e Cuba sono in pericolo, fra questi oltre 3 milioni hanno meno di 5 anni. L’Unicef è preoccupato per centinaia di migliaia di bambini che potrebbero subire gli effetti peggiori della tempesta, con maggiore rischio per coloro che vivono nelle zone costiere. Patrick Knight, Responsabile Comunicazione dell’Unicef nei Caraibi orientali, parlando dall’isola di Barbados ha detto: “Forti venti e piogge torrenziali hanno già attraversato alcune delle isole più piccole e più esposte nei Caraibi orientali, fra cui Anguilla e Barbuda. Mentre l’entità dei danni si fa sempre più chiara, vediamo che il livello di distruzione è alto. La nostra priorità è quella di raggiungere tutte le famiglie e i bambini che si trovano nelle comunità colpite il più presto possibile.”

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Sully Prudhomme: La poesia un fatto culturale.

image002(Sully Prudhomme. Parigi, 16 marzo 1839 – Châtenay-Malabry, 7 settembre 1907)

 

Apriamo la giornata con una poesia d’amore dal titolo “Il momento migliore”, di Sully Prudhomme:

L’istante più bello degli amori

non è quando si dice “ti amo”

è nel silenzio

ogni giorno spezzato a metà

è nelle intese

pronte e furtive dei cuori

nei finti rigori

nelle indulgenze segrete

nel brivido di un braccio

dove poggia una mano che trema;

nel libro sfogliato insieme,

un libro mai letto

 

nell’ora irripetibile quando con la bocca chiusa

il pudore dice tanto

e il cuore scoppia

aprendosi in silenzio come un bocciolo di rosa

 
l’ora in cui il mero profumo dei capelli

sembra un regalo conquistato …

l’ora della tenerezza squisita

che nel rispetto avvolge la passione

La bellezza, così efficacemente espressa nei versi di questa poesia che, a proposito di amore, parla di sentimenti intensi e di delicati pudori, di passione avvolta dal rispetto e di tenerezza squisita, di cuore che scoppia dall’emozione e silenzi carichi d’intese rimanda a una dimensione dell’essere profonda e delicata, a una qualità dell’anima superiore, a una coscienza diritta. Qualità di raffinata spiritualità, merce introvabile al giorno d’oggi, quando nella migliore delle ipotesi il rapporto umano si esprime in nome dell’essenzialità quando non è superficialità, se non frugalità à la page con l’attuale linguaggio tecnologico. Da questa poesia ci separano ben oltre due secoli essendo stata scritta nell’Ottocento da un autore francese, Sully Prudhomme, nato a Parigi nel 1839, che tra l’altro è stato il primo poeta francese a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura, nel 1901. La motivazione del Premio era: “In riconoscimento della sua composizione poetica, che dà prova di un alto idealismo, perfezione artistica ed una rara combinazione di qualità tra cuore ed intelletto”. Prudhomme, sul declinare dell’Ottocento, fu uno dei poeti più letti e ammirati dal pubblico letterario di tutt’ Europa; il più popolare degli impopolari parnassiani. Intendeva l’arte come pura espressione dell’essere e, con il denaro ricevuto dal Premio Nobel, istituì un premio di poesia in seno alla “Società degli uomini di lettere”. L’anno successivo, insieme a José-Maria de Heredia e Léon Dierx dette vita alla “Società dei poeti francesi”. La poesia, la letteratura, la cultura, l’arte: quanta bellezza! Queste forme espressive nascono, oltre che dal talento dell’artista, dal suo impegno nel coltivarlo, da un suo faticoso processo conoscitivo che genera cultura, conoscenza. Le forme di comunicazione del XXI secolo sono, per contro, all’insegna della funzionalità e della velocità che non permettono pause di riflessione né ragionamento e certamente non favoriscono i lenti processi di apprendimento del pensare. Oggi il mondo vive nell’“interregno”. La risposta a tanta paura nell’umanità a livello globale e la ringhiosità degli uni contro gli altri sarebbe forse meno cruenta se si fossero coltivate politiche in difesa della cultura e dell’arte. Vogliamo a questo proposito riportare l’articolo Di Giovanni De Mauro dal settimanale “Internazionale”, n° 1220 che ci invita a “tentare”, come suggerisce il titolo, per rendere il mondo un posto migliore: “Ci sono questioni che definiscono un’epoca e di fronte alle quali non si può rimanere neutrali. La crisi dei migranti è una di queste. O pensiamo che tutti abbiano il diritto di muoversi liberamente, di attraversare le frontiere e di vivere dove preferiscono, indipendentemente dal paese in cui sono nati, dalla loro condizione economica e dal colore della pelle, oppure al contrario pensiamo che questo diritto ce l’abbiano solo alcuni, e che tutto dipenda dal passaporto che si ha in tasca e da quanti soldi si hanno in banca. Non è un caso se Angela Davis ha definito il movimento dei migranti il movimento del ventunesimo secolo. Perché la posizione che abbiamo sulla crisi dei migranti, le risposte che diamo, quelle di lungo periodo e quelle immediate, nelle città o in quanto nazioni, sull’autobus o al lavoro, dicono chi siamo come individui e come collettività. Dicono che idea abbiamo delle relazioni tra le persone, se troviamo accettabile vivere sapendo che il nostro benessere è reso possibile dallo sfruttamento di altri esseri umani e delle loro risorse, o se invece pensiamo che questo non sia tollerabile. Se siamo convinti che il mondo vada bene così com’è, oppure se pensiamo che sia necessario tentare di cambiarlo per renderlo un posto migliore e più giusto”. Buona poesia!

Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +27. Livorno (Italia, Europa) idem. Suwon (Gyeonggi, Corea del Sud, Asia) nebbia +19. Lubumbashi (Repubblica Democratica del Congo, Africa) sereno +18. Comarapa (Bolivia, Sudamerica) parzialmente nuvoloso +18. Invercargill (Southland, Nuova Zelanda, Oceania) parzialmente nuvoloso +7.


6 settembre   -118

La notizia del giorno.

Brucia azienda di rifiuti nel Pavese: rischio diossina.

VIGILI

Un incendio di vaste proporzioni si è sviluppato alle 6:30 di questa mattina nella zona industriale di Mortara, in via Fermi, all’interno della ditta “Eredi Bertè”, che si occupa di recupero di rifiuti speciali. Una colonna di fumo nero è visibile a molti chilometri di distanza e staziona sulla città. I sindaci di Mortara, di Vigevano e di tutti i comuni limitrofi stanno emettendo in queste ore delle ordinanze, in cui invitano la popolazione, a scopo precauzionale, a restare per quanto possibile in casa, a tenere le finestre chiuse e a non raccogliere e consumare i prodotti dell’orto in attesa di conoscere i risultati delle analisi eseguite dall’Arpa. Al momento la colonna nera, spinta dal vento, si sta dirigendo verso nord-est, in direzione di Novara e Vigevano. C’è infatti preoccupazione anche nel Novarese: a pochi chilometri in linea d’area dal luogo dell’incendio, la colonna di fumo è ben visibile. Il sindaco di Borgolavezzaro, Annalisa Achilli, ha già provveduto ad avvisare i suoi concittadini a non tenere aperte le finestre. Il prefetto di Pavia, Attilio Visconti, è arrivato sul posto, dove è rimasto fino a poco fa per coordinare le operazioni dei vigili del fuoco e delle altre autorità intervenute. “Le notizie che sto raccogliendo – ha detto – non sono troppo confortanti. Lì sta bruciando di tutto, comprese gomma e plastica, e c’è il rischio che si sviluppi diossina.” Sul posto sono al lavoro sette squadre di vigili del fuoco giunte da Vigevano, Pavia, dai distaccamenti volontari di Mortara, Mede, Garlasco e Robbio e anche da Milano, ma al momento le operazioni procedono a rilento perché i pompieri hanno problemi di approvvigionamento idrico: sul posto gli idranti sono pochissimi e la pressione nelle tubazioni è bassa. Le autobotti stanno facendo la spola tra quattro punti diversi di Mortara e anche tra alcuni paesi limitrofi per fare rifornimento.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Giovanni Fattori.

image003(Giovanni Fattori, Autoritratto, 1854. Palazzo Pitti, Firenze)

Giovanni Fattori, pittore di grande energia e sentimento, eccellente grafico e incisore, è uno dei massimi artisti italiani dell’Ottocento e uno dei più sensibili esponenti del movimento dei Macchiaioli. Fattori nacque a Livorno il 6 settembre 1825. “In quei primi decenni del XIX secolo, precisa lo storico Stefano Zuffi, con l’affermarsi del Neoclassicismo e il cosiddetto stile Impero gli artisti italiani erano favoriti dalla possibilità di avere costantemente a disposizione i grandi esempi del passato, dall’archeologia alle riletture quattro-cinquecentesche. La consapevolezza dell’immenso patrimonio culturale, minacciato e in parte disperso con le campagne napoleoniche è forse l’elemento più interessante di quel periodo. L’emanazione di decreti per la tutela del patrimonio artistico e il recupero dei capolavori asportati in Francia effettuato da Canova erano i sintomi dell’attenzione nei confronti dell’arte del passato, accuratamente studiati nelle accademie. Questo atteggiamento di recupero della storia non si limitava alle arti figurative: il teatro, il romanzo e l’opera lirica (come i celeberrimi capolavori di Manzoni e di Verdi) si ispiravano alle figure, agli scenari, agli episodi del passato. Era un modo per evitare almeno in parte i rigori della censura, rigidissima soprattutto nelle regioni dominate dagli austriaci, ma rivelava l’esigenza di recuperare motivi e stimoli di identità e di orgoglio nazionale, specie in un periodo di mortificazione. Anche la pittura di soggetto storico giocava un ruolo nella lunga fase del Risorgimento, il processo politico e sociale che attraverso una travagliata serie di rivolte e di conflitti portò all’indipendenza dell’Italia dagli stranieri e alla riunificazione della nazione sotto il regno dei piemontesi Savoia. Solo verso la metà del secolo entrò in scena l’attualità: alcuni artisti soprattutto lombardi e toscani, partecipano direttamente alle guerre o addirittura all’impresa dei Mille di Garibaldi. L’illustrazione dei fatti contemporanei sostituì la rievocazione di episodi remoti. Al “recupero della realtà” si può far risalire la nascita e l’evoluzione del più importante gruppo di pittori italiani dell’Ottocento, i “macchiaioli”. Attivi tra Firenze e le coste della Maremma, artisti come Lega, Fattori e Signorini dipingevano situazioni e paesaggi tratti dal vero, con una tecnica di grande ricchezza cromatica, paragonabile a quanto stavano facendo, a Parigi, negli stessi anni gli “impressionisti”. La sensibilità e la poetica dei vari rappresentanti del gruppo portò a esiti diversi: Lega cercò poesia dei momenti di intimità, Signorini (anche con la precoce attenzione verso la fotografia) colse al volo movimenti di folla e scenari urbani, Fattori interpretò la solitudine e la fatica di soldati di ronda nella campagna assolata o di contadini stravolti dal lavoro. Quest’ultimo aspetto, l’attenzione verso i nuovi temi sociali, è il filone prevalente negli ultimi anni del secolo. Dopo l’Unità (1870) e la definitiva scelta di Roma come capitale del regno d’Italia, infatti, si spengono gli ardori risorgimentali e si scopre lo stato di arretratezza in cui si trova gran parte di una nazione che aspira a trovare un ruolo fra le grandi potenze: rapidamente, di fronte alla situazione concreta, si parla di “delusione postunitaria”. Il disagio dei poveri, la necessità di una rapida riconversione dell’economia verso l’industria, il formarsi di un nuovo ceto operaio offrono agli artisti più sensibili l’occasione per una pittura nuova, non priva di un senso di denuncia”. “Quando all’arte si leva il verismo che resta? Il verismo porta lo studio accurato della Società presente, il verismo mostra le piaghe da cui è afflitta, il verismo manderà alla posterità i nostri costumi e le nostre abitudini”, così si pronunciava Giovanni Fattori. I suoi dipinti trattano gli aspetti più terragni della realtà, quelli meno appariscenti e per questo motivo più dolorosi: a queste tematiche fattori si accostò con diverse disposizioni d’animo, presentando talvolta un grande e innocente coinvolgimento lirico e altre facendo prevalere l’intento polemico, ironico o descrittivo. Questa riflessione sulla quotidianità, in ogni caso, fu condotta sempre con grande vigore e autenticità morale, in pieno accordo con la poetica macchiaiola, animata da un pungente verismo pittorico. Fattori abbracciò, in ogni caso, numerosi altri soggetti oltre a quello militare come quello del paesaggio, in particolare la sua terra, la Maremma toscana e dimostrando un certo gusto per il ritratto, realizzato con grande penetrazione psicologica e disinvoltura. Dopo gli anni settanta, mentre venne meno a compattezza del gruppo dei macchiaioli, Fattori si dedicò con crescente attenzione al ritratto e all’incisione.

image001(In vedetta, 1872. Tavola. Collezione privata)

Il realismo di Fattori si esprime anche attraverso la scelta di colori intrisi di luce e di un disegno che non dimentica la storica lezione dell’arte toscana. Se la tecnica della pittura en plein air e la grande luminosità possono in parte ricordare i coevi risultati degli impressionisti parigini, la stesura robusta delle pennellate con sintetiche “macchie” di colore risulta del tutto originale.

image002(Carro rosso, 1887. Tela. Milano, Pinacoteca di Brera)

Il quadro descrive un momento di pausa nella fatica del lavoro. Le sagome monumentali dei buoi staccati dalla stanga e la pesante massa del contadino si profilano nette sullo sfondo di un litorale strapazzato dal sole, al limitare di un mare che sembra di piombo.

Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) parzialmente nuvoloso +26. Livorno (Italia, Europa) idem. Pleiku (Provincia di Gia Lai, Vietnam, Asia) per lo più nuvoloso +22Abuja (Nigeria, Africa) nuvoloso +27. Laredo (Texas, Stati Uniti d’America) soleggiato +29Wollongong (Nuovo Galles del Sud, Australia) sereno +13.


5 settembre   -119

La notizia del giorno.

Bimba di quattro anni morta per malaria.

Malaria

Una bambina di quattro anni, Sofia Zago, figlia di una coppia italiana residente a Trento, è morta per malaria agli Ospedali Civili di Brescia. La bambina ad agosto era stata in ospedale a Trento per un esordio di diabete infantile. Il 21 agosto, ultimo giorno di ricovero della piccola, è arrivata in ospedale una famiglia del Burkina Faso, di ritorno da un viaggio nel Paese d’origine, con due bambini con la malaria, che sono stati ricoverati in stanze diverse e sono guariti. La piccola non sarebbe mai stata in un paese malarico e la zanzara che trasmette la malattia non risulta presente, come specie, in Italia. La ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha detto: “Dalle prime indicazioni pare che la bambina potrebbe aver contratto la malaria in ospedale, a Trento, il motivo per il quale sarebbe un caso molto grave. Abbiamo mandato immediatamente degli esperti sia per quanto riguarda la malattia sia per la trasmissione da parte delle zanzare.” La bambina era stata colpita da malaria cerebrale, la forma più grave della malattia, che viene trasmessa dal Plamodium Falciparum, la specie più aggressiva di un protozoo parassita trasmesso dalla zanzara Anopheles. La morte, nei casi più gravi, può arrivare entro 24 ore. La malattia è diffusa prevalentemente nell’Africa Sub-sahariana, in Asia, in America centrale e del Sud. Sul caso la magistratura ha aperto un fascicolo e al momento non si esclude che la piccola possa essere stata infettata da una zanzara giunta dall’estero in qualche bagaglio. “La zanzara vive come ciclo 20 giorni e non ha progenie quindi non c’è il rischio che possano esserci altre zanzare nate dal vettore”, ha spiegato il professor Alberto Matteelli, esperto di malattie tropicali, comunque è in corso la disinfestazione di tutto il reparto dell’ospedale di Trento come da profilassi.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Santa Teresa di Calcutta.

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Il 5 settembre 1997 moriva a Calcutta madre Teresa, al secolo Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu, una religiosa albanese, di fede cattolica, fondatrice della congregazione religiosa delle Missionarie della Carità. Teresa nacque il 26 agosto 1910 a Skopje in una famiglia benestante da genitori albanesi originari del Kosovo. All’età di otto anni rimase orfana di padre e la sua famiglia si trovò in gravi difficoltà economiche. A partire dall’età di dieci anni partecipò alle attività della parrocchia del Sacro Cuore di Skopje, in particolare quelle del coro, del teatro e dell’aiuto alle persone povere. Oltre il muro di cinta del convento c’era Motijhil con i suoi odori acri e soffocanti, uno degli slum più miserabili della megalopoli indiana, la discarica del mondo. Da lontano suor Teresa poteva sentirne i miasmi che arrivavano fino al suo collegio di lusso, ma non lo conosceva. Era l’altra faccia dell’India, un mondo a parte per lei, almeno fino a quella fatidica sera del 10 settembre 1946, quando avvertì la “seconda chiamata” mentre era in treno diretta a Darjeeling per gli esercizi spirituali. Durante quella notte una frase continuò a martellarle nella testa per tutto il viaggio, il grido dolente di Gesù in croce: “Ho sete!” Un misterioso richiamo che col passare delle ore si fece sempre più chiaro e pressante: lei doveva lasciare il convento per i più poveri dei poveri, quel genere di persone che non sono niente, che vivono ai margini di tutto, il mondo dei derelitti che ogni giorno agonizzavano sui marciapiedi di Calcutta, senza neppure la dignità di poter morire in pace. Suor Teresa lasciò il convento di Entally con cinque rupie in tasca e il sari orlato di azzurro delle indiane più povere, dopo quasi 20 anni trascorsi nella congregazione delle Suore di Loreto. Era il 16 agosto 1948. La piccola Gonxha di Skopje diventava Madre Teresa e iniziava da questo momento la sua corsa da gigante. Nel marzo 1949 una sua ex-allieva, Shubashini Das, si unì a lei, creando le basi per la costruzione di una piccola comunità. Nel 1950 Madre Teresa fondò la congregazione delle Missionarie della carità, la cui missione era quella di prendersi cura dei “più poveri dei poveri” e di tutte quelle persone che si sentono non volute, non amate, non curate dalla società, tutte quelle persone che sono diventate un peso per la società, uno “scarto”. Le prime aderenti furono dodici ragazze, tra cui alcune sue ex allieve della Saint Mary. Stabilì come divisa un semplice sari bianco a strisce azzurre, scelto da Madre Teresa perché era il più economico fra quelli in vendita in un piccolo negozio, ma soprattutto perché aveva i colori della casta degli intoccabili, la più povera dell’India. Il numero di persone che desideravano seguire l’esempio di Madre Teresa crebbe rapidamente, tanto che le stanze messe inizialmente a disposizione da Gomes si rivelarono presto inadeguate. Nel febbraio 1953 le suore poterono quindi spostarsi in una nuova sede a 54A Lower Circular Road, messa a loro disposizione dall’arcidiocesi di Calcutta, che ospita tuttora la casa madre delle Missionarie della carità. Lo stile di vita voluto da Madre Teresa, ispirato a san Francesco, prevedeva un’austerità rigorosa, in linea con la condizione di vita dei poveri e con la necessità di preservare gli ideali del nuovo ordine. Nel frattempo, il 22 agosto 1952, era stata inaugurata la Casa Kalighat per i morenti, poi chiamata casa dei puri di cuore: Nirmal Hriday, nata per offrire cure e assistenza ai numerosi malati rifiutati dagli ospedali cittadini. A quel tempo l’abbandono dei malati era un fenomeno frequente, legato alle condizioni di estrema povertà in cui versava buona parte della popolazione cittadina. Lo stesso Comune di Calcutta, consapevole della gravità del problema, aveva quindi messo a disposizione di Madre Teresa un ostello abbandonato nei pressi del tempio di Kali (Kalighat) e aveva fornito una somma mensile di denaro. Le persone portate all’ospizio venivano assistite e avevano, nel caso, la possibilità di morire con dignità secondo i riti della propria fede: ai musulmani si leggeva il Corano, agli indù si dava acqua del Gange e i cattolici ricevevano l’estrema unzione. Gli inizi furono comunque difficili. Non mancarono le resistenze e i sospetti di proselitismo, soprattutto da parte dei sacerdoti induisti del tempio vicino. Superate le iniziali diffidenze, la struttura venne comunque poi sostenuta e appoggiata, sia tramite il contributo di volontari che attraverso donazioni, da persone di diversi credi religiosi. Negli anni le attività delle Missionarie della carità si ampliarono e compresero il reinserimento lavorativo delle persone guarite e l’assistenza ai bambini abbandonati o rimasti orfani: quest’ultima attività, in particolare, poté essere avviata grazie al sostegno di una signora indù di Calcutta. Il suo lavoro instancabile tra le vittime della povertà di Calcutta l’ha resa una delle persone più famose al mondo e le è valso numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Nobel per la Pace nel 1979. È stata proclamata beata da papa Giovanni Paolo II il 19 ottobre 2003 e santa da papa Francesco il 4 settembre 2016.

METEO

Roma (Italia, Europa) soleggiato +27. Livorno (Italia, Europa) soleggiato +26. Nanchang (Jiangxi, Cina, Asia) parzialmente nuvoloso +25. Sumbe (Angola, Africa) sereno +22. Saskatoon (Saskatchewan, Canada) soleggiato +22. Esperance (Australia Occidentale, Australia) lievi rovesci di pioggia +8.

Buon Compleanno Carlo!


4 settembre   -120

La notizia del giorno.

Addio a Gastone Moschin, l’ultimo degli “Amici miei”.

Amicimiei-cast(Una scena del film Amici miei del 1975)

È morto oggi, a 88 anni, nell’ospedale Santa Maria di Terni, dove era ricoverato da qualche giorno, Gastone Moschin, il popolare attore giunto alla notorietà con il film di Monicelli “Amici miei”, in cui interpreta il personaggio di Rambaldo Melandri, un architetto inguaribilmente romantico, al fianco di Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Adolfo Celi e Duilio Del Prete. Nato a San Giovanni Lupatoto l’8 giugno 1929, negli anni cinquanta intraprende la sua carriera come attore teatrale, facendo parte prima della Compagnia del Teatro Stabile di Genova e del Piccolo Teatro di Milano, poi collaborando con il Teatro Stabile di Torino (Zio Vanja, di Čechov, 1977; I giganti della montagna, di Pirandello, 1979). Sempre di Čechov, nel 1968 ha interpretato il ruolo di Lopachin ne Il giardino dei ciliegi, sotto la regia di Mario Ferrero. Nel 1955 debutta nel cinema in La rivale di Anton Giulio Majano, la commedia all’italiana, il genere che decreterà la sua fortuna d’attore quattro anni dopo con L’audace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loy. E’del 1962 il ruolo del fascista Carmine Passante che gli permette di emergere come interprete in Anni ruggenti, il film del 1962 diretto da Luigi Zampa, protagonista Nino Manfredi, ispirato a L’ispettore generale di Gogol. Da quel momento Moschin diventa una presenza costante nel cinema italiano: da La rimpatriata di Damiano Damiani (1963) a La visita di Antonio Pietrangeli (1965) a Sette uomini d’oro, commedia “action” che riscuote un grande successo al botteghino. Più avanti, nel 1983, darà vita a una propria compagnia teatrale con la quale porterà in scena Goldoni (Sior Todero brontolon), Miller (Uno sguardo dal ponte, Erano tutti figli miei), Cechov (Il gabbiano).

Avvenimenti e Protagonisti del Passato.

Ivan Illich, un Pensatore libero.

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Ivan Illich, se proprio gli si doveva attribuire una definizione, preferiva essere considerato un pensatore libero, fuori da ogni inquadramento che potesse distoglierlo dall’esercitare il suo pensiero critico rispetto a ciò che osservava nel mondo in cui viveva. Altrimenti, oggi, è considerato uno dei più grandi sociologi del Novecento e ritenuto un intellettuale tra i più radicali della seconda metà del XX secolo. Pedagogista, storico, filosofo e antropologo, citato spesso come teologo, espressione che lui stesso rigettava tenacemente si era, fin da bambino, rivelato particolarmente intelligente e versatile. All’età di sei anni parlava, grazie alla madre, come fossero sue lingue madri, il francese, il tedesco e l’italiano (in seguito divenne un poliglotta imparando il croato, il greco antico, lo spagnolo, il portoghese, lo hindi e altri idiomi). Ciononostante, all’epoca, quando la madre volle iscriverlo a una scuola di Vienna, una scuola molto buona dove per i bambini era già in uso la pratica dei test, gli esaminatori decretarono che era un bambino ritardato. L’esclusione dalla scuola costituì per Illich, come lui stesso raccontò, un grande vantaggio perché poté stare per due anni nella biblioteca della nonna a leggere romanzi e a cercare nei dizionari tutte quelle cose interessanti che potevano eccitare la curiosità di un bambino dispettoso di sette anni. Di fatto non prese mai seriamente la scuola e la frequentò a intervalli irregolari “Tutto quello che ho imparato l’ho imparato fuori dalla scuola”. Illich era nato a Vienna il 4 settembre 1926 da padre croato e madre ebrea sefardita. Per sfuggire alle leggi razziali nel 1941, con la madre e i fratelli, andò a vivere a Firenze e nel ’44 si trasferì a Roma dove si iscrisse alla Pontificia Università Gregoriana con il progetto di diventare sacerdote. Nel ’51 fu ordinato sacerdote. Prestò servizio come assistente parrocchiale a New York, nella diocesi retta dal cardinale Spellman e ne ’56 fu nominato vice-rettore dell’università Cattolica di Porto Rico. Attento osservatore analizzava con spirito autonomo e profondo le realtà che viveva anche all’interno della sua attività ecclesiastica dove, in più di un’occasione, sollevava la sua protesta di fronte a posizioni contrarie al suo modo di pensare come quando “dopo aver partecipato, in qualità di consulente del Cardinal Suenens, alla seconda e alla terza sessione del fondamentale Concilio Vaticano II, nel novembre del ’64, proprio mentre il Concilio dà il placet allo schema della “Gaudium et spes” che apparentemente non si oppone alla conservazione di armi nucleari”, contrario si ritirò. Coerentemente con il suo pensiero, in base all’idea che più della teoria vale l’impegno dell’azione, fonda, nel ’61 a Cuernavaca (Messico) il Centro interculturale di documentazione, uno spazio educativo non istituzionale per la formazione dei missionari che avrebbero operato in America Latina. Nel dialogare con loro Illich applicava “una revisione dei presupposti ideologici che informavano l’azione acculturatrice dei missionari che avrebbero operato nei paesi in via di sviluppo”. La sua analisi critica del Cattolicesimo e il conflitto aperto con le forze più conservatrici della Chiesa lo portarono ad abbandonare il sacerdozio e ad elaborare un’ideologia contestativa verso le forme istituzionali in cui si esprime la società contemporanea, nei più diversi settori (dalla scuola all’economia e alla medicina). Scrisse pertanto diversi saggi tra questi “Descolarizzare la società (1971); La Convivialità (1973); Il genere e il sesso. Per una critica storica dell’uguaglianza (1982); Nello specchio del passato (1992). Nel ’77 Illich insegnò alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento dove tenne lezioni e organizzò seminari, diventando presto un riferimento per il movimento studentesco. Illich muoveva la sua critica alla società contemporanea, una società produttivistico-consumistica propria del neocapitalismo e sosteneva che le forme istituzionali, espressione di questo sistema sociale, economico, politico sottendono e impongono rapporti di dominazione e subalternità culturale nel rapporto con l’uomo. Secondo il sociologo austriaco la crisi planetaria ha le sue radici nel fallimento dell’impresa moderna: cioè la sostituzione della macchina all’uomo, il prevalere della tecnica in un mondo sempre più privo di valori etici e morali. La società dei consumi è dunque responsabile dell’alienazione dell’uomo moderno e coercitiva della sua espressione creativa. Nel saggio “La Convivialità” Illich intende per “convivialità” il contrario della produttività”, egli scrive: “Ognuno di noi si definisce nel rapporto con gli altri e con l’ambiente e per la struttura di fondo degli strumenti che utilizza. Questi strumenti si possono ordinare in una serie continua avente a un estremo lo strumento dominante e all’estremo opposto lo strumento conviviale: il passaggio della produttività alla convivialità è il passaggio dalla ripetizione della carenza alla spontaneità del dono … Il rapporto industriale è il riflesso condizionato, risposta stereotipa dell’individuo ai messaggi emessi da un altro utente, che egli non conoscerà mai, o da un ambiente artificiale, che mai comprenderà; il rapporto conviviale, sempre nuovo, è opera di persone che partecipano alla creazione della vita sociale”. “Il passaggio dalla produttività alla convivialità significa sostituire a un valore tecnico un valore etico, a un valore materializzato a un valore realizzato”. Illich chiamava società conviviale una società in cui lo strumento moderno sia utilizzabile dalla persona integrata con la collettività, e non riservato a un gruppo di specialisti che lo tiene in pugno sotto il proprio controllo. Mentre nel suo saggio “Bisogni”, attraverso una approfondita e ben circostanziata analisi, parla dei bisogni indotti che “può essere considerata l’eredità più insidiosa lasciataci dallo sviluppo”. Secondo Illich la creazione dei “bisogni di base” ha trasfigurato la natura umana e la trasformazione è avvenuta in un paio di secoli. … In questo processo secolare la generazione del secondo dopoguerra è stata testimone del passaggio dall’uomo comune all’uomo bisognoso. Oggi, la stragrande maggioranza dei  miliardi di persone viventi sul pianeta accetta incondizionatamente la propria condizione umana di dipendenza dai beni e dai sevizi, una dipendenza chiamata bisogno. … Allora, il fenomeno umano non viene più definito attraverso ciò che siamo, affrontiamo, possiamo prendere, sogniamo e nemmeno più attraverso il mito moderno per il quale possiamo lasciarci alle spalle il regno della scarsità, ma attraverso la misura di ciò che ci manca e quindi, di ciò di cui abbiamo bisogno. Le tematiche sollevate da Illich, oggi non sorprendono più nessuno perché le sue riflessioni sulla società industrializzata e le sue problematiche sono un’evidenza invariata nel tempo. La sua eredità si può racchiudere nella frase seguente con la quale concludeva, infine, le sue riflessioni: “La speranza della specie umana dipende dalla riscoperta della speranza come forza sociale”.

Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +28. Livorno (Italia, Europa) sereno +27. Antipolo (Provincia di Rizal, Filippine, Asia) per lo più nuvoloso +29Midelt (Marocco, Africa) per lo più soleggiato +31. Skokie (Illinois, Stati Uniti d’America) parzialmente nuvoloso +19Tabubil (Papua Nuova Guinea, Oceania) per lo più nuvoloso +22.


3 settembre   -121

La notizia del giorno.

F1: a Monza trionfano le Mercedes, vince Hamilton, Vettel terzo.

 

1538931_1317732044953553_3963199710202723168_n(Gran Premio d’Italia del 1965. Prima vittoria del Mondiale di Formula 1 di quello che sarebbe diventato uno dei più grandi piloti di tutti i tempi: Jackie Stewart)

Sul circuito di Monza Lewis Hamilton ha vinto davanti a Valtteri Bottas e alla Ferrari di Sebastian Vettel, terzo sul podio. Il britannico ha condotto la gara dal primo all’ultimo giro, portandosi dietro il compagno di squadra Bottas, che si è classificato al secondo posto; Hamilton diventa così il nuovo leader del Mondiale sorpassando Vettel, che è arrivato terzo e, dopo aver tagliato il traguardo, in italiano ha così ringraziato il team e i tifosi: “Grazie ragazzi! È stata una giornata difficile ma c’erano tanti tifosi … Grazie ai tifosi, grazie mille.” Poi in inglese, ha detto di aver avuto qualche difficoltà nel finale e che bisognerà lavorare in vista del finale di stagione. Nonostante il terzo posto, il tedesco è stato fortemente applaudito dai numerosissimi tifosi della Ferrari che hanno assistito alla gara. “Oggi è stato quasi imbarazzante vedere la differenza tra Mercedes e Ferrari”, ha dichiarato il numero uno della casa di Maranello, Sergio Marchionne, dopo il Gp d’Italia, sottolineando che “l’obiettivo non cambia per il mondiale piloti e costruttori”, e che “questa non è la Ferrari: bisogna raddoppiare l’impegno. Dobbiamo togliere il sorriso dalla faccia di questi, mi stanno girando un po’ le balle.” Dietro alla Ferrari di Vettel si è classificata al quarto posto la Red Bull di Daniel Ricciardo, autore di una grande rimonta dal 17° posto di partenza. Quinta l’altra Ferrari di Kimi Raikkonen, davanti alla Force India di Esteban Ocon, alle Williams di Lance Stroll e Felipe Massa. Nono posto per Sergio con la Force India e decimo per Max Verstappen con la Red Bull. Lewis Hamilton con questa vittoria sale in testa alla classifica del Mondiale con 238 punti, superando Vettel, che si ritrova a 235.

Domenica 3 settembre

fine-estate

Un’estate al mare. Riprende oggi le pubblicazioni il nostro DayBayDay dopo oltre un mese di assenza dovuta alla pausa estiva di agosto. Un bentornato quindi un po’ a tutti, innanzitutto ai nostri affezionati lettori che ci auguriamo presuntuosamente ne abbiano avvertito la mancanza, a chi giorno più giorno meno ha affollato spiagge e litorali, nonché a chi invece ha preferito altri luoghi per le proprie vacanze magari pensando al mare come possibile futura meta. Naturalmente il nostro pensiero va anche ai tanti che per le più diverse ragioni non hanno potuto andare né per lidi né in montagna rimanendo a casa, viaggiando forse sulle ali dell’immaginario e della fantasia che comunque talvolta aiutano a compensare il desiderio di evasione e di distacco, almeno per un se pur breve tempo, dallo scorrere incessante della quotidianità delle cose.

In ogni caso un’altra estate volge al suo termine e siamo convinti valga la pena di ripercorrere questo lungo mese che ci lasciamo alle spalle nei suoi tratti di cronaca più essenziali. È verosimile che tutti ricorderanno per un bel pezzo il gran caldo, con temperature già da fine giugno ben al di sopra della media stagionale, ma sarà altrettanto impossibile dimenticare alcuni veri e propri orrori che hanno costellato questi giorni di agosto. La strage jihadista di Barcellona alle Ramblas, così come la feroce spietata esecuzione di Niccolò Ciatti a Lloreta de Mar in Costa Brava da parte di tre balordi, probabilmente vicini agli ambienti della mafia cecena che da quelle parti spadroneggia, ci dicono come in pochi attimi svago e naturale desiderio di tranquillità con i propri cari possano trasformarsi in tragedie devastanti. In entrambi i casi si è presto appurato che gli autori materiali sono ragazzi giovani a loro modo sbandati, carichi di odio e di una visione della vita da far accapponare la pelle. Stesso dicasi per gli stupratori di Rimini e per altri episodi di una cronaca nerissima di violenze, risse, fatti di sangue in giro per la il nostro Bel Paese. Anche Roma non è stata da meno con l’allucinante delitto del quartiere Flaminio a Ferragosto. Una banalità del male assai diffusa per monti e per valli, in Italia come nel mondo, certamente non nuova nel senso che non la scopriamo certo oggi, ma che ci deve far riflettere sempre e a fondo.                                                                                            
Atti così odiosi non sono tollerabili allo stesso modo di altre vicende che definire deprecabili è un chiaro gentile eufemismo. Sempre a Roma viene sgomberato con la forza un grande immobile in pieno centro a via Curtatone all’angolo con Piazza Indipendenza, occupato abusivamente da alcune centinaia di profughi quasi tutti eritrei ed etiopi. Una situazione che si trascinava da anni nella più assoluta incuria dell’amministrazione capitolina. Bene, non si pensa minimamente e per tempo a trovare soluzioni decenti, realistiche e condivise, ma si lascia tutto all’improvvisazione burocratica degli adempimenti. Così all’estero girano gioiosamente immagini di cariche e di idranti che contribuiscono insieme alla perenne spazzatura nei cassonetti, alle buche dappertutto, al non governo, ai turisti in mutande nelle vie e nelle fontane, a  rendere sempre più degradata quella che dovrebbe e potrebbe essere la più bella città del mondo.   
Intendiamoci, le occupazioni sono illegittime e illegali ma la casa è un diritto e un bene a cui tutti devono poter avere accesso in un Paese civile, indipendentemente se si tratta di italiani o rifugiati. È una questione di dignità della persona ed è la politica a dover dare delle risposte concrete ai suoi vari livelli. Questo vale anche per la piaga ricorrente dell’abusivismo di cui i fatti di Casamicciola ad Ischia sono esempio elementare e sconcertante. La corsa al guadagno facile, alla speculazione, alla corruttela clientelare, rischiano di cambiare profondamente il sentire di ognuno e le coscienze, spingendoci pericolosamente verso nuove demagogie e un relativismo culturale diffuso. Strada certa del resto per non andare da nessuna parte.
Fortunatamente non tutto è così e proprio per questo ci sentiamo vicini a chi ha utilizzato le proprie vacanze (sicuramente una larghissima maggioranza) anche come opportunità per riflettere, tirare il fiato, magari girando per città e nazioni diverse, per conoscere, imparare, fare nuove esperienze e confrontarsi con quanto c’è ancora tanto da meravigliarsi e stupirsi su questo nostro Pianeta che a volte, diciamo la verità, ci sembra davvero impazzito.
Per quanto ci riguarda, come sempre e sempre più convinti, ripartiamo dunque semplicemente dalla cultura, dall’arte e dalla bellezza che come si sa, ad apprezzarla e perseguirla, è chiave di vita.

Grasset-septembre(Eugène Samuel Grasset, 1841-1917)

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