DayByDay 2017

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Ci-scusiamo-per-linterruzione

UN ANNO INSIEME.

Per le festività il DayByDay interrompe provvisoriamente le pubblicazioni per ritornare a gennaio con una nuova versione completamente rinnovata. Sentiamo di ringraziare di cuore gli oltre 30.000 lettori, amiche ed amici sconosciuti che hanno seguito dall’Italia ma anche da tante altre parti del mondo nel corso di questo anno la nostra rubrica con un’assiduità davvero fantastica e sorprendente.

APPUNTAMENTO AL 2018!


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22 dicembre -11

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Il solstizio d’inverno fra culto solare e culto cristiano.

image001Letteralmente natale significa “nascita”. La festività del Dies Natalis Solis Invicti (Giorno di nascita del Sole Invitto) veniva celebrata nel momento dell’anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare dopo il solstizio: “la rinascita del sole. Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente “sole fermo” (da sol, “sole”, e sistere, “stare fermo”). Infatti nell’emisfero nord della terra, tra il 22 e il 24, dicembre il sole sembra fermarsi in cielo (fenomeno tanto più evidente quanto più si avvicina all’equatore). In termini astronomici, in quel periodo il sole inverte il proprio moto nel senso della “declinazione”, cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il dì più corto dell’anno. Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del solstizio cade generalmente il 21 dicembre, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e “invincibile” sulle stesse tenebre. E proprio il 25 dicembre sembra rinascere, ha cioè un nuovo “Natale”. Questa interpretazione “astronomica” può spiegare perché il 25 dicembre sia una data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra loro. Tutto parte da una osservazione attenta del comportamento dei pianeti e del sole, e gli antichi, per quanto possa apparire sorprendente, conoscevano bene gli strumenti che permettevano loro di osservare e descrivere movimenti e comportamenti degli astri. La terminologia relativa alla luce e alle sue fonti: lucerna, fuoco, stelle, Luna e Sole si riferisce innanzitutto alla loro realtà fisica. In seguito all’esperienza umana questi termini si caricarono di ulteriori significati e divennero metafora o simbolo, assumendo significati più ampi e complessi. Ad esempio la luce si contrappone all’oscurità, il giorno alla notte e per questo motivo la luce diventa simbolo di verità, di conoscenza, di consapevolezza che si contrappone all’oscurità dell’ignoranza e della menzogna. Questo processo è molto antico e ha portato, per esempio, i popoli mesopotamici ad attribuire al dio Samas, il compito di garantire la giustizia e il rispetto degli accordi. Già nella stele di Hammurabi, il re babilonese è ritratto mentre riceve da Shamash le leggi, che promulgherà. Un legame tra il Sole e la figura del Messia atteso dal popolo ebraico compare nella seguente profezia biblica: “La mia giustizia sorgerà come sole e i suoi raggi porteranno la guarigione … Il giorno in cui io manifesterò la mia potenza, voi scaccerete i malvagi …” (Libro di Malachia, 3, 20-21. L’utilizzo del Sole come simbolo messianico nel periodo immediatamente precedente la nascita del giudeo-cristianesimo si ritrova nei manoscritti del Mar Morto. “La sua parola è come parola del cielo; il suo insegnamento è secondo la volontà di Dio. Il suo eterno Sole splenderà e il suo fuoco sarà fulgido in tutti i confini della terra; sulla tenebra splenderà. Allora la tenebra sparirà dalla terra, l’oscurità dalla terraferma” (Apocrifo di Levi), frammento 9, colonna 1, righe 2-6)”. L’annuncio dell’arrivo di un Sole di giustizia presente nel libro di Malachia, che conclude il Tanakh, è stato interpretato dai cristiani come un annuncio profetico della nascita di Gesù. La presenza di un importante annuncio era resa ancora più verosimile dal fatto che Malachia non è il nome dell’autore del libro, ma significa messaggero. Il simbolismo teologico “Cristo-Luce” è caratteristico del Vangelo secondo Giovanni, che mette spesso in evidenza la contrapposizione tra luce e tenebra. “Cristo-Luce è caratteristico del Vangelo secondo Giovanni, che mette spesso in evidenza la contrapposizione tra luce e tenebra. Il simbolismo solare era anche stimolato dal racconto della risurrezione, di cui il risorgere quotidiano del Sole può essere considerato una metafora. Fin dagli albori del Cristianesimo le chiese cristiane, dove era possibile, furono orientate con l’abside ad Oriente. Ciò potrebbe avere un’interpretazione solare dato che l’Oriente può essere considerato simbolicamente il punto dove sorge il sole. La presenza di affreschi del Cristo Pantocratore nell’abside delle prime chiese rafforzerebbe l’identificazione del Risorto con il Sole. L’utilizzo del sole come simbolo cristologico è durata nei secoli sino ad oggi. Anche nell’abside esterna del Duomo di Milano vi è la raffigurazione della Trinità, in cui il Cristo è raffigurato non come una persona umana ma come un sole fiammeggiante di pietra. Il monogramma IHS sormontato da una croce e posto dentro una razza fiammante è uno dei più comuni cristogrammi, per esempio, ripreso come simbolo dalla Compagnia di Gesù. Gli ostensori, che avevano inizialmente una forma di teca (ostensori architettonici) hanno per lo più la forma di disco solare. La razza (o raggera) fiammante è considerata uno dei simboli più tipici del sole. La sovrapposizione fra culto solare e culto cristiano ha dato origine a molte controversie, tanto che alcuni hanno sostenuto che il cristianesimo sia stato pesantemente influenzato dal mitraismo e dal culto del Sol invictus o addirittura trovi in essi la sua radice vera. Questa tesi si formò durante il Rinascimento, ma si è diffusa negli ultimi decenni, tanto da essere considerata, se non accettata, perfino negli ambienti più progressisti delle chiese cristiane. Un esempio ce lo fornisce il vescovo siriano Jacob Bar-Salibi che, alla fine del XII secolo, scriveva: “Era costume dei pagani celebrare al 25 dicembre la nascita del Sole, in onore del quale accendevano fuochi come segno di festività. Anche i Cristiani prendevano parte a queste solennità. Quando i dotti della Chiesa notarono che i Cristiani erano fin troppo legati a questa festività, decisero in concilio che la “vera” Natività doveva essere proclamata in quel giorno”. Anche l’allora cardinale Joseph Ratzinger (poi papa Benedetto XVI) parlava della cristianizzazione della festa dedicata al sole e agli dei che lo rappresentavano.

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21 dicembre -12

La notizia del giorno.

Melbourne: suv contro passanti.

A Melbourne, in Australia, alle 16.45 (ora locale), un Suv è piombato sui passanti in Flinders Street, la via commerciale vicino alla stazione ferroviaria, in uno degli incroci più trafficati della città. Diciannove persone sono rimaste ferite, molte sono in gravi condizioni, tra i feriti c’è anche un bambino, che è stato colpito alla testa e trasportato all’ospedale Royal Childrens. All’ora dell’attacco la strada era piena di pendolari e persone in giro per lo shopping natalizio. Una persona presente ha riferito che “l’incidente è durato circa 15 secondi. L’auto è passata con il rosso a tutta velocità e poi è stato solo bang, bang, bang. Uno dopo l’altro. C’erano persone stese a terra ed altre che cercavano di aiutarle. Un caos”. Secondo i testimoni, il Suv “falciava chiunque si trovasse davanti, le persone venivano sbalzate via”. L’uomo alla guida del mezzo è un 32enne australiano di origine afghana, che, noto alla polizia per problemi psichici e di droga, è stato subito arrestato. Un secondo uomo di 24 anni è stato arrestato dopo essere stato visto mentre riprendeva l’incidente, si ritiene che non abbia legami con l’attentato, tuttavia è ancora sotto interrogatorio. La polizia australiana esclude “per il momento” un atto di terrorismo. Un agente a chi gli chiedeva se si potesse parlare di atto terroristico ha così risposto: “È troppo presto ancora per sapere le motivazioni” di questo atto criminale.


20 dicembre -13

La notizia del giorno.

Roma: I maestri seicenteschi a Palazzo Barberini.

I cartoni preparatori di maestri seicenteschi, primo fra tutti Pietro da Cortona, sono in mostra da oggi al 22 aprile nelle sale della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini. L’importante esposizione riunisce alcuni cartoni di grandi dimensioni, appartenenti ai cicli di arazzi delle Storie di Costantino, la Vita di Cristo e le Storie di Urbano VIII. La mostra, che racconta la storia dei cicli di arazzi realizzati dal prestigioso casato romano per celebrare di fronte al mondo la propria grandezza e potenza, è intitolata “Glorie di carta. Il disegno degli arazzi Barberini” e sarà visitabile anche nei giorni delle festività natalizie dalle 8:30 alle 19:00, insieme con le altre rassegne, prima fra tutte quelle dedicate ad Arcimboldo e al Sipario Parade di Picasso, il quale nella capitale è al centro di un’altra imperdibile mostra dal titolo “Picasso. Tra Cubismo e Classicismo 1915-1925”, allestita negli spazi delle Scuderie del Quirinale.


19 dicembre -14

La notizia del giorno.

Piazza Venezia: “Spelacchio” è completamente secco.

Albero

L’albero più chiacchierato del mondo, soprannominato dai romani e dalla stampa “Spelacchio”, fa mostra di sé, a piazza Venezia, tutto secco e malconcio, mentre continuano le polemiche tra i passanti e sui media. La Magnifica Comunità di Val di Fiemme, che da anni fornisce alla Capitale gli alberi di Natale, si dice intanto dispiaciuta per il triste epilogo, smentisce che l’abete rosso dovesse essere abbattuto e soprattutto tiene a precisare che “quando è partito godeva di ottima salute, era perfetto”. “È stato tagliato, legato e trasportato come tutti gli anni. Una volta sulla piazza – spiegano – è stato addobbato.” In genere, esemplari di questo tipo resistono più di un mese, anche se gli vengono tagliate le radici per permetterne il trasporto. Ilario Cavada, esperto della Comunità della Valle del Trentino, aggiunge: “Quello che è successo è che sia stata eseguita non correttamente l’operazione di slegatura della pianta una volta arrivata a Roma, procedura, questa, di estrema delicatezza perché c’è il rischio di rottura dei rami. Ecco, a mio giudizio, e senza accusare nessuno, la causa di quel che è successo va ricercata in questa fase”. Spelacchio finisce pure alla Corte dei Conti: il Codacons ha depositato un esposto in cui chiede alla giustizia contabile di indagare su un possibile danno erariale. L’associazione di consumatori sollecita anche la rimozione dell’albero di Natale di Piazza Venezia “palesemente morto e che rappresenta un vergognoso spettacolo per cittadini e turisti”.


18 dicembre -15

La notizia del giorno.

Fallisce la Borsalino, l’azienda dei cappelli dei divi.

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Il tribunale di Alessandria ha respinto la richiesta di concordato presentata dalla Haeres Equita, società dell’imprenditore svizzero Philippe Camperio, che gestisce l’azienda ed è titolare del marchio della Borsalino. Già un anno fa un’analoga richiesta era stata respinta. Camperio non ci sta e dichiara: “Il fallimento si basa su ragioni tecniche e legali che nulla hanno a che fare con la gestione dell’azienda da parte di Haeres Equita. L’attività di Borsalino continua, la nostra volontà è di andare avanti mantenendo i livelli occupazionali e il sito produttivo ad Alessandria.” Anche tra i 130 lavoratori che hanno tenuto un’assemblea in fabbrica e un presidio simbolico, c’è tensione e nervosismo, perché per loro quella del tribunale è una decisione assurda, in quanto, come affermano anche i sindacati, gli ordini ci sono. La storia della Borsalino ebbe inizio 160 anni fa in un piccolo laboratorio di Alessandria, creato da due fratelli, Giuseppe e Lazzaro, poi la bottega di Alessandria si trasormò nella più grande fabbrica della città e divenne uno dei primi veri campioni dell’export italiano, capace di invadere i mercati stranieri, in particolare quello statunitense. Il Borsalino fu un “must” per attori, politici e anche gangster: era il cappello preferito da Al Capone. Una immagine indimenticabile è quella di Humphrey Bogart che lo indossa insieme con Ingrid Bergman nella scena finale di “Casablanca”. Lo storico cappello fu portato anche da Jean-Paul Belmondo in “Fino all’ultimo respiro”, Marcello Mastroianni in “8 e ½” e Tony Servillo nel film “La grande bellezza”. Il presidente francese François Mitterand lo portava spesso, prima di lui lo indossarono Winston Churchill, Pancho Villa, Gabriele D’Annunzio, Ernest Hemingway. Il Borsalino, nei suoi vari modelli, è un cappello che resta nella memoria collettiva, perchè legato a personaggi della politica, del costume e del cinema di oltre un secolo e mezzo.    

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Ermete Trismegisto e la filosofia ermetica.

image002(Ermete Trismegisto in un intarsio della Cattedrale di Siena)

Letteralmente Ermete Trismegisto significa “Ermes il tre volte grandissimo”. Con questo nome si assimila Ermete, dio greco del logos e della comunicazione, a Thot, dio egizio e delle lettere, dei numeri e della geometria. Essendo costume degli egizi iterare l’aggettivo “grande” davanti al nome delle divinità, Ermete era quindi appunto indicato come il “grandissimo” per tre volte (tris-megisto). Questo “Ermete tre volte grande” era sacerdote e iniziato in Egitto e la sua esatta biografia si perde nel buio della storia. Egli viene considerato l’autore della letteratura ermetica, un insieme di scritti iniziatici e filosofici, incentrati sulla creazione dell’uomo e sulle condizioni della sua liberazione attraverso la conoscenza, che circolarono nel mondo greco-romano, nei primi secoli d.C. Essi vennero raccolti nel Corpus Hermeticum, un trattato diffuso poi in Europa da Marsilio Ficino. All’epoca di Trismegisto, in Egitto, i sacerdoti erano ritenuti i mediatori tra il mondo sensibile e la divinità ed erano in grado di rivelare la verità della realtà esoterica. Così ne parla Thorwald Dethlefsen ne “Il destino come scelta”, ed. Mediterranee: “L’esoterismo è antico come l’uomo. C’è sempre stato e ci sarà sempre. Esso custodisce da sempre la somma del sapere accessibile all’uomo su questo universo. Le sue dottrine sono indipendenti dall’epoca, non sono mai state corrette, mai modernizzate, non invecchiano mai. La nostra scienza moderna non comprende che tutto il sapere è sempre presente. Essa anzi vive nell’illusione che attraverso ogni nuova scoperta sia possibile avvicinarsi di poco alla verità e che per arrivare a sapere “tutto” sia quindi soltanto una questione di tempo. In base all’esoterismo ci si comporta in modo esattamente opposto. Il sapere è sempre presente, è il singolo che deve crescere, evolversi fino ad essere in grado di prenderne coscienza”. Pico della Mirandola, Hieronymus Bosch, Pietro Bruegel, John Milton, Giordano Bruno, Isaac Newton e ancora, William Blake, Aldous Huxley e Jim Morrison (questi ultimi due, richiamandosi a Blake, pensavano che se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito), sono alcuni esempi di personalità che hanno coltivato la visione ermetica del mondo. “Se paragoniamo la realtà a un cerchio, la scienza divide il cerchio, partendo dalla periferia, in molti segmenti, in discipline specifiche (medicina, fisica, chimica, biologia, ecc). Studiando tutti questi campi specifici, si spera di poterci incontrare una volta al centro del cerchio. Questa mèta però purtroppo diviene sempre più irraggiungibile e lontana, dato che l’estrema specializzazione rende sempre più difficile la comprensione interdisciplinare. Il lavoro esoterico non comincia alla periferia, ma al centro del cerchio. L’esoterismo indaga le leggi universali, e una volta che le abbiamo conosciute, non dobbiamo fare altro che proiettarle sui diversi segmenti del cerchio, sulle diverse sezioni speciali. Un simile sapere è superiore a quello dello specialista, in quanto ha riferimento con tutti gli altri campi ed è in grado di collocare adeguatamente nell’ambito della realtà ogni campo specialistico. Il pensiero esoterico segue un principio di base, la cui formulazione linguistica risale a Ermete Trismegisto che grazie a lui viene anche chiamata “filosofia ermetica”. Egli scrisse la quintessenza di ogni sapienza in quindici tesi su una tavola di smeraldo verde orientale. La tavola, che da molto tempo è andata perduta, è passata alla storia col nome di “Tabula Smaragdina”. Il testo di questa tavola di smeraldo è il seguente:

1° Vero è senza menzogna, sicuro e più certo di qualunque altra cosa.

2° Ciò che è in basso, è uguale a ciò che è in alto; e ciò che è in alto, è uguale a ciò che è in basso, per compiere le opere meravigliose dell’unica cosa.

3° E tutte le cose sono uguali in quanto create dall’unico Dio, nel pensiero dell’unica cosa. Quindi tutte le cose sono nate da quest’unica cosa, per imitazione.

4° Il padre di questa cosa è la terra.

5° La nutrice di questa cosa è la terra.

6° Il vento l’ha portata nel suo ventre.

7° In quest’unica cosa si troverà il padre di ogni perfezione del mondo.

8° La forza di quest’unica cosa è perfettamente raccolta quando sulla terra va dispersa.

9° Tu devi dividere la terra dal fuoco, il sottile sullo spesso, dolcemente, e con grande sapienza.

10° Sale dalla terra verso il cielo, e di nuovo discende sulla terra, e riceve la forza delle cose superiori e inferiori.

11° Tu quindi avrai la magnificenza di tutto il mondo. Perciò ogni incomprensione fuggirà via da te. Quest’unica cosa è la forza più forte di tutte le forze, perché supererà tutte le cose sottili e penetrerà tutte le cose solide.

12° In questo modo si crea il mondo.

13° Per questo ci saranno meravigliose imitazioni, che sono qui descritte.

14° Io quindi sono chiamato Ermete Trismegisto, io che possiedo le tre parti della saggezza di tutto il mondo.

15° A quello che ho detto dell’opera dei soli non manca nulla, è perfetta.

Le dottrine esoteriche sono accessibili a tutti in forma cifrata, ma chi non è preparato non può individuarle. La massa non riconosce il valore dei simboli e li ritiene di conseguenza sciocchezze inutili. “Se l’uomo moderno, attraverso un accurato studio, si prendesse la pena di penetrare sempre più in profondità nel linguaggio e nel simbolismo ermetici”, sostiene Dethlefsen, “potrebbe sperimentare e vivere personalmente l’importanza di questo testo. La tesi n° 2: “Ciò che è in basso è uguale a ciò che è in alto; e ciò che è in alto è uguale a ciò che in basso, per compiere le meraviglie dell’unica cosa”, spesso abbreviata in: “come in alto, così in basso” o: “come sopra, così sotto” indica che ovunque nell’universo, sopra e sotto, “in cielo e in terra”, nel macrocosmo come nel microcosmo, a ogni livello di manifestazione, regnano le medesime leggi. Noi, per esempio, nell’ambito delle nostre percezioni possiamo individuare sempre soltanto sezioni di un continuum, vediamo soltanto le frequenze che si trovano nei limiti di un determinato campo. Per esempio, oggi sappiamo, che un blocco di ferro consiste quasi unicamente in spazi intermedi, circondati dalle particelle atomiche. Le distanze tra le particelle solide corrispondono infatti, in proporzione, alle distanze tra i pianeti del nostro sistema solare. Anche se queste cose le sappiamo, guardando un blocco di ferro facciamo veramente fatica a immaginare che questa massa sia composta più di “spazi vuoti” che di corpuscoli solidi. Il virus come organismo a sé stante è troppo piccolo perché possiamo farcene un’idea; allo stesso modo la distanza di dieci anni luce è troppo grande per la nostra immaginazione. La nostra conoscenza è impostata sempre su dimensioni “medie”, adatte a noi uomini. Tutto ciò che è al di sopra e al di sotto di questa dimensione è per noi inagibile, o lo è soltanto con l’aiuto di tecniche. A questo punto la chiave geniale “come sopra, così, sotto” ci aiuta ad andare avanti. Infatti queste parole ci consentono di limitare le nostre ricerche e osservazioni al campo a noi accessibile, per poi trasferire per analogia le esperienze fatte ad altri piani a noi non agibili. Questo pensiero analogico consente all’uomo di imparare a capire, senza limitazione alcuna, l’intero universo.”

Mary Titton


17 dicembre -16

La notizia del giorno.

Pakistan: strage in una chiesa metodista.

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Oggi, domenica, a mezzogiorno, nella città pakistana di Bahawalpur, sei assalitori, giunti a bordo di motociclette da due strade diverse, hanno aperto il fuoco sui fedeli, tra i quali vi erano molte donne. Quattro uomini armati di bombe e muniti di giubbotti esplosivi hanno fatto irruzione nel complesso che ospita l’edificio della chiesa, la residenza dei sacerdoti, quella del personale, la sala della comunità e una stanzetta per il catechismo dei bambini. Un uomo armato, coperto da uno scialle, ha cercato di entrare nella chiesa, ma è stato fermato dalla guardia della sicurezza. Oltrepassata la prima porta, altri tre hanno iniziato a gettare bombe sul terreno del cortile: così gli oltre 400 fedeli che gremivano la chiesa si sono accorti dell’attacco. Tredici persone sono morte e 56 sono rimaste ferite, nove sono in condizioni critiche. Allama Mohammad Ahsan Siddiqui, presidente della “Interfaith Commission for Peace and Harmony” ha condannato l’attentato alla Chiesa e ha detto a Fides: “Questo è un attacco al Pakistan, che vuole minare la pace e l’armonia nel paese. Esorto il governo del Pakistan a fare di più per fornire adeguata sicurezza ai luoghi di culto e chiedo ai leader religiosi di rimanere uniti per aiutare le persone colpite”. In questa regione del Pakistan, dove i cristiani, tra cattolici e protestanti, sono circa il 2 % della popolazione, è la prima volta che i cristiani sono oggetto di un attacco così violento. L’area presso il confine indiano, in cui è avvenuta la strage, è tradizionalmente teatro di contese tra musulmani sciiti e sunniti.


16 dicembre -17

La notizia del giorno.

Le spoglie di Vittorio Emanuele III torneranno in Italia.

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Le spoglie di Vittorio Emanuele III, ora sepolto ad Alessandria d’Egitto, saranno traslate nel Santuario di Vicoforte, nel Cuneese, e troveranno posto in un loculo accanto a quello in cui è stata accolta la salma della moglie, la regina Elena. In attesa delle spoglie di Vittorio Emanuele III, re d’Italia dal 1900 al 1946, quando abdicò in favore del figlio Umberto II, resta chiusa la cappella di San Bernardo, nota anche come mausoleo del duca Carlo Emanuele I, che vi è sepolto, e che sostenne l’inizio della costruzione del santuario tra il 1596 e i primi anni del ‘600. È di ieri, però, la polemica di Vittorio Emanuele, che ha criticato la sorella Maria Gabriella per il modo in cui è avvenuto il trasferimento della nonna, la regina Elena, dal cimitero di Montpellier al Santuario di Vicoforte): “Non posso non rammaricarmi che tutto ciò sia avvenuto in gran segreto. Giustizia sarà fatta quando tutti i sovrani sepolti in esilio riposeranno nel Pantheon di Roma.” Tale affermazione non mancherà di suscitare reazioni, soprattutto da parte delle Comunità Ebraiche Italiane, perchè Vittorio Emanuele III non si oppose all’avvento della dittatura fascista, firmò le leggi razziali contro gli ebrei e portò il Paese al disastro della guerra al fianco dei nazisti.


15 dicembre -18

La notizia del giorno.

Scoperto un sistema solare «simile» al nostro.

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La Nasa ha scoperto un nuovo sistema solare formato da otto pianeti, molto lontani da noi, che ruotano intorno alla stella Kepler-90, distante 2.545 anni luce dalla Terra. La scoperta, in via di pubblicazione su The Astronomical Journal, è stata annunciata della Nasa in una conferenza stampa ed è stata fatta con un sistema di intelligenza artificiale realizzato proprio da Google che, cercando tra le migliaia di segnali catturati negli anni dal telescopio spaziale Kepler, è riuscito a riconoscere l’ottavo membro di una famiglia di pianeti che ruota stretta stretta intorno a questa stella simile al Sole, chiamata Kepler-90. Gli otto pianeti orbitano intorno a Kepler-90 a una distanza inferiore a quella che separa la Terra dal Sole. L’ottavo membro di questa numerosa “famiglia”, il pianeta Kepler-90i, orbita attorno alla sua stella ogni 14,4 giorni: è roccioso e così caldo da essere inospitale per la vita. Fa parte di un sistema planetario, che con i suoi otto pianeti è il più grande finora scoperto e tiene i più piccoli all’interno e i più grandi all’esterno, proprio come nel Sistema Solare. Il direttore della divisione di astrofisica della Nasa a Washington, Paul Hertz, ha spiegato: “Proprio come pensavamo, ci sono emozionanti scoperte ancora nascoste nell’archivio dati di Kepler, in attesa degli strumenti e delle tecnologie capaci di scovarle. Questa scoperta dimostra che i nostri dati costituiranno un vero tesoro per i ricercatori innovativi per gli anni a venire”. Il progetto è alla ricerca di pianeti potenzialmente abitabili: mondi lontani che potrebbe-ro essere molto più simili alla Terra di quanto possiamo immaginare.


14 dicembre -19

La notizia del giorno.

Via libera del Senato: il Biotestamento è legge.

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Il Senato ha dato il via libera definitivo alla legge sul testamento biologico con 180 voti a favore, 71 contrari e 6 astensioni. Il Senato aveva ultimato ieri in Commissione l’esame della proposta di legge sul testamento biologico, approvando – senza modifiche rispetto al testo uscito dalla Camera lo scorso 21 marzo – gli otto articoli che compongonola legge. Al termine del voto finale, l’aula ha lungamente applaudito l’approvazione del provvedimento. Alla votazione in aula hanno assistito anche Mina Welby e altri esponenti dell’associazione Luca Coscioni, presente anche in piazza Montecitorio con un sit-in. Ha retto quindi l’asse Pd-M5S: i diversi voti a scrutinio segreto, che avrebbero potuto modificare la legge, sono stati respinti con una maggioranza che è andata oscillando dai 144 agli oltre 160 consensi. Forza Italia ha lasciato libertà di coscienza, mentre è rimasto compatto il fronte del no, con Lega e centristi. Per la Cei la legge è inadatta per i sofferenti. Le norme sul fine vita prevedono: il consenso informato (nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, per i minori «il consenso è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore»); le disposizioni anticipate di trattamento (Ogni «persona maggiorenne, capace di intendere e volere, in previsione di un’ eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può, attraverso «Disposizioni anticipate di trattamento» (Dat), esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali»); «pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità». Le Dat, sempre revocabili, risultano inoltre vincolanti per il medico e «in conseguenza di ciò è esente da responsabilità civile o penale». Devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata, con sottoscrizione autenticata da notaio o altro pubblico ufficiale o da un medico dipendente del Servizio sanitario nazionale o convenzionato.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Dinah Washington.

image001Poche settimane prima di Natale, il 14 dicembre 1963, a causa di una micidiale overdose di pillole dietetiche e alcool, si chiuse l’esistenza tormentata di Ruth Lee Jones, in arte Dinah Washington. La cantante statunitense è considerata una delle più grandi voci “nere”, insieme a Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan e Billie Holiday (per la quale aveva una stima e un timore quasi reverenziali e si accostava al suo repertorio con grande umiltà). La sua versatilità, la voce penetrante, il tempo perfetto, l’enunciazione cristallina sono alcune delle caratteristiche dello stile di Dinah Washington e che lei riusciva ad adattare a ogni tipo di materiale. La Washington nacque in una cittadina dell’Alabama, nel sud degli Stati Uniti, durante il declino  dell’agricoltura e della crisi che, da lì a poco, avrebbe travolto l’intero continente. La famiglia di Ruth, che all’epoca aveva tre anni, fu costretta a cercar miglior fortuna a Chicago. Ruth ebbe, comunque, un’infanzia poco felice: suo padre, dedito al gioco d’azzardo e privo di un’occupazione stabile, era spesso assente e la madre, costretta a lavorare per sostenere la famiglia, l’affidava alla parrocchia che, soprattutto nei grandi centri urbani, diventava centro di supporto e di assistenza per le famiglie bisognose. La chiesa divenne un importante punto di riferimento per la piccola Ruth che, ben presto, cominciò a cantare fino a divenire, a dieci anni, componente effettivo del coro della chiesa di St. Luke, nel South Side, e successivamente pianista. Nel frattempo Ruth si iscrisse alla DuSable High School, dove studiò musica con il famoso programma di Walter Dyett e cominciò a cantare nei night club (dove esordì col nome d’arte di Dinah Washington) e a suonare il pianoforte, con il suo vero nome, nel coro di Sallie Martin, nella prima formazione gospel interamente femminile. Sallie Martin è ricordata soprattutto per essere stata la prima artista a “secolarizzare” la musica gospel portandola al di fuori delle funzioni religiose, anche se la prima a ottenere un successo popolare fu Mahalia Jackson, che guadagnò per questo il titolo di Queen of Gospel. Dinah Washington, pur spaziando tra i vari generi musicali, dal pop al jazz, dal blues al country, non volle mai registrare un album gospel. Riteneva fosse sbagliato mescolare il religioso e il secolare e per lei il music business era troppo in contrasto con la sacralità del gospel. Il suo debutto ufficiale risale al 1942 quando si esibì al Garrick Stage Bar di Chicago. Il manager Joe Glaser la presentò a Lionel Hampton, che presto l’accolse come vocalist nella sua orchestra. Il suo ingresso nella prestigiosa Mercury Records risale invece al 1948 dove incise una strepitosa versione di West Side Baby, seguita da moltissimi altri Hit che scalarono le classifiche dell’epoca rendendola famosa in tutti gli Stati Uniti. Nei primi anni cinquanta Dinah aveva già un vastissimo repertorio, comprendente brani di quasi tutti gli autori più prestigiosi del Great American Songbook quali George Gershwin, Richard Rodgers, Harold Arle, Cole Poter, Irving Nerlin, Johnny Mercer. Il miglior periodo jazz di Dinah è, per i critici, quello che va dal 1954 al 1958, periodo in cui Dinah si esibì con musicisti quali i trombettisti Clark Terry e Maynard Ferguson, il pianista Richie Powell, i sassofonisti Paul Quinichette e Eddie Davis, il batterista Max Roach. Alla fine degli anni cinquanta, Dinah Washington era ormai un’artista affermata e un sex symbol per gli americani di colore. Ebbe una vita sentimentale burrascosa: sette mariti, sei divorzi e numerose relazioni non ufficiali. Il suo carattere forte e volitivo la rendeva antipatica ai colleghi e un problema per gli impresari e i discografici, ma il pubblico continuava ad adorarla, tanto che fu soprannominata la “Regina del Blues”. In meno di vent’anni di carriera, produsse un’ampia discografia. Le sue canzoni fanno accapponare la pelle: la sua voce, il suo swing, la sua sensibilità artistica, il suo inconfondibile stile, il suo modo modernissimo di usare le pause e di pronunciare le parole descrivono un immenso talento ed emergono prepotentemente anche nei brani più commerciali imposti dalla Mercury, che l’aveva costretta a una sconsiderata quantità di incisioni, spesso senza badare alla qualità artistica. Nel 1961 si chiuse il contratto con la Mercury. Nel 1962 la sua movimentata vita privata, i suoi problemi di linea, il suo difficile rapporto con l’ambiente di lavoro e le innumerevoli frustrazioni l’avevano resa facile preda dei barbiturici e degli anoressizzanti; ma già nell’estate del 1963 progettava il ritorno sulle scene. Purtroppo morì prima: aveva solo 39 anni.

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13 dicembre -20

La notizia del giorno.

Gran Bretagna: salva la bimba nata con il cuore fuori dal petto.

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In Gran Bretagna sta bene la bambina affetta da una rara malformazione chiamata ectopiacordis, caratterizzata da un’anomala posizione del cuore sporgente dal torace attraverso un’apertura dello sterno. La piccola, nata il 22 novembre con il cuore fuori dal suo corpo, è sopravvissuta a tre interventi chirurgici presso il Glenfield Hospital di Leicester, per riposizionare il suo cuore all’interno del petto. A 50 minuti dalla nascita, la piccola ha già subito la prima delle tre operazioni a cui è stata sottoposta. Dopo il primo intervento, è stata trasferita nel reparto di terapia intensiva e dopo sette giorni è stata di nuovo operata: i medici hanno creato lo spazio necessario per posizionare il cuore all’interno. Il terzo intervento è servito a prelevare la pelle dalla parte inferiore delle braccia per impiantarla sul petto. I chirurghi hanno anche creato una rete che protegge il suo cuore, dal momento che la neonata non ha costole e sterno. La bambina è ancora attaccata a una macchina che le permette di respirare artificialmente, ma ora sta bene ed è fuori pericolo. Frances Bu’ Lock, cardiologo pediatrico, ha detto: “In futuro potremmo essere in grado di inserire una protezione ossea interna per il suo cuore, forse usando la stampa 3D o qualcosa di organico che cresca con lei.” Mamma e papà hanno scelto il nome «Vanel-lope», quello di una principessa Disney del film d’animazione Ralph Spaccatutto, aggiungendo anche Hope, «speranza». “Noi abbiamo sempre creduto che potesse farcela” hanno raccontato alla stampa inglese i genitori Naomi Findlay, 31 anni e il marito Dean Wilkins, 43 anni.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

13 dicembre. Oggi ricorre l’anniversario del martirio di Santa Lucia.

image002(Francesco del Cossa. Santa Lucia, 1470 circa. Olio e tempera su tavola. National Gallery of Art Washington)

Santa Lucia, dal latino lux luminosa (Syracusæ, 283 – Syracusæ, 13 dicembre 304), fu una Martire cristiana, morta durante le persecuzioni di Diocleziano a Siracusa. Gli atti del martirio di Lucia sono stati rivenuti in due antiche e diverse redazioni: l’una in lingua greca il cui testo più antico risale al sec. V, l’altra, che di quella greca sembra una traduzione in lingua latina, riconducibile alla fine del sec. V o inizio VI. Il martirio comincia con la visita di Lucia insieme con la madre Eutichia al sepolcro di Agata a Catania per impetrare la di lei guarigione da un inarrestabile flusso di sangue. Lucia e Eutichia parteciparono alla celebrazione eucaristica durante la quale ascoltano proprio il passo evangelico sulla guarigione di un’emorroissa. Lucia, quindi, incita la madre ad avvicinarsi al sepolcro di Agata e a toccarlo con assoluta fiducia nella guarigione per intercessione della Vergine Martire e, a questo punto, è presa da un profondo sonno nel corso del quale appare Agata che la informa dell’avvenuta guarigione della madre e le predice il suo futuro martirio. Al ritorno dal pellegrinaggio, Lucia comunica alla madre la sua decisione vocazionale: consacrarsi a Cristo! Le chiede pure di poter disporre dei propri beni per devolverli in beneficenza. Euticha, però, non vuole concederle i beni paterni ereditati alla morte del marito, tuttavia alla fine Lucia riesce, con le sue insistenze, a convincere la madre, la quale finalmente le dà il consenso. La notizia dell’alienazione dei beni paterni arriva subito a conoscenza del fidanzato della Vergine, che, forse esacerbato dai continui rinvii del matrimonio, decide di denunciare al Governatore Pascasio la scelta cristiana della promessa sposa, la quale condotta al suo cospetto, è interrogata e processata. Il processo che Lucia sostenne dinanzi all’Arconte Pascasio attesta la fede ed anche la fierezza di questa giovane donna nel proclamarsi cristiana. Minacciata di essere esposta tra le prostitute, Lucia rispose: Il corpo si contamina solo se l’anima acconsente.  Il proconsole allora ordinò che la donna fosse costretta con la forza, ma quella diventò così pesante, che decine di uomini non riuscirono a spostarla. Il dialogo serrato tra lei e il Magistrato vide quasi ribaltarsi le posizioni, tanto che Lucia mise in difficoltà l’Arconte che, per piegarla all’abiura, le fece passare la notte in un lupanare insieme ai soldati. Prima di morire annunciò la destituzione di Diocleziano e la pace per la Chiesa. Privo di ogni fondamento ed assente fino al secolo XV è l’episodio di Lucia che si strappa gli occhi. Gli occhi sulla coppa, o sul piatto, sono da collegarsi con il suo nome, Lucia (da lux, luce), che ne ha fatto la protettrice della vita. Le reliquie della Santa furono traslate prima a Costantinopoli e poi a Venezia, dove si trovano tuttora nella chiesa di San Geremia. La sua festa liturgica ricorre il 13 dicembre. In Svezia Lucia è molto venerata, i bambini preparano biscotti e dolciumi (tra questi, delle focaccine allo zafferano e all’uvetta chiamate lussekatter) a partire dal 12 dicembre. La mattina del 13, la figlia maggiore della famiglia ancor prima dell’alba, con un lungo abito bianco legato da una cintura rossa e in testa una corona di foglie e sette candele, sveglia gli altri membri della famiglia e serve loro i biscotti preparati il giorno prima.

image001(Diario personale delle Ore)

La biografia di Santa Lucia è tratta dal Diario personale delle Ore, a cura di Margherita Tramutoli, editore Progetto Editoriale Editions. Il Diario è stato realizzato alla maniera degli antichi salteri ed è inframmezzato dalla biografia cronologica dei Santi più amati e conosciuti. Tra le sue pagine è possibile annotare i propri pensieri e le proprie riflessioni che, attraverso un particolare dispositivo grafico e concettuale, sono trasmissibili, attraverso una serie di passaggi di mano, nel tempo al fine di tracciare il percorso di ogni singolo esemplare. 

Mary Titton


12 dicembre -21

La notizia del giorno.

Maltempo: mille evacuati nel Reggiano.

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Neve, vento e piogge battenti si sono abbattuti, in questi giorni, specialmente sull’Italia centro-setten-trionale, causando ingenti danni, infatti la situazione è particolarmente critica nelle regioni del centro-nord. L’allarme riguarda soprattutto fiumi e torrenti, che si sono ingrossati dopo le intense piogge delle ultime 48 ore: ci sono state esondazioni in diverse zone. Il fiume Enza ha rotto gli argini e ha invaso l’abitato e la zona industriale nel Reggiano, dove i residenti a Lentigione, nel Comune di Brescello, sono stati evacuati. I Vigili del Fuoco, la polizia stradale e i carabinieri stanno provvedendo a metterli in sicurezza anche con un elicottero. La strada provinciale 63R è chiusa nel tratto tra Brescello e Lentigione, così come la 51 in corrispondenza del sottopasso di Rubiera. Ultimo, in ordine di tempo, a rompere gli argini, il Secchia che è tracimato cominciando ad allagare la strada a Campogalliano nel Modenese. I Vigili del Fuoco sono intervenuti per mettere in salvo due persone ed alcuni animali. In una zona non lontana dall’argine sono in corso operazioni per mettere in salvo altre tre persone. Non si registrano feriti. Frane e allagamenti anche in Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. In Abruzzo, a L’Aquila, a cuasa delle forti raffiche di vento, è crollato, in centro, un edificio rimasto danneggiato dal sisma del 2009. Sta, invece, lentamente tornando alla normalità la situazione in Liguria, dopo la violenta ondata di maltempo che ieri ha causato danni e disagi su tutto il territorio regionale. L’allerta rossa, diramata dalla Protezione civile per la provincia di La Spezia e la parte orientale della provincia di Genova, proseguirà fino alle 13:00, ma al momento non si segnalano precipitazioni in atto. Anche i livelli dei principali corsi d’acqua sono in discesa. A preoccupare, nella notte, è stato soprattutto il fiume Magra, che, intorno alle 4:00, ad Ameglia ha raggiunto il picco di piena, causando qualche piccolo allagamento, ma senza particolari danni. L’autostrada A6 Savona-Torino è stata riaperta, mentre permane qualche disagio nella circolazione ferroviaria.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

La strage di Piazza Fontana. La “madre di tutte le stragi”.

 image001(L’interno della Banca dell’Agricoltura, luogo dell’attentato)

La data del 12 dicembre 1969 è drammaticamente legata all’esplosione della bomba nella Banca dell’Agricoltura, in piazza Fontana, a Milano che uccise 17 persone e ne ferì 88. Questa strage non fu la più atroce tra quelle che hanno insanguinato l’Italia negli anni successivi ma, essendo la prima in tempo di democrazia, ammutolì gli italiani per la ferocia e ne sfregiò la coscienza in modo che si può parlare di un prima e di un dopo piazza Fontana. Il documentario televisivo “Blu notte”, di Carlo Lucarelli che qui vogliamo raccontare è di particolare interesse perché ricostruisce, attraverso le testimonianze dei sopravvissuti e i commenti dello scrittore Giorgio Boatti, intervistato nel programma, il contesto storico dell’epoca e l’atmosfera che permeava quel tragico giorno, freddo e piovoso, a ridosso del Natale. Il 1969 era un anno particolare, un anno in rapidissima evoluzione: da poco si erano conosciute le lotte sociali, le lotte operaie, l’organizzazione sindacale, il gusto della conflittualità e del confronto, il gusto di veder rispettati i diritti sul posto di lavoro e nella scuola. Il cambiamento provocava anche molti scontri e violenti conflitti tra le parti in una forma, si potrebbe dire, fisiologica nel processo di trasformazione nominato “autunno caldo”. Nelle sale cinematografiche si proiettava “Easy Rider”, di Dennis Hopper, “Un uomo da marciapiede”, interpretato da Dustin Hoffman e, tra i dischi più venduti c’era una canzone provocatoriamente sensuale, “Je t’aime moi non plus”, che era stata proibita dalla Magistratura. A teatro c’era Dario Fo con “Mistero Buffo” che, insieme a Franca Rame, stava organizzando il controfestival di Sanremo. Un Paese che si scrollava di dosso un vestito molto stretto di autoritarismo pervasivo nella scuola, nella pubblica amministrazione, nelle istituzioni dello Stato. Le questure erano rette da una prevalenza di uomini che provenivano da una cultura formata sotto il passato regime, il regime fascista, una struttura ancora autoritaria nel modo di pensare. Il ’68 e il ’69 sono gli anni in cui si contestava la pesantezza retorica di un passato che andava superato e innovato attraverso idee democratiche e libertarie, nel rispetto della persona. Si stava affermando uno spirito comunitario e consolidando una presa di coscienza critica e partecipativa in difesa del diritto all’uguaglianza, del rispetto del diverso e della parità di genere. Stava nascendo un’Italia giovane, vitale, curiosa che irrompeva in nuovi spazi di democrazia, che amava il divertimento, sperimentare, viaggiare, la cultura, il tempo libero e tutta una serie di sfide in cui c’era un intreccio tra stati sociali diversi di conoscenza reciproca. Come disse, in seguito, l’attore Daniele Biacchessi, in un suo spettacolo teatrale: “Italiani felici, immortali, allegri, innocenti”. Un’Italia che stava fiorendo, sbocciando a una reale democrazia. Questo “sbocciare” conosce improvvisamente il “gelo” di quella strage, l’innocenza che animava lo spirito del popolo italiano viene, di colpo, violentato dalla barbarie, sleale ed infida, di chi sa di colpire al cuore. La strage di piazza Fontana viene indicata come la “madre di tutte le stragi”; da lì in poi porterà a un periodo di “terrore” a quella che, da allora, verrà definita la “strategia della tensione”. Non dunque un “atto” dimostrativo”, ma una ben precisa pianificazione terroristica, per bloccare l’avanzata delle sinistre, neutralizzare le contestazioni e i dissensi, stabilizzare la posizione dell’Italia all’interno dell’Alleanza Atlantica; spostare, in senso autoritario, l’asse della politica, magari con un colpo di Stato. La Strategia della tensione è “una diramazione di un più ampio disegno della guerra non ortodossa contro l’insurrezione comunista, contro i disegni rivoluzionari ai quali si doveva rispondere con mezzi controrivoluzionari, ignari di ogni regola. “In Italia, essa ha significato cercar di far collassare la democrazia italiana per riplasmarla creando un nuovo panorama attraverso il terrore colpendo innocenti”. Quegli innocenti subirono una morte atroce. Il prefetto Achille Serra, allora giovane funzionario appena arrivato a Milano, giunto sul posto, intervistato, commentò che mai avrebbe potuto togliere da davanti agli occhi le immagini dei morti e dei feriti: gente divisa in due, un uomo metà corpo e metà liquido, braccia e gambe saltate nei posti più impensabili, addirittura una gamba al 2° piano. La bomba, che doveva scioccare e terrorizzare la coscienza collettiva, conteneva sette chili di tritolo ed esplose in un pomeriggio di venerdì, alle 16.37, nella sala centrale della banca affollata di gente. Quel giorno a Milano c’era il mercato che riuniva allevatori, agricoltori, commercianti di mangime di tutta la provincia di Milano che stavano completando, in banca, transizioni, contrattazioni, le ultime incombenze. In banca c’era anche un bambino di dieci anni che fortunatamente i medici riuscirono a salvare, ma perse una gamba. Le indagini si succedettero negli anni con imputazioni a carico, in un primo tempo, di anarchici (Giuseppe Pinelli, trattenuto tre giorni in Questura, innocente, alla fine “volò” giù dalla finestra). In seguito vennero indagati neofascisti, servizi deviati e alla fine, gli imputati furono condannati per strage ma in certi casi vennero assolti o usufruirono di prescrizioni evitando di scontare ogni pena. Contemporaneamente quel giorno scoppiarono altre bombe, provocando a Roma 16 feriti alla Banca Nazionale, in via San Basilio, e all’Altare della Patria. L’Italia entrava in una nuova fase storica, quella dei cosiddetti “anni di piombo”, nel succedersi delle stragi e dei misteri italiani. In 48 anni di processi, la verità sulla strage di piazza Fontana non è emersa e i colpevoli non si conoscono. La stessa cosa vale anche per gli altri delitti, fatti criminali di matrice politica e non che si sono succeduti in seguito. “Viva l’Italia”, canta Francesco De Gregori, e così sia.

Mary Titton


11 dicembre -22

La notizia del giorno.

New York: attentato terroristico a Manhattan.

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Un’esplosione è avvenuta a New York, a Port Authority, la stazione centrale dei bus della Grande Mela, non lontano da Times Square. Il tentato attacco si è verificato nell’ora di punta, intorno alle 7:30 del mattino (ora locale), facendo piombare nel terrore Manhattan, il cuore pulsante della Grande Mela. Almeno quattro persone sono rimaste ferite, nessuna attualmente è in gravi condizioni. Tra i feriti c’è anche l’attentatore, che è stato fermato e identificato: si tratta, secondo quanto affermato dal capo della polizia, James ÒNeill, di un ragazzo di 27 anni, Akayed Ullah, ex tassista originario del Bangladesh, ma residente a Brooklyn da sette anni. La sua foto è stata diffusa dal New York Post. Secondo la stampa americana, il giovane aveva addosso un “tubo-bomba”, che è esploso accidentalmente e prima del previsto, mentre l’uomo attraversava il sottopasso che unisce il terminal dei bus di Port Authority alla stazione della metro di Times Square. Port Authority Bus Terminal è la più grande stazione di pullman degli Stati Uniti, in cui ogni giorno transitano 230.000 persone. Le immagini riprese da una telecamera di sorveglianza mostrano il giovane mentre avanza tra la folla: poi un’improvvisa fiammata e il boato, seguiti dal fuggi fuggi generale delle persone terrorizzate. Si vede quindi l’uomo, vestito con una giacca scura e dei pantaloni da lavoro, a terra ferito. Immediati sono scattati i soccorsi: sono entrati in azione polizia e agenti dell’antiterrorismo. All’inizio si è temuto ci fossero complici o altri ordigni, pertanto sia la stazione dei bus di Port Authority sia i treni delle principali linee della metro che passano per Times Square sono stati evacuati. Per qualche ora gran parte della West Side di Manhattan è rimasta isolata dal resto della città, col traffico paralizzato e milioni di pendolari bloccati. Poi l’annuncio del governatore Andrew Cuomo e del sindaco Bill de Blasio: “È stato il tentativo di un attacco terroristico”. L’attentatore, parlando con gli investigatori che lo stanno interrogando in ospedale, avrebbe motivato il suo gesto citando le azioni di Israele contro la popolazione di Gaza e il controverso annuncio del presidente americano Donald Trump su Gerusalemme capitale di Israele.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Aleksandr Solženicyn, la figura più importante del dissenso russo degli anni Settanta.

image001(Il Gulag)

Lo scrittore russo Aleksandr Solženicyn, premio Nobel per la letteratura nel 1970 è noto per aver rivelato al mondo l’orrore dei campi di sterminio sovietici. L’autore di “Arcipelago Gulag”, un saggio di inchiesta narrativa, sul sistema dei campi di lavoro forzato e il loro utilizzo sistematico disseminato in URSS, durante la dittatura comunista, era nato in Russia, l’11 dicembre 1918 da una famiglia discretamente agiata. Morto il padre pochi mesi prima della sua nascita, la madre si trasferì col piccolo a Rostov-sul-Don. Nel 1924, a causa degli espropri ordinati dal regime, i due si trovarono nella miseria. Nello stesso anno si arruolò come volontario nell’Armata Rossa e venne inviato sul fronte occidentale. Ricevette perfino un’onorificenza. Ma nel febbraio del 1945, per un’allusione a Stalin in una sua lettera venne arrestato, trasferito nella prigione moscovita della Lubjanka e condannato a otto anni di campo di concentramento e al confino a vita. Cominciò il pellegrinaggio di Solženicyn da un Gulag all’altro. I Gulag (acronimo russo di “Direzione principale dei campi di lavoro correttivi”) era il ramo della polizia politica dell’URSS che costituì il sistema penale dei campi di lavoro forzato. Benché questi campi fossero stati pensati per la generalità dei criminali, il sistema dei Gulag è noto soprattutto come mezzo di repressione degli oppositori politici dell’Unione Sovietica. In aggiunta alla categoria più comune di campi nei quali si praticavano lavoro fisico pesante e vari tipi di detenzione, esistevano anche altre forme: un tipo singolare di Gulag detti “luoghi d’ozio”, erano in realtà laboratori di ricerca dove gli scienziati arrestati, alcuni dei quali eminenti, venivano riuniti e sviluppavano in segreto nuove tecnologie e ricerche di base. Solženicyn in uno di essi aveva scontato alcuni anni di prigionia ed ambientato il romanzo “Il primo cerchio”; un altro Gulag detto “Manicomio” era il trattamento medico forzato mediante imprigionamento psichiatrico, utilizzato, al posto del campo di lavoro, al fine di isolare ed esaurire psichicamente i prigionieri politici. Questa pratica divenne comunissima dopo lo smantellamento ufficiale del sistema dei Gulag; I “campi o zone speciali per fanciulli”, per disabili e per madri con neonati. Queste erano considerate improduttive e spesso soggette a molti abusi. I campi per mogli di traditori della Patria (esisteva una categoria particolare di repressi “Membri familiari dei traditori della Patria”). Nell’ambito del programma sovietico per la bomba atomica fino alla sua destituzione nel 1953 migliaia di prigionieri furono usati per estrarre minerale di uranio e preparare le attrezzature per i test. In 43 campi di sterminio dell’Unione Sovietica i prigionieri furono forzati a lavorare in condizioni pericolose e insane responsabili di una morte certa. In essi si identificavano tre tipi di campi: I campi dai quali nessuno uscì vivo (miniere di uranio e impianti di arricchimento); campi di lavoro pericoloso per l’industria bellica (impianti nucleari ad alto rischio); campi di lavoro pericoloso responsabile di disabilità e malattie fatali (impianti senza ventilazione). I detenuti erano spesso costretti a lavorare in condizioni disumane a dispetto del clima brutale, non erano mai adeguatamente vestiti, nutriti né veniva loro fornito alcun mezzo per combattere l’avitaminosi che conduceva a malattie come lo scorbuto o sindromi quali la cecità. Le condizioni di lavoro erano talmente insopportabili che alcuni prigionieri si provocavano volontariamente gravi lesioni o addirittura amputazioni pur di restare a riposo per un certo periodo. Gli amministratori rubavano ordinariamente dagli accantonamenti per guadagno personale e per ottenere favori dai superiori: scremavano i medicinali, i tessuti e i generi alimentari più nutrienti. In alcuni campi si praticava la selezione per eliminazione: quando i prigionieri si allineavano per il turno di lavoro, all’ultimo che si presentava si sparava come monito per gli altri, oppure gli si negava la razione giornaliera di cibo: “Per fare le camere a gas, ci mancava il gas”, (Aleksandr Solženicyn). La maggior parte dei Gulag era situata in aree ultraremote della Siberia nordorientale. Comunque, campi se ne trovavano in tutta l’Unione Sovietica sempre sotto il controllo diretto dell’amministrazione centrale “Gulag”. L’area lungo il fiume Indigirka era conosciuta col nome di “Gulag dentro il Gulag” dove, in un villaggio, si registrò la temperatura record di -71.2° C. “… se c’è una nebbia gelata, fuori fa meno quaranta; se l’aria esce con rumore dal naso, ma non si fa ancora fatica a respirare, vuol dire che siamo a meno quarantacinque; se la respirazione è rumorosa e si avverte affanno, allora sono meno cinquanta. Sotto i meno cinquantacinque, lo sputo gela in volo”, tratto da “I racconti di Kolyma”, di Varlam Tichinivic Salamov. I Gulag erano un mezzo per concentrare forza lavoro a basso prezzo. Molti progetti durante la rapida industrializzazione degli anni Trenta, durante la seconda guerra mondiale e dopo, furono compiuti gravando sulle spalle dei condannati, e l’attività dei Gulag si estese in ampi settori dell’industria sovietica. Parti della famosa Metropolitana di Mosca e dei campus dell’ Università statale della città furono costruiti da lavoratori forzati. Il numero dei prigionieri è impronunciabile, si parla di milioni di persone: nel 1938, legata alle purghe, la loro crescita contò 1.8881.570 per poi diminuire durante la seconda guerra mondiale, nel 1944, a causa dei reclutamenti nell’esercito, i prigionieri furono 1.179.819 e così via in funzione alla richiesta di materia umana del regime. C’è una testimonianza molto vasta in letteratura sull’argomento. Anche i poeti, gli artisti non allineati al regime erano le vittime predestinate al sistema concentrazionario dell’Unione Sovietica. Osip Emil’evic Mandel’stam è uno di questi: dopo la poesia “A Stalin” egli fu arrestato (la dettò lui stesso all’ufficiale della Lubjanka che lo interrogava), se la cavò con un confino. Ma qualche anno dopo un nuovo arresto finirà con la condanna ai lavori forzati e alla sua morte in un lager di transito.

A Stalin

Viviamo senza fiutare il paese sotto di noi,

i nostri discorsi non si sentono a dieci passi

e dove c’è spazio per un mezzo discorso

là ricordano il montanaro caucasico.

Le sue dita tozze sono grasse come vermi

e le parole, del peso di un pud, sono veritiere,

ridono i baffetti da scarafaggio

e brillano i suoi gambali.

 
E intorno a lui una marmaglia di capetti dal collo sottile,

si diletta dei servigi di mezzi uomini,

chi fischia, chi miagola, chi frigna

appena apre bocca e alza un dito.

Come ferri di cavallo forgia decreti su decreti

a chi dà nell’inguine, a chi sulla fronte, a chi nelle sopracciglia, a chi negli occhi

ogni morte è per lui una cuccagna

e  l’ampio petto di osseiano.

image002(I poeti Chulkov, Petrovykh, Akhmatova, Mandel’stam)

Mary Titton


10 dicembre -23

La notizia del giorno.

Egitto: a Luxor scoperte due tombe di 3500 anni fa.

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Due nuove tombe egizie, risalenti a 3.500 anni fa, sono state scoperte a Luxor, nel sud dell’Egitto, sulla sponda destra del Nilo. Le tombe fanno parte di un complesso cimiteriale di nobili e alti militari, noto come necropoli di Draa Abul Naga, nei pressi della Valle dei Re, e rappresentano solo l’ultima di una serie di scoperte nella città famosa per i suoi templi. Le “tombe private della XVIII dinastia” furono trovate nel 1990 dall’archeologa tedesca Frederica Kampp, che attribuì loro una datazione, ma non penetrò mai all’interno. Una delle sepolture ha cinque entrate che portano a una sala rettangolare e contiene due pozzi funerari. L’altra tomba è formata da uno spazio racchiuso da muri in pietra e mattoni di fango e contiene un pozzo funerario che conduce a quattro camere. Tra i manufatti rinvenuti ci sono maschere funerarie di legno, vasellame in argilla, una collezione di circa 450 statue e una mummia avvolta nel lino che dovrebbe essere di un alto funzionario. Un cartiglio scolpito nel soffitto porta il nome del re Thutmose I, della XVIII dinastia. La missione è stata finanziata dal Ministero per le Antichità per rilanciare il turismo nel Paese e il ministro, Khaled al-Anani, ha parlato di una “giornata eccezionale”.


9 dicembre -24

La notizia del giorno.

Addio a Lando Fiorini, la “Voce de’ Roma”.

Lando_Fiorini_75(Lando Fiorini in una foto del 1975)

Malato da tempo, è morto a Roma, all’età di 79 anni, Lando Fiorini, l’ultimo grande interprete della canzone romana, che in oltre 50 anni di carriera ha rappresentato la romanità più squisita, colta, gene-rosa, attraverso le sue canzoni che sono un inno alla città di Roma. Fra le pià note ricordiamo: “Stornellata romana”, “Pe’ lungo Tevere”, “Barcarolo romano”, “Ciumachella de trastevere”, “Semo gente de borgata”, “Chitarra romana”. Nato nel 1938 nel popolare quartiere di Trastevere, ultimo di otto figli, Lando Fiorini, nome d’arte di Leopoldo, è affidato dai genitori a una famiglia di Modena, poi, tornato a Roma, per vivere fa piccoli lavori, quali il barbiere, il riparatore di biciclette, il facchino ai Mercati Generali, dove, tra la gente della sua città, non perde occasione per intonare canzoni melodiose e viene spinto dagli amici a studiare canto. Il successo arriva nel 1961 con il Cantagiro, poi con la commedia musicale di Garinei e Giovannini “Rugantino”, dove interpreta il ruolo del cantastorie romano che canta la canzone “Ciumachella de Trastevere”. Inizia così la sua lunga carriera fra musica, teatro, cinema, televisione. Nel 1968 Fiorini apre nel cuore di Trastevere, in via dei Salumi (oggi in via Zanazzo), uno dei primi locali di cabaret di Roma, Il “PUFF”, un laboratorio, una fucina di talenti, un mix di teatro e canzoni, musica e cucina tipica romana, dove il pubblico accorre da tutta Italia, e non solo, facendo registrare in ogni stagione il tutto esaurito. Fiorni: “un artista dal core grosso”, secondo la definizione del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Auguri Giorgio!


8 dicembre -25

La notizia del giorno.

Piazza San Pietro: accesi l’albero e il presepe.

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In piazza San Pietro si possono ammirare il tradizionale presepe e l’albero, che rimarranno illuminati per tutte le festività natalazie fino alla notte di domenica 7 gennaio 2018. Il presepe quest’anno è stato offerto dall’Abbazia territoriale di Montevergine, in Campania: realizzato in stile settecentesco, secondo l’antica tradizione napoletana, è ispirato alle opere della Misericordia. Le figure, alte circa due metri, sono di terracotta policroma con occhi di cristallo e abiti in tessuto. L’albero, donato dall’arcidiocesi di Elk, in Polonia, è un imponente abete rosso alto 28 metri. Gli addobbi sono stati realizzati dai bambini in cura nei reparti oncologici di alcuni ospedali italiani, che hanno partecipato ad un programma di cera-mico-terapia ricreativa nei laboratori ospedalieri gestiti dalla Fondazione Contessa Lene Thun Onlus; i piccoli pazienti sono stati affiancati dai coetanei delle zone terremotate di Spoleto e di Norcia. Papa Francesco ha rivolto loro un sentito grazie per il loro lavoro e il loro impegno, dicendo: “Ogni anno il presepe e l’albero di Natale ci parlano col loro linguaggio simbolico, sono segni della compassione del Padre celeste, della sua partecipazione e vicinanza all’umanità. L’albero proteso verso l’alto ci stimola a protenderci verso i doni più alti, nella semplicità del presepe noi incontriamo e contempliamo la tene-rezza di Dio, manifestata in quella del Bambino Gesù … Il Natale del Signore sia l’occasione per essere più attenti alle necessità dei poveri e di coloro che, come Gesù, non trovano chi li accoglie.”


7 dicembre -26

La notizia del giorno.

Prima della Scala: 11 minuti di applausi per l’“Andrea Chénier”.

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“Andrea Chénier”, l’opera di Umberto Giordano su libretto di Luigi Illica, capolavoro del Verismo, con la direzione di Riccardo Chailly e la regia di Mario Martone, ha inaugurato questa sera la stagione della Scala e ha suscitato un generale consenso, con calorosi battimani, grida di “bravi!”, lanci di fiori e di coriandoli dorati dal loggione. Gli applausi hanno accomunato tutti gli interpreti, ma sono stati più intensi per Anna Netrebko (Maddalena), beniamina del pubblico scaligero, che ha duettato con il marito, Yusif Eyvazov, apprezzato debuttante alla Scala nel ruolo di Chénier, molti gli applausi anche per Luca Salsi nel ruolo di Gérard. Grande successo per Mario Martone per la sua regia fedele alla rappresen-tazione di una vicenda di amore e morte inserita nel contesto della Rivoluzione Francese. Chailly ha voluto esaltare la continuità della musica di Giordano e il “suo ritmo serrato del tempo teatrale, quasi fosse una sceneggiatura cinematografica” e Martone lo ha assecondato ricorrendo a un impianto girevole per evitare le tradizionali pause per i cambi di scena: i quattro quadri che compongono l’opera si succedono così l’uno dopo l’altro. La scena si apre con la festa nel Castello di Coigny, nel 1789, tra stucchi dorati, specchi, mobili Luigi XV, con i rappresentanti della nobiltà immobili come statue di cera e servi e lacchè in movimento. E’ qui che il poeta Chénier incanta con i suoi versi sull’amore la giovane Maddalena, ed è qui che il servo Gérard, segretamente innamorato della ragazza, getta sprezzante la livrea e abbandona il castello denunciando l’arroganza dei “signori” e l’ingiustizia sociale. La ruota della vita gira insieme alla scena sul palcoscenico: passano 5 anni, a Parigi domina il Terrore e Gérard, che è uno dei capi della Rivoluzione, ritrova Maddalena, ridotta in povertà e affronta Chénier che la protegge. La giovane, che ricorda le proprie vicissitudini familiari, lo respinge con dignità e lo fa riflettere sui crimini che spesso accompagnano l’anelito di libertà delle rivoluzioni. La scena gira ancora, e compare il tribunale, con la sua folla “curiosa e avida di lacrime”, dove Gérard tenta fino all’ultimo, senza riuscirci, di salvare il poeta rivale. L’ultimo giro è riservato alla fine del dramma, con Maddalena che decide di morire con Andrea e con lui sale sulla carretta, mentre sullo sfondo domina la sagoma inquietante della ghigliottina. Due milioni gli spettatori che hanno assistito in diretta su Rai1 e RaiHd alla prima della Scala, la serata speciale che ogni anno, il 7 dicembre, festa di Sant’Ambrogio, inaugura la stagione del teatro lirico milanese.  


6 dicembre -27

La notizia del giorno.

Unesco: la pizza napoletana patrimonio dell’Umanità.

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Voto unanime del Comitato di governo dell’Unesco, riunito a Jeju, in Corea del Sud, per l’arte del pizzaiuolo napoletano, inserita nella”rappresentativa lista dei patrimoni culturali intangibili dell’umanità”. Si legge nella decisione finale dell’Unesco: “il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da palcoscenico durante il processo di produzione della pizza. Ciò si verifica in un’atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti. Partendo dai quartieri poveri di Napoli, la tradizione culinaria si è profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità. Per molti giovani praticanti, diventare Pizzaiuolo rappresenta anche un modo per evitare la marginalità sociale.” Il voto ha così riconosciuto e premiato la creatività alimentare della comunità napoletana, che è unica al mondo. Subito dopo la proclamazione, in sala è scoppiato un lungo applauso che ha festeggiato il successo italiano a lungo atteso, molti dei delegati presenti hanno abbracciato i rappresentanti italiani, che nella lunga notte del negoziato finale hanno stretto in mano come porta fortuna, secondo tradizione, un cornetto napoletano rosso. Per il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, è un: “Riconoscimento storico, grazie ai pizzaioli napoletani nel mondo”. I napoletani felici: “Ora ne mangeremo ancora di più”.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Gian Maria Volonté. “Il più grande attore italiano del suo tempo”. (Felice Laudadio).

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Gian Maria Volonté è considerato uno dei maggiori attori della storia del cinema italiano, un interprete versatile e incisivo, ricordato per la presenza magnetica e la recitazione matura (notevole la sua capacità di trasformarsi integralmente nel personaggio che impersonava per la durata, non solo delle riprese, ma anche fuori dal set, per tutto il periodo in cui veniva girato il film). Volonté si era diplomato a Roma nel 1957, all’Accademia d’Arte Drammatica dove era considerato come un “giovane di grande talento”. Nella stagione 1958- 1959 recitò nella compagnia del teatro Stabile di Trieste e l’anno successivo iniziò a recitare i classici negli sceneggiati televisivi. Il suo esordio cinematografico avviene, a partire dal 1960, dove ricopre parti marginali ma sempre con registi importanti come, ad esempio, Luigi Comencini, Giuseppe Masini, Valerio Zurlini. La sua carriera cinematografica decolla quando Sergio Leone lo vuole “Per un pugno di dollari”, considerato uno dei capisaldi del genere spaghetti-western; l’interpretazione di Volontè, nel ruolo del cattivo, è così convincente che lo consacra definitivamente al grande pubblico e gli consegue una fama internazionale. Gian Maria Volonté è, però, ricordato, soprattutto, come “il volto del cinema italiano d’impegno sociale e politico degli anni Settanta”. Memorabile la sua interpretazione ne “La classe operaia va in Paradiso”, nel ruolo dell’operaio Ludovico Massa, detto Lulù. Nel film viene raccontato il rapporto alienato degli operai con la macchina e i tempi di produzione. Nel film viene, inoltre, esplicitamente espressa l’accusa verso il movimento studentesco, spesso troppo distante e “astratto” dai reali problemi degli operai, e verso i sindacati, spesso collusi con i padroni con cui concertano e decidono della vita degli operai stessi, per arrivare fin dentro le case, evidenziando come l’alienazione dell’uomo-macchina continui anche nella vita di tutti i giorni, contaminando i rapporti personali. Diretto da Elio Petri, nel 1971 e scritto con Ugo Pirro, vinse il Gran Prix per il miglior film al festival di Cannes.

image003(Una scena del film “La classe operaia va in paradiso”)

Sempre di Petri, “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” vede uno straordinario Volonté che interpreta il capo della Squadra Omicidi di Roma che ammazza l’invereconda amante, Florinda Bolkan e semina volutamente tracce e indizi per dimostrare che, come garante della legge e rappresentante del Potere, è al di sopra di ogni sospetto. Uscito indenne alle indagini, si autoaccusa. Le musiche sono di Ennio Morricone. La pellicola, nel 1970, vince l’Oscar per il miglior film straniero e G.M. Volontè riceve il Nastro d’argento. “Il caso Mattei” e “Uomini Contro”, di Francesco Rosi sono altri due film di approfondimento e di denuncia del grande regista napoletano interpretati magistralmente dall’attore nel ruolo del protagonista. Il caso Mattei”, del 1972, è dedicato alla figura del primo presidente dell’ENI, morto in un attentato aereo il 27 ottobre 1962. Il film assume la connotazione di un giallo politico che esce dalle convenzioni e attrae sia per la composizione narrativa a mosaico, sia per il ritmo serrato del racconto in cui il regista vaglia, di volta in volta le diverse ipotesi sulla morte di Mattei senza però avvalorarne alcuna. Il film è considerato uno dei migliori film-inchiesta del cinema italiano. E ancora “Uomini contro”, del 1970, tratto dal libro “Un anno sull’altipiano”, del 1938, di Emilio Lussu (uno dei libri più belli sulla Grande Guerra) sceneggiato da Tonino Guerra e Raffaele La Capria, un film pacifista, in aperta polemica con l’irrazionalità e insensatezza della guerra, con l’esasperata disciplina della gerarchia militare al tempo in uso. Nella trama un giovane ufficiale italiano interventista, sull’altipiano di Asiago tra il 1916 e il 1917, scopre la follia della guerra: battaglie ed eroi sono molto diversi da come li immaginava. E ancora, nel 1972, di Marco Bellocchio in “Sbatti il mostro in prima pagina”, Volontè interpreta un redattore capo di un grande quotidiano che strumentalizza un delitto sessuale per screditare la sinistra extraparlamentare nella Milano dopo la bomba di piazza Fontana e i funerali di G.G. Feltrinelli. Un giallo politico in cui il regista fonde finzione e cronaca. Con Gillo Pontecorvo, nel 1979, Volontè recita nel film d’azione “Ogro”, sul terrorismo basco. La storia parla della vicenda del 20 settembre 1973 quando, a seguito di un attentato, muore l’ammiraglio Luis Carrero Blanco, capo del governo spagnolo e presunto successore di Francisco Franco. Gli esecutori sono quattro rivoluzionari dell’ETA. E ancora, Volontè sarà il notabile democristiano di “Todo Modo”, del 1976 di Elio Petri e reciterà ancora per Francesco Rosi in “Lucky Luciano”, del 1973; in “Cristo si è fermato a Eboli”, del 1979 e “Cronaca di una morte annunciata”, del 1987. “L’attore-simbolo” del cinema d’impegno civile lavorerà, inoltre con i registi del calibro di Mario Monicelli, “L’armata Brancaleone”, Carlo Lizzani, “Banditi a Milano”, Damiano Damiani, “Quién sabe?”, Francesco Maselli, “Il sospetto”, Giuliano Montaldo, “Giordano Bruno” e “Sacco e Vanzetti”, Mauro Bolognini, “La Certosa di Parma”, Giuseppe Ferrara, “Il caso Moro”, Luigi Comencini, “Un ragazzo di Calabria”, Gianni Amelio, “Porte aperte”, Jean-Luc Godard, “Vento dell’Est”, i Fratelli Paolo e Vittorio Taviani “Sotto il segno dello scorpione”, Valerio Zurlini, “La ragazza con la valigia” ed altri ancora fino al 6 dicembre 1994, giorno della sua morte avvenuta, a soli 61 anni, in Grecia, sul set del film “Lo sguardo di Ulisse”, di Theodoro Angelopulos.

image002(Gian Maria Volonté ne “Il caso Moro”)

Mary Titton


5 dicembre -28

La notizia del giorno.

Roma: via libera al nuovo stadio.

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La As Roma avrà il suo stadio di proprietà. In serata la Conferenza dei servizi regionale, a cui hanno partecipato gli enti coinvolti (Stato, Regione Lazio, Città Metropolitana di Roma e Roma Capitale), ha dato l’ok alla realizzazione dell’opera. La Regione Lazio ha però preteso e ottenuto l’impegno a prevedere la realizzazione del Ponte di Traiano, “anche per aumentare la sicurezza per ragioni quindi precauzionali”. È anche per questo che il Mit (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) stanzierà dei fondi aggiuntivi per realizzare il secondo cavalcavia sul Tevere che, di fatto, andrà a servire l’arena sportiva e il complesso commerciale che vi sorgerà intorno. Fra le “raccomandazioni” quella di approvare in Comune la variante urbanistica in breve tempo. Per le opere pubbliche, come annunciato prima dal ministro dello Sport, Luca Lotti, e poi dal ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, si muoverà anche il governo: a realizzare l’attraversamento, che collegherà il Colosseo contemporaneo, disegnato dall’architetto Dan Meis, alla Roma-Fiumicino, dovrebbe essere lo Stato. In Campidoglio intanto gongolano: la sindaca Virginia Raggi si è infatti lasciata sfuggire un trionfante tweet a conferenza ancora aperta: “#unostadiofattobene grande risultato per la città. Ok a progetto innovativo e moderno: meno cemento e più verde. Impulso per i nuovi posti di lavoro”. Contrari invece al progetto il Codacons, che parla di “un’opera interamente privata, comprensiva di un centro commerciale, finanziata da fondi pubblici”, e Legambiente, che in una nota diffusa subito dopo l’ok dice: “Quello di Tor di Valle è un progetto che pagheremo permettendo un diluvio di centinaia di migliaia di metri cubi di cemento in un’area inedificabile e a rischio alluvioni.” La prima pietra dovrebbe essere messa a gennaio 2019 e l’As Roma Stadium dovrebbe essere finito nel 2021-2022.


4 dicembre -29

La notizia del giorno.

Usa: entra in vigore il “muslim ban”.

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La Corte Suprema decide di consentire la piena applicazione del cosiddetto “muslim ban”, ovvero le restrizioni per l’ingresso negli Usa imposte ai cittadini di sei paesi a maggioranza musulmana, misure che l’amministrazione Trump ha presentato lo scorso settembre nella terza versione, dopo una serie di sfide legali. È la prima volta che la massima Corte, interpellata in più fasi, consente l’applicazione piena del provvedimento, nonostante vi siano alcuni ricorsi pendenti in diversi tribunali del Paese. Il via libero definitivo al bando fortemente voluto daTrump, che della “sicurezza alla frontiera” ha fatto il suo manifesto nella lotta al terrorismo e alla criminalità, permette agli Stati Uniti di rifiutare visti di ingresso a persone provenienti da Chad, Iran, Libia, Somalia, Siria, Yemen. Una prima versione del provvedimento, poi bloccata dai giudici e ritirata, riguardava esclusivamente paesi a maggioranza musulmana e per questo era stata accusata di razzismo e rinominata dai critici “muslim ban”, divieto per i musulmani. Il muslim ban rischia di svuotare numerose istituzioni come università, ospedali, compagnie informatiche ecc.: ai lavoratori regolarmente assunti e da anni nel Paese potrebbe non essere garantito il rientro negli Usa nel caso di un viaggio in un altro Paese, solo perché provenienti dai 6 Paesi ritenuti non sicuri e a rischio terrorismo.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Cavallo Pazzo, l’ultimo Sioux.

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Hoka Hey! Èun buon giorno per morire! (grido di guerra di Cavallo Pazzo).

Se Toro Seduto fu lo stratega e il diplomatico più abile che mai abbiano avuto i Sioux, il più valoroso fra i loro guerrieri fu certamente Cavallo Pazzo. Appena quattordicenne uccise in uno scontro due nemici indiani gros-ventre, a ventun anni guidò i giovani Oglala prima contro il capitano Fetterman, poi contro lo schieramento del capitano Powell, e nella battaglia di Little Bighorn, già uomo-guida riconosciuto dai Sioux e secondo in autorità solo a Toro Seduto, condusse i suoi guerrieri all’ultima grande vittoria indiana. In seguito, nel 1877, a Fort Robinson (Nebraska), dove si era arreso impegnandosi a tutelare la sua gente, preferì essere ucciso piuttosto che venir deportato e rinchiuso in una prigione della Florida, a Dry Tortugas. Il suo corpo fu sotterrato di notte, in un luogo segreto, così come lui stesso avrebbe voluto. Idealmente, quella data segnò la fine della guerra tra gli indiani e i bianchi nelle Grandi Pianure della cosiddetta epopea del Far West. “Nel 1804, quando la spedizione guidata dagli esploratori Lewis e Clark attraversò per la prima volta l’intero continente nordamericano dall’oceano Atlantico al Pacifico, sul territorio che oggi chiamiamo Stati Uniti viveva un milione di indigeni e galoppavano liberi almeno 50 milioni di bisonti. Alla fine del secolo, quando il West fu vinto dagli emigrati europei, erano rimasti 1000 bisonti e 237.000 indiani. In 90 anni erano morti, in guerra o di malattia, il 75 percento degli indiani e il 100 percento dei bisonti, che erano alla base della loro civiltà e della loro esistenza. Con questi dati storici lo scrittore e giornalista, Vittorio Zucconi introduce un appassionante romanzo, “Gli spiriti non dimenticano”, dedicato alla storia di Cavallo Pazzo della cui figura, l’autore confessa di esserne stato affascinato fino a provare una forma di ossessione che lo spinse a conoscerne la storia, attraverso tutta la documentazione reperibile e a voler ripercorrere i luoghi di combattimento del Grande Capo indiano. Nella prefazione, Zucconi continua: … “Fra le parentesi di questo doppio genocidio umano e animale sta la storia di una guerra, di un popolo e di un uomo: la storia dell’invasione europea del Nordamerica, dello sterminio dei Sioux delle Grandi Praterie del Nord e del capo guerriero che sacrificò la vita per difendere il diritto della sua gente a vivere come aveva sempre vissuto, sulla propria terra: Tashunka Uitho, Cavallo Pazzo, o Crazy Horse, come lo chiamavano i bianchi”. Di lui sappiamo che nacque sul fiume Cheyenne “nell’anno in cui la tribù catturò cento cavalli”, corrispondente al 1840-41. Che aveva i capelli insolitamente ricci e chiari per un indiano. Che sua madre, Coperta Sonante era figlia di un guerriero illustre, Bisonte Nero. Che era di carattere schivo e odiava le fotografie, tanto che, a differenza di altri capi indiani, di lui non esistono immagini sicure. Infine che faceva parte degli Oglala, una delle sette tribù dei Sioux, che in realtà non si chiamavano così ma Lakota: Sioux, cioè “Mezzi Serpenti” era un epiteto spregiativo coniato da indiani rivali.(Nino Gorio, www.farwest.it). “… Cavallo Pazzo era addirittura una figura di dimensioni sovraumane tra la sua gente, un guerriero mistico, un leader spirituale che i Sioux tutti, e i suoi Oglala, in particolare, venerano oggi come un messia segreto, come un profeta, come uno spirito che ancora vive e vola sulla prateria del Nord e sulla desolata miseria degli indiani di oggi. … “Dipinti prima come “ombre rosse”, come primitivi urlanti e assetati del sangue dei pionieri, e poi, dopo gli anni Settanta, come vittime innocenti e mansuete della crudeltà imperialista dei bianchi, gli indiani sono intrappolati negli opposti stereotipi costruiti dalla cultura dei vincitori. … I Sioux, gli Cheyenne, i Corvi, gli Aràpaho, gli Apaches, i Comanches, i Seminole e tutte le cinquecento nazioni indigene che popolavano il Nordamerica prima dell’arrivo di Colombo non erano né santi, né poeti, né ecologisti antelitteram, ma erano semplicemente uomini (Zucconi). Un ufficiale dello Stato maggiore del generale Crook, il capitano John G. Bourke, ci ha lasciato questa descrizione di Cavallo Pazzo: “Mi trovai di fronte ad un uomo di aspetto giovanile, non poteva avere più di trent’anni, alto circa un metro e settantacinque, con una cicatrice sul volto. L’espressione era di tranquilla dignità, ma severa, tenace e piuttosto melanconica. Si comportava con rigidità, come chi sia rassegnato al proprio triste destino ma voglia combattere sino allo stremo delle sue forze. Quando parlava con l’interprete Frank Gruoard, il suo volto si illuminava di simpatia, ma con gli altri era triste e riservato. Gli indiani lo stimavano moltissimo per il coraggio e la generosità, in quanto era per lui un punto d’onore non possedere nulla oltre alle armi per combattere. Non ho mai sentito un indiano pronunziare il suo nome senza ammirazione e rispetto”. A Cavallo Pazzo è dedicato il Crazy Horse Memorial, in South Dakota, alle Black Hill, “Colline Nere”; proprio l’invasione di quelle colline aveva provocato la “grande guerra” del 1876-77, costata la vita a Cavallo Pazzo. Nel 1776 gli indiani Lakota conquistarono, agli Cheyenne, questo territorio, che divenne fondamentale nella loro cultura. Quando gli Americani di origine europea scoprirono l’oro nel 1874, a seguito della spedizione di George Armstrong Custer, i primi minatori invasero la zona alla ricerca dell’oro; il governo americano quindi spostò gli indiani, contro il loro volere, in altre riserve nel Dakota del sud ovest. A quella catena appartiene il monte Rushmore, sul quale furono scolpiti, nella roccia viva, i ritratti di quattro presidenti degli Stati Uniti. Una scultura, ancora più grandiosa, rimodellata ad immagine del mitico capo degli Oglala, la più alta al mondo, 180 metri, 10 volte più grande delle teste presidenziali, si innalza, su quelle colline, da sempre considerate sacre dagli indiani, a testimonianza del valoroso guerriero, uomo-simbolo dell’orgoglio indiano.

image002  (La grande scultura dedicata a Cavallo Pazzo)

Mary Titton


3 dicembre -30

La notizia del giorno.

La notte della Superluna.

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È la notte della Superluna, la Luna piena più vicina al nostro pianeta di tutto l’anno, l’unica visibile del 2017, è successo, infatti, altre 4 volte nel corso dell’anno, ma si trattava di Lune nuove ed era impossibile vederle. Il nostro satellite naturale si verrà a trovare in prossimità del perigeo, ovvero il punto della sua orbita di massimo avvicinamento alla Terra, quando la sua faccia visibile è completamente illuminata. Se le condizioni meteo lo consentiranno, potremo così vedere per tutto l’arco della notte un disco lunare più grande del 7% e più luminoso del 16%, perché si trova nel punto della sua orbita ellittica più vicina alla Terra (perigeo). La differenza nelle dimensioni della Luna è comunque contenuta, e non è sempre facile da cogliere a occhio nudo, come mostrano le centinaia di foto pubblicate dalle agenzie fotografiche e sui social network. Il fenomeno è visibile in tutto il mondo. La prossima Superluna sarà il 2 gennaio 2018.


2 dicembre -31

La notizia del giorno.

Italia sotto zero: vento, piogge e neve.

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La perturbazione, che ha investito la penisola con una massa di aria fredda continentale con neve su Torino e bora a Trieste con raffiche di oltre 110 km/h, domenica si sposterà sulle regioni centro- meridionali, con nevicate al di sopra dei 700-900 metri su Abruzzo e Molise, con quota neve in abbassamento fino a 500-600 metri. Sulla base dei fenomeni previsti è stata valutata per domani allerta gialla per rischio idrogeologico localizzato su tutto l’Abruzzo e il Molise, sui bacini costieri del Lazio e della Campania, di parte della Basilicata e della Puglia e sul versante tirrenico della Calabria. Precipitazioni, anche a carattere di rovescio o isolato temporale, potranno interessare il sud e l’est della Sardegna, la Sicilia occidentale, il settore tirrenico tra basso Lazio, Campania e Calabria, il settore adriatico tra Abruzzo e Puglia. Le temperature minime saranno in rialzo su gran parte del Centro-Sud, in sensibile calo invece al Nord con probabili gelate diffuse, più intense e con rischio di ghiaccio, nelle aree recentemente innevate del Piemonte. Nella prima parte della settimana è previsto un generale miglioramento grazie all’aumento della pressione, che garantirà un tempo stabile, per lo più soleggiato, ma ci saranno notti di ghiaccio. Solo lunedì la coda della perturbazione determinerà una residua instabilità su parte delle regioni meridionali e della Sicilia. In settimana le temperature diurne saranno in risalita, nelle notti, invece, complici le schiarite e l’aria fredda affluita, le temperature continueranno a scendere al di sotto dello zero al Nord e, localmente, nelle zone interne del Centro con conseguenti gelate, più intense nelle aree innevate del Nord-Ovest.


1 dicembre -32

La notizia del giorno.

Germania: evacuato il mercatino di Natale a Potsdam.

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La polizia di Potsdam ha evacuato un mercato natalizio nel centro della città dopo il ritrovamento di un pacco-bomba. Il pacco, che misura circa 40-50 centimetri, è stato recapitato in una farmacia in Brandenburger Strasse e, quando è stato aperto, è stato scoperto che conteneva cavi e materiale tecnologico. La zona è stata evacuata. Gli artificieri hanno confermato la presenza di esplosivo all’interno del pacco, che è statto poi fatto brillare. Secondo Potsdamer Neueste Nachrichten, si potrebbe trattare di un ordigno artigianale, la polizia, tuttavia, prosegue le ricerche, perché non esclude che possano esserci altri pacchi pericolosi in città. Per qualche ora i tedeschi hanno temuto di rivivere l’incubo del 19 dicembre 2016, quando un tir piombò sui passanti in un mercatino di Natale a Berlino, uccidendo 12 persone, tra cui un’italiana, e ferendone altre decine.


30 novembre -33

La notizia del giorno.

Condannati gli assassini di Maria Grazia Cutuli.

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Il tribunale di Roma ha condannato a 24 anni di reclusione i due afghani, Mamur e Zar Jan, entrambi di etnia Pashtun, già in carcere nel loro paese per aver ucciso 16 anni fa, il 19 novembre 2001, la giornalista del “Corriere della Sera”, Maria Grazia Cutuli. Con questo verdetto si chiude il processo giudiziario, ma resta la memoria di quei giorni lontani dell’Afghanistan in guerra, quando i reporter di guerra erano ancora i testimoni dei conflitti nelle terre del mondo, voci che ormai la violenza jihadista ha messo a tacere sgozzando i giornalisti catturati e filmandone l’assassinio. Maria Grazia fu assassinata insieme all’inviato di El Mundo, Julio Fuentes, e a due corrispondenti dell’agenzia Reuters, l’australiano Harry Burton e l’afghano Azizullah Haidari, mentre si trovava nei pressi di Sarobi, sulla strada che da Jalalabad porta a Kabul, a circa 40 chilometri dalla capitale afghana. Quello stesso giorno uscì sul Corriere della Sera il suo ultimo articolo, “Un deposito di gas nervino nella base di Osama”. Il fratello Mario Cutuli commenta così la sentenza: “Contenti, ma il processo ci ha fatto rivivere la tragedia. “Troppi 16 anni per avere giustizia, noi la ricorderemo aiutando i bimbi. Stiamo progettando, in un workshop con l’Istituto Europeo di Design, un parco giochi per bambini che sorgerà nel polo oncologico di Catania … Poi stiamo iniziando la progettazione insieme alla onlus Koinonia, di una casa d’accoglienza per bambini disagiati in Kenya, nella zona di Kilifi.”

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

“E se tutti noi fossimo sogni che qualcuno sogna, pensieri che qualcuno pensa?”. (Fernando Pessoa).

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Il 30 novembre 1935 si spegneva, a Lisbona, all’età di 47 anni, Fernando Pessoa. Il poeta, autore di prosa e prolifico aforista è uno dei più originali e sorprendenti protagonisti della letteratura mondiale. “Se dopo la mia morte volessero scrivere la mia biografia, non c’è niente di più semplice. Ci sono solo due date, quella della mia nascita e quella della mia morte. Tutti i giorni fra l’una e l’altra sono miei”. Una citazione che trova riscontro anche nelle parole del Premio Nobel per la letteratura, Octavio Paz che, quando parla di Pessoa, dice: “il poeta non ha biografia: la sua opera è la sua biografia”, e inoltre “niente nella sua vita è sorprendente, nulla, eccetto i suoi poemi”. Possiamo però dire che, il grande poeta portoghese era  considerato, dal critico letterario statunitense Harold Bloom, il poeta più rappresentativo del XX secolo assieme al cileno Pablo Neruda e che Pessoa era una figura complessa, attratto dall’occultismo e dall’esoterismo. Nella sua opera incarnava la frantumazione dei valori e la crisi dell’uomo moderno. Designava la sua professione: “taduttore” (nell’infanzia visse in Sud Africa dove apprese la lingua inglese che parlava perfettamente), che nella versione più esatta era: “corrispondente straniero in imprese commerciali”. “Essere poeta e scrittore non costituisce una professione, ma una vocazione”. “Ho il dovere di chiudermi in casa nel mio spirito e lavorare quanto io possa e in tutto ciò che io posso, per il progresso della civiltà e l’allargamento della conoscenza dell’umanità”. Scrisse anche sotto gli eteronimi di Alberto Caeiro, Alvaro de Campos e Ricardo Reis, ciascuno caratterizzato da un proprio stile e da una propria biografia. “Con una tale mancanza di gente coesistente come c’è oggi, cosa può fare un uomo di sensibilità, se non inventare i suoi amici, o quanto meno, i suoi compagni di spirito?”. Attraverso gli eteronimi, Pessoa condusse una profonda riflessione sulle relazioni che intercorrono fra verità, esistenza e identità. Quest’ultimo aspetto è notevole nell’aura di mistero che circondava il poeta. “È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. … La vita è quel che decidiamo di farne. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo”. Le sue opere più note sono: “Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares”, un’opera che racchiude le riflessioni del protagonista in costante oscillazione tra ironia, tristezza, amore e perdita di ogni speranza. Frammenti dell’esistenza di Bernardo Soares, uno dei diversi eteronimi dietro cui si celava l’anima di Pessoa; “Il banchiere anarchico”, un breve testo che invita a riflettere sull’ideologia anarchica e sulla trasformazione della realtà politica europea agli inizi del Novecento. “Una sola moltitudine”, raccolta in due volumi a cura di Antonio Tabucchi, e le lettere alla fidanzata. La sua poesia, molto amata, raccolta in diversi volumi pubblicati nel corso degli anni. Molto celebri sono anche le “Poesie Esoteriche” in cui Pessoa approfondisce il suo interesse sugli aspetti sovrasensibili dell’esistenza. “Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso volere essere niente. A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo”.

Mary Titton

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La morte è la curva della strada.

La morte è la curva della strada,

morire è solo non essere visto.

Se ascolto, sento i tuoi passi

esistere come io esisto.

La terra è fatta di cielo.

Non ha nido la menzogna.

Mai nessuno s’è smarrito.

Tutto è verità e passaggio

 
Questo

Dicon che fingo o mento

quanto io scrivo. No:

semplicemente sento

con l’immaginazione,

non uso il sentimento.

 
Quanto traverso o sogno,

quanto finisce o manco

è come una terrazza

che dà su un’altra cosa.

È questa cosa che è bella.

 
Così, scrivo in mezzo

a quanto vicino non è:

libero dal mio laccio,

sincero di quel che non è.

Sentire? Senta chi legge.


29 novembre -34

La notizia del giorno.

Myanmar: papa Francesco nel Kaba Aye Centre, il tempio dominato dalla “Pagoda della pace”.

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Nel suo viaggio in Myanmar e Bangladesh papa Francesco ha visitato, a Rangoon, Kaba Aye Paya, uno dei templi buddisti più venerati dell’Asia sud-orientale, dominato da un’imponente cupola d’oro: nel suo discorso alla delegazione buddista, Francesco ha invitato a “superare tutte le forme di incomprensione, di intolleranza, di pregiudizio e di odio”, citando significativamente per primo Buddha, che nel Dhamma-pada (XVII, 223) dice: “Sconfiggi la rabbia con la non-rabbia, sconfiggi il malvagio con la bontà, sconfiggi l’avaro con la generosità, sconfiggi il menzognero con la verità”; ha poi osservato che “Sentimenti simili esprime la preghiera attribuita a San Francesco d’Assisi: Signore, fammi strumento della tua pace. Dov’è odio che io porti l’amore, dov’è offesa che io porti il perdono, dove ci sono le tenebre che io porti la luce, dov’è tristezza che io porti la gioia”. Il papa ha ricordato le ingiustizie e le diseguaglianze sempre presenti ma che “nel nostro tempo” sembrano essere “particolarmente gravi”, dicendo che permangono “le ferite dei conflitti, della povertà e dell’oppressione”, ma “non dobbiamo mai rassegnarci. Sulla base delle nostre rispettive tradizioni spirituali, sappiamo infatti che esiste una via per andare avanti, una via che porta alla guarigione, alla mutua comprensione e al rispetto. Una via basata sulla compassione e sull’amore”. Ieri c’era stato l’incontro con San Suu Kyi, insignita del premio Nobel per la pace nel 1991, ora al centro delle polemiche per il suo mancato intervento sulla crisi dei rohingya che sta lacerando la nazione. Nel discorso alle autorità Bergoglio ha auspicato una pace fondata sullo “stato di diritto” e un ordine democratico che consenta a tutti “nessuno escluso, di offrire il suo legittimo contributo al bene comune” e ha invocato il rispetto di ogni gruppo etnico, pur senza citare esplicitamente i rohingya, etnia musulmana costretta a scappare dal Myanmar in Bangladesh a causa degli attacchi e delle persecuzioni delle forze militari governative, vessazioni che l’ONU ha paragonato a una campagna di pulizia etnica.


28 novembre -35

La notizia del giorno.

Corea del Nord: nuovo missile lanciato da Kim.

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Oltre due mesi dopo l’ultimo lancio, avvenuto il 15 settembre scorso sempre verso Est, la Corea del Nord ha lanciato un missile balistico verso il Giappone. L’Icbm, il 15esimo dall’inizio dell’anno, è il missile più potente mai lanciato da Pyongyang ed è in grado di colpire tutti gli Stati Uniti e l’Europa, se sparato verso ovest. Benché infatti il missile sia caduto a soli 1.000 km di distanza dalla base di lancio, a 250 km dalle coste occidentali giapponesi, anche questa volta, secondo Fox News, ha seguito in 50 minuti di volo una traiettoria quasi completamente verticale, che l’ha portato a superare i 5.000 km di quota all’apogeo, mentre normalmente il picco della parabola seguita dagli Icbm è in media di 1.200 km. Rettificando la traiettoria il missile è in grado di colpire ovunque. La tecnica di lancio quasi verticale è un modo, usato già da Pyongyang a luglio, per dimostrare di avere la capacità di colpire a enormi distanze, anche 14.000 km, ma senza farlo effettivamente, perché in questo caso si scatenerebbe una guerra. Kim Jong-un ha così lanciato a Trump il più potente avvertimento. Il segretario Usa alla Difesa, James Mattis, ha dichiarato che il missile “ha raggiunto la più alta quota mai toccata e rappresenta una minaccia praticamente per il mondo intero”.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

“Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito”. William Blake.

 

by Thomas Phillips, oil on canvas, 1807(William Blake ritratto da Thomas Philips, 1807)

William Blake, poeta e mistico inglese, nacque a Londra, nel quartiere di Soho, il 28 novembre 1757. Blake era un uomo tutto chiuso in un suo mondo di profonda religiosità. Disprezzava l’arte ufficiale delle accademie e ne rifiutava i canoni. Alcuni lo ritenevano completamente pazzo, altri un innocuo lunatico: solo pochi dei suoi contemporanei credettero alla sua arte, salvandolo dalla miseria. Viveva facendo acqueforti, a volte per altri, a volte per illustrare le propri poesie. Nel prosieguo della sua carriera Blake iniziò a vendere un gran numero di opere. In particolare le sue illustrazioni della Bibbia, a Thomas Butts, un mecenate che lo considerava però più un amico che come un vero artista di valore; è un tipico esempio del modo in cui Blake venne considerato per tutto il corso della vita. Nel 1824 John Linnell gli affidò l’incarico di illustrare l’Inferno di Dante con il proposito di trarne una serie di incisioni. L’ambizioso progetto restò, purtroppo, incompleto per la morte dell’artista sopraggiunta nel 1827. Rimangono 102 acquarelli (72 dall’Inferno, 20 dal Purgatorio, 10 dal Paradiso), in diversi stati di elaborazione. Da questi acquarelli sono state realizzate sette incisioni. Blake era a tal punto immerso nelle sue visioni che rifiutava di disegnare dal vero e si basava interamente sul suo occhio interiore. Egli non si curava della rappresentazione accurata perché il significato di tutte le figure dei suoi sogni era così essenziale e travolgente che le mere questioni di esattezza gli sembravano trascurabili. Fin da giovane William Blake sostenne di avere delle visioni. La prima volta fu quando tra gli otto e i dieci anni, mentre viveva a Londra, disse di aver visto un albero pieno di angeli che “cospargevano ogni ramo di lustrini simili a stelle”. In un’altra occasione Blake, mentre guardava dei falciatori al lavoro, credette di vedere delle figure angeliche che si aggiravano tra loro. Una volta, durante la vecchiaia, a sua moglie tornò in mente la volta che lui aveva visto il volto di Dio “proprio fuori dalla finestra” la visione, rammentò la donna al marito, “Ti fece gridare all’improvviso”. Queste visioni spesso si concretizzavano in immagini di tipo religioso. Inoltre egli credeva di ricevere personalmente istruzioni ed incoraggiamento dagli Arcangeli per creare le sue opere e, sosteneva che gli Arcangeli stessi poi le leggessero e le ammirassero. Dio e la cristianità hanno rappresentato il fulcro dei suoi scritti e la fonte della sua ispirazione. Blake rifiutò sempre qualsiasi forma di autorità imposta: il suo punto di vista su ciò che vedeva come forma di oppressione e una restrizione del diritto alla piena libertà si estese anche nei confronti della Chiesa come, ad esempio, eleggendo il Dio del Nuovo Testamento (Cristo parte della Trinità) e non il Dio dell’Antico Testamento, del quale rifiutava le limitazioni predicate all’uomo. Vedeva nel concetto di peccato una trappola per incatenare i desideri degli uomini e credeva che costringersi ad obbedire ad un codice morale imposto dall’esterno fosse contrario allo spirito della vita; Blake era pervaso dalla religiosità ma rifiutava il dogmatismo della religione. Detestava la schiavitù e credeva nell’uguaglianza tra le razze e tra i sessi. In molti dei suoi dipinti e in molte delle sue poesie esprime un concetto di umanità universale: “Tutti gli uomini sono uguali” (attraverso le loro infinite differenze). Fu il primo artista, dopo il Rinascimento, a ribellarsi consapevolmente ai criteri tradizionali e non ci si può stupire se i suoi contemporanei ne furono scandalizzati. “Non c’è dubbio che questo poveraccio fosse pazzo, ma c’è qualcosa nella sua pazzia che attira il mio interesse più dell’equilibrio di Lord Byron e Walter Scott”. (William Wordsworth). C’è voluto quasi un secolo prima che Blake venisse generalmente riconosciuto come uno dei maestri più importanti dell’arte inglese. Egli rappresenta l’esempio più notevole del nuovo orientamento artistico che stava allora nascendo: un genere pittorico in cui gli artisti, liberi nella scelta del soggetto, potevano trasporre sulla carta le loro visioni più intime come, fino ad allora, solo i poeti avevano fatto; ora i pittori potevano creare le immagini come si crea una poesia. 

image001(L’Antico dei giorni)

Rappresenta una delle illustrazioni del suo poema Europe, a Prophecy. Si dice che Blake avesse visto questa enigmatica figura di vecchio, curvo a misurare il globo con un compasso, in una visione che gli apparve in cima a una scalinata, quando viveva a Lambeth. C’è un passo della Bibbia in cui parla la Sapienza: “Il Signore mi ebbe con sé dall’inizio delle sue imprese innanzi che alcuna cosa facesse da principio … né i monti ancora sorgevano colla loro grave mole; innanzi i colli fui generata … Quando disponeva i cieli ero presente, quando accerchiava gli abissi nel giro regolare dei loro confini, quando fissava le atmosfere di sopra e sospendeva le fonti delle acque …”. Blake illustrò questa grandiosa visione di Dio che misura col compasso gli abissi. C’è qualcosa dell’immagine michelangiolesca del Padre Eterno, in questa immagine della Creazione, e Blake ammirava Michelangelo. Ma nelle sue mani la figura è diventata fantastica, di sogno. Blake si era creato una sua mitologia e la figura della visione non è il Signore, ma un essere nato dalla sua immaginazione che egli chiamava Urizen. Per quanto Blake concepisse Urizen come creatore del mondo, essendo persuaso che il mondo fosse malvagio riteneva altresì malvagio il suo creatore. Di qui il carattere d’incubo della visione, in cui il compasso sembra il bagliore del fulmine in una notte scura e tempestosa. (E.H. Gombrich).

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L’archetipo del Creatore è un’immagine ricorrente nel suo lavoro. Qui Blake dipinge il demiurgo Urizen raccolto in preghiera mentre contempla il mondo che ha creato. Il Canto di Los è il terzo della serie dei Libri miniati realizzati in collaborazione da Blake e sua moglie noti come le Continental Prophecies.

image003(Un negro appeso vivo alla forca per le costole, un’illustrazione realizzata per Narrative, of Five Years’ Expedition, contro la Rivolta dei Negri di Surinam di J.G. Stenman, 1796).

image004(Beatrice mostra la via a Dante. Illustrazione di William Blake della Divina Commedia)

Mary Titton


27 novembre -36

La notizia del giorno.

Roma: a Ponte Milvio affiora una villa imperiale.

In un cantiere di lavori dell’Acea, sugli argini del Tevere, all’altezza di Ponte Milvio, è tornata alla luce una villa residenziale di duemila anni fa: sono riaffiorati una vasta porzione di pavimento in “opus sectile”, decorato con straordinari marmi policromi, con tarsie marmoree rosse e verdi che disegnano splendidi motivi floreali intorno ad un quadrato centrale con doppia cornice. Secondo i funzionari della Soprintendenza speciale Archeologia belle arti paesaggio di Roma, responsabili dell’area, potrebbe trattarsi di una porzione di un ricco edificio residenziale risalente alla piena età imperiale. Resta ancora da sciogliere l’enigma della insolita posizione della domus nelle vicinanze del Tevere. Attualmnte l’equipe della Soprintendenza speciale di Roma è cauta nelle interpretazioni, anche perché il complesso, appena riportato alla luce grazie all’archeologia preventiva, sarà reinterrato nelle prossime ore. “Una scelta dettata dalle esigenze di conservazione e sicurezza dei reperti – spiegano dagli uffici guidati dal soprintendente Francesco Prosperetti – in considerazione dell’innalzamento stagionale del livello Tevere atteso a giorni e che potrebbe danneggiare i reperti. Lo scavo sarà pertanto richiuso temporaneamente e in primavera l’indagine archeologica sarà ripresa in maniera estensiva e i risultati verranno presentati alla comunità scientifica e ai media.”

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Edward Bach. Un’altra medicina; (… alla base di ogni malattia c’è uno stato d’animo negativo …).

image001(Edward Bach, 1886-1936 e il suo studio)

Ricorre oggi l’anniversario della morte di Edward Bach, il medico e scrittore gallese famoso per le sue ricerche in campo batteriologico, scopritore di vaccini e di nosodi omeopatici ma, soprattutto, per il metodo floreale che tuttora porta il suo nome: “I 38 Fiori di Bach”. Alla base della floriterapia di Bach c’è il principio secondo il quale, nella cura di una persona, devono essere prese in considerazione le sue emozioni e la sua personalità, le quali determinerebbero il sintomo manifesto nel fisico: il singolo fiore, trattato opportunamente in rimedio floreale, libera la sua energia avviando il processo di trasformazione dell’emozione negativa in una positiva con una conseguente scomparsa del sintomo fisico, essendo quest’ultimo ritenuto il disturbo finale di un disagio originatosi a un altro livello, molto più profondo. Egli, infatti, sosteneva che: “La scienza degli ultimi due millenni ha considerato la malattia come un agente materiale che può essere eliminato solo da mezzi materiali: diversamente la malattia del corpo, come la conosciamo noi, è un risultato, un prodotto terminale, uno stadio finale di qualcosa di molto più profondo”. Questa visione della malattia che si discosta dallo sguardo meccanicistico dei sistemi di cura occidentali, si avvicina a una comprensione olistica dell’uomo, ossia comprensiva di tutte le sue componenti, nella consapevolezza che esse interagiscono e si influenzano fra loro. Bach riteneva che l’anima, o l’Io superiore, è la nostra parte immortale, il nostro legame con l’universo. Questa istanza, che è in noi, conosce il nostro piano di vita, ed è anche il nostro “medico interiore”. La seconda istanza, la personalità, insieme con il corpo organico, il corpo emotivo e il corpo mentale, costituisce la parte mortale dell’uomo e nei rapporti quotidiani viene percepita come carattere del prossimo. Nella situazione ideale il piano di vita dell’Io superiore si attua attraverso la personalità e, questo porta con sé fortuna, gioia e salute: la condizione essenziale è che esista un buon legame tra la personalità e l’anima, o Io superiore. Tuttavia accade spesso che il legame tra l’Io superiore e la personalità sia limitato e distorto in seguito alla mancata osservanza di varie leggi spirituali; in tal modo gli impulsi dell’Io superiore arrivano distorti al livello della personalità e vengono vissuti in modo disarmonico. Così la mitezza di tramuta in impazienza, il coraggio in paura, e così via. Con l’assunzione dei concentrati di fiori, questo legame viene ristabilito. L’azione dei suoi concentrati di fiori viene così descritta da Bach: “Certi fiori, cespugli e alberi non coltivati di ordine superiore hanno, grazie alla forza delle loro vibrazioni, la capacità di aumentare le nostre e di aprire i canali di comunicazione col nostro Io spirituale; di inondare la nostra personalità con le virtù di cui abbiamo bisogno e di purificare con ciò le carenze caratteriali che sono all’origine delle nostre sofferenze”. Egli scoprì 38 schemi umani di reazione, con i loro aspetti negativi e, in senso positivo, le corrispondenti piante di ordine superiore. Nei suoi scritti Bach usa il concetto di “natura umana” per definire questi schemi di comportamento archetipici. Così come ogni individuo possiede “in senso archetipico” due gambe e un naso, ha anche a disposizione certe possibilità predeterminate di reazione emotiva. In tutte le epoche gli uomini sono stati impazienti, hanno avvertito sensi di colpa e provato sentimenti di odio, rassegnazione o invidia. Questo repertorio emotivo è a disposizione dell’umanità sul piano collettivo e viene usato dalla natura umana nelle situazioni opportune. Nei miti e nelle favole, nei proverbi e nella grande poesia di tutti i popoli si descrive la lotta con questi stati d’animo negativi archetipici. Esisteva un tempo e continuerà a esistere finché esisterà l’uomo, perché la natura umana non cambia. La paura della tubercolosi negli anni ‘30 non era dissimile dall’attuale paura dell’AIDS. I fiori possono aiutare, con la loro azione armonizzante a raggiungere una maggiore maturità e quindi maggiore stabilità psichica, ma non rendono “immuni agli influssi esterni”. Se qualcuno riuscisse a raggiungere questo scopo, non gli resterebbe più nulla da imparare e, a quel punto, sarebbe oltre la sfera della realtà umana.

Mary Titton


26 novembre -37

La notizia del giorno.

Bali: prossima l’eruzione del vulcano Agung.

È allarme rosso in Indonesia per l’eruzione del vulcano Agung sull’isola di Bali, centomila persone sono state evacuate mentre una colonna di fumo alta 6mila metri si è levata in cielo costringendo le compagnie aeree a cancellare decine di voli. Nell’incantevole isola, che con le sue spiagge e i suoi templi attrae 5 milioni di turisti all’anno, la cenere ha coperto strade, automobili e i tetti degli edifici. Durante la notte è stato avvistato un bagliore rosso che sembrava essere magma e le autorità hanno portato l’allerta al livello massimo. L’emergenza si aggrava di ora in ora e potrebbe durare mesi. La fitta coltre di fumo e cenere, seguita da esplosioni nella pancia del vulcano, sentite fino a 12 chilometri di distanza, ha messo in fuga già 40mila residenti nel nord-est dell’isola e ha creato disagi per i turisti, poiché è stata disposta la chiusura dell’aeroporto internazionale di Bali. Nelle prime 24 ore sono stati cancellati 445 voli e 59 mila turisti sono rimasti bloccati. L’Agung, alto poco più di 3000 metri, è un vulcano esplosivo per il tipo di magma che lo caratterizza. Il materiale magmatico, infatti, si forma in seguito alla subduzione, ossia allo sprofondamento della placca australiana al di sotto della placca pacifica. La subduzione oltre a creare attrito, e quindi accumulo di energia che causa terremoti molto violenti, porta le rocce della placca in subduzione a temperature tali da produrre la fusione delle stesse. L’Agung si trova lungo l’Anello di fuoco, ossia la catena di cime vulcaniche che dall’Australia orientale sale verso il Giappone, raggiunge l’Alaska, costeggia gran parte degli Stati Uniti, fino ad arrivare all’America meridionale. Si trova, infatti, a bordare la zona di scontro tra grandi placche dove si ha il fenomeno della subduzione e si verificano anche i peggiori terremoti della Terra a causa dell’attrito lungo i piani di subduzione. Difficile disegnare un quadro preciso di quello che accadrà quando Agung entrerà in attività, molto dipenderà da quanti gas saranno presenti nella camera magmatica e quanto viscoso risulterà il magma stesso. Gli abitanti ricordano ancora l’ultima devastante eruzione del vulcano che avvenne nel 1963 e causò 1.600 morti, perciò sono in fuga e cercano di rifugiarsi in centri di emergenza e campi di fortuna, abbandnando il loro prezioso bestiame.


25 novembre -38

La notizia del giorno.

Incontro con la Storia. Dalla Scuola Medica Salernitana al Secolo dei Lumi.

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Il 25 novembre, festa di Santa Caterina Alessandrina, patrona della Scuola Medica Salernitana, si è svolto a Salerno, nel Salone dei Marmi del palazzo di Città, il Convegno “Incontro con la Storia. Dalla Scuola Medica Salernitana al Secolo dei Lumi”, presieduto dal prof. Maurizio Bifulco del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Napoli e dalla prof.ssa Carmela Saturnino del Dipartimento di Scienze dell’Università della Basilicata, ha coordinato il prof. Pio Vicinanaza, presidente dell’Università Nuova Scuola Medica Salernitana. Tutte interessanti le relazioni, da quella del prof. Carlo Montinaro su Trotula de Ruggiero, medico italiano, che nell’XI secolo operò nell’ambito della Scuola Medica Salernitana, autrice del trattato “De passionibus mulierum ante in et post partum”, che segnò la nascita dell’ostetricia e della ginecologia come scienze mediche, a quella della dott.ssa Clotilde Baccari Cioffi sull’Hortus Magnus, i Giardini della Minerva, la loro storia e le piante medicinali in esso coltivate. Degne di menzione sono state la relazione del prof. Giorgio Zanchin, presidente International Society for the History of Medicine, sulle cause delle cefalee e su Bernardino Ramazzini, medico e scienziato, detentore nel 1700 della cattedra di Medicina teorica nella prestigiosa Università di Padova, e sui suoi studi sull’associazione tra ambiente e salute, e quella del dott. Francesco Malvasi, direttore della Progetto Editoriale Editions, che ha presentato in anteprima assoluta la riedizione integrale, in lingua italiana, a cura della Progetto Editoriale, del volume dell’Encyclopedie di Diderot et D’Alembert L’Anatomia e il Corpo Umano e si è soffermato sul ruolo della medicina, fin dalle origini, nel curare e alleviare le sofferenze del corpo e dello spirito. Le relazioni sono state intervallate da piacevoli intermezzi musicali de I figli del Vesuvio del IV Istituto comprensivo di Nocera inferiore e dai balletti delle studentesse in costume d’epoca. Nel pomeriggio, nella cattedrale, c’è stata la Messa Solenne in onore di Santa Caterina Alessandrina, officiata dall’arcivescovo di Salerno, Mons. Luigi Moretti, e a seguire la consegna dei Premi della Scuola Medica Salernitana e delle Pergamene ai neolaureati in Medicina e Farmacia delle Università di Salerno e della Basilicata. 

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24 novembre -39

La notizia del giorno.

Egitto: attentato in una moschea nel Sinai: almeno 235 morti.

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In un piccolo centro del Sinai settentrionale, Bir El Abd, che si affaccia sulla cosiddetta “autostrada internazionale” ed è frequentato anche da automobilisti di passaggio, un ordigno è esploso durante l’uscita dei fedeli dalla moschea ed è stato seguito da colpi di arma da fuoco contro chiunque cercasse di fuggire. Secondo il sito egiziano Al Masreyin, che cita una fonte tribale, è stato un attacco mirato poiché la zona è roccaforte del “sufismo”, orientamento mistico dell’islam “che i gruppi terroristici considerano apostata”. L’indicazione è che la bomba, in principio segnalata da alcune fonti all’interno della moschea, sia invece esplosa all’esterno. Il sito Sinai Plus parla di tre terroristi in azione, che hanno causato la morte di 235 persone e oltre 100 feriti. Subito dopo la strage, il presidente Al Sisi ha convocato una riunione di emergenza con i responsabili della sicurezza e i raid con i droni contro i jihadisti hanno ucciso 15 terroristi. Sono stati indetti tre giorni di lutto per le vittime della strage. In un telegramma a firma del segretario di stato, Pietro Parolin, papa Francesco esprime “la sua ferma condanna per questo atto di brutalità contro civili innocenti riuniti in preghiera”. Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha mandato all’Egitto un messaggio di sostegno e solidarietà


23 novembre -40

La notizia del giorno.

Genocidio di Srebrenica: condannato all’ergastolo Ratko Mladic.

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L’ultimo processo al Tribunale internazionale dell’Aja per i crimini di guerra si è concluso con la condanna all’ergastolo di Ratko Mladic, il settantacinquenne “boia dei Balcani”, riconosciuto dai giudici colpevole di dieci degli undici capi d’accusa, tra cui il “genocidio” di Srebrenica, che avvenne l´11 luglio del 1995: 8372 persone innocenti furono uccise con colpi alla nuca o raffiche di mitra e le loro salme furono ammassate in fosse comuni. Tra gli altri capi d’imputazione si contano crimini di guerra, sanguinose operazioni di pulizia etnica, stupri di massa e il bombardamento d’artiglieria effettuato dalle forze serbe di Bosnia per mesi contro la capitale bosniaca Sarajevo, che portò alla morte di diecimila civili. Dopo la lunga lettura dei capi d’accusa, il presidente della Corte Aphons Orie, freddo e impassibile, ha letto la sentenza, aggiungendo: “Un avvertimento che chi perpetra simili crimini non sfuggirà alla giustizia, non importa quanto possano essere potenti o protetti, non importa quanto il procedimento legale potrà durare”. Intanto Mladic, presentatosi in aula a sorpresa in giacca scura, cravatta rossa e camicia bianca, dava in escandescenze, gridava al processo politico, insultava i giudici come bugiardi, diceva di sentirsi male, mentre i suoi legali annunciavano il ricorso. Per anni, dopo gli eccidi, l’ex comandante delle truppe serbo-bosniache riuscì a nascondersi, prima nei bunker atomici presenti in Bosnia dal tempo di Tito, poi a Belgrado, protetto dai servizi segreti serbi: viveva nella sua casetta, da tranquillo pensionato tra passeggiate e partite di ping pong. Solo molto più tardi la Serbia si decise a collaborare all’esecuzione del mandato di cattura internazionale contro di lui: fu arrestato nel maggio 2011 nel villaggio serbo di Lazarevo, 80 km a nordest della capitale Belgrado. Secondo il responsabile dei diritti umani delle Nazioni Unite, Zeid Raad al-Hussein, “Mladic è l’incarnazione del Male ma non è sfuggito alla giustizia”.


22 novembre -41

La notizia del giorno.

Francia: “Composizione con autoritratto” di de Chirico sparisce dal museo Béziers.

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La “Composizione con autoritratto”, dipinta da Giorgio de Chirico nel 1926, considerata di valore inestimabile, è stata rubata giovedì scorso, 16 novembre, al Museo di Belle Arti di Béziers, nel sud della Francia. Il quadro del pittore italiano faceva parte della collezione di Jean Moulin, figura storica della resistenza francese, nato proprio a Béziers. Il dipinto si trovava nell’Hotel Fabrégat, un albergo storico della città occitana, che è in realtà una delle due sedi del museo, la cui seconda sede è un altro ex albergo, il Fayet. All’ora di chiusura i custodi del museo Fabrégat di Béziers hanno trovato solo la cornice vuota. Secondo Le Midi Libre, il grande quotidiano della zona, una delle ipotesi è che la tela sia stata rimossa con un taglierino. L’indagine è stata affidata alla polizia di Montpellier, ma in assenza di videosorveglianza all’interno e intorno al museo, non sarà facile ritrovare i ladri. Intanto, il comune guidato dal sindaco, Robert Ménard, il fondatore di Reporters sans frontières, eletto al municipio con il sostegno del Front National, ha sporto denuncia. Oltre al quadro di Giorgio de Chirico (1888-1978), fondatore del movimento della pittura metafisica, la collezione di Jean Moulin comprende anche opere di Soutine, Raoul Dufy, Krémègne o Suzanne Valadon, tutte rimaste al loro posto.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

John F. Kennedy assassinato a Dallas! Il 22 novembre 1963 il “New York Times”, scriveva: “La perdita personale è profonda e schiacciante, la perdita per la nazione e per il mondo è storica e travolgente. John F. Kennedy era un uomo di intelletto e uomo d’azione; rappresentava la vitalità e l’energia, l’intelligenza e l’entusiasmo, il coraggio e le speranze di questi Stati Uniti della metà del XX secolo”.

“… Ma credo che il nostro tempo esiga inventiva, immaginazione, rinnovamento e decisione. Io chiedo a ciascuno di essere uno dei pionieri di questa nuova frontiera”. (JFK)

image001(Il feretro di Kennedy avvolto nella bandiera americana. Le solenni esequie si svolsero il 25 novembre e alla processione presero parte anche de Gaulle e il vice di Chruščëv, Mikoyan, nonché i rappresentanti di ben altre novanta nazioni)

Il 22 novembre 1963 Kennedy veniva assassinato a Dallas. Il 25 novembre le spoglie di JFK vennero seppellite nel cimitero di Arlington, dopo una cerimonia solenne. Jackie, ormai vedova Kennedy, prima di lasciare la casa Bianca, dove era stata la first lady per quasi tre anni, scrisse una lettera di ringraziamento a Chruščëv per le condoglianze personali e del popolo sovietico che questi le aveva porto: “Caro signor Primo Ministro, desidero ringraziarla per aver inviato il signor Mikoyan a rappresentarla ai funerali di mio marito. Mi è apparso molto addolorato e questo mi ha commossa. … Ora, in una delle ultime sere che trascorrerò alla Casa Bianca, in una delle ultime lettere che scriverò su questa carta intestata, voglio scriverle il mio messaggio. Lo invio solo perché so quanto mio marito aveva a cuore la pace, e quanto considerava importanti i suoi rapporti con lei. … Il pericolo che assillava mio marito è che la guerra potesse essere incominciata non tanto dai grandi, bensì dai piccoli uomini. Mentre i grandi uomini conoscono la necessità dell’autocontrollo, i piccoli uomini a volte sono mossi dalla paura e dall’orgoglio. Mi auguro che in futuro i grandi uomini possano continuare a far sì che i piccoli uomini siedano a discutere prima di cominciare a combattersi.” … (M.R. Beschloss, Guerra Fredda … op.cit., pag. 694). L’assassinio di Kennedy, avvenuto in diretta nel modo che tutti conosciamo, sconvolse la coscienza collettiva, fu come un’esplosione deflagrante e inaspettata per la mentalità ancora innocente e idealista dell’epoca. Il mondo si sentì tradito dall’assassinio di Kennedy. Come ha raccontato lo storico Arthur M. Schlesinger, sembrò “di aver perso qualcosa di vitale, cioè la visione dell’America come repubblica umana, razionale, democratica, che collabora con gli altri paesi e le istituzioni internazionali per promuovere la democrazia, i diritti umani, la pace”. “Kennedy era morto giusto nell’anno in cui si stavano realizzando le illusioni da lui stesso create. Insieme a suo fratello Robert, nell’estate del 1963 si era messo a capo della crociata per la giustizia razziale. Fu il primo presidente a dichiarare i diritti razziali: “un principio morale … antico quanto le scritture … e chiaro quanto la costituzione americana”. “Una frase che aveva saputo toccare le corde profonde del popolo americano e di noi europei. Nelle case dei contadini italiani la sua fotografia, ritagliata dai giornali, figurava accanto a quella di Giovanni XXIII. Furono loro i due santi di quel tempo. Papa Roncalli è salito agli onori degli altari. Kennedy, a suo modo, è ancora venerato come taumaturgo. Perché aveva guarito il mondo dal pessimismo. Un idealista senza illusioni. Pratico, ma che sapeva suggerire agli uomini, a tutti gli uomini, la cosa giusta per migliorare l’America e il mondo. Quel ragazzo con il ciuffo, bello, aristocratico, forte, coraggioso, realista, pieno di energia, capace di tenere fede alla parola e agli impegni, aveva solo 43 anni quando assunse l’incarico, ma sussurrava l’entusiasmo dei vent’anni. Era stato il più giovane presidente americano della storia, il primo nato nel ventesimo secolo, il primo cattolico, il primo così vicino a noi europei”. (Carlo Rossella). La dinamica del suo assassinio, con il relativo corredo di fatali concatenazioni, non è mai stata accettata come completamente ammissibile dal grande pubblico, e non solo, per il semplice fatto che è difficile rassegnarsi alla plausibilità di un attentato organizzato e condotto a termine da un singolo, insignificante individuo contro uno degli uomini più potenti e potenzialmente protetti del globo. Lee Harvey Oswald, incriminato per l’assassinio di JFK, non potè mai essere giudicato perché il 24 novembre venne a sua volta ucciso da Jack Rubinstein, detto Ruby. La tesi del complotto, già avanzata da più parti e avvalorata da quanti fra i presenti al passaggio del corteo presidenziale riferivano di aver udito i colpi provenienti da direzioni diverse, avrebbe acquisito così nuovo vigore. Era una tesi che la commissione d’inchiesta, presieduta da Earl Warren, allora presidente della Corte suprema degli Stati Uniti, respinse nel settembre del 1964, dopo molti mesi di indagine e ben ventisette volumi di descrizioni del lavoro svolto. Neanche le indagini condotte a più riprese nei decenni successivi sarebbero mai riuscite a dimostrare che i colpi di fucile esplosi contro Kennedy provenivano da direzioni diverse e avvalorarono perciò la tesi del complotto. Il mistero sulla morte di JFK è l’ultimo dei segreti che John avrebbe conservato insieme ai segreti che riguardavano la sua vita privata e la sua salute.

Mary Titton


21 novembre -42

La notizia del giorno.

L’Ema va ad Amsterdam.

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L’Ema, l’Agenzia europea per il farmaco dovrà lasciare Londra a causa della Brexit e andrà ad Amsterdam, che ha vinto al sorteggio, mentre Milano è stata sconfitta. A deciderlo è stato il sorteggio con la scelta tra due buste chiuse dopo che al ballottaggio finale Milano e Amsterdam avevano ricevuto gli stessi 13 voti. Milano era in testa nelle prime due votazioni: alla prima e alla seconda votazione, che aveva ristretto la corsa alle due città, Milano era sempre risultata la più votata. Poi, dopo il pareggio al terzo voto (la Slovacchia si è astenuta, dopo l’esclusione di Bratislava), la necessità del sorteggio. A proposito del metodo del sorteggio, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha detto: “Veramente un po’ assurdo essere esclusi perché si pesca da un bussolotto. Non era questo il sistema di votazione proposto dall’Italia. Tutto regolare sì, ma normale no”. Il premier Paolo Gentiloni ha così commentato su Twitter: “Grazie a Milano e grazie a tutti coloro che si sono impegnati per Ema, nelle istituzioni e nel privato. Una candidatura solida sconfitta solo da un sorteggio. Che beffa!”.


20 novembre -43

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

“Cabaret”, film capolavoro vincitore di otto premi Oscar.

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Il 20 novembre 1966 debuttava a Broadway, all’Imperial Theatre, la commedia musicale “Cabaret”. Il musical ottenne uno strepitoso successo e, sei anni dopo, uscì nelle sale l’omonimo film, la rappresentazione più conosciuta, che consacrò Liza Minnelli, diventando una pellicola pluripremiata, dal successo planetario. Ispirato ai diari berlinesi di Christopher Isherwood (Addio a Berlino, pubblicato in Italia da Garzanti), il film “Cabaret” filtra il carisma dell’opera originaria attraverso una serie laboriosa di passaggi: la commedia musicale di John van Druten, il romanzo di Joe Masteroff, l’eco di un altro film, “I am a camera”, produzione inglese del 1955 con Shelly Winters, Lawrence Harvey e Julie Harris, e, grazie al talento del regista, il grandissimo Bob Fosse, diventa l’esempio perfetto di musical moderno (e difficile da eguagliare: il suo stesso autore fallì tutti i tentativi successivi). Nel film, ambientato nella Berlino degli anni Trenta, durante la repubblica di Waimar, viene efficacemente restituita l’aria del tempo: ultimi bagliori prima del crepuscolo degli dei, parole, musiche, colori per dare almeno un’idea di quello che fu la festa mobile della Germania tra il Kaiser e l’avvento del Nazismo. Nel sottofondo si respira la crescente ascesa di Hitler con le prime violenze naziste che insanguinano le strade, con l’indifferenza dell’alta borghesia tedesca, nel personaggio di Max, con l’episodio del pestaggio a morte del proprietario del club dove ogni sera va in scena lo spettacolo di un cabaret anticonformista, con canzoni di carattere satirico e allusivo, frequentato da artisti d’avanguardia e intellettuali. Malgrado la violenza venga imposta contro ogni forma di dissenso si osserva, progressivamente, l’adesione, da parte della maggioranza del popolo tedesco, alla nuova politica hitleriana che viene rappresentata, nel film, in una delle scene più efficaci del cinema di sempre: il canto romantico di un giovane ariano, biondo, che si leva tra i tavoli di una birreria ai margini di un bosco. Gli avventori, davanti ai boccali di birra, trascinati da quel suono sentimentale, inneggiante lo spirito nazionalista, si uniscono in coro e tendono il braccio nel saluto nazista. La colonna sonora di Cabaret composta dalla musica affascinante de l’ “Opera da tre soldi”, di Kurt Weill”, dalla voce di Liza Minnelli in “Maybe this time”, “Mein Herr”, “Money, Money, Money”,  dai copiosi omaggi a Dietrich e Sternberg (L’angelo azzurro) e i dialoghi, dove la citazione colta conta più della coreografia gigantesca e l’immagine nei frammenti rubati dai quadri d’epoca di George Groz e di Otto Dix, intriga più della storia.

image001(George Groz, Caino o Hitler all’Inferno)

OTTO-DIX(Otto Dix. Il ritratto della giornalista Sylvia von Harden, 1926)

Nella storia “si incrociano le vite di Sally Bowles (Liza Minnelli), la diciannovenne star del Kit Kat Klub che canta nel cabaret e arrotonda il suo stipendio intrattenendo facoltosi signori, Brian (Michael York), giovane insegnante inglese che si innamora di lei, Max (Helmut Griem), ambiguo e ricco amico della coppia, Fritz (Fritz Wepper), cacciatore di dote costretto a fare i conti con le sue origini ebraiche che, suo malgrado, visto i tempi, si innamora della bellissima Natalia (Marisa Berenson), ebrea e ricchissima, Joel Grey, mattatore del locale che mette in ridicolo, con la sua scimmia, la caccia nazista agli ebrei: “Ma perché il mondo non può vivere e lasciare vivere? Tutti protagonisti di un’epoca culturalmente brillante prima della tempesta che, da lì a poco sconvolgerà il mondo e travolgerà inesorabilmente, crudelmente le loro aspirazioni artistiche e i loro progetti di vita.

Mary Titton


19 novembre -44

La notizia del giorno.

Prima Giornata Mondiale dei poveri.

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Questo 19 novembre si celebra per la prima volta la Giornata mondiale dei poveri, istituita da Papa Francesco, un anno fa, al termine del Giubileo della misericordia, nella lettera apostolica “Misericordia et misera”. In questa occasione circa 7mila bisognosi sono stati accolti nella basilica di San Pietro per la Messa e alla fine della celebrazione 1.500 hanno pranzato in Vaticano con Papa Francesco, gli altri sono stati ospiti di istituti ed enti caritativi che hanno preparato per loro un pranzo conviviale. Analoghe iniziative si svolgono oggi in tutte le diocesi d’Italia e del mondo. Dolore, emarginazione, sopruso, violenza, torture, prigionia e guerra, privazione della libertà e della dignità, ignoranza e analfabetismo, emergenza sanitaria e mancanza di lavoro, tratta e schiavitù, esilio e miseria rappresentano i “mille volti” della povertà. Per papa Francesco i poveri, l’affamato, l’ammalato, il forestiero, il carcerato, il bisognoso, hanno un posto speciale nel cuore di Dio, ai cui occhi nessun figlio può essere scartato. Dio “affida a ciascuno una missione”, “ci responsabilizza”: “Nessuno può ritenersi inutile, nessuno può dirsi così povero da non poter donare qualcosa agli altri”. Francesco condanna l’indifferenza e l’omissione nei confronti dei bisognosi verso i quali spesso alziamo muri e recinti, pur di non vederli e non toccarli. Forte è risuonato il suo messaggio in questo tempo dominato dall’indifferenza nei confronti di tante persone che vivono, in tutto il mondo, ai margini di una società del benessere e del progresso senza poterne usufruire: «Nel povero Gesù bussa al nostro cuore e, assetato, ci domanda amore, l’omissione è il grande peccato nei confronti dei poveri e assume un nome preciso: indifferenza … Tutti siamo mendicanti dell’essenziale, dell’amore di Dio, che ci dà il senso della vita e una vita senza fine. Per il cielo non vale ciò che si ha, ma ciò che si dà».

Anniversari.

Lettere Caffè, il coffee house di Roma.

lettere

Il 19 novembre 1999 veniva inaugurato, nel cuore di Trastevere, uno dei più caratteristici rioni di Roma, il “Lettere Caffè”, un locale che prendeva spunto dai caffè letterari nati, a partire dal Settecento per poi diffondersi, nell’arco dei secoli successivi, come luoghi di ritrovo per artisti, scrittori, poeti, musicisti in una successione di stili e di mode, tali da diventare, per molti di essi, famosissimi e mitici. Nella fattispecie il “Lettere Caffè”, gestito dalla proprietaria Enza Li Gioi, scrittrice lei stessa, commediografa e mente concettuale degli eventi che si svolgono al suo interno, è, dopo quasi due decadi, un punto di riferimento per chi continua ad amare caparbiamente la cultura, oggi più che mai trascurata, se non avversata dalla politica; un posto dove si partecipa in modo interattivo alle attività del locale. Concerti blues, jazz, tributi alle migliori band, musica etnica e d’autore si alternano alle esibizioni dal vivo di nuovi gruppi emergenti o alla chitarra di Francesco De Gregori che, con la modestia dei grandi, si mescola al pubblico e canta “La donna cannone”, così come al cantautore Stefano Rosso che intona “Via della scala” e continua col suo repertorio o a Nada che interpreta una delle sue ultime canzoni o ancora a Claudio Lolli che si esibisce in un concerto e così via. Letture teatrali, incontri di poesia, cinema d’autore, cabaret, esposizioni d’arte, presentazione di libri, performances teatrali, conferenze da parte di studiosi sull’arte, sulla musica, sulle tematiche sociali che aprono a dibattiti e alla riflessione e molte altre cose ancora. Uno spazio che vuole affermare il valore e l’importanza dell’arte e vuole ostinatamente e incondizionatamente difendere la cultura, un impegno stoico e coraggioso se si considera che questa iniziativa imprenditoriale è autogestita e non ha mai ricevuto alcun sostegno da parte delle istituzioni. Il “Lettere Caffè” non è solo un caffè letterario, è anche una Casa editrice che pubblica romanzi e poesie. L’idea di creare un laboratorio artistico permanente come il “Lettere Caffè” nasceva come completamento ad un precedente progetto editoriale, l’omonima rivista “Lettere caffè. Il mensile dell’Italia che scrive”. Pubblicata per i tipi della Pineider, la rivista epistolare, ideata sempre dalla scrittrice goriziana, era diretta dallo scrittore e giornalista Saverio Tutino (fondatore dell’Archivio Diaristico di Pieve Santo Stefano), l’Art director era il grande disegnatore Riccardo Mannelli e il Comitato scientifico era formato da personalità famose del mondo della cultura e dello spettacolo: Giorgio Albertazzi, Vincenzo Cappelletti, Dario Fo, Elena Gianini Belotti, Margherita Hack, Mario Monicelli, Silverio Novelli, Monica Vitti, Adriana Zarri solo per citarne alcuni. Patrocinata dal Comune di Roma, quando l’assessore alla cultura era Borgna e dal Ministero per i Beni Culturali (Veltroni), la rivista si proponeva di dare spazio alla scrittura in antitesi alla comunicazione corrente che, con l’avvento della tecnologia e, in base alla logica del tempo reale che corre velocemente, si è sempre più semplificata impoverendo il linguaggio e deprivandolo di profondità espressiva. Il successo della rivista derivava dall’originalità di alternare le lettere provenienti da persone comuni a lettere di personaggi noti. In questo modo era possibile leggere la lettera di Giulio Andreotti che scriveva al Diavolo, quella di Margherita Hack che si rivolgeva agli extraterrestri, la lettera che Alboreto scriveva a Enzo Ferrari, quella di Dario Fo a Clinton e quella di Brigitte Bardot ai suoi “chers amis animaux” e molte altre insieme alle risposte dei lettori. Poi c’erano tutte le lettere scritte dai componenti del Comitato scientifico che intervenivano regolarmente e gratuitamente. La rivista pubblicava non solo epistole, ma anche rubriche, suddivise in sezioni, dedicate ai racconti, alle sceneggiature, alle poesie, alle inchieste, alle interviste, ai diari e altro in base alla creatività del direttore editoriale, Enza Li Gioi. Su Lettere si coglieva lo stesso spirito che si respira oggi al “Lettere Caffè”: un senso di libertà dove girano le idee in un’atmosfera accogliente, dove ci sono libri da leggere, una musica di sottofondo, sempre presente, di autori che hanno segnato la storia della musica e dove si può annoverare, tra le altre forme d’arte, la cucina, magnifica, della proprietaria e di sua figlia Costanza, artista anche lei che da sempre le è vicina nella gestione del progetto.

Enza(Enza Li Gioi interpreta una sua commedia)

Mary Titton


18 novembre -45

La notizia del giorno.

Anche in Italia il supercomputer per le previsioni meteo in HD.

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Il nuovo supercomputer europeo per le previsioni meteo in HD, che aiuterà a studiare i fenomeni meteorologici estremi, come il raro ciclone mediterraneo che ha colpito il mar Ionio, verrà installato nel 2019 a Bologna nel nuovo data center del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf) e diventerà operativo nel 2020. Gli esperti, riuniti al Festivalmeteorologia 2017, la tre giorni organizzata dall’Università di Trento con il Comune di Rovereto, Trentino Sviluppo e Fondazione Museo Civico di Rovereto), hanno illustrato, attraverso conferenze, attività didattiche e ludiche, le capacità e le potenzialità del nuovo supercomputer europeo, uno dei tre più potenti al mondo, che avrà la capacità di calcolo necessaria ad aumentare la risoluzione spaziale nelle previsioni ad una settimana. Il colonnello Silvio Cau, capo del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare e Rappresentante Permanente d’Italia presso l’Organizzazione Mondiale della Meteorologia (Omm), spiega che “La risoluzione a livello globale passerà da 9 a 7 chilometri quadrati, mentre sull’Italia scenderemo da 2,8 a 1,4 chilometri quadrati, e permetterà di studiare e caratterizzare meglio soprattutto i fenomeni più violenti, come le trombe d’aria, che sono molto localizzati”. Nel prossimo futuro si potranno utilizzare anche le osservazioni e le misurazioni fatte dai cittadini comuni, affiancando la “citizen science” alle reti di osservazione professionali, e mettere in rete le migliaia di stazioni meteorologiche amatoriali sparse sul territorio nazionale, per ottenere dei modelli di previsione sempre più precisi.


17 novembre -46

La notizia del giorno.

Argentina: sparito sottomarino militare nell’Atlantico.

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La Marina argentina ha reso noto che mercoledì scorso ha perso i contatti con un sottomarino militare di attacco, l’Ara San Juan, con 44 uomini a bordo, nell’Atlantico meridionale, al largo della Patagonia, nel sud del Paese, ma che non lo considera “disperso”. Il San Juan era partito dalla base navale di Ushuaia per dirigersi a quella del Mar de la Plata, nella provincia di Buenos Aires, quando si sono perse le sue tracce ed è sparito nelle fredde acque dell’Atlantico meridionale. Alla ricerca del San Juan partecipano navi militari ed aerei vicino alla zona dove si sono persi i contatti, al largo della provincia di Chubut. La Marina ha attivato un’operazione di ricerca per localizzare il sottomarino, ordinando “a tutte le stazioni di comunicazione terrestre lungo la costa argentina di fare una ricerca preliminare ed estesa di comunicazioni e di ascoltare tutte le possibili frequenze di trasmissione del sottomarino”. Alcune unità militari sono già state inviate verso la zona da dove sono partiti gli ultimi messaggi del San Juan. Il ministero degli Esteri ha reso noto che Cile, Stati Uniti e Regno Unito si sono offerti di collaborare alla ricerca del sottomarino. Da parte sua, l’ammiraglio Gabriel Gonzalez, comandante della base di Mar de la Plata, ha dichiarato che a bordo del San Juan “c’è cibo e ossigeno a sufficienza” per tutto l’equipaggio, sottolineando che “non si può dunque parlare di un’emergenza”. Molto meno ottimista Julio Langani, uno degli ingegneri che ha monitorato la costruzione del sottomarino nei cantieri navali della Thyssen Nordseewerke ad Edem, in Germania, da dove il San Juan è salpato per la prima volta nel giugno del 1983. In dichiarazioni al quotidiano Ambito, Langani ha ipotizzato che nel sottomarino “si potrebbero essere surriscaldate le batterie, il che provoca l’emissione di un gas clorato, che risulta mortale per gli esseri umani”.


Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Giorgio (Giò) Pomodoro. “L’ossessione di ogni vero scultore è il vuoto.” (Lettera allo scultore Bruce Beasley, 10 maggio 1998).

Giò Pomodoro, è stato uno fra i più importanti scultori astratti del panorama internazionale del XX secolo. Orefice, scultore, grafico, sceneggiatore aveva iniziato il suo percorso nelle Marche, dove era nato a Orciano di Pesaro il 17 novembre 1930, presso la bottega di un anziano orafo in cui imparò la cesellatura. Poi, a Firenze, iniziò a lavorare sui banchetti orafi di Ponte Vecchio e, alla fine degli anni cinquanta, si trasferì, definitivamente a Milano, con la famiglia. Lì iniziò a collaborare con la rivista d’avanguardia milanese “Il Gesto” e a partecipare alle mostre del gruppo “Continuità” con il fratello Arnaldo, anch’egli noto scultore, ed artisti del calibro di Fontana, Dorazio, Novelli, Perilli, Parmeggiani e Turcato. Così scriveva Edouard Jaguer, alla fine del 1957, sul secondo numero de “Il Gesto”: “Esiste ancora, nel 1957 una “realtà maledetta”, e ogni giorno che passa ci porta nuove prospettive che chiaramente dimostrano la precarietà costante della nostra visione del mondo e come questo mondo è la preda di continue, contraddittorie metamorfosi …”. Nella frase è racchiuso il malessere di una generazione d’artisti nello sforzo di trovare le giuste tecniche formali a rappresentare temi come lo spazio, il vuoto e l’azione della luce al loro interno, un’arte che si sarebbe poi definita “nucleare”. “Non ho mai cessato di pensare all’estensione del “vuoto” e della sua importanza in scultura: Ormai sappiamo che il “vuoto” è ricolmo d’energia, nel macro come nel miscrocosmo”. Da giovanissimo Giò Pomodoro era partito con le prime esperienze informali sul segno per poi dirigersi verso un pensiero di “rappresentazione razionale dei segni” dedicandosi poi attivamente alla ricerca scultorea. In un secondo momento approdò al “ciclo della materia, del vuoto e della geometria” con opere come “Superfici in tensione, “Folle” e poi trasformando le tensioni in torsioni con “Soli, “Archi, e “Spirali”.

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Predilesse ampie aree fluttuanti in bronzo e grandi blocchi scolpiti nel marmo o squadrati con rigidezza nella pietra. In queste opere, solitamente, si aprono degli spazi vuoti che lasciano irrompere la luce del sole. “Dal 1954 al 1958 lavoravo come se fossi immerso dentro un blocco d’argilla, con le tensioni modellavo l’aria stessa era come se avessi superato l’ombra o fatto coincidere il vuoto col pieno. Lo scultore può anche provare a scolpire l’aria ma sempre deve tornare all’erma”.

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Fin dagli anni cinquanta Pomodoro partecipò ripetutamente a numerose esposizioni internazionali e biennali di Venezia e la sua notorietà giunse al culmine quando, nel 2002 ricevette l’ambito premio alla carriera. Il Premio fu conferito durante una cerimonia a New York che riconobbe, per la prima volta ad uno scultore italiano il suo lavoro come uno dei più significativi nella scultura contemporanea. A partire dagli anni settanta iniziarono gli ultimi due cicli della sua vita artistica, in cui si dedicò a numerose opere voluminose e monumentali creando una specie di “Museo territoriale “con i “Luoghi scolpiti”: “… piazze grandi in tutto il mondo con inserti di scultura della sua poetica scultorica”. Realizzò infine numerose scenografie per opere rappresentate all’Arena di Verona, La Fenice di Venezia e così via. Giò Pomodoro morì a Milano il 21 dicembre 2002.

Mary Titton


16 novembre -47

La notizia del giorno.

Il Papa: “Evitare accanimento terapeutico non è eutanasia.”

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Papa Francesco ribadisce la posizione della Chiesa sull’accanimento terapeutico in un messaggio inviato questa mattina al Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Vincenzo Paglia, e a tutti i partecipanti al meeting della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, che si svolge il 16 e 17 novembre presso l’Aula Vecchia del Sinodo in Vaticano. Scrive il papa: “La medicina ha sviluppato una sempre maggiore capacità terapeutica, che ha permesso di sconfiggere molte malattie, di migliorare la salute e prolungare il tempo della vita. Essa ha dunque svolto un ruolo molto positivo. D’altra parte – ricorda però ancora Francesco -, oggi è anche possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare. Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona. Non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte.” Il papa insiste anche sull’ “imperativo categorico” “di non abbandonare mai il malato”, sulla relazione di amore e vicinanza con il malato stesso, anche se in una condizione irreversibille, sull’accompagnamento del morire, senza aprire a giustificazioni alla soppres-sione del vivere, alla cosiddetta eutanasia.


15 novembre -48

La notizia del giorno.

Scienziati americani cambiano il Dna di un paziente.

DNA_simple2.svgAlcuni scienziati americani hanno reso noto di avere tentato per la prima volta, lunedì ad Oakland, di correggere un gene di Brian Madeux, un uomo di 44 anni, direttamente all’interno del suo corpo per cambiarne il Dna in modo permanente, con l’obiettivo di curare una grave malattia metabolica, la sindrome di Hunter. I pazienti affetti da questa rara forma non hanno il gene che produce l’enzima Ids, che è in grado di scomporre i carboidrati; questi, quindi, si accumulano nelle cellule e causano problemi a vista, udito e cuore e anomalie dello scheletro. Tra un mese si potrebbero già vedere gli effetti di tale esperimemto, ma solo tra tre mesi, con un test specifico, si saprà se la correzione ha avuto esito positivo. La nuova tecnica verrà testata anche per altre malattie, inclusa l’emofilia. La correzione del gene è avvenuta all’interno del corpo: è come mandare un mini chirurgo a piazzare il nuovo gene esattamente nel punto giusto. Il dottor Sandy Macrae, presidente di Sangamo Therapeutics, la società di California che ha sperimentato questa tecnica per due malattie metaboliche e per l’emofilia, ha detto: “Tagliamo il tuo DNA, lo apriamo, inseriamo un gene e poi lo ripristiniamo.” L’intervento di terapia genica ha l’obiettivo di correggere definitivamente il difetto metabolico, inducendo l’organismo a produrre l’enzima Ids, che è in grado di scomporre i carboidrati. A questo scopo un virus, reso inoffensivo, è stato equipaggiato con le forbici molecolari capaci di tagliare il Dna e con la sequenza genetica corretta. Le forbici, chiamate “dita di zinco”, hanno il compito di tagliare il gene dell’albumina, poi il Dna incorpora il gene corretto proprio come fa quando si ripara naturalmente. La sperimentazione di fase 1 e 2 si chiama Champions ed è volta a verificare sicurezza ed effetto. Solo dopo queste risposte si può passare alla fase 3, la sperimentazione su un grande numero di persone, per avere risposte sull’efficacia.


14 novembre -49

La notizia del giorno.

Italia fuori dai Mondiali: grande amarezza.

Ciao-Italia

Ieri sera, allo stadio San Siro, si è giocata la partita di ritorno Italia-Svezia, che con lo 0-0 ha determinato l’esclusione dell’Italia dai Mondiali di calcio 2018. È la prima volta dal ’58 che l’Italia non si qualifica per la fase finale della Coppa del Mondo, con conseguenze anche sul piano economico. È una disfatta sportiva epocale, un disastro annunciato, un flop tecnico e tattico iniziato a Madrid e culminato a Milano. In 180 minuti più il recupero, nonostante l’impegno di alcuni di loro, come Jorginho, Florenzi, Candreva Bonucci, che ha continuato a giocare anche se infortunato, gli azzurri non sono riusciti a segnare neanche un gol, mentre per la qualificazione ne sarebbero serviti due. Al termine della partita il capitano della Nazionale, Gigi Buffon, ha risposto commosso ai giornalisti di Rai Sport dicendo: “Dispiace non per me, ma per il movimento. Dispiace perché abbiamo fallito un qualcosa che anche a livello sociale poteva essere veramente importante. Di conseguenza, niente, questo è l’unico rammarico che ho e non certo quello di finire perché il tempo passa, è tiranno ed è giusto che sia così. Dispiace che l’ultima partita ufficiale sia coincisa con una non qualificazione ai Mondiali”. Buffon ha 39 anni, ha avuto 175 presenze in Nazionale, ha giocato come portiere dell’Italia tra il 1997 e il 2017, vincendo i Mondiali di calcio di Germania del 2006 e ottenendo il secondo posto, con il resto della squadra, agli Europei del 2012 di Polonia-Ucraina. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, oggi, sentito Carlo Tavecchio, il n.1 della Federcalcio, ha detto: “… se fossi in lui mi dimetterei”.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Polesine, la Grande Alluvione. (14 novembre 1951: dopo due settimane di pioggia il Po straripa. Gran parte delle acque si riversano nelle campagne al ritmo di tremila cubi al secondo. È una tragedia, circa cento vittime e più di 180.000 senzatetto)
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Alle 19,45 del 14 novembre l’argine maestro del fiume Po ruppe a Vallone di Paviole, nel  comune di Canaro. Alle ore 20,00 si verificò una seconda rotta in località Bosco nel comune di Occhiobello. La terza falla si produsse poco più tardi, alle ore 20,15 circa, in località Malcantone dello stesso comune. La massa d’acqua che si riversò con furia sconvolgente sulle terre del Polesine fu immane, circa 2/3 della portata fluente, anziché proseguire la sua corsa sulle campagne verso il mare entro gli argini del fiume, si riversò sulle campagne e sui paesi, causando circa cento vittime, 84 solo nel “camion della morte”, che con una novantina di fuggiaschi a bordo fu inghiottito dall’acqua a Frassinelle; più di 180.000 furono i senza tetto, con molte conseguenze sociali ed economiche. La catastrofe arrivò dai fiumi, ma fu innescata, oltre che dal diluvio che scese dal cielo, da una sottovalutazione storica dei problemi idraulici del territorio. Sotto l’aspetto meteorologico, tutto iniziò ad ottobre, quando un flusso d’aria fredda atlantica si scontrò con un fronte caldo proveniente dal Nord Africa: dopo il Sud, il maltempo cominciò ad interessare il Nord, con piogge ininterrotte per sei giorni di fila, poi il 13 uscì il sole, ma il disastro era ormai imminente: mentre nei comuni dell’Alto Polesine, da Melara a Stienta, gli abitanti e i sindaci lavoravano freneticamente per alzare gli argini, in certi casi anche di un metro, per evitare le tracimazioni, le popolazioni dei comuni di monte, scoraggiate e impaurite anche da false notizie, come quella che il Po avesse già rotto gli argini a Bergantino, a Occhiobello e a Canaro, caricate le masserizie sui carri, legate mucche e maiali, in lunghe file si preparavano a fuggire e, quelli che salirono sul camion arrivato da Rovigo, per recuperare le famiglie delle case più isolate, andarono incontro alla morte. Le immagini in bianco e nero degli archivi dell’epoca danno tutto il senso della tragedia: il Po con le sue onde scure e ribollenti che piomba su case, stalle e campagne, sommergendo e trascinando via tutto con la furia di un mare in tempesta, le file degli sfollati, che su barche di fortuna cercano di mettersi in salvo.

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L’ingegnere Capo dei Genio Civile di Rovigo, ingegnere Mario Sbrana, propose di aprire, sugli argini della Fossa Polesella, varchi idonei a far defluire le acque, una richiesta di fronte alla quale il Prefetto, Umberto Mondio, insediatosi a Rovigo da pochi giorni, tergiversò anche in nome della protesta di alcuni sindaci dei comuni posti a est di detto corso d’acqua appoggiati dai relativi abitanti. Commovente fu la solidarietà nazionale ed internazionale che scattò nei confronti delle popolazioni colpite, moltissime famiglie in tutta Italia accolsero gli sfollati nelle proprie case. In seguito moltissimi polesani non fecero ritorno alla propria terra d’origine, in parte per la devastazione di quelle zone dopo la tragedia e, soprattutto coloro che vennero ospitati nelle aree del triangolo industriale di Torino, Milano, Genova,  preferirono restare in quella realtà industriale emergente in cui era più facile trovare un lavoro. Ciò diede luogo a quel processo di spopolamento che ha interessato il Polesine a seguito dell’alluvione e si protratto sino ai nostri giorni. Solo a partire dal 2001, per la prima volta dopo il 1951, la popolazione polesana ha visto un incremento numerico con la nascita di alcune realtà produttive nel settore della piccola industria, dei servizi e del turismo. Ancora una volta un disastro che si sarebbe potuto evitare, come denuncia lo storico Paolo Sorcinelli, dell’Università di Bologna: “L’alluvione è stata causata da venti anni di incuria del territorio, disboscamento e opere di protezione malfatte”.

A Raffaella, se tu ci sei il mondo è più bello. Mary


13 novembre -50

La notizia del giorno.

Terremoto di magnitudo 7.3 provoca centinaia di vittime tra Iraq e Iran.

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La forte scossa di terremoto di magnitudo 7.3, con epicentro vicino alla città irachena di Halabya – alla frontiera tra Iran e Iraq – è stata avvertita da milioni di persone in tutta l’Asia Centrale. Alle 21:18, ora locale, la terra ha tremato per la prima volta, poi ci sono state decine di repliche, mentre la gente, in preda al terrore, si è riversata nelle strade. Le autorità irachene hanno ordinato l’evacuazione urgente nell’area circostante la centrale idroelettrica di Darbandiyan. Particolarmente difficile è la situazione a Darbandikhan, dove l’ospedale è stato severamente danneggiato ed è ancora senza corrente elettrica. Le prime immagini dalle zone devastate mostrano interi edifici sbriciolati dalla potente scossa. I morti nella Repubblica islamica sono attualmente 348, i feriti 6.603. Sul versante iraniano una delle città più colpite è Ghasr Shirin, nella regione occidentale di Kermanshah, dove le case sono in mattoni di fango e si teme che molte persone siano sepolte sotto le macerie. Difficili poi, per l’interruzione delle vie di comunicazione, le operazioni di soccorso nelle aree rurali, interrotte anche le linee telefoniche e la corrente elettrica. In tutto sono 14 le province iraniane colpite dal sisma. Oltre 200 persone sono intrappolate sotto le macerie di un complesso residenziale a Sarpol Zahab, la città iraniana più colpita, dove 8 scuole sono state distrutte. L’Organizzazione nazionale iraniana per la gestione dei disastri ha dichiarato l’allerta degli organi di sicurezza e sanitari e ha chiesto alla popolazione di mantenere la calma. Il presidente iraniano Hasan Rohani ha chiesto il massimo sforzo per assistere le vittime.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Camille Pissarro: pittore ribelle e anticonformista.

image001(Autoritratto. 1873, olio su tela, Parigi, Musèe d’Orsay)

A Parigi, il 13 novembre 1903 moriva Camille Pissarro uno dei padri della pittura impressionista e metodico sostenitore del movimento. In una lettera del 1883 al figlio Lucien, anch’egli pittore, Pissarro scriveva: “Ricordati che sono di temperamento rustico e malinconico, di aspetto rozzo e selvaggio; posso piacere solo dopo che mi hanno frequentato per un po’ e se c’è un granello di indulgenza in chi mi guarda”. Per la sua barba fluente, il fisico massiccio e il portamento, i suoi amici lo paragonavano spesso a Mosé, a un patriarca o addirittura al Padre Eterno. Energico e combattivo, ma nello stesso tempo dotato di una non comune sensibilità d’animo, Pissarro tentò in ogni modo di tenere unito il gruppo degli impressionisti. Lottò caparbiamente contro le critiche malevole, le incomprensioni e le rivalità, per reperire gli aiuti e i mezzi necessari a organizzare le loro mostre. Si avvicinò, dopo il 1890, al movimento anarchico che sostenne illustrando il giornale con i suoi disegni. È interessante riscontrare sui giornali del tempo l’accoglienza fatta alle prime esposizioni degli impressionisti. In un settimanale quotidiano si leggeva nel 1876: “La rue Le Peletier è la strada dei disastri. Dopo l’incendio dell’Opera ecco adesso un’altra calamità: Si è appena aperta da Durand-Ruel un’esposizione che dovrebbe essere di pittura. Entro e i miei occhi inorriditi devono affrontare terribili cose. Cinque o sei pazzoidi, tra cui una donna, si sono riuniti per esporre le loro opere. Ho visto gente torcersi dalle risa davanti a quei lavori, ma a me, vedendoli, sanguinava il cuore. Questi sedicenti artisti si autodefiniscono rivoluzionari, “impressionisti”. Pigliano un pezzo di tela, colori e pennello, vi buttano qualche tratto di colore a casaccio e firmano il risultato col loro nome. È lo stesso senso di costernazione che proveremmo se i ricoverati in manicomio raccogliessero pietre per la strada, convinti di aver trovato diamanti”. A un secolo di distanza riesce arduo capire perché questi quadri destassero tale tempesta di derisione e indignazione. Si comprende subito che, anche se sembrano abbozzi, si tratta del risultato di una profonda esperienza pittorica, e non di trascuratezza. Non era soltanto la tecnica pittorica a scandalizzare i critici, ma anche il genere dei soggetti. Nel passato ci si aspettava dai pittori la scelta di un angolo di natura che a parere dei più fosse “pittoresco”. Pochi si rendevano conto che, nel processo evolutivo dell’arte, questa richiesta era piuttosto assurda. Se i pittori dovessero attenervisi, si ripeterebbero all’infinito. Un conflitto simile aveva già impegnato gli artisti del Quattrocento non appena si scoprì il modo di rispecchiare la natura: lo stesso può affermarsi del naturalismo e della prospettiva che conferivano alle figure una rigidezza e una legnosità che solo il genio di Leonardo riuscì poi a superare, diluendo le forme nell’oscurità delle forme grazie al cosiddetto “sfumato”. (Gombrich). Bisognava, ora, procedere oltre le conquiste delle precedenti generazioni, studiare nuove forme tecniche per rappresentare la realtà in tutte le sue sfaccettature: coglierne il movimento, le diverse angolazioni, l’impressione attraverso l’impiego sapiente della luce, la deliberata erosione dei contorni e così via. Dinanzi a quadri come “Boulevar Montmartre” in cui Pissarro evoca l’impressione di un boulevard parigino sotto la luce del sole, questa gente scandalizzata si domandava: “Perdo le gambe, gli occhi e il naso, per trasformarmi in una macchia informe?”. Ancora una volta la conoscenza di ciò che appartiene a un uomo interferiva nel giudizio su ciò che realmente appare. “Ci volle tempo per far capire al pubblico che, per apprezzare un quadro impressionistico, bisogna allontanarsi di qualche passo, e gustare il miracolo di vedere queste macchie enigmatiche prendere forma e animarsi. Questo miracolo, nonché la trasmissione dell’esperienza visiva dal pittore allo spettatore, era il vero scopo dell’impressionismo”. (Gombrich)

image002(Camille Pissarro. Boulevard Montmartre. Pomeriggio di sole. 1897, olio su tela, San Pietroburgo, Ermitage)

Negli ultimi dieci anni di vita Pissarro dipinse trecento vedute urbane, divise in undici serie, ambientate in quattro città diverse: Parigi, con le sue piazze e i grandi Boulevard, e tre porti in Normandia: Rouen, Le Havre e Dieppe. In questi luoghi scelse attentamente le stanze d’albergo, per poter lavorare direttamente nella sua camera, senza peggiorare la malattia agli occhi di cui soffriva. Qui lavorava simultaneamente su più tele, che riprendono lo stesso panorama in diverse ore del giorno e con condizioni atmosferiche differenti.

image003(Camille Pissarro. Boulevard Montmartre, effetto notte. 1898, olio su tela, National Gallery, Londra)

 
Mary Titton


12 novembre -51

La notizia del giorno.

F1: nel Gp del Brasile vince Vettel, terzo Raikkonen.

INTERLAGOS

Anche se il Mondiale è già chiuso e nulla può togliere il primo posto a Lewis Hamilton, a Interlagos la Ferrari torna sul gradino più alto del podio e Sebastian Vettel domina il Gp del Brasile, riportando la sua quinta vittoria stagionale, la 47ª in carriera, e difendendo anche il secondo posto in classifica. Splendida la partenza del pilota tedesco, che supera il poleman Bottas alla prima curva. Dietro di loro, una zuffa: la Haas di Magnussen stringe Vandoorne su McLaren che tocca la posteriore destra di Ricciardo. L’australiano della Red Bull va in testacoda sul prato verdissimo, ma riesce a ripartire, gli altri due sono costretti al ritiro. Nel frattempo Grosejan con la sua Haas si accapiglia con la rosa Force India di Ocon e lo butta fuori gara per il primo ritiro in carriera, mentre il “colpevole” francese viene penalizzato con 10 secondi. La Safety car scioglie la mischia e le auto tornano ai box per un cambio di gomme. Vettel festeggia dipingendo con la rossa cerchi sull’asfalto e con il solito “Grazie ragazzi” via radio, poi commenta: “Dedico la vittoria ai tifosi, ai meccanici e a tutti quelli che hanno lavorato per noi a Maranello. Ora pensiamo a finire bene ad Abu Dhabi e poi tornare nel 2018 per vincere il mondiale”. Hamilton, il vincitore del Mondiale, è stato protagonista di una rimonta spettacolare, guadagnandosi il titolo di pilota del giorno e il 4° posto. Dopo l’incidente in qualifica (era uscito nella Q1 delle qualificazioni, rimediando l’ultimo posto in griglia), è partito dalla pit lane con un motore tutto nuovo. All’11° giro era già nono e per poco ha mancato la zona podio, dichiarando a fine gara: “Mi sono divertito, dovevo rifarmi dopo la brutta figura di ieri … Oggi con il cuore ho cercato di dimostrare perché sono il campione del mondo”.


11 novembre -52

La notizia del giorno.

Rapporto Caritas: “Roma capitale anche della povertà.” 16mila in strada.

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La Caritas diocesana nel Rapporto intitolato “La povertà a Roma: un punto di vista”, presentato oggi alla Pontificia Università Lateranense, ha tracciato un quadro del disagio a Roma. Lo studio affronta attraverso dati e testimonianze alcune tra le maggiori emergenze sociali della Capitale, quali: «Povertà socio-economica», «Integrazione», «Salute, dipendenze, disabilità» ed «Educazione e cittadinanza». Dal rapporto emerge «un malessere della città sempre più palpabile. La mappa del disagio sociale nei vari Municipi mostra concretamente come il disagio dalle periferie si sia esteso anche al Centro della città». Nel documento «si rileva che, accanto alla povertà più tradizionale e visibile, in particolare quella dei senza dimora, emerge una classe di nuovi poveri che pagano un affitto, che lavorano o hanno lavorato e che però non hanno di che vivere. La povertà può assumere anche sembianze imprevedibili, forme di vero e proprio barbonismo domestico, cioè persone che si riducono in abbandono totale pur essendo proprietari di una casa». Anziani, giovani e famiglie con disabili, uniti a giocatori d’azzardo e dipendenti da droghe sono i “nuovi poveri”: tra le persone che vivono in strada il 45% sono italiani e il 33,5% possiede un diploma di scuola superiore. Si tratta di «persone che fino a poco tempo fa – si legge nel rapporto – seppure in maniera borderline, risultavano inclusi, capaci di condurre un’esistenza economicamente dignitosa» e che all’improvviso (la crisi dell’azienda per cui lavoravano, un licenziamento, una mobilità, una malattia gravosa, una separazione) si trovano ai margini. Così è il ceto medio che si ritrova sempre più spesso in coda nelle mense della carità capitoline o in fila per un pacco alimentare. «Di fronte alle sfide attuali – conclude il Rapporto – il volontariato può favorire e sollecitare relazioni. La nuova sfida dunque è andare incontro all’altro». Il direttore della Caritas diocesana, monsignor Enrico Feroci, si augura che i crudi dati sul disagio economico a Roma spingano ancora di più «i cittadini ad operare per la solidarietà, l’ascolto, la gratuità».


10 novembre -53

La notizia del giorno.

Scoperti i geni che aiutano a invecchiare in buona salute.

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Uno studio dell’Accademia cinese delle Scienze di Shanghai, pubblicato sulla rivista Nature, fa luce sui meccanismi genetici che sono alla base di un invecchiamento sano. I ricercatori, guidati da Shi-Qing Cai, hanno condotto la loro ricerca su un minuscolo verme, il Caenorhabditis elegans, trasparente e lungo un millimetro, protagonista di moltissime scoperte della genetica: osservando il processo di invecchiamento, hanno scoperto che ogni individuo invecchia con un ritmo diverso sia per quanto riguarda la durata della vita, sia per quel che concerne il declino della capacità riproduttiva e del movimento. I ricercatori hanno così identificato un gene-regista che produce una molecola, collegata a sua volta con i neuroni sensibili a messaggeri biochimici importanti, come la serotonina, legata all’umore, e la dopamina, che agisce sia sull’umore che su funzioni vitali come la frequenza del battito cardiaco. Ora resta da vedere se questa importante molecola svolge lo stesso ruolo anche nell’uomo.


9 novembre -54

La notizia del giorno.

Vietata la vendita di sigarette in Vaticano.

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Il Papa ha deciso che dal 2018 il Vaticano non venderà più sigarette ai suoi dipendenti, perchè il fumo danneggia la salute. Il portavoce del Vaticano, Greg Burke, ha spiegato che “Il Santo Padre ha deciso che il Vaticano terminerà la vendita di sigarette ai propri dipendenti a partire dal 2018. Il motivo è molto semplice: la Santa Sede non può contribuire ad un esercizio che danneggia chiaramente la salute delle persone. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno il fumo è la causa di più di 7 milioni di morti in tutto il mondo. Le sigarette, vendute ai dipendenti e pensionati del Vaticano ad un prezzo scontato, erano fonte di reddito per la Santa Sede. Tuttavia, nessun profitto può essere legittimo se mette a rischio la vita delle persone.” Fare acquisti in Vaticano non è facile: possono accedere solo i possessori di una apposita tessera nominale che viene rilasciata al Corpo Diplomatico, ai dipendenti e ai pensionati della Santa Sede e agli Istituti religiosi. Naturalmente vi è un tetto per gli acquisti, attualmente ogni tessera può acquistare massimo cinque stecche al mese. Dal 2018 non sarà più possibile.  

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Jack lo Squartatore.

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Londra, 9 novembre 1888. Viene trovato il corpo di Mary Jane Kelly, l’ultima vittima di Jack lo Squartatore. Il numero ufficiale delle vittime di questo seriale ed efferato assassino, tra i più “bestiali” che la storia abbia mai conosciuto, corrisponde a  cinque prostitute anche se ne vennero trovate, prima e dopo questa data, molte altre. “Mary Jane Kelly aveva venticinque anni, lunghi capelli biondi, occhi blu e un aspetto attraente. L’8 novembre, verso le sette e mezzo della sera, il suo ex convivente, Joseph Barnett era passato a trovarla. Nonostante si fossero separati, erano rimasti amici e si vedevano spesso. Quella sera l’uomo era dispiaciuto perché non aveva soldi da darle. E a Mary Jane i soldi servivano subito per pagare l’affitto della stanza o il proprietario, John McCarty, l’avrebbe mandata via. Poco dopo Joseph se ne andò.  … Alle due, un operaio vide Mary Jane all’angolo di Flower e Dean Street in cerca di clienti … continuò a guardarla allontanarsi, finchè non vide un uomo che le si accostava e le metteva una mano sulla spalla. Le disse anche qualcosa di divertente, perché Mary Jane scoppiò a ridere e poi rispose: “Va bene”. Lui aggiunse: “Andrà bene per quello che ti ho detto” e le passò un braccio intorno alle spalle. I due tornarono verso Dorset Street  e oltrepassarono l’operaio, che ebbe modo di osservare bene l’uomo. L’avrebbe poi descritto come un “forestiero”, “con un cappotto lungo e scuro, con colletto e polsini di astrakan, giacca e pantaloni scuri, cappello di feltro tirato giù sulla fronte, stivali abbottonati con ghette scure, colletto di lino e una cravatta nera fermata con una spilla a forma di ferro di cavallo. In una mano aveva dei guanti marrone e nell’altra un pacchetto. Aveva circa trentacinque anni, era alto un metro e settanta, di carnagione chiara e portava i baffi”. L’operaio seguì la coppia per un tratto. Li vide fermarsi davanti al vicolo che portava in Miller’s Court per circa tre minuti … poi la coppia si incamminò per Miller’s Court ed entrò in casa. L’operaio attese tre quarti d’ora, ma non li vide ricomparire. … Alle 10,45 John Mc Carthy, proprietario della casa di Dorset Street mandò un suo commesso, Thomas Bowyer, a incassare l’affitto di Mary Jane Kelly che era in ritardo di sei settimane. Bowyer bussò ripetutamente alla sua porta, ma poiché non ottenne risposta, guardò attraverso il buco della serratura senza vedere nulla. Poi infilò la mano nella finestrella della stanza che aveva il vetro e scostò la tendina. La prima cosa che notò furono degli ammassi di carne sopra il tavolino e, in secondo piano, sul letto, quel che restava del corpo di Mary Jane. Avvertì John McCarthy, che scese a vedere e che poi avrebbe dichiarato al “Times” che l’omicidio sembrava più “opera di un demonio che di un essere umano”. Mary Jane giaceva supina in mezzo al letto, in sottoveste. Aveva la gola tagliata, l’addome e le cosce erano stati scorticati e la cavità addominale era stata svuotata delle viscere. L’utero e un rene si trovavano sotto la testa. Le mammelle erano state recise e posate sul tavolo. Fra i piedi era stato piazzato il fegato, gli intestini sulla parte destra del corpo e la milza su quella sinistra. Il viso era stato sfregiato in modo tale che non fu possibile riconoscere la fisionomia della ragazza. Il naso, le guance, le sopracciglia e le orecchie erano parzialmente staccati. Lembi di pelle e brandelli di carne erano stati messi sul tavolo vicino alla finestra. Il cuore non fu mai più ritrovato. All’obitorio ci sarebbero volute più di sei ore per rimettere insieme il corpo. … I delitti di Jack lo Squartatore avvennero a Whitechappel, nell’Est End di Londra, la più affollata, povera e negletta zona della città. Novecentomila abitanti, più della metà dei quali immigrati, chiamati “forestieri”. La maggior parte dei lavoratori erano artigiani che guadagnavano circa una sterlina alla settimana, molti altri erano venditori ambulanti. Un gran numero di bambini moriva prima di compiere i cinque anni. La piaga dell’alcolismo si propagava senza che niente e nessuno vi ponesse un freno: una casa su cinque aveva uno spaccio di gin. Le circa duecentocinquanta case popolari ospitavano soprattutto prostitute, ladri e disoccupati. Sessantadue di queste erano bordelli. Le prostitute erano milleduecento, adescavano i clienti per la strada e, se non avevano i quattro scellini per pagarsi un letto, approfittavano degli angoli bui dei vicoli e delle piazze per guadagnarsi i loro soldi. Spesso erano ricattate da bande di malviventi, che pretendevano una percentuale sui loro guadagni. Gli omicidi di queste donne erano talmente comuni che i giornali non se ne occupavano affatto. In tanto degrado e miseria il crimine e il vizio facevano parte della vita quotidiana quanto la disperazione, il fallimento e la morte …. Il dottor Bond, dopo aver eseguito l’autopsia su Mary Jane Kelly, scrisse per l’ispettore Abberline un  rapporto che riguardava i delitti di Jack lo Squartatore precisando le sue teorie … “L’assassino deve essere stato un uomo di grande forza fisica e audacia. Non ci sono prove che avesse un complice. Secondo me era un uomo soggetto a periodici attacchi di manie omicide ed erotiche. La tipologia delle mutilazioni suggerisce che potesse trovarsi in una condizione sessuale chiamata satirasi. È naturalmente possibile che l’impulso omicida possa essersi sviluppato da uno stato mentale vendicativo o malinconico o anche da una mania religiosa, ma non credo molto a questa ipotesi. L’apparenza dell’uomo è quella di un tipo assolutamente inoffensivo, probabilmente è di mezza età ed è vestito in modo corretto e rispettabile. Penso che abbia l’abitudine di indossare un mantello o un soprabito, altrimenti sarebbe stato notato nelle strade se il sangue sulle mani e sui vestii fosse stato visibile. Presumendo che l’assassino sia una persona così come l’ho descritta, avrebbe delle abitudini solitarie ed eccentriche, probabilmente sarebbe un uomo senza un’occupazione fissa che deve quindi percepire qualche rendita o pensione. Probabilmente vive tra persone rispettabili che conoscono il suo carattere e le sue abitudini e che forse sarebbero riluttanti a comunicare i loro sospetti alla polizia per paura della pubblicità, mentre se ci fosse la possibilità di una ricompensa potrebbero vincere i loro scrupoli. …”. Jack lo Squartatore è stato il primo serial killer inglese definito tale dai criminologi. Il mistero della sua identità non si è ancora risolto. Negli anni, gli investigatori hanno stilato circa centosessanta profili e numerosi sospettati senza arrivare alla soluzione del caso. Ogni tanto viene ripescato dai mass-media, come il vero Jack lo Squartatore, qualcuno tra le figure appartenenti all’aristocrazia o all’alta borghesia inglese come membri o medici della Casa Reale, scrittori come Lewis Carrol (anagrammando alcuni suoi scritti si ottengono le confessioni dei suoi delitti) e così via. Recentemente la scrittrice di gialli, Patricia Cornwell sostiene, nel suo libro “Ritratto di un assassino”, ed. Mondadori che, il mostruoso killer era il pittore inglese Walter Richard Sickert morto nel 1942. “Possiamo affermare, con cautela, che delle sequenze di Dna mitocondriale di Sickert e di Jack lo Squartatore possono pervenire dalla stessa persona”. Il test del Dna condotto presso il prestigioso Bode Technology Group di Spriengfield ed altre indagini su Sickert non hanno risolto tutti i dubbi. Infatti, il pittore fu cremato e le poche tracce del codice genetico sono rimaste solo sulle lettere. Probabilmente non sapremo mai chi fu Jack lo Squartatore anche se rimane il caso preferito da criminologi, storici e appassionati di delitti.

Fonte: “Nero di Londra” di Cinzia Tani. Ed. Mondadori

2016-03-10-1457627124-7269449-JacktheRipper_Sickert_TheCamdenTownMurder-thumb(Walter Sickert, 1908 – Omicidio di Camden Town)

Mary Titton


8 novembre -55

La notizia del giorno.

Cosenza: sulla cattedra col diploma falso, indagati 33 insegnanti.

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A Cosenza 33 insegnanti sono indagati dalla Procura per falsità ideologica e falsità materiale in atto pubblico. Le indagini, avviate dai carabinieri della Compagnia di Cosenza nell’ottobre del 2016, hanno consentito di accertare un sistema, diffuso sull’intero territorio nazionale, volto alla falsificazione e all’utilizzo di diplomi, apparentemente rilasciati da Istituti magistrali statali e paritari della provincia di Cosenza e da Scuole di specializzazione per l’insegnamento di sostegno agli alunni portatori di handicap. I documenti falsificati sono stati usati dagli indagati per l’inserimento sia nelle graduatorie ad esaurimento, sia in quelle d’istituto, per l’assunzione come insegnante nelle scuole primarie e dell’infanzia. I carabinieri, nei giorni scorsi, oltre ad accertare il mancato conseguimento del titolo di studio dichiarato, hanno anche sequestrato, presso gli Istituti scolastici interessati, diplomi originali contraffatti, 13 per istituto magistrale e 22 per specializzazione per l’insegnamento di sostegno. In seguito ai risultati delle indagini, alcuni dirigenti scolastici hanno adottato provvedimenti di sospensione nei confronti degli insegnanti regolarmente assunti sulla base di titoli risultati poi falsi. Il procuratore di Cosenza Mario Spagnuolo ha così commentato: “Le risultanze dell’indagine hanno portato alla luce una situazione di indubbia gravità ove si consideri che fino ad oggi gli indagati hanno svolto attività di insegnamento in assenza dei titoli necessari, dei requisiti richiesti e della formazione adeguata.” Le indagini prooseguono su tutto il territorio nazionale.


7 novembre -56

La notizia del giorno.

Addio a Romano Bertola, autore dei più famosi Caroselli italiani.

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È morto ieri, a 81 anni, a Torino, la città dove era nato il 10 maggio 1936, Romano Bertola, paroliere, musicista e pubblicitario, autore dei più famosi spot andati in onda su “Carosello”. Aveva iniziato la sua carriera come scrittore, vincendo nel 1958 il premio Cesare Pavese con il romanzo “La stanza delle mimose”. Venne poi assunto da Armando Testa e cominciò a lavorare nel mondo della pubblicità, scrivendo per “Carosello” jingle e canzoncine, che ebbero molto successo diventando in breve tempo un patrimonio della memoria collettiva: ricordiamo, ad esempio, per la Talmone “Merenderos”, cantata dal gruppo dei Los Gildos, con lo stesso Bertola che recita i versi “Miguel son mi e Miguel son sempre mi” e il cartone animato disegnato da Paul Campani (in seguito sostituito da Anacleto Marosi), “Fiesta ti tenta tre volte tanto”, “E che, ci ho scritto Jo Condor?”, “Mira mira l’Olandesina”. Famosissimo lo spot per il lievito Bertolini “Brava brava maria Rosa, ogni cosa sai far tu …”. I suoi sono piccoli eroi, nati per caso, indimenticabili per i bambini di quegli anni, cresciuti con un solo canale televisivo e appassionatissimi di “Carosello”, il contenitore pubblicitario della televisione nazionale. Dopo il 1977, con la fine di “Carosello”, Bertola ridusse la sua attività di pubblicitario, dedicandosi quasi esclusivamente alla carriera di scrittore: nel 2012 ha pubblicato “Caro Carosello”, in cui ha raccontato i suoi ricordi legati alla sua attività di pubblicitario.

Può l’intelligenza artificiale acquisire il libero arbitrio?

“L’intelligenza Artificiale si rivelerà come la cosa migliore o peggiore mai successa all’umanità”. Stephen Hawking.

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Con l’avanzare della conoscenza informatica e tecnologica l’umanità sta assumendo sempre più rapidamente livelli di conoscenza e consapevolezza assimilabili alle grandi scoperte astronomiche ai tempi di Platone, Tolomeo, Copernico, Galileo, Newton. Via via si dischiudono ipotesi, suffragate da dimostrazioni scientifiche empiriche sostenute da fisici, astronomi, scienziati di comprovato spessore, il cui impatto sull’uomo comune è senz’altro stupefacente e sconvolgente. Tali ipotesi avveniristiche si potrebbero paragonare alle scoperte scientifiche dei primi anni del Novecento quando, in un solo secolo, la storia dell’umanità ebbe un’accelerazione inimmaginabile per le generazioni precedenti. In termini di coscienza non si potrebbe dire altrettanto poiché come sostiene Elon Musk: “Ci sono stati solo circa una mezza dozzina di eventi veramente importanti nei quattro miliardi di anni di storia della vita sulla Terra: vita monocellulare, vita pluricellulare, differenziazione in piante e animali, spostamento degli animali dall’acqua alla terraferma, e l’avvento dei mammiferi e della coscienza. Il prossimo grande momento sarà quando la vita diventerà multiplanetaria, un’avventura senza precedenti che aumenterà notevolmente la ricchezza e la diversità della nostra coscienza collettiva.” Dunque oggi la nuova frontiera è lo studio della coscienza. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, il cui perfezionamento sta assumendo traguardi inquietanti ci si interroga su cosa sia in realtà la coscienza e se essa possa essere riprodotta da modelli matematici.  “Tutte le strutture che esistono matematicamente esistono anche fisicamente. La teoria del tutto priva di parametri liberi, suggerisce che in quelle strutture abbastanza complesse da contenere autocoscienti, queste strutture autocoscienti percepiranno sé stesse come esistenti in un mondo fisico reale”. Queste frasi tratte dal libro “L’Universo Matematico”, ed. Bollati Boringhieri del cosmologo svedese naturalizzato statunitense Max Tegmark, uno dei principali fisici teorici del nostro tempo, professore presso il Massachusetts Institute of Technology, non descrive un viaggio nella matematica ma un viaggio nella natura, nell’uomo, avvalendosi dei principi matematici che ne permettono la comprensione. Per Tegmark, infatti, il mondo reale coincide con la matematica. Tegmark ha sviluppato l’esperimento mentale del suicidio quantistico, a partire dalle precedenti ipotesi di Hans Moravec e Bruno Marchall, e ha messo a punto un’argomentazione matematica a sostegno dell’ipotesi speculativa del Multiuniverso. Ha avanzato critiche all’ipotesi di Roger Penrose e Stuart Hameroff, secondo i quali la coscienza sarebbe una proprietà emergente dovuta agli effetti quantistici all’interno dei neuroni o microtuboli. Nell’ambito delle ricerche ce ne sono alcune dai risultati davvero spiazzanti. Un noto astronomo statunitense Richard Terrile, appartenente al gruppo di scienziati che ha studiato immagini e dati inviati dalle sonde Voyager, scopritore di numerosi satelliti naturali dei giganti gassosi del sistema solare esterno, all’attivo due lauree, in Fisica e Astronomia conseguite presso l’università di New York, con un dottorato in Scienze Planetarie presso il Californian Institure of Ttechnoly con a disposizione il telescopio di cinque metri di Monte Palomar, un suo maestro fu Tobìas C. Owen, in una trasmissione televisiva su Science Channel ha sconvolto tutti dicendo senza indugi: “Una misteriosa civiltà aliena, (i nostri io futuri) ci tiene intrappolati in una sorta di prigionia digitale. Ogni cosa che facciamo, la coscienza, i ricordi, i sentimenti, sono il prodotto di un codice di calcolo elaborato da una serie di computer sotto la supervisione di una civiltà “postuma” avanzata, con una grande potenza informatica che potrebbe avere deciso di simulare l’universo dei propri antenati”. Imperturbabile ha proseguito: “Il mondo attorno a noi è finto. Viene creato a mano a mano che ne abbiamo bisogno. Un po’ come dire che l’America non esiste fino a quando non decidiamo di andare fisicamente a visitarla”. Come dire che finchè non si decide a priori una cosa essa non si rivela. “Le particelle di cui siamo fatti”,  prosegue Terrile “possono essere scomposte in particelle sempre più piccole, fino a quando a un certo punto arriviamo a una particella che non si può scomporre in alcun modo. È la materia base per formare tutta la materia che conosciamo. Non vi ricorda niente?”. Chiede divertito Terrile. “Non vi ricorda il pixel che compone la schermatura di un videogioco?”. Come “I Sim” che è un videogioco (da cui prende il nome) di vita, di simulazione in cui i videogiocatori possono veramente vivere una doppia vita virtuale. Il gioco ha una grafica mista 2D e 3D e permette l’uso di una grandissima quantità di contenuti personalizzati: oggetti, carte da parati, elementi architettonici, funzioni e nuovi ambienti. Nel 2002 è diventato il gioco più venduto della storia, con un pubblico misto di giocatori maschi e femmine. “Presto”, prosegue Terrile “non ci sarà più nessun ostacolo tecnico alla costruzione di macchine con una coscienza, i videogiochi stanno diventando sempre più sofisticati e in futuro saremo in grado di inserire al loro interno simulazioni di entità coscienti, i giochi diventeranno indistinguibili dalla realtà”. Se le menti simulate sono molte di più di quelle organiche, le possibilità che la nostra sia tra quelle vere cominciano a diminuire. Se in futuro ci saranno più individui digitali negli ambienti simulati di quanti ce ne siano oggi, chi ci dice che non facciamo già parte di quella realtà? Anche le cose che consideriamo continue, come il tempo, l’energia, lo spazio e il volume, sono finite. Se è così, il nostro universo è al tempo stesso computabile e finito, e queste proprietà gli consentono di essere simulato”, continua “Se non viviamo in una simulazione, allora siamo in una circostanza straordinariamente improbabile”. Per citare Einstein: “La cosa più incomprensibile dell’universo è che esso sia comprensibile”. In altre parole, l’universo è così immenso e complesso che sembra impensabile poter racchiudere il suo funzionamento in semplici equazioni; eppure è quello che stiamo facendo. Insomma l’idea che viviamo tutti in una “matrix” non è nuova. Nel 2003, il filosofo Nick Bostrom suggerì che una civiltà “postuma” avanzata, con una grande potenza informatica, potrebbe aver deciso di simulare l’universo dei propri antenati. Bostrom, dunque, e altri scrittori insistono sul fatto che ci siano ragioni empiriche per le quali l’ipotesi di simulazione possa essere valida. A sua volta, Silas Beane, fisico nucleare presso l’Università di Washington, amplia questa idea affermando che i “simulatori” che controllano il nostro universo possono essere, essi stessi, simulazioni, qualcosa come un sogno dentro un sogno”. Un’altra idea che sta prendendo forza è quella degli ologrammi. A fine aprile 2015, un gruppo di scienziati annunciò di essere riusciti a dimostrare il “principio olografico”, una congettura sulle teorie della gravità quantistica proposta nel 1993 da Gerard’t Hooft. L’idea postula che l’universo non abbia uno spazio tridimensionale, ma che abbia una struttura bidimensionale simile ad un ologramma, la cui proiezione si riflette in un orizzonte cosmico immensamente vasto. Per contro, tra gli scienziati c’è chi asserisce: “è molto arrogante pensare di essere quello che un giorno sarà simulato e non ci sono prove a sostegno della vita simulata” come ha rilasciato, in una intervista, la fisica teorica Lisa Randall dell’Università di Harvard specializzata in fisica delle particelle e cosmologia. Si brancola nei buio!

Mary Titton


6 novembre -57

La notizia del giorno.

Regionali in Sicilia: vince il candidato del centrodestra Musumeci, primo partito il M5s.

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Lo spoglio, terminato in tarda serata, conferma i pronostici dei primi exit poll e assegna la vittoria al candidato del centrodestra, Nello Musumeci, con il 39,9%. Il M5s, che avanza il sospetto di “brogli”, ottiene il miglior risultato di lista. Il candidato del Pd, Fabrizio Micari, con il 18,6%, è fuori gioco, Claudio Fava, rappresentante della lista di sinistra “Cento Passi” ha il 6,1%. Ha votato per l’elezione del presidente della Regione e dell’Assemblea solo il 46,76%, lo 0,65% in meno rispetto al 2012, mentre il 53,23% ha disertato le urne. Conquista, quindi, la guida della Regione Siciliana il centrodestra, ricompattato sotto le bandiere di Berlusconi, Meloni e Salvini. Il neo presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, nella sede del suo comitato elettorale a Catania, dedica la vittoria ai suoi “tre figli e a tutti i figli dei siciliani che hanno diritto a un futuro migliore”, ricorda il figlio Giuseppe, morto a soli 30 anni per un infarto, e commenta così la sua vittoria: “Sarò il presidente di tutti i siciliani, di coloro i quali hanno ritenuto di sostenermi e di votarmi e anche di coloro i quali, legittimamente, hanno ritenuto di votare per altri o addirittura di non partecipare al voto”. Intanto dal quartier generale del M5s, a Caltanissetta, Luigi Di Maio annulla il confronto tv previsto per martedì con Renzi: “Non è più leader”, e rilancia le ambizioni del Movimento: “Il voto non ci porta alla presidenza della Sicilia, ma da qui parte un’onda che tra 4 mesi ci può portare al 40% e a Palazzo Chigi. Molti astenuti siciliani si pentiranno di aver riportato in Regione chi ha speculato finora”. Nel Pd invece si moltiplicano le polemiche per la sconfitta con Mdp, nata dalla fuoriuscita dal Pd e accusata da Micari di aver consegnato la Sicilia alla destra, e partono le accuse da parte di Davide Faraone al presidente del Senato Pietro Grasso di non aver avuto il coraggio di candidarsi. La direzione del Pd è stata convocata per il 13 pomeriggio per discutere della grave sconftta elettorale.


5 novembre -58

La notizia del giorno.

Pasta e glifosato: un po’ di chiarezza.

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La pasta, uno dei fiori all’occhiello della nostra economia, un prodotto che contraddistingue l’Italia nel mondo, è al centro dell’attenzione e delle polemiche perché l’Italia importa più del 50% del grano tenero, destinato ai prodotti da forno come pane, pizze, ecc., e oltre il 40% del grano duro, con cui si produce la pasta, da paesi come il Canada, in cui è ammesso in agricoltura l’uso del glifosato, uno dei pesticidi più utilizzato al mondo, che secondo lo Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che fa parte dell’Oms, è un “probabile cancerogeno” e per questo è vietato in Italia. Molte aziende italiane che producono pasta, però, importano grano con residui di glifosato, perché la produzione sul territorio nazionale non riesce a soddisfare l’intero fabbisogno di cereali, ma ne copre al massimo il 50%. Non ci sono, poi, controlli puntali delle autorità pubbliche sui carichi di grano che arrivano nel porto di Bari. Alcune marche, come Alce nero, Granoro bio, Voiello, ecc. dicono di usare grano 100% italiano, invece Paolo Barilla, presidente dell’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiana, intervenendo a Petrolio, nella puntata in onda sabato 4 novembre su Rai 1, ammette l’utilizzo di grano straniero nella produzione della pasta e lo difende dicendo che l’Italia per tradizione non è stata mai autosufficiente, tanto che importiamo grano straniero dal 1800, e la pasta inoltre costerebbe 10 volte di più. Entro il 31 dicembre 2017 la Commissione Europea dovrà decidere se rinnovare l’autorizzazione del glifosato per altri 10 anni. In una prima riunione, a marzo, Italia, Olanda, Francia e Svezia hanno espresso parere contrario al rinnovo. Il 25 ottobre scorso, sulla proposta di rinnovo per altri 10 anni, la Ue è andata sotto anche grazie al No espresso dall’Italia e dalla Francia. Il prossimo 9 novembre gli Stati membri della Ue saranno chiamati di nuovo ad esprimersi sulla proposta della Commissione di autorizzare per altri 5 anni il principio attivo del RoundUp della Monsanto. In vista del voto la coalizione italiana StopGlifosato è tornata a chiedere al governo e in particolare ai ministri Martina (Politiche agricole) e Lorenzin (Salute) di mantenere la posizione, già espressa il 25 ottobre scorso, di opposizione a qualsiasi forma di rinnovo, inoltre sabato scorso la coalizione europea #StopGlifosato ha organizzato a Berlino, presso il campo Tempelhofer, una “scritta” umana per ribadire “No” a qualsiasi ipotesi di rinnovo per il glifosato in Europa.


4 novembre -59

La notizia del giorno.

Caso Regeni: le bugie della tutor.

Oggetti_di_Giulio_Regeni(Oggetti di Giulio rivenuti dalla polizia egiziana)

Documenti inediti, conversazioni Skype ed email, e un’inchiesta documentano che la professoressa Maha Abdel Rahman, tutor di Giulio Regeni all’Università di Cambridge, è stata reticente e ha mentito su alcune circostanze relative al suo rapporto accademico con il ricercatore italiano, sull’oggetto della ricerca e sulla scelta del docente che lo avrebbe accompagnato nella sua “ricerca partecipata” in Egitto. Lo afferma il quotidiano La Repubblica, che dedica l’apertura ai lati oscuri dell’omicidio del giovane ricercatore, a ormai più di venti mesi dalla sua morte. Il 9 ottobre scorso la procura di Roma ha trasmesso alle autorità giudiziarie inglesi una nuova richiesta di rogatoria, un Ordine Europeo di Investigazione (dal luglio scorso si chiamano così le nuove “rogatorie rafforzate” all’interno dello spazio Schengen per le quali è prevista l’immediata esecutività nel paese destinatario della richiesta), con cui si chiede l’interrogatorio formale della tutor e l’acquisizione dei suoi tabulati telefonici, mobili e fissi, utilizzati tra il gennaio 2015 e il 28 febbraio 2016, per ricostruire la sua rete di relazioni. La Repubblica è entrata in possesso della rogatoria, un documento di 12 pagine, in cui gli investigatori tornano a porre interrogativi alle autorità accademiche e di Governo inglesi sul rapporto tra Regeni e la ricercatrice. Il documento, per la prima volta, “illumina, con dettagli inediti, l’ambiguità di Maha Mahfouz Abdel Rahman nella gestione del suo rapporto accademico con Giulio Regeni, le omissioni della prima e le inquietudini del secondo, espresse in almeno due conversazioni via Skype con la madre Paola”.  In particolare la Rahman non ha mai voluto risponderee ai quesiti, che nella rogatoria inviata al Regno Unito i magistrati romani definiscono i “cinque punti relativi al dottorato di ricerca che ha portato Giulio Regeni in Egitto nel settembre 2015: 1. Chi ha scelto il tema specifico della ricerca di Giulio; 2. Chi ha scelto la tutor che in Egitto avrebbe seguito Giulio durante la sua ricerca al Cairo; 3. Chi ha scelto e con quale modalità di studio la “Ricerca partecipata”; 4. Chi ha definito le domande da porre agli ambulanti intervistati da Giulio per la sua ricerca; 5. Se Giulio abbia consegnato alla professoressa Abdel Rahman l’esito della sua ricerca partecipata durante un incontro avvenuto al Cairo il 7 gennaio del 2016”. Ora si attendono dalla professoressa risposte chiare, non ricordi intermittenti e lacunosi, né reticenze e silenzi.


3 novembre -60

La notizia del giorno.

Gioia Tauro: sequestrata la cosidetta “droga del combattente”.

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La notte scorsa, nel porto di Gioia Tauro, sono state sequestrate dalla Guardia di finanza e dall’Ufficio antifrode della Dogana oltre 24 milioni di compresse della cosiddetta “droga del combattente”. Il carico di tramadolo, sostanza oppiacea sintetica, che, mischiata ad altri componenti, come la caffeina, si trasforma in una potentissima anfetamina, proveniva dall’India ed era diretto a Misurata, città chiave della Libia, fino a qualche tempo fa occupata dai jihadisti. Secondo informazioni condivise con fonti investigative estere, il traffico di tramadolo sarebbe gestito direttamente dall’Isis per finanziare attività terroristiche, la vendita della droga in nord Africa e Medio Oriente gli avrebbe fruttato 50 milioni. Venduto a circa due euro a pasticca, il tramadolo è un’importante fonte di guadagno per gli uomini dell’Isis e il suo uso è stato ripetutamente accertato negli scenari di guerra mediorientali: usato come eccitante per aumentare le capacità di resistenza allo sforzo fisico, è un’arma fondamentale per organizzare e motivare le truppe. Inoltre, parte dei proventi illeciti, provenienti dalla vendita, sarebbero destinati a sovvenzionare gruppi di estremisti operanti in Libia, Siria ed Iraq. Inizialmente prodotto soprattutto in Medio Oriente, il tramadolo, adesso, verrebbe sintetizzato in grandi quantità anche in altre parti del mondo e poi spedito a bordo di cargo nel Mediterraneo: solo qualche mese fa, un altro importante carico è stato intercettato a Genova. Il procuratore aggiunto Gaetano Paci, responsabile per la Dda di Reggio Calabria dell’area tirrenica, spiega: “Da tempo, abbiamo cognizione di rapporti fra la ‘ndrangheta e organizzazioni del Medio Oriente. Nonostante il porto sia diventato zona meno ‘sicura’ per i clan grazie alla pressione investigativa, abbiamo individuato diversi vettori e famiglie riconducibili alla ‘ndrangheta che sembrano impegnati in traffici di vario genere con organizzazioni dell’area mediorientale … ci sono sviluppi in corso”.


2 novembre -61

La notizia del giorno.

Una stanza segreta nella piramide di Cheope.

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Nella piramide di Cheope è stata individuata una nuova misteriosa cavità, lunga almeno 30 metri, posta al di sopra della Grande Galleria. Lo annunciano su Nature i ricercatori del progetto internazionale ScanPyramids, che da due anni stanno facendo ricerche all’interno della più grande e antica delle tre piramidi della piana di Giza, usando tecniche di rilevamento non invasive basate sulla fisica delle particelle. Lo studio ha impiegato una tecnica particolare, chiamata muografia, che permette di “leggere” il cammino dei muoni, particelle subatomiche prodotte dall’interazione dei raggi cosmici con l’atmosfera terrestre. I muoni seguono traiettorie differenti quando si muovono nell’aria rispetto a quando attraversano le pietre, perciò sono in grado di svelare la presenza di cavità. Nella grande piramide di Cheope questo è accaduto due volte: nell’ottobre 2016 la rilevazione di una prima anomalia aveva portato ad annunciare la scoperta di un corridoio localizzato vicino alla parete nord; oggi, grazie alla capacità dei muoni di essere assorbiti in maniera diversa a seconda che attraversino la roccia oppure il vuoto, si è arrivati alla scoperta del nuovo ambiente, chiamato “il Grande Vuoto”, individuato dagli archeologi guidati da Mehdi Tayoubi dell’Hip Institute di Parigi e Kunihiro Morishima dell’università di Nagoya in Giappone, coordinatori del progetto ScanPyramids. Della nuova camera non sono note né la struttura precisa, né la funzione o il contenuto. Potrebbe essere orizzontale o in leggera pendenza, la sua funzione resta ancora un mistero.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Il culto dei morti.

image001(Ugo Foscolo di Francois-Xavier. Olio su tela, 1813. Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze)

Rapían gli amici una favilla al Sole a Illuminar la sotterranea notte …
Sono due endecasillabi del celeberrimo carme “Dei Sepolcri”, in cui Ugo Foscolo, pur avendo una concezione materialistica e meccanicistica dell’Universo, si fa portavoce di una religione per così dire laica e afferma il valore della tomba come fonte del ricordo e tramite tra i vivi e i morti, fino a celebrare poi le urne dei grandi, quelle della chiesa di Santa Croce a Firenze, che costituiscono la memoria storica di un popolo, di una nazione e sono i pilastri di una civiltà. Per il poeta “l’urne confortate”, le tombe e il loro culto sono importanti per coltivare la speranza di continuare a vivere, anche dopo la morte, nel ricordo dei propri cari, in un rapporto d’affetti immutati, in una “corrispondenza d’amorosi sensi”.

Non vive ei forse anche sotterra, quando

gli sarà muta l’armonia del giorno,

se può destarla con soavi cure

nella mente de ‘suoi? Celeste è questa

corrispondenza d’amorosi sensi,

celeste dote è negli umani; e spesso

per lei si vive con l’amico estinto

e l’estinto con noi, se pia la terra

che lo raccolse infante e lo nutriva,

nel suo grembo materno ultimo asilo

porgendo, sacre le reliquie renda

dall’insultar de’ nembi e dal profano

piede del vulgo, e sebi un sasso il nome,

e di fiori odorata arbore amica

le ceneri di molli ombre consoli.

L’uomo si è da sempre interrogato di fronte a quel passo estremo, misterioso, si è sempre chiesto che sia “questo morir, questo supremo/Scolorar del sembiante, E perir dalla terra, e venir meno/Ad ogni usata, amante compagnia”, per dirla con il Leopardi. Poeti, scrittori, filosofi hanno cercato di sollevare il velo e non conta se fossero credenti o meno, perché anche i credenti devono fare i conti con la scomparsa dalla terra di persone a cui erano uniti da legami profondi. Gesù si è commosso davanti al dolore di Marta e Maria e ha pianto sulla tomba di Lazzaro. Per tutti resta il ricordo indelebile delle persone care, del loro sorriso, delle loro parole, dei loro gesti incancellabili, illuminato, per chi ha fede, dalle parole di sant’Agostino:

Qui si è ormai assorbiti dall’incanto di Dio,

dalle sue espressioni di infinita bontà e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.

Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli

al confronto. Mi è rimasto l’affetto per te:

una tenerezza che non ho mai conosciuto.

Sono felice di averti incontrato nel tempo,

anche se tutto era allora così fugace e limitato.

Ora l’amore che mi stringe profondamente a te,

è gioia pura e senza tramonto.

Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi,

tu pensami così!

Nelle tue battaglie,

nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,

pensa a questa meravigliosa casa,

dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme,

nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell’amore.


1 novembre -62

La notizia del giorno.

Attentato di New York: interrogato il killer.

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Ieri, un ventinovenne uzbeko, Sayfullo Saipov, al volante di un pick up, a New York, è piombato sulla pista ciclabile travolgendo i ciclisti e uccidendo 8 persone, poi è sceso e ha minacciato i pedoni. Un poliziotto gli ha sparato, colpendolodolo allo stomaco. Gli investigatori lo stanno interrogando nell’ospedale di Bellevue, dove è in arresto ed è stato sottoposto a un intervento chirurgico per le ferite riportate. Il killer ha detto che avrebbe continuano a uccidere lungo la pista ciclabile, se il furgoncino non si fosse scontrato con il pulmino di una scuola limitrofa. Il vice commissario di polizia, John Miller, ha spiegato che Sayfullo aveva pianificato l’attacco per settimane e nella preparazione dell’attentato avrebbe seguito le istruzioni impartitegli sul web dall’Isis. È stato confermato il ritrovamento di alcuni appunti scritti a mano in arabo, tra cui uno in cui si legge: “Lo Stato islamico durerà per sempre”. Nel furgoncino preso a noleggio sono stati rinvenuti diversi coltelli e nel suo computer è stato trovato materiale legato all’Isis. Saipov venne interrogato da agenti federali dell’Homeland Security nel 2015 per sospetti legami con elementi jihadisti, ma non emersero prove e non fu indagato. Il nome e l’indirizzo di Saipov vennero indicati come “punto di contatto” per due elementi inseriti nell’elenco dell’antiterrorismo perché arrivati da “Paesi minaccia”. Uno dei due da allora è sparito ed è ricercato come “sospetto terrorista”. L’Fbi ha anche perquisito la casa dell’uzbeko, un appartamento con due camere da letto, dove viveva con la moglie e due figli, a Paterson (New Jersey), cittadina con una grande comunità musulmana e una moschea che era già finita nel mirino della polizia. Saipov avrebbe vissuto a Cincinnati e in Ohio, dove si è sposato con una ragazza uzbeka e avrebbe anche ricevuto la licenza per guidare camion. Secondo indiscrezioni, il killer si sarebbe poi trasferito in Florida, a Tampa, e recentemente in New Jersey. Saipov è poi divenuto autista per Uber: la società spiega che il killer ha superato tutti i controlli e ha lavorato per l’app di auto con conducente per 6 mesi, effettuando 1.400 corse. Le indagini sull’attacco a New York si ampliano all’Uzbekistan, paese di origine del killer. Secondo quanto riporta il Washington Post, gli investigatori uzbeki stanno raccogliendo materiale sulle fazioni militanti nel paese per aiutare gli americani a completare il profilo dell’attentatore. Dopo l’attacco di New York, il presidente Trump ha annunciato una nuova stretta sugli immigrati, affermando: “Il terrorista è arrivato nel nostro paese grazie alla cosiddetta ‘lotteria per la diversità dei visti’, una bellezza di Chuck Schumer … Ora stretta sulla lotteria delle green card”.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Carne “al sangue”.

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La Giornata Mondiale Vegan, che si celebra ogni anno il 1 novembre, segna l’inizio del “Mese Vegan”. In questo giorno si commemora l’anniversario della coniazione del termine “vegan” e la fondazione della The Vegan Society avvenuta nel Regno Unito nel 1944 da parte di Donald Watson. Ma chi sono precisamente i vegani? Coloro che, nella propria dieta, rifiutano completamente il consumo di carne, pesce, latte, latticini e derivati, uova, miele e in generale, qualsiasi prodotto di origine animale, come ad esempio la lana, la seta ed alcuni cosmetici. Si tratta dunque di uno stile di vita più stringente rispetto a quello dei vegetariani. Durante questa giornata, si organizzano attività di divulgazione della filosofia vegana e campagne di denuncia contro lo sfruttamento degli animali. Tale rifiuto comprende anche il rifiuto di tenere esseri viventi in gabbie o acquari, il boicottaggio di zoo, circhi e palii o feste che utilizzano e ne comportano la sofferenza ed in alcuni casi addirittura la morte. Una filosofia di vita che ritiene del tutto arbitrario l’impiego degli animali come fonte alimentare e per qualsiasi altro scopo, da parte dell’uomo, in società in cui il progresso si è evoluto al punto da fornire alternative sostitutive altrettanto valide di quelle fornite dagli animali stessi. Alla fine dell’Ottocento lo storico “La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene”, del letterato e celeberrimo cuoco Pellegrino Artusi, accostava le ricette a brani di letteratura, epistole, aneddoti unendo le due arti, la culinaria e la letteratura, in un abbraccio di “amorosi sensi” come un momento di elevazione per l’uomo. Così nella Bibbia il pane e il vino contengono una intrinseca sacralità a cui Gesù fa riferimento indicandoli come il Suo sangue e il Suo corpo. Il cibo dunque non lo si può considerare solo da un punto di vista funzionale alla sopravvivenza dell’uomo, molte sono le valenze che ciascuno gli può attribuire; molti pensano che gli alimenti siano “pezzi di mondo” che, attraverso il processo della digestione “trasmutano” in qualcosa che diventa umano. La sapiente trasformazione “alchemica” degli ingredienti, mescolati ad arte così come è raccontato nel bellissimo film “Il pranzo di Babette”, si traduce in un sentimento d’amore e d’armonia. Per contro, nella “Grande abbuffata”, il film di Marco Ferreri del 1973, la perdita della propria integrità passa attraverso il totale abbandono, al piacere dei sensi attraverso una colossale “crapula”, con al centro il cibo il cui consumo smodato, metafora di eccesso, provoca la morte dei personaggi. L’interesse per il cibo, oggi, è più vivo che mai: nei mass-media non si parla d’altro e il dibattito, tra le varie posizioni, è sempre più acceso e controverso. Si ha l’impressione che nessuno abbia ancora capito cosa faccia bene e cosa faccia male. C’è chi difende la dieta carnivora sostenendo che sia la sola a fornire la vitamina B12, indispensabile per la salute dell’organismo, chi professa il crudismo come dieta ideale per l’uomo, chi al contrario ritiene che la macrobiotica, che è anche una filosofia di vita, che propone alimenti, per lo più di provenienza orientale, quasi privi di grassi, di zuccheri e di tutto quello che può essere di troppo, sia la quintessenza di una saggia alimentazione. C’è chi è vegetariano e chi vegano e chi periodicamente pratica il digiuno come dieta disintossicante e così via. In molti casi le diete le scelte alimentari sono determinate dalla moda del momento. Nel rispetto delle scelte individuali una realtà tragica non si può più tollerare e la sua denuncia ora diventa un imperativo morale: la crudeltà dell’industria alimentare e i conseguenti allevamenti intensivi degli animali. Per rispondere alla richiesta del consumo di carne del mercato su scala mondiale, l’industria delle multinazionali si è organizzata nella produzione seriale di “prodotti-animali” con l’allevamento di esseri senzienti quali: mucche,  vitelli,  agnelli, maiali,  galline, conigli, oche e così via, concentrandoli in luoghi di allevamento le cui condizioni sono aberranti. “Una storia diversa” è il titolo del video della Lav che svela la realtà che si cela, per esempio, dietro al prosciutto: “maiali allevati in capannoni sovraffollati, tra i propri escrementi, e cuccioli mutilati davanti a madri impotenti. “Il prodotto di una terra ricca e generosa, frutto di qualità e attenzione”: queste sono le parole usate per descrivere quella che è considerata una delle eccellenze del Made in Italy: il prosciutto. Vanto di una nazione che fa la propria bandiera culinaria, però, il prosciutto nasconde una verità dolorosa, celata dietro le mura degli allevamenti: “Una storia diversa”, appunto, raccontata nel nuovo video della Lav. “Frutto di un’investigazione condotta in incognito in alcuni dei 1200 allevamenti italiani di suini, il video mostra maiali allevati al chiuso in enormi capannoni, senza mai vedere la luce del sole. Ammassati gli uni sugli altri in box minuscoli, dove vengono fatti ingrassare in un ambiente insalubre, tra le feci e urine che contaminano il loro stesso cibo. Scrofe utilizzate come macchine da riproduzione rinchiuse in gabbie nelle quali riescono a malapena a sdraiarsi per allattare i piccoli, che in molti casi vengono schiacciati, con un tasso di mortalità altissimo. “Pratiche cruente, invasive e generalizzate, incredibilmente consentite dalla legge che se effettuate entro il settimo giorno di vita dei cuccioli, non richiedono il ricorso all’anestesia né la presenza di un medico veterinario, e quindi vengono effettuate da semplici operatori dell’allevamento in una sorta di catena di montaggio: si prende il piccolo, si tagliano i testicoli, la coda o si troncano i denti, e si ributta l’animale nel recinto. Si stima che non vengano dedicati più di trenta secondi a maialino: nessuna sutura, nessuna medicazione delle ferite o sterilizzazione del bisturi, lo stesso usato per tutti, o della tenaglia, spesso usata per mutilare coda e denti”. Milioni di animali allevati in condizioni drammatiche. Secondo il censimento Agricoltura ISTAT nel 2010, già sei anni fa, il 77% dei suini era allevato in stabilimenti con più di 2000 animali: oltre 7 milioni di suini in soli 1.187 stabilimenti, più della metà dei quali in Lombardia, mentre oltre l’84% dell’intera popolazione suina si concentra in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto. La petizione lanciata su “Change”, del giugno 2016, per chiudere gli allevamenti intensivi e diretta al Ministro della salute Beatrice Lorenzin ha superato quota centomila firme. Su Change.org è già attivata una petizione che chiede al Ministro Lorenzin di chiudere quanto prima gli allevamenti intensivi “a favore di realtà più piccole e più rispettose del benessere animale”. Negli allevamenti intensivi gli animali sono portati al limite delle loro possibilità in nome della produzione e del guadagno: per farlo è necessario usare grandi quantitativi di antibiotici. Le altissime densità degli animali nei capannoni, le cattive condizioni ambientali, la selezione genetica e la crudeltà del personale addetto alla “manutenzione”, abituato a considerare gli animali come cose e insensibile ad ogni loro manifestazione di dolore, lascia esterrefatti. Grazie alle inchieste quali Animal Equality è oggi possibile vedere i video che riprendono l’interno di questi lager: pulcini appena usciti dal guscio manipolati come oggetti, lanciati nei macchinari che li separano dai gusci, sottoposti alla timbratura e quant’altro e destinati a una breve vita, stressata dall’ingrasso coatto, dalla mancanza di luce solare. Ai polli, assembrati in piccole gabbie dove non possono mai girarsi o allevati “a terra” in enormi capannoni sovraffollati dove viene loro regolarmente tagliato il becco con un’apposita macchina e in modo seriale per evitare che, per lo stress, si becchino a vicenda. Orrori terribili a mammiferi, equini, ecc. “La carne, il sangue, i visceri, tutto ciò che ha palpitato e vissuto gli ripugnavano … poiché alla bestia duole morire come all’uomo, e gli dispiaceva digerire agonie …”, Marguerite Yourcenar ne “L’opera al nero”. “Verrà il tempo in cui l’uomo non dovrà più uccidere per mangiare, ed anche l’uccisione di un solo animale sarà considerato un grave delitto …” Leonardo da Vinci.

 

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Mary Titton


31 ottobre -63

La notizia del giorno.

Corea del nord: Crolla sito di test nucleari, 200 morti.

Kim-Jong

Un tunnel nel sito di test nucleari della Corea del Nord è crollato dopo il sesto test atomico di Pyongyang, uccidendo probabilmente oltre 200 persone. Lo ha reso noto l’emittente giapponese Tv Asahi, citando fonti anonime. Circa 100 dipendenti del sito nucleare di Punggye-ri sarebbero stati colpiti da un primo crollo avvenuto intorno al 10 settembre, mentre un secondo crollo sarebbe avvenuto durante le operazioni di soccorso, provocando oltre 200 vittime. Gli esperti hanno confermato l’esistenza, vicino al sito, di una serie di terremoti e frane, creati probabilmente dal sesto test del 3 settembre, quando fu testata una bomba a idrogeno di 100 chilotoni, 7 volte più potente di quella lanciata nel 1945 dagli americani su Hiroshima. L’agenzia sudcoreana Yonhap, riportando la notizia, non ha fornito ulteriori dettagli, neanche su quando sia accaduta la tragedia. Il test causò una scossa di terremoto di magnitudo 6,3 della scala Richter e smottamenti del terreno. In seguito fu registrata una serie di terremoti minori, a conferma che la struttura, costruita a sud della montagna Mantapsan, non fosse più sufficientemente stabile per resistere a ulteriori test. Secondo gli esperti giapponesi la costruzione di nuovi tunnel sotterranei potrebbe indicare il tentativo di spostare il sito per i test in un’altra zona. Nam Jae-cheol, capo della Korea Meteorological Administration, l’agenzia che sovrintende anche sui terremoti, ha detto ieri, in un’audizione parlamentare a Seul, che un’altra esplosione nucleare potrebbe far crollare la montagna con il rilascio di materiale radioattivo.


30 ottobre -64

La notizia del giorno.

Argentina: “The Eye”, l’isola misteriosa che ruota su se stessa.

In Argentina c’è una misteriosa isola che cambia continuamente posizione, ruotando su se stessa: nella zona paludosa del delta del fiume Paranà, presso Buenos Aires, è stato scoperto un fenomeno unico nel suo genere: un pezzo di terra sottile si è staccato dal resto e ha iniziato a fluttuare sulle acque. L’isola, soprannominata “The Eye”, ossia “L’Occhio”, ha una forma perfettamente circolare di 120 metri di diametro e ruota su se stessa senza soluzione di continuità. È più piccola rispetto allo spazio che ha, probabilmente perché l’isolotto si “consuma” tutte le volte che si scontra con la terra circostante e galleggia su una pozza d’acqua “incredibilmente limpida e fredda”, cosa insolita per la zona. A scoprirla è stato il regista argentino Sergio Neuspillerm mentre era alla ricerca di un luogo per un film sul paranormale. Quando il regista è tornato sul luogo con i suoi collaboratori, si è accorto che la location si era spostata. Da quel momento Neuspillerm ha iniziato a studiare il fenomeno e ha deciso di girare un documentario per raccontare tutto su quest’area misteriosa dell’Argentina. The Eye nasconderebbe tanti segreti: alcuni affermano che si sarebbero verificati molti avvistamenti di Ufo e c’è anche chi crede che, in realtà, sia l’ingresso di una base aliena. Il mistero al momento non è stato risolto; scientificamente si sa che questo strano fenomeno della rotazione sarebbe causato da pozzi naturali nel sottosuolo e che, quindi, l’isola si muove seguendo proprio i flussi di acqua. Nel frattempo su Kickstarter è partita una raccolta fondi per finanziare una nuova spedizione scientifica, con a capo Richard Petroni, ingegnere civile e idraulico. Il team di ricerca partirà alla volta di “The Eye” appena avrà raccolto 50 mila euro.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Alfred Sisley. “Sisley ha vissuto l’esistenza disinteressata e profonda del paesaggista innamorato della natura, lontano dalla vita sociale … Possiamo sperare che egli abbia finalmente conosciuto la serenità e la felicità che ha espresso nelle sue opere piene di verità e di luce”. (Gustave Geffroy).

image001(Sisley ritratto da Pierre-Auguste Renoir, 1868. Collezione Buhrle, Zurigo)

Alfred Sisley è stato uno dei più fini paesaggisti del XIX secolo e tra i più grandi protagonisti dell’epopea impressionista, uno degli interpreti più lucidi e risoluti dei principi in base ai quali era nato il movimento. Egli, da “vero impressionista”, come disse di lui Camille Pissarro, rinunciò alle pennellate fluide e lungamente studiate distintive dei dipinti accademici e adottò tocchi virgolati rapidi e staccati, idonei per cogliere l’estrema mobilità della luce e degli effetti cromatici. Partendo dal presupposto scientifico che la luce era l’elemento indispensabile della visione, Sisley comprese che ogni paesaggio assume una gamma cromatica più o meno vivida in relazione alla quantità di luce che lo colpisce e alla presenza o meno di altri colori che, a loro volta, si accostano o si mescolano, smorzandosi reciprocamente o reciprocamente esaltandosi. Il pittore era nato a Parigi il 30 ottobre 1839, da genitori inglesi; suo padre, un uomo d’affari, tentò di avviarlo agli studi commerciali a Londra, ma dovette arrendersi di fronte alla sua ferma volontà di dedicarsi alla pittura. Tornato a Parigi nel 1862, Sisley frequentò lo studio di Charles Gleyre, dove divenne amico di Bazille, Monet e Renoir. Le lunghe discussioni con loro al caffè Guerbois lo portarono dapprima ad appassionarsi all’arte di Corot, Courbet e Daubigny, poi alla pittura “en plein air”. La guerra franco-prussiana (1870-1871) provocò la rovina finanziaria del padre e da allora, l’artista visse in uno stato di indigenza fino alla morte. Partecipò alle prime tre mostre degli impressionisti, poi a quella del 1882. Pur essendo apprezzato dagli altri artisti, rimase praticamente isolato dal gruppo anche a causa del suo carattere chiuso e introverso. Visse quasi ignorato dalla critica e dai collezionisti e in vita non riuscì ad avere la stessa notorietà e fortuna economica degli altri componenti del gruppo impressionista. Si dedicò particolarmente ai paesaggi, in particolare ad Argenteuil, dove trascorse lunghi periodi ospite di Monet, e nei villaggi fluviali sulla Senna, nel tratto tra Bougival e Marly-le Roi. Questi luoghi, con le campagne circostanti, furono tutti luoghi coi i quali Sisley intrecciò un legame saldo e duraturo, spesse volte denso di forti coinvolgimenti sentimentali. Dal 1882 si trasferì a More-sur-Loing: “… in questa campagna di folti boschi ed alti pioppi, le acque della Loing, così belle, così luminose, così mutevoli … In realtà non lascerò mai questo piccolo  luogo così pittoresco”.  Nonostante le sue origini e la sua nazionalità ufficiale, la vita e l’opera di Alfred Sisley testimoniano in effetti un tale attaccamento, territoriale e culturale, alla terra di Francia da rendere forse legittimo, al di là delle convenzioni istituzionali, il considerare questo straordinario pittore come un artista francese. Morì, infatti, a Moret-sur-Loing, per un tumore alla gola, il 29 gennaio 1899.

image003(Ponte pedonale ad Argenteuil, 1872, olio su tela, Parigi, Musée d’Orsay)

Il soggiorno di Sisley ad Argenteuil segna il momento di transizione dall’influenza della pittura di Corot e dei pittori di Barbizon alla piena adesione all’impressionismo. Fondamentali a questo proposito sono le lunghe giornate trascorse a dipingere accanto a Monet, di cui è ospite, a Caillebotte e agli altri pittori che frequentano abitualmente la cittadina sulla Senna. Una caratteristica peculiare dei suoi paesaggi è l’attenzione alla distribuzione degli spazi e l’applicazione rigorosa della prospettiva, di cui si serve per dare profondità alla scena. Generalmente l’artista ottiene questo effetto spettacolare con la presenza di una strada alberata che si perde verso l’orizzonte: nel caso del dipinto sopra rappresentato le linee diagonali del ponte interagiscono con l’impostazione orizzontale del paesaggio sullo sfondo, aumentando l’illusione tridimensionale.

image002(Veduta di Moret-sur-Loing, 1892, olio su tela, collezione privata)

Sisley prosegue le sue ricerche sulle cittadine fluviali, sempre fedele ai principi impressionisti. Una differenza con altri membri del gruppo è nella scelta dei soggetti: mentre la maggior parte dei suoi amici ritrae di preferenza i luoghi attorno ad Argenteuil, affollati di villeggianti parigini che si riposano lungo le sponde o si divertono con le loro barche da diporto, l’artista si affianca a Pissarro nel rappresentare scene di vita quotidiana con i personaggi al lavoro lungo il fiume o nei campi limitrofi. Queste sono precedute da disegni a matita o all’acquarello, iniziati dal vivo e rifiniti poi nello studio. Per decenni i dipinti di Sisley vengono praticamente ignorati dai collezionisti. Pissarro, anch’egli poco apprezzato dagli acquirenti, scrive: “Come Sisley, io resto in coda all’impressionismo”.

image004(Donne dirette verso la foresta, 1866, olio su tela. Bridgestone Museum of Art, Tokyo)

Nei dipinti di Sisley c’è molto spazio per il cielo. Il pittore ha imparato a dipingerlo dai paesaggisti inglesi, in particolare da John Constable, il quale era solito ripetere: “Il cielo è la fonte della luce nella natura e governa ogni cosa”. Anche Sisley è convinto che “il cielo dà profondità e le nuvole infondono movimento”.

Mary Titton


29 ottobre -65

La notizia del giorno.

F1: in Messico vince Verstappen, Hamilton campione del mondo.

Lewis Hamilton after becoming Formula 1 world champion in 2014

Nel Gp del Messico vince la gara Max Verstappen, 20 anni, su Red Bull, davanti a Bottas e a Raikkonen. Vettel, autore di una rimonta strepitosa, è quarto. La partenza ha condizionato lo svolgimento della gara: Vettel è in pole position, ma nella prima curva il giovane pilota olandese Verstappen scavalca la Ferrari, i due si strusciano le gomme, nel tornante successivo Vettel tocca con l’ala anteriore la posteriore sinistra di Hamilton e la fora. I due rivali sono costretti a rientrare ai box. Lewis: “Seb mi ha colpito di proposito? Non ne siamo sicuri”. Incidente di gara, verrà giudicato. I due lottano nelle retrovie, mentre di lì a poco Verstappen doppia Hamilton. Sebastian Vettel, determinato a rimandare la vittoria del rivale della Mercedes, tenta una clamorosa rimonta fino al quarto posto, oltre è l’impossibile. Così Hamilton, pur arrivando nono nel Gp del Messico, in virtù del quarto posto di Sebastian Vettel, è irraggiungibile in classifica (+56 punti) e, a due gare dal termine della stagione, è campione del mondo per la quarta volta: come lui solo Alain Prost e Sebastian Vettel, meglio di loro tre Michael Schumacher (7 titoli) e Juan Manuel Fangio (5). Alla fine della gara il pilota britannico, con la bandiera inglese sulle spalle, ha detto: “Con quattro titoli mondiali ora sono fra i più grandi di sempre? Onestamente mi sembra surreale anche se oggi non è stata la gara che volevo, ero indietro di 40 secondi però non ho mai ceduto. Non ho mai mollato, ho sempre pescato nel mio cuore la forza per andare avanti fino alla fine.”


28 ottobre -66

La notizia del giorno.

Stanotte tornerà l’ora solare.

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Stanotte si tornerà all’ora solare: alle 3:00 si dovranno spostare le lancette degli orologi indietro di un’ora. Secondo quanto rilevato da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, “grazie proprio a quell’ora quotidiana di luce in piu”, che ha portato a posticipare l’uso della luce artificiale, l’Italia, dal 26 marzo 2017, ha risparmiato complessivamente 567 milioni di kilowattora, pari a 110 milioni di euro. Il ritorno all’ora solare ci darà più luce di mattina, ma di sera il sole tramonterà prima. Il nostro fisico dovrà abituarsi al cambio dell’ora, il nstro orologio biologico dovrà, per così dire, “risintonizzarsi”, non si escludono, pertanto, nei primi giorni, un’alterazione del ciclo sonno-veglia e qualche piccolo disturbo. La luce, infatti, stimola l’ipotalamo, la regione del cervello che controlla appetito, sonno e umore. Sarà normale allora provare nei primi giorni un senso di affaticamento e di stanchezza, difficoltà ad addormentarsi, cali di attenzione e un po’ di depressione o di irritabilità. Tutto rientrerà, però, presto nella norma. Si potrà aiutare il fisico ad adeguarsi con alcuni piccoli accorgimenti: andare a dormire un po’ prima e alzarsi presto per almeno due settimane, evitare di sera cibi che contengono molto sodio e bevande come tè e caffè, preferendo tisane e alimenti che aiutano a rilassarsi. L’ora legale sarà di nuovo in vigore dal 25 marzo 2018. In Italia la convenzione dell’ora legale fu introdotta per la prima volta nel 1916, abolita e poi riconfermata diverse volte, è stata definitivamente adottata dall’Italia nel 1965. Attualmente i Paesi dell’Unione europea adottano lo stesso calendario per l’ora legale. Questa convenzione è adottata da molti altri Paesi del mondo, come Stati Uniti e Canada, ma non da tutti, ad esempio non è in vigore nelle zone tropicali, dove la variazione delle ore di luce durante l’anno è minima.


27 ottobre   -67

La notizia del giorno.

La Catalogna dichiara l’indipendenza.

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Il Parlamento catalano, alle 15:27, ha votato la Repubblica, “stato indipendente e sovrano”, e la secessione dalla Spagna. Un voto definito “storico” dal fronte indipendentista, “Un atto fuori dalla legge e criminale” per il premier spagnolo Rajoy. Nelle stesse ore il Senato di Madrid ha approvato l’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione, che dà pieni poteri a Rajoy, appoggiato dai leader unionisti di Psoe e Ciudadanos, contro la regione ribelle. Rajoy ha convocato, a fine pomeriggio, un Consiglio dei ministri e ha annunciato in serata le prime durissime misure nei confroti della Catalogna: destituzione di Puigdemont, del vicepresidente Oriol Junqueras e di tutto il Governo, scioglimento del Parlamento catalano e elezioni anticipate il 21 dicembre. I collaboratori di Puigdemont e Junqueras sono stati licenziati, le delegazioni all’estero sono state chiuse, come pure il servizio diplomatico catalano Diplocat. I ministeri di Madrid assumeranno la guida di quelli catalani. Il Governo di Madrid ha destituito inoltre il segretario generale agli Interni e il direttore generale dei Mossos d’Esquadra, Pere Soler. In serata, a Barcellona e in altre città catalane, migliaia di persone hanno festeggiato la dichiarazione di indipendenza, non riconosciuta da Madrid né dalla comunità internazionale: migliaia di persone si sono riunite a piazza Sant Jaume, dove si trovano il Palau de la Generalitat e gli uffici del presidente, Carles Puigdemont. C’è stata anche una marcia unionista durante la quale un gruppo di circa 200 ultras ha infranto i cristalli a Catalunya Radio e ha aggredito tre persone, una delle quali aveva gridato al loro indirizzo “Llibertat”.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Cristoforo Colombo arriva a Cuba.

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… “In Spagna, grazie alle sue amicizie, Cristoforo Colombo riuscì ad incontrare i Re Cattolici. Ci vollero sette anni affinché la Corona desse il suo assenso al progetto e tutto ciò avvenne solo dopo la caduta del regno di Granata, avvenuta il 3 gennaio 1492, che segnava la fine della “Reconquista”. Il 17 aprile del 1492, a Santa Fè, furono firmati i Capitolati tra i Re Cattolici e Cristoforo Colombo. Ormai il momento della partenza era vicino: il 3 agosto 1492 iniziava la Grande Avventura. In soli sei giorni Colombo giunse in vista delle Canarie e qui avvenne il primo incidente tecnico, si ruppe il timone della Pinta che dovette essere sostituito. Il 6 settembre il carico fu terminato, la velatura rinnovata, il timone rifatto, nulla poteva ora ostacolare l’inizio del “grande” viaggio. Le navi salparono dalla Gomera e l’8 settembre l’Ammiraglio dette ordine di puntare al mare aperto. Il vento di nord-est continuò a spirare con forza e all’alba di domenica, 9 settembre, scomparve anche l’ultimo lembo di terra dell’isola del Ferro, che per centinaia d’anni cosmografi e cartografi avevano preso e continueranno a prendere come inizio della graduazione della longitudine. Da quel momento le tre piccole navi rimasero sole in balia del vento e del mare, di quel mare chiamato Mar Tenebroso. Il 16 settembre l’Ammiraglio  iniziò a descrivere il suo incontro con uno strano mare d’erba, che variava di giorno in giorno aspetto e che egli chiamava di volta in volta chiazza, erbe folte, molta erba, mare d’erba: si trattava del Mar dei Sargassi; una delle tante novità descritte dal Genovese nel suo Giornale di bordo. Fu la prima volta nella storia della navigazione che un equipaggio riuscì a passare al di là e a darne notizia. Osservando in continuazione la bussola con l’andamento delle stelle, Colombo notò che l’ago deviava stranamente rispetto a quanto succedeva nel Mediterraneo e nella navigazione atlantica costiera, diceva che gli aghi “gregheggiavano”, ossia invece che indicare la stella polare, ruotavano verso nord-est. Era la prima volta che il fenomeno della declinazione magnetica occidentale veniva indicato in modo così minuzioso, così come quello tramandato da Colombo. Il 7 ottobre l’ammiraglio ordinò un cambio di rotta, con indicazione sud-est e, nella notte tra l’11 e il 12 ottobre, annotava sul Giornale di bordo alcuni indizi che facevano supporre la presenza della terra. Alle due di notte del 12 ottobre Juan Rodriguez di Triana, dal castello di prua della Pinta, dette l’annuncio dell’avvistamento della terra. Una piccola, sottile striscia bianca si allungava all’orizzonte, quasi iridiscente alla luce dell’ultimo quarto di una luna tropicale. Fu il primo vero impatto degli uomini della vecchia Europa con il paesaggio del Nuovo Mondo. Colombo notò anche altre cose che sfuggirono ai capitani delle due caravelle, tra esse la barriera corallina. Non l’aveva mai vista, ma capì immediatamente che poteva costituire un pericolo, per questo ordinò alle navi di gettare l’ancora e, malgrado l’impazienza di scendere a terra, attese il sorgere del sole prima di proseguire verso la favolosa India, dove credeva di essere giunto. All’alba Colombo ordinò di superare con le scialuppe la barriera corallina e, con l’equipaggio, scese a terra. Stupenda gli dovette sembrare in quel terso mattino d’ottobre la spiaggia dell’isola di Guanahani, con la folta vegetazione che si stagliava contro l’azzurro del cielo, la sabbia bianca, formata non dalla dissoluzione della roccia, come nel Mediterraneo e nell’Atlantico orientale, ma dalla decomposizione dei microrganismi che formano la barriera. Guanahani= San Salvador. L’Ammiraglio sbarcato su questa nuova terra ne prese immediatamente possesso, in nome dei Re Cattolici, davanti ai suoi uomini e al notaio della flotta e davanti ad una folla d’indigeni. Dal 15 ottobre Colombo e i suoi esplorarono quel mare sconosciuto e scoprirono numerosi arcipelaghi: Bahamas, Turks, Caicos, fino a quando, il 24, le tre navi giunsero in vista dell’isola di Cuba, presso il Cayo Moa Grande. Iniziò quindi il periplo di parte dell’isola che lo stesso ammiraglio nominerà nei suoi scritti come la “Tierra mas Hermosa” … L’incontro con Cuba sarà determinante perché sarà proprio in quest’isola che prenderà contezza di tutte le novità vegetali e animali, che risulteranno veramente essere la rivoluzione delle “cose nove” americane. Il 6 dicembre, avendo lasciato l’isola di Cuba, Colombo giunse in vista di Haiti, battezzata col nome di Hispaniola. Nella notte del 24 dicembre del 1492 la nave andò a sbattere sulla barriera corallina dove avvenne il naufragio che portò alla costruzione del primo insediamento europeo in America: il forte della Navidad”. …

Tratto da “Civiltà del Mare. La Grande Storia della Marineria Italiana”. Progetto Editoriale Editions  

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26 ottobre   -68

La notizia del giorno.

Il “Rosatellum bis” passa al Senato con 214 sì.

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Il “Rosatellum bis” è stato approvato al Senato con 214 sì, 61 no, 2 astensioni. Dopo il via libera di ieri ai 5 voti di fiducia chiesti dal Governo sui vari articoli del testo, il provvedimento, già approvato alla Camera con la fiducia posta dal Governo, diventa definitivo e con la sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale sarà legge. Frutto del patto a quattro tra Pd, Forza Italia, Ap e Lega, a cui si aggiungono i voti favorevoli dei senatori di Verdini, che a palazzo Madama sono stati determinanti per assicurare il numero legale, e di altre forze minori come i fittiani e Udc, la riforma elettorale è stata duramente contrastata da M5S, Mdp, Sinistra italiana. La nuova legge elettorale è stata, infatti, oggetto di numerose critiche, sia sul merito, sia sulla modalità di votazione. Le opposizioni hanno accusato il governo di abusare della fiducia, in prima linea il Movimento 5 Stelle, con proteste di piazza, ed Mdp che ha anche formalizzato la sua uscita dalla maggioranza. Il testo passa adesso nelle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che dovrà firmarlo per la promulgazione. “Quando mi arriva qualche provvedimento, una legge del Parlamento o un decreto del Governo, io, anche se non lo condivido appieno, ho il dovere di firmarlo. Devo accantonare le mie convinzioni personali perché devo rispettare quello che dice la Costituzione: che la scelta delle leggi spetta al Parlamento e la scelta dei decreti che guidano l’amministrazione dello Stato spetta al Governo.” ha dichiarato Mattarella, rispondendo alle domande degli studenti incontrati al Quirinale. Nelle scorse ore il M5S aveva fatto appello proprio al Capo dello Stato per bloccare la riforma. Dopo la manifestazione tenuta ieri al Pantheon con Beppe Grillo, il Movimento ha deciso che chiederà formalmente un incontro con il Presidente della Repubblica. Il “Rosatellum bis prevede un sistema elettorale misto, in cui la distribuzione dei seggi è per il 36% maggioritaria e per il 64% proporzionale: in particolare 231 seggi alla Camera e 116 seggi al Senato saranno assegnati attraverso collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui vince il candidato più votato; l’assegnazione dei restanti seggi, invece, avviene con metodo proporzionale, nell’ambito di collegi plurinominali. In questo caso sono previsti dei listini molto corti, con un minimo di due e un massimo di quattro candidati. Il voto è unico e non è prevista la possibilità del voto disgiunto.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Il 26 ottobre 1962 nasceva Maria Grazia Cutuli, la coraggiosa giornalista assassinata in Afghanistan.

image002Catanese di nascita, Maria Grazia Cutuli lavorava per il Corriere della Sera a Milano quando a 39 anni, il 19 novembre 2001, fu uccisa, a colpi di kalashnikov, in un agguato in Afghanistan, lungo la strada tra Jalalabad e Kabul. Maria Grazia capelli rossi lunghi, un fisico minuto aveva un carattere determinato, tenace, sapeva quello che voleva, soprattutto voleva essere là, nelle cosiddette “trincee del dolore” per testimoniare di prima mano, attraverso i suoi coraggiosi articoli, i fatti e il dolore tragico delle popolazioni, in particolare quello dei bambini vittime degli orrori della guerra. Ne scriveva con puntigliosa professionalità, svolgendo bene il suo lavoro di giornalista, con rigore e passione, per amore della verità: “apparteneva a quelle persone la cui stanchezza si trasforma in fuoco”, così l’aveva ricordata una collega del giornale all’indomani della tragedia. Il giorno prima del suo assassinio, il Corriere della Sera aveva pubblicato un suo reportage, uno scoop, su un deposito di gas nervino in una base abbandonata dai terroristi di Al Qaeda, l’ultimo di una lunga serie di articoli che Maria Grazia aveva scritto da una delle zone più turbolente del momento sia per il Corriere della Sera sia per altri giornali per cui aveva lavorato in passato. In omaggio a questa “leonessa” del giornalismo, antesignana del reportage di guerra al femminile riportiamo, in sintesi la sua biografia. La professionalità di Maria Grazia Cutuli si era nutrita di esperienze e attività anche lontane dal giornalismo. Dopo la laurea in Filosofia all’Università di Catania con una tesi su “Spazio e potere” di Michel Foucault (110/110 e lode), aveva esordito nella sua Catania, scrivendo di teatro per la Sicilia. Maria Grazia aveva lavorato in video, conducendo il telegiornale dell’emittente locale Telecolor. Poi, nel 1987, il salto a Milano, alla Mondadori: prima il periodico Centocose, quindi il settimanale Epoca. Per Epoca la giornalista scrive dalla Bosnia al Congo, dalla Sierra Leone alla Cambogia. Quando la testata chiude, segue un corso di peacekeeping alla Scuola Superiore di Sant’Anna di Pisa, per poi trascorrere da volontaria un periodo in Ruanda con l’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i diritti umani. Nel 1997 il ritorno alla sua professione: il Corriere della Sera le offre un contratto a termine alla redazione Esteri. Nel 1999 l’assunzione definitiva. Due anni più tardi, la tragica morte insieme all’inviato del quotidiano El Mundo Julio Fuentes, il report australiano Harry Burton, l’operatore afghano Azizullah Haidari entrambi della Reuters, tra le montagne dell’Afghanistan. Per far luce sul tragico episodio vennero istituiti due processi, uno in Italia e l’altro in Afghanistan, che hanno portato alla pena capitale tre persone. La prima delle condanne è stata eseguita a Kabul l’8 ottobre 2007: in quella occasione la famiglia di Maria Grazia ha ribadito la propria contrarietà (la madre diede lezione opponendosi alla condanna a morte dei killer dicendo “Inutile, non ci restituisce nostra figlia”). Nel 2008 è stata istituita la “Fondazione Maria Grazia Cutuli”, un’Organizzazione non lucrativa di Utilità sociale” che persegue finalità di solidarietà sociale come la promozione e il sostegno di progetti nel campo dell’istruzione e della formazione della professione del giornalismo con l’obiettivo di favorire la lettura della stampa e dei quotidiani e dei loro protagonisti, di stimolare la ricerca e il conseguimento di un’effettiva libertà di stampa e della completezza dell’informazione, di aiutare i giovani che vogliono intraprendere la professione giornalistica, di aiutare le donne che incontrino difficoltà nell’accesso o nello svolgimento di questa professione, di creare le condizioni per una maggiore sicurezza dei giornalisti e degli operatori della comunicazione che svolgano la loro attività in zone di guerra o di guerriglia, in aree instabili politicamente o sottoposte ad attacchi terroristici, in territori colpiti da gravi calamità naturali. Fra le sue principali attività organizza il Premio internazionale di giornalismo Maria Grazia Cutuli e il Corso di perfezionamento per giornalisti in aree di crisi. A partire dal 2009 la Fondazione si è impegnata nel campo degli aiuti umanitari per la ricostruzione di aree di crisi con il progetto di una scuola elementare ad Herat in Afghanistan inaugurata il 4 aprile 2011; “Un segno tangibile”, ama ripetere il fratello Mario “dell’amore di Maria Grazia per quei paesaggi, per quei cieli, per quella gente, per quei bambini”.

image001(La scuola Maria Grazia Cutuli a Herat)

Mary Titton 


25 ottobre   -69

La Notizia del Giorno.

Morto Fats Domino, pionere del rock ‘n roll.

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È morto a 89 anni, nella sua casa di New Orleans, dove era nato il 26 febbraio 1928, Fats Domino, il cantante afro-americano che ha avuto il maggiore successo durante tutti gli anni cinquanta e nei primi anni sessanta: il fascino del suo pianoforte era dovuto al suo stile vagamente blues, influenzato dal boogie woogie e dominato dal suo caratteristico e inimitabile stile vocale. Fats, il cui vero nome era Antoine Domino, nacque in una numerosa famiglia di origini creole, dedita alla musica (suo padre era un apprezzato violinista) ed imparò presto a suonare; prese il soprannome Fats per la sua corporatura e il suo stile al pianoforte che ricordava quello di un mito come Fats Weller. Lasciò gli studi a 14 anni per lavorare di giorno e suonare nei locali notturni. La prima canzone che pubblicò, autoironicamente intitolata «The Fat Man» (1949), l’uomo grasso, considerata da diversi esperti la prima canzone rock and roll della storia, decretò il successo di Fats, che nel 1955 conquistò anche il pubblico bianco, con «Ain’t That a Shame». Nella sua carriera Fats ha venduto oltre 100milioni di dischi, tra i suoi successi indimenticabili «Blueberry Hill»: la sua versione è forse la più famosa di questa popolare ballad blues ed è finita anche nell’elenco delle registrazioni storiche della biblioteca del Congresso americano. All’arrivo dell’Uragano Katrina a New Orleans, nell’agosto 2005, Domino decise di rimanere in casa con la sua famiglia, a causa dei problemi di salute della moglie, si credette che fosse rimasto vittima della furia delle acque, anche a causa di una scritta sul muro della sua casa che diceva “RIP Fats. Ci mancherai”, invece riuscì a salvarsi.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

25 ottobre 1881: nasce Pablo Picasso considerato uno dei più grandi artisti del Novecento, uno dei più influenti e rivoluzionari pittori di tutta la storia dell’arte.  

Pablo Picasso è senza dubbio il più famoso esponente dell’arte moderna, un artista innovatore e poliedrico che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte mondiale per essere stato il fondatore, insieme a Georges Braque, del cubismo. L’ispirazione che diede a Picasso l’idea di dipingere a più dimensioni la realtà, contrariamente ai suoi predecessori, fu quando l’opera di Cèzanne divenne nota e fu studiata, in seguito alla grande mostra retrospettiva organizzata a Parigi dopo la sua morte nel 1906. Picasso era figlio di un maestro di disegno ed era stato una specie di ragazzo prodigio alla scuola d’arte di Barcellona. A diciannove anni si era recato a Parigi dove aveva dipinto soggetti che sarebbero stati graditi agli espressionisti: mendicanti, reietti, vagabondi e artisti di circo equestre. Ma non era soddisfatto, e prese a studiare l’arte primitiva sulla quale Gauguin e forse anche Matisse avevano attirato l’attenzione. Si può immaginare ciò che apprese: imparò come sia possibile costruire l’immagine di un volto o d’un oggetto con pochi semplicissimi elementi, il che era qualcosa di diverso dalla semplificazione dell’impressione visiva praticata dagli artisti precedenti. Essi avevano ridotto le forme della natura a uno schema piatto. Ma forse c’era modo di evitarlo, di costruire il quadro con oggetti semplici pur mantenendogli solidità e profondità. Fu questo problema che riportò Picasso a Cèzanne. In una delle sue lettere a un giovane pittore, Cèzanne l’aveva consigliato di guardare la natura in termini di sfere, coni e cilindri. Forse voleva dire che era necessario tenere sempre in mente queste forme di solidi fondamentali nell’organizzare i quadri. Ma Picasso e i suoi amici decisero di accettare il consiglio alla lettera. Si suppone che ragionassero più o meno così: “Abbiamo rinunciato da tempo alla pretesa di rappresentare le cose come appaiono all’occhio. Era un fuoco fatuo che era inutile inseguire. Non vogliamo fissare sulla tela l’immaginaria impressione d’un attimo fuggente. Seguiamo l’esempio di Cèzanne e costruiamo il quadro con i nostri motivi, il più solidamente e durevolmente possibile. Perché non essere coerenti e non accettare il fatto che la nostra vera meta è piuttosto costruire qualcosa che copiare? Se pensiamo a un oggetto, poniamo, un violino, esso non appare agli occhi della mente così come lo vedremmo con i nostri occhi corporei. Infatti noi possiamo pensare ai suoi vari aspetti nel medesimo istante. Alcuni di essi si stagliano così chiaramente che sentiamo di poterli toccare e maneggiare; altri sono in qualche modo in ombra. Eppure questo strano miscuglio di immagini rappresenta meglio il violino “vero” di qualunque istantanea o meticolosa pittura”.

image001(Violino e grappoli d’uva, 1912 – www.settemuse.it)

È noto che gli artisti di tutte le epoche hanno tentato di risolvere a loro modo il paradosso essenziale della pittura, che è la rappresentazione della profondità su una superficie. Il cubismo rappresentò un tentativo di non avallare questo paradosso. Ma piuttosto di volgerlo alla ricerca di nuovi effetti. Picasso non pretese mai che il cubismo potesse sostituire tutti gli altri mezzi di rappresentazione del mondo visibile. Al contrario egli amava mutare i suoi metodi tornando, di quando in quando, dagli esperimenti più arditi alle varie forme tradizionali. Forse era la sua sorprendente maestria nel disegno, il suo virtuosismo tecnico a infondere in Picasso una nostalgia della semplicità, dell’assenza di complicazioni. Doveva dargli una particolare soddisfazione buttare a mare tutta la sua abilità e intelligenza facendo con le sue mani qualcosa che ricordava i lavori dei contadini e dei fanciulli. Picasso stesso negava di fare esperimenti. Diceva che non creava, trovava. Rideva di quanti vogliono capire la sua “arte”. “Tutti vogliono capire l’arte. Perché non tentar di capire il canto di un uccello?”. Nessun quadro può essere pienamente “spiegato” a parole. La situazione che porta Picasso alle sue “scoperte” è tipica dell’arte moderna. Per l’artista ogni soggetto non è se non un pretesto per studiare l’equilibrio del colore e del disegno. Un maestro come Cézanne non dovette nemmeno proclamare questa verità. I cubisti ripresero il cammino al punto in cui Cézanne si era fermato. Da allora, un sempre maggior stuolo d’artisti accettò per scontato che l’importante nell’arte è la scoperta di nuove soluzioni dei problemi cosiddetti “formali”. Per tali artisti la “forma” è sempre più importante del “soggetto”. Nel 1973, quando Picasso si spense all’età di novantadue anni, era ancora maestro d’invenzioni.
Fonte: “La storia dell’arte raccontata” da E. H. Gombrich, ed. Einaudi

Mary Titton


24 ottobre   -70

La notizia del giorno.

Stadio Olimpico: adesivi antisemiti con foto di Anna Frank.

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Adesivi con l’immagine di Anna Frank con la maglia della Roma e scritte antisemite di ogni tipo sono stati attaccati da alcuni tifosi laziali allo stadio Olimpico, in Curva Sud (la Nord, quella tradizionale dei sostenitori biancocelesti è squalificata per razzismo), dopo la partita Lazio-Cagliari. Grazie alle immagini delle telecamere e al lavoro della Digos e della polizia scientifica sono stati possibili i primi riconoscimenti dei responsabili; le indagini proseguono, di concerto con la Procura, per identificare tutti gli autori del riprovevole atto. Gli adesivi e i volantini offensivi sono stati rimossi in mattinata dagli addetti alle pulizie dello stadio in vista della gara di mercoledì della Roma con il Crotone. Immediata la protesta della comunità ebraica romana. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha condannato duramente il gesto: “Il volto e le pagine del diario di Anna Frank, la sua storia di sofferenza e di morte a opera della barbarie nazista, hanno commosso il mondo. Utilizzare la sua immagine come segno di insulto e di minaccia, oltre che disumano, è allarmante per il nostro Paese, contagiato, ottanta anni addietro, dall’ottusa crudeltà dell’antisemitismo”. Il presidente della Lazio, Claudio Lotito, accompagnato dai vertici del club e dai calciatori brasiliani Felipe Anderson e Wallace, ha deposto una corona di fiori davanti alla Sinagoga sotto la lapide commemorativa delle vittime dei deportati di Roma e ha dichiarato: “La stragrande maggioranza della nostra tifoseria è con noi contro ogni antisemitismo … Da oggi intendiamo promuovere un giorno ogni anno in cui portare 200 ragazzi ad Auschwitz”. Domani sera la Lazio, impegnata nel turno infrasettimanale di campionato a Bologna, indosserà, durante il riscaldamento, una maglia commemorativa di Anna Frank. La Figc ha anche disposto, d’intesa con il Ministro per lo Sport e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), la lettura di un brano tratto dal Diario di Anna Frank prima del calcio d’inizio di tutti i match di Serie A, B e C. Domani, a Bologna, i tifosi laziali sosterranno la propria squadra dalla curva recentemente intitolata ad Arpad Weisz, allenatore ebreo ungherese degli anni ’30, poi deportato e morto ad Auschwitz.


23 ottobre   -71

La notizia del giorno.

Risultati del Referendum sull’autonomia in Veneto e in Lombardia.

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In Veneto e in Lombardia si è votato domenica 22 ottobre nei referendum consultivi sull’autonomia, legali e indetti con l’accordo del Governo. In entrambi i casi, il risultato è stato come da previsione, con i sì attestati ovunque tra il 95 e il 98%. In Lombardia ci sono stati molti problemi con il sistema di voto informatico voluto da Roberto Maroni e basato sull’utilizzo di 24 mila tablet: non sono stati ancora pubblicati i dati definitivi, i primi dati sono stati diffusi nel tardo pomeriggio di ieri, alle 19:00 il sistema è definitivamente collassato. Gli unici dati disponibili sono le stime pubblicate dalla regione: l’affluenza sarebbe stata tra il 38 e il 39%; il Sì avrebbe raccolto il 95,3%, il No il 3,9%. In Lombardia non era previsto il raggiungimento di un quorum. I dati definitivi del Veneto, invece, ci sono: l’affluenza è stata del 57,2%. È stato superato, quindi, il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto, il 98,1% degli elettori ha votato Sì. Sembra però che i servizi informatici della regione abbiano subìto un attacco hacker e il sito è risultato non consultabile per un “grave guasto tecnico”. I referendum sono costati al Veneto 14 milioni di euro, mentre alla Lombardia 50 milioni. Il giorno dopo il referendum sull’autonomia, il governatore del Veneto, Luca Zaia, chiede lo Statuto speciale ed è pronto ad aprire la trattativa con il Governo.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Michael Crichton. … “Dalla magistrale penna di Crichton, la non improbabile cronaca della prima crisi biologica della storia. …” 

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Michael Crichton, il prolifico autore di libri di assoluto successo tradotti in 30 lingue (ha venduto oltre 100 milioni di copie in tutto il mondo) era nato a Chicago il 23 ottobre 1942. Laureatosi ad Harvard in medicina e chirurgia nel 1964, dopo l’apprendistato, diventato medico, ben presto decise di abbandonare la carriera preferendo scrivere romanzi. Tra i suoi bestsellers, universalmente noti per le loro trasposizioni cinematografiche: Andromeda (1969), Il terminale uomo (1972), La grande rapina al treno (1975), Congo (1980), Sfera (1987), Jurassic Park (1990), Sol Levante (1992), Rivelazioni (1994) e molti altri va sottolineata la sua abilità nelle vesti di sceneggiatore e regista.

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Egli fu inoltre l’ideatore e il produttore esecutivo della serie televisiva medica E.R.-Medici in prima linea. Quando all’età di sessantasei anni, a seguito di una lunga malattia Crichton morì, tutti fummo presi da un profondo sconforto; malgrado l’enorme eredità lasciata terminava la sua produzione di romanzi capaci di essere fonte di ispirazione le cui storie insegnano a vedere il mondo attraverso occhi sempre nuovi, senza preconcetti. Con il suo romanzo Andromeda lo scrittore statunitense fu antesignano del genere thriller tecnologico, “Di tutti i techno triller, ad Andromeda è universalmente riconosciuta la priorità temporale”. Questo stile narrativo è costituito da una fusione di azione e tecnoscienza che prende spunto dalle tesi e dalle ipotesi di altri scrittori o scienziati per poi integrarle nel racconto, creando così un mix tra fantascienza e realtà. La narrazione, nell’opera di Crichton, ha come intento primario quello di suscitare nei lettori e nel pubblico la suspanse e la tensione, in funzione di quanto ci si aspetta possa succedere da un momento all’altro ai personaggi e all’eroe protagonista. La caratteristica su cui egli fonda le sue storie è il susseguirsi di colpi di scena che si intervallano a spiegazioni molto accurate di tipo scientifico in diversi campi, dall’astronomia alla biotecnologia, alla medicina e così via. Nella trama di Andromeda “un satellite, alla fine degli anni ’60, dopo aver compito la sua missione nello spazio, precipita in un piccolo paese del Nuovo Messico provocando una misteriosa epidemia che uccide tutti gli abitanti a eccezione di un vecchio e di un bambino. Il governo americano invia immediatamente sul posto quattro scienziati, i quali, dopo aver recuperata la capsula spaziale, si rinchiudono, insieme con i due superstiti, in un isolato laboratorio perfettamente sterile. Il laboratorio è dotato di tutti gli strumenti scientifici per combattere le contaminazioni provenienti dallo spazio ed è fornito di un congegno autodistruttivo automatico nel caso la contaminazione minacciasse di estendersi all’esterno. Numerosi contrattempi sopraggiungono a complicare il lavoro degli scienziati, impegnati a studiare le cause dell’epidemia e i possibili rimedi attraverso l’esame della capsula, le reazioni dei due superstiti e i vari esperimenti su cavie. Viene finalmente scoperta una cellula vivente, denominata Andromeda. Dopo aver individuato le proprietà di questa forma di vita raccolta casualmente dal satellite nello spazio (priorità capaci di distruggere la specie umana), gli scenziati … ”. Nel retro copertina del romanzo si legge: “Se in una bottiglia può trovar posto un numero di batteri cinque, dieci volte maggiore del numero degli abitanti del pianeta, allora è probabile che un eventuale incontro dell’uomo con una forma di vita extraterrestre avvenga su un piano ben diverso da quanto immaginato da certi scrittori affetti da romanticismo”.

Mary Titton


22 ottobre   -72

La notizia del giorno.

F1: ad Austin vince Hamilton, Vettel è secondo.

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Il pilota britannico Lewis Hamilton, con la Mercedes, vince il Gp di formula uno, svoltosi sul circuito texano di Austin, in Usa. Sebastian Vettel è secondo con la Ferrari. Terza, la Ferrari di Kimi Raikkonen, dopo la penalità inflitta a Max Verstappen, che è stato penalizzato per la manovra di sorpasso ai danni del finlandese. Con il successo di oggi di Hamilton, la Mercedes conquista il titolo mondiale costruttori. Hamilton è ad un passo dalla vittoria del Mondiale: nel prossimo gran premio, in Messico domenica prossima, gli basterà arrivare quinto. Vettel è partito meglio e ha passato Hamilton, che a sua volta lo sorpassa al sesto giro e si costruisce un margine di sicurezza. “Sebastian è stato molto corretto, io mi sarei difeso più duramente – ha commentato il leader della classifica -. Mi sono divertito molto, questi sono i momenti per cui vivo”. Incerta fino all’ultimo la lotta per il terzo posto: Raikkonen si è fatto superare all’ultimo giro da Verstappen, che però ha tagliato una curva e per questo è stato penalizzato di 5 secondi dai commissari di gara. La decisione arbitrale è stata veloce: Verstappen era già nella saletta che precede l’uscita sul podio, quando è stato informato dagli uomini della Fia. Solo quinto Bottas, che nel finale ha esaurito le gomme: i suoi punti hanno comunque consentito alla Mercedes di diventare per la quarta volta consecutiva regina dei costruttori.


21 ottobre   -73

La notizia del giorno.

Emergenza smog in tutta Italia.

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In tutta Italia, soprattutto al nord, è allarme per lo smog e le polveri sottili. Le amministrazioni comunali corrono ai ripari. A Torino, secondo gli ultimi dati dell’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, l’ultimo dato registrato indica in 105 mcg/mc il livello di Pm10, più del doppio del limite previsto, che è di 50 mcg/mc; è scattato, pertanto, il blocco per i diesel Euro 5, inoltre il Comune invita i cittadini a rimanere in casa e a chiudere finestre e porte. A Milano, stop alle auto più inquinanti, sconsigliata a bambini ed anziani l’attività fisica all’aperto e le passeggiate nei parchi della città. A Napoli è attivo il divieto di circolazione delle auto dalle 9:00 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 19:30. Sono in tutto 25 le città italiane che hanno superato per oltre 50 giorni il limite tollerato delle polveri sottili. Secondo Legambiente L’emergenza smog, sempre più cronica, non conosce stagioni. Quest’anno il picco di polveri sottili nell’aria non ha aspettato il rigido inverno, anzi è arrivato con largo anticipo, complici i cambiamenti climatici”. L’associazione ambientalista punta il dito contro la “mancanza di interventi strutturali da parte di regioni e sindaci per arginare il problema”. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet, lo smog uccide 9 milioni di persone ogni anno. I ricercatori della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, in un report realizzato in collaborazione con l’Enea e le Ferrovie dello Stato, affermano che “L’inquinamento atmosferico fa più morti degli incidenti stradali. L’Italia è tra i peggiori Paesi europei per l’inquinamento atmosferico. Per risolvere la situazione servono politiche innovative, interventi efficaci sui trasporti ma anche sull’agricoltura e sul riscaldamento da legna. Una ricetta anti-smog, con soluzioni strutturali che superano le emergenze e puntano sullo sviluppo della green economy”.

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +14. Livorno (Italia, Europa) parzialmente nuvoloso +12. Bangkok (Tailandia, Asia) nuvoloso +20. Città del Capo (Sudafrica) per lo più soleggiato 16. New York (Stati Uniti d’America) parzialmente nuvoloso -1. Sydney (Australia) sereno +16.


20 ottobre   -74

La notizia del giorno.

Torna in Italia un frammento del mosaico di una nave di Caligola.

mosaico

Un frammento del mosaico romano, che faceva parte del ponte di comando di una delle due navi da cerimonia dell’imperatore Caligola, è stato ritrovato a New York dai carabinieri dei beni culturali (Tpc) e tornerà nel Museo delle Navi Romane di Nemi. Si tratta di un quadrato in marmo a mosaico con serpentino e porfido che creano un motivo floreale, risalente al II secolo d.C. e facente parte del pavimento del ponte di comando di un’imbarcazione lunga oltre 70 metri, decorata come una villa. Ciò dimostra quanto fosse lussuosa la vita degli imperatori romani, anche lontano dai loro palazzi nella capitale, come attesta anche Svetonio nelle sue “Vite dei Cesari”: “Dieci file di remi, la poppa brillante di gioielli, ampi bagni, gallerie e saloni, sempre rifornite di gran varietà di viti e di alberi da frutto”. Secondo gli storici, le navi di questo tipo sarebbero tre, ma solo due furono recuperate nel lago di Nemi, a sud di Roma. Sfuggite alla distruzione di molti altri oggetti appartenuti a Caligola, vennero scoperte nel lago, nel Rinascimento, ma solo nel 1928 furono recuperate, quando lo stesso Benito Mussolini autorizzò lo svuotamento parziale del lago. Dopo un decennio trascorso all’interno di un hangar, le imbarcazioni vennero trasportate nel Museo delle navi romane, progettato dall’architetto Vittorio Ballio Morpurgo, molto attivo nel periodo del regime, e inaugurato nel 1940 dallo stesso Mussolini. Nel 1944 un incendio doloso le distrusse quasi interamente, bruciandone gli scafi e il timone. I visitatori del Museo delle navi romane possono, tuttavia, ammirare i modellini delle navi in scala 1/5. Il frammento di mosaico con serpentino e porfido, rubato nel secondo dopoguerra dal Museo delle Navi Romane, è stato individuato nella colle-zione privata di una signora italiana residente negli Usa dai carabinieri, che hanno fornito al Procuratore distrettuale di New York le prove necessarie al sequestro. Importanti anche gli altri tesori recuperati e restituiti dalle autorità americane all’Italia: un cratere apulo a figure rosse del 360 a. C., attribuito all’artista Python, scavato di frodo dai tombaroli nel napoletano e poi esportato clandestinamente dal trafficante Giacomo Medici, era nella collezione del Metropolitan Museum di New York; l’anfora a figure rosse (V sec. a.C.) attribuita a Charmides, proviene invece da scavi clandestini in Puglia ed è stata identificata nel 2016 sul sito di una galleria d’arte di New York.

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +14. Livorno (Italia, Europa) idem. Karachi (Pakistan, Asia) sereno con nuvolosità periodica +16. Pretoria (Sudafrica) lievi rovesci di pioggia +20. Filadelfia (Pennsylvania, Stati Uniti d’America) nuvoloso +5. Christchurch (Nuova Zelanda, Oceania) lievi rovesci di pioggia +8.


19 ottobre   -75

La notizia del giorno.

Firenze: cade una pietra nella basilica di Santa Croce, muore un turista.

Santa-Croce

Oggi, poco dopo le 14:30, un turista spagnolo di 52 anni è morto, colpito da un pezzo di capitello abbastanza grande, caduto da una ventina di metri di altezza in una navata della Basilica di Santa Croce a Firenze. Il turista sarebbe stato colpito alla testa. Inutili i soccorsi prestati: il personale del 118 ha tentato a lungo di rianimarlo. Con il turista, nella chiesa, c’era anche la moglie, sentita dagli investigatori. L’uomo, Daniel Testor Schnel, veniva da Barcellona, il suo corpo si trova ancora all’interno della basilica, dove sono in corso i rilievi della polizia scientifica, che sta assistendo gli uomini della polizia municipale nelle indagini. Secondo quanto si apprende da uno dei tecnici della Soprintendenza intervenuti sul posto, il pezzo, staccatosi dal transetto di destra della basilica, sarebbe un “peduccio” in pietra, struttura che serve per aumentare la base di appoggio delle strutture lignee. L’esperto ha riferito ai cronisti che “non risultano segnalazioni di criticità” per l’area della basilica e che tutto è “assoggettato a periodici controlli”. La guida turistica Bernardo Randelli, che si trovava nella basilica fiorentina di Santa Croce nel momento in cui il turista spagnolo è stato colpito dalla pietra, spiega: “Tutto è successo all’altezza della terza cappella gentilizia nel transetto di destra. Io in quel momento mi trovavo ad una quindicina di metri di distanza con i turisti che stavo accompagnando, quando ho visto un pezzo di pietra cadere. Non ho visto l’impatto con la persona ma ho sentito una donna, credo la moglie, iniziare a gridare. Non ho visto la persona riversa a terra perché c’era molta gente davanti ma ho visto dei frammenti di pietra e del sangue, così ho portato via i miei turisti perché non assistessero alla scena. Quando poi sono tornato, i custodi erano tutti intorno alla persona colpita e mi hanno detto che avevano già avvisato vigili e 118”.

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +18. Livorno (Italia, Europa) sereno +17. Ulaangom (Mongolia, Asia) parzialmente nuvoloso +12. Lastoursville (Gabon, Africa) per lo più nuvoloso +28New Braunfels (Texas, Stati Uniti d’America) nuvoloso +12. Pago Pago (Samoa, Oceania) per lo più nuvoloso +16.


18 ottobre   -76

La notizia del giorno.

È morto lo storico Rosario Villari.

villari

È morto ieri, 17 ottobre, nella sua casa di Cetona, all’età di 92 anni, in seguito alle conseguenze di una polmonite, lo storico Rosario Villari, ex parlamentare Pci, membro dell’Accademia dei Lincei. Villari, nato a Bagnara Calabra il 12 luglio del 1925, aveva iniziato gli studi universitari a Firenze, dove era stato allievo di un filosofo controcorrente, Galvano Della Volpe, che faceva dialogare materialismo e esistenzialismo. Villari era uno storico di formazione marxista, anche se di un marxismo aperto, mai ortodosso, riformista. Ha partecipato intensamente al dibattito culturale e storiografico con saggi e articoli pubblicati in varie sedi ed occasioni e con interventi in trasmissioni radiofoniche e televisive. Per Villari la storia era movimento, apertura, nei limiti del rigore storiografico, lo impauriva quella che definiva la “frammentazione e trivializzazione della storiografia” e anche un certa spettacolorizzazione dilagante. Lo storico calabrese vanta una lunga attività pubblicistica sulle pagine de Il Politecnico, Il Ponte, Movimento operaio, Quaderni di cultura e storia sociale. Redattore dal 1956 al 1960 di Cronache meridionali, sostiene il recupero dei temi meridionalistici della rivista pubblicando testi dei meridionalisti “ante litteram”, dall’abate Galiani (secolo XVIII) ai liberali napoletani del 1848. Arriva così ai primi saggi sulla storia del Regno di Napoli nel Settecento, raccolti poi in parte in “Mezzogiorno e contadini nell’età moderna”. Nello stesso anno, il 1961, cura un’antologia della questione meridionale “Il Sud nella storia d’Italia”. Seguono “La rivolta antispagnola a Napoli. Le origini (1585-1647)” e, alla fine degli anni settanta, “Mezzogiorno e democrazia”, ampliamento di un precedente lavoro. Era noto, inoltre, soprat-tutto per i suoi manuali di storia, sui quali hanno studiato generazioni di studenti: tra i titoli una “Storia dell’Europa contemporanea”, contestata dalla destra, e un manuale per le scuole superiori (Sommario di Storia). Il suo impegno politico è cominciato con la militanza antifascista e con la partecipazione all’organizzazione dei movimenti contadini per la riforma agraria in Calabria. È stato membro del comitato centrale del PCI, nel quale ha sempre sostenuto una linea democratica e riformista, e una politica di autonomia rispetto all’egemonia sovietica. È stato anche deputato nella VII Legislatura (1976 – 1979).

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

image001(Stalin, Lenin, Trotsky)

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18 ottobre 1978: muore a L’Avana Ramón Mercader, l’assassino di Lev Trockij.

Sulle orme della madre Jaime Ramón Mercader del Río Hernández divenne un agente segreto spagnolo naturalizzato sovietico che operò nel NKVD (Commissariato del popolo per gli affari interni) durante il governo di Iosif Stalin nell’URSS. Mercader era nato a  Barcellona, nel 1913 ma trascorse gran parte della sua gioventù in Francia, con la madre dopo la separazione dal padre catalano. Fin da giovane Mercader cooperò con le organizzazioni di sinistra spagnole fin verso la metà degli anni trenta. Venne anche imprigionato per attività politica e fu scarcerato nel 1936, quando in Spagna salì al potere un governo di sinistra. Nel frattempo, sua madre divenne agente segreto sovietico e lui la seguì a Mosca dove venne soprannominato dai suoi superiori “Gnome”. Incaricato dal NKVD, il 20 agosto 1940, ferì a morte il sessantunenne Lev Trockij nella sua villa fortezza di Coyocán, un sobborgo di Città del Messico. Lì, il fondatore dell’Armata Rossa, aveva ottenuto asilo politico da parte del post-rivoluzionario governo del presidente Lázaro Cárdenas, grazie all’intercessione di Diego Rivera (il grande pittore muralista, marito di Frida Khalo).

image002(Diego Rivera, particolare affresco, 1934)

Trockij arrivò in Messico nel 1937, dopo quasi un decennio di vagabondaggio ed esilio, dopo che aveva perso la battaglia per dirigere il corso del socialismo nell’Unione Sovietica il politico russo restava ancora una spina nel fianco del regime di Stalin poiché continuava a fare propaganda contro il leader sovietico, soprattutto attraverso i suoi scritti. Poco tempo prima del suo assassinio, nel maggio del 1940, il rivoluzionario era appena sfuggito all’assalto organizzato dal celebre pittore David Alfaro Siqueiros, di tendenza staliniana. Poi, nell’agosto dello stesso anno Mercader gli piantò in testa la piccozza da ghiaccio che nascondeva nell’impermeabile sottobraccio, dalla parte della paletta. Trockij conosceva il suo assassino come Franc Jacson, un seguace canadese che si era spacciato delle sue idee politiche. Agli inquirenti l’agente segreto dichiarò di essere Jacques Mornard, belga; solo alla fine della sua condanna a vent’anni sarà identificato come l’agente dei servizi segreti staliniani Ramón Mercader. Il 6 maggio 1960 venne rilasciato dal carcere dopo diverse richieste di grazia. Si trasferì così a L’Avana dove fu accolto da Fidel Castro, che si era appena avvicinato all’Urss. Nel 1961 si recò in Unione Sovietica dove in precedenza il governo staliniano lo aveva insignito con la medaglia d’Eroe dell’Unione Sovietica, una delle più alte onorificenze della nazione. L’onorificenza gli fu successivamente revocata nel 1963 per ordine di Chruščёv.

Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +18. Livorno (Italia, Europa) idem. Goris (Armenia, Asia) parzialmente nuvoloso +12. Annaba (Algeria, Africa) parzialmente nuvoloso +18. Kailua (Hawaii, Stati Uniti d’America) sereno +23. Tigoa (Isole Salomone, Oceania) brevi rovesci di pioggia +30.


17 ottobre   -77

La notizia del giorno.

Siria: Raqqa, l’ex capitale dell’Isis, è libera.

Raqqa

L’Osservatorio per i diritti umani (Ondus) riferisce che Raqqa è stata liberata, le milizie filo-Usa hanno issato la propria bandiera all’interno dello stadio, ultimo bastione dell’Isis nella ormai ex “capitale” del Califfato. Nei dintorni proseguono sporadici combattimenti. Anche le forze curde alleate degli Usa che combattono l’Isis hanno confermato di avere interamente strappato Raqqa al controllo dell’Isis. A Raqqa almeno 270.000 civili fuggiti dai combattimenti hanno disperato bisogno di aiuto, perché i campi profughi sono al limite del collasso e molti bambini hanno subito gravi danni psicologici a causa delle violenze alle quali hanno assistito. L’ong Save the Children “esprime profonda preoccupazione per la rapida escalation della crisi umanitaria nella Siria nordorientale”. In una nota della stessa Ong si legge: “A causa degli alti livelli di distruzione registrati a Raqqa e nelle zone limitrofe la maggior parte delle famiglie si ritrova con poco o nulla per tornare a casa e presumibilmente sarà costretta a rimanere nei campi ancora per molti mesi e anni a venire. Ogni giorno, inoltre, più di 10.000 persone continuano a fuggire dagli scontri nelle roccaforti dell’Isis intorno a Deir Ezzour, a 140 chilometri a sud-est rispetto a Raqqa. Saranno necessari investimenti sostanziali per ricostruire le case distrutte, le strutture sanitarie e le scuole, oltre che per rimuovere le mine inesplose prima che le persone possano rientrare a casa. Sotto l’Isis, inoltre, i bambini hanno perso molti anni scolastici e serviranno finanziamenti urgenti per supportarli nel ritorno tra i banchi di scuola”.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Nasce a Venezia “Canaletto”, pittore, incisore noto soprattutto come vedutista.

Giovanni Antonio Canal, meglio conosciuto come Canaletto, nacque a Venezia il 17 ottobre 1697. Insieme al coetaneo e concittadino Giambattista Tiepolo, Canaletto contribuì in modo determinante a illuminare la pittura europea del Settecento con la luce sfolgorante dell’arte veneziana. I suoi quadri, oltre a unire nella rappresentazione topografica architettura e natura, risultavano dall’attenta resa atmosferica, dalla scelta di precise condizioni di luce per ogni particolare della giornata, da un’indagine condotta con criteri di scientifica oggettività, sul valore matematico della prospettiva, in concomitanza col maggiore momento di diffusione delle idee razionalistiche dell’Illuminismo. Le sue vedute urbane, tutte destinate all’esportazione (non a caso, a Venezia rimangono pochissime opere di Canaletto) diventarono ben presto oggetto contesissimo di un mercato artistico che, a oltre due secoli e mezzo di distanza, non accenna minimamente a perdere vigore. Figlio d’arte, esordì come collaboratore del padre scenografo nell’allestimento di spettacoli teatrali a Venezia e a Roma. Questa attività giovanile, anche se presto abbandonata, lasciò una traccia fondamentale sull’artista, sempre attento a creare suggestive, profonde prospettive scenografiche: inoltre, lo mise in contatto con l’impresario teatrale londinese Owen Mc Swiney, che diventò il suo primo estimatore, già nel corso degli anni venti del Settecento. Nel corso del Settecento si ebbe uno sviluppo notevole dei viaggi, ed una delle mete preferite dai viaggiatori europei fu soprattutto l’Italia. A viaggiare erano soprattutto nobili ed intellettuali, e il motivo per il quale venivano in Italia è che la penisola possedeva la maggior quantità di tesori artistici e bellezze naturali. Il viaggio in Italia per visitare Venezia, Firenze, Roma, Napoli, la Sicilia, era chiamato il “Gran Tour”. Questo inedito sviluppo del turismo, unito ad un rinnovato interesse per la storia e la geografia in genere, fece sviluppare notevolmente il mercato di opere d’arte che rappresentavano le bellezze, naturali o storiche, di un luogo. Per i viaggiatori inglesi Canaletto cominciò verso il 1728 a dipingere vedute di Venezia, scegliendo prevalentemente scorci monumentali e giornate serene. Il successo fu travolgente: il console inglese a Venezia Smith commissionò, nel corso degli anni, decine di dipinti (in seguito acquistati in blocco dal re d’Inghilterra Giorgio III) e intere serie di incisioni, propagandando la celebrità del pittore presso i collezionisti e i viaggiatori inglesi. Le vedute di Canaletto furono almeno in parte realizzate con l’utilizzo della “camera ottica”, uno strumento di visione del paesaggio che anticipò il concetto della “camera oscura” fotografica. Grazie a questo espediente ma soprattutto in forza di una mano di assoluta sicurezza e di stupenda luminosità, Canaletto assunse un ruolo centrale nell’arte europea. Nel 1746 si trasferì a Londra, dove rimase per lunghi anni alternando vedute di Venezia (realizzate utilizzando precisissimi taccuini di disegni) con ampie scenografie della capitale e di residenze di campagna inglesi. Nel 1756 Canaletto tornò nella città natale per non spostarsi più. Le ultime committenze prestigiose furono quelle del mecenate tedesco Sigismund Streit e quelle per le “Solennità doganali”. Durante l’ultima fase della sua carriera, il Canaletto approfondì il tema del capriccio, già affrontato in gioventù: importante in questo senso è il celeberrimo “Capriccio palladiano”, conservato presso la Galleria nazionale di Parma, realizzato tra il 1756 e 1759. Si tratta di una veduta del quartiere di Rialto con il ponte raffigurato secondo il progetto di Andrea Palladio e con la Basilica Palladiana di Vicenza. L’opera coniuga elementi reali (il quartiere di Rialto) e a elementi di fantasia (il ponte di Rialto secondo il progetto palladiano), e in più è interessante perché permette di vedere come sarebbe stato il quartiere di Rialto se fosse stato scelto il progetto di Andrea Palladio piuttosto che quello di Antonio da Ponte. Canaletto morirà nella sua casa di Corte della Perina, tuttora esistente, il 19 aprile 1768.

capriccio(Capriccio palladiano, 1756-1759. Galleria nazionale di Parma)

image001(Il Bucintoro di ritorno al molo il giorno dell’Ascensione, 1730-1735. Windsor Castle, Royal Collections)

Queste due rappresentazioni di cerimonie tradizionali veneziane fanno parte di una serie di quattordici vedute del Canal Grande dipinte da Canaletto e incise da Antonio Visentini (Prospectus Magni Canalis Venetiarum, pubblicato nel 1735). Sono pervenuti alle collezioni reali inglesi attraverso la raccolta del console Smith, notissimo collezionista di pittura veneziana e appassionato sostenitore dei vedutisti.

image002(Regata sul Canal Grande)

Mary Titton 

METEO

Roma (Italia, Europa) soleggiato +22. Livorno (Italia, Europa) per lo più soleggiato +20. Ashtarak (Armenia, Asia) sereno con nuvolosità sparsa +9. Gulu (Uganda, Africa) nuvoloso +21.  Chesapeake (Virginia, Stati Uniti d’America) soleggiato +15. Hawke’s Bay (Nuova Zelanda, Oceania) parzialmente nuvoloso +4.


16 ottobre   -78

La notizia del giorno.

Malta: la giornalista anti-corruzione Daphne Caruana Galizia uccisa da un’autobomba.

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Nel pomeriggio di oggi, la giornalista Daphne Caruana Galizia è rimasta uccisa dall’esplosione dell’auto su cui viaggiava a Bidnija, nella parte centro-settentrionale di Malta, dopo essere uscita di casa da Mosta, una cittadina vicino alla capitale. La giornalista era la titolare dell’inchiesta sui MaltaFiles: aveva indagato sul coinvolgimento di personalità locali nei cosiddetti Panama Papers e aveva condotto inchieste su personalità locali, tra cui il primo ministro Muscat e l’ex leader dell’opposizione Busuttil. Recentemente aveva sostenuto che la società panamense Egrant fosse di proprietà della moglie del premier. Una sua inchiesta aveva indicato l’isola come “base pirata per l’evasione fiscale in Ue”. Il premier Joseph Muscat ha condannato l’episodio parlando di attacco “barbaro”: “Tutti sanno quanto Galizia fosse critica nei miei confronti, ma nessuno può giustificare questo atto barbaro”. La cronista, 15 giorni fa, aveva depositato una denuncia dopo aver ricevuto minacce di morte. La giornalista, 53 anni, aveva iniziato la sua carriera nel 1987 per l’edizione domenicale del Times of Malta, per poi diventare condirettore del Malta Independent, nel quale era in seguito passata al ruolo di editorialista. Aveva anche diretto la rivista Taste&Flair. È stato però il suo blog a proiettarla al centro dell’attenzione del pubblico, infatti è stata la prima a dare la notizia del coinvolgimento di Konrad Mizzi e Keith Schembrì, rispettivamente capo dello staff di Muscat e ministro dell’Energia e della Salute, nei Panama Papers. Mezz’ora prima di rimanere uccisa, aveva postato sul suo blog la frase: “Ci sono criminali ovunque si guardi adesso, la situazione è disperata.”

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

16 ottobre 1943: la deportazione degli ebrei di Roma.

“Vi fu antisemitismo di Stato e non di popolo”. (Elio Toaff, già Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma).

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La “soluzione finale” per gli ebrei romani arriva il 24 settembre 1943 con l’ordine da Berlino di “trasferire in Germania “ e “liquidare” tutti gli ebrei mediante un’azione di sorpresa”. Il telegramma riservatissimo è indirizzato al tenente colonnello Herbert Kappler, comandante delle SS a Roma. Nonostante il colpo delle leggi razzali, gli ebrei a Roma non si aspettano quello che sta per accadere: Roma è “città aperta”, e poi c’è il Papa, sotto l’ombra della cupola di San Pietro i tedeschi non oserebbero ricorrere alla violenza. Le notizie sul destino degli ebrei in Germania e nell’Europa dell’est sono ancora scarse e imprecise. Inoltre, la richiesta fatta il 26 settembre da Kappler alla comunità ebraica di consegnare 50 chili d’oro, pena la deportazione di 200 persone, illude gli ebrei romani che tutto quello che i tedeschi vogliono sia un riscatto in oro. Oro che con enormi difficoltà la comunità riesce a mettere insieme e consegnare due giorni dopo in Via Tasso, nella certezza che i tedeschi saranno di parola e che nessun atto di violenza verrà compiuto. Nelle stesse ore le SS, con l’ausilio degli elenchi dei nominativi degli ebrei forniti dall’Ufficio Demografia e Razza del Ministero dell’Interno stanno già organizzando il bliz del 16 ottobre.

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Sergio Lepri, giornalista e direttore per un trentennio all’Agenzia stampa “Ansa”, racconta quell’inconcepibile giorno: “Il 16 ottobre 1943 era sabato mattina, festa del Succot. Il cielo era di piombo. I nazisti bussarono alle porte, portavano un bigliettino. Un ordine per tutti gli ebrei del Ghetto: dovete essere pronti in venti minuti, portare cibo per otto giorni, soldi e preziosi; via anche i malati, nel campo dove vi porteranno c’è un’infermeria”. Così Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, ricorderà questa mattina. La grande razzia comincia intorno alle 5,30. Vi prendono parte oltre duecento SS (questo è il racconto di un altro sopravvissuto) che si sono irradiati nelle ventisei zone in cui è stata divisa per catturare, casa per casa, gli ebrei che abitano fuori del vecchio Ghetto; ma l’antico quartiere ebraico è l’epicentro di tutta l’operazione. Le SS entrano di casa in casa arrestando intere famiglie in gran parte sorprese ancora nel sonno. Tutte le persone prelevate vengono raccolte provvisoriamente in uno spiazzo che si trova poco più in là del Portico d’Ottavia attorno ai resti del Teatro di Marcello. La maggior parte degli arrestati sono adulti, spesso anziani, ma ci sono anche ragazzi e bambini. Non viene fatta nessuna eccezione, né per le persone malate o impedite, né per le donne in stato interessante, né per quelle che hanno ancora i piccoli al seno. … L’azione è capillare: nessun ebreo deve sfuggire alla deportazione. “I tedeschi bussavano” racconta Giacomo Debenedetti “e poi, se non avevano ricevuto risposta, sfondavano le porte. Dietro le quali, impietriti come se posassero per il più spaventosamente surreale dei gruppi di famiglia, stavano in esterrefatta attesa gli abitatori, con gli occhi da ipnotizzati e il cuore fermo in gola”. “Fummo ammassati davanti a S. Angelo in Pescheria” scriverà Settimia Spizzichino nel suo libro “Gli anni rubati”. “I camion grigi arrivavano, i tedeschi caricavano a spintoni o col calcio del fucile uomini, donne, bambini e anche vecchi e malati, e ripartivano. Quando toccò a noi, mi accorsi che il camion imboccava il Lungotevere in direzione di regina Coeli. Ma il camion andò avanti fino al Collegio Militare. Ci portarono in una grande aula: restammo lì per molte ore. Che cosa mi passava per la testa in quei momenti non riesco a ricordarlo con precisione; che cosa pensassero i miei compagni di sventura emergeva dalle loro confuse domande, spiegazioni, preghiere. Ci avrebbero portato a lavorare? E dove? Ci avrebbero internato in un campo di concentramento? “Campo di concentramento” allora non aveva il significato terribile che ha oggi. Era un posto dove ti portavano ad aspettare la fine della guerra; dove probabilmente avremmo sofferto freddo e fame, ma niente ci preparava a quello che sarebbe stato il lager”. Arminio Wachberg, uno dei pochi sopravvissuti ad Auschwitz, ricorda che il comandante delle SS, Herbert Kappler, gli ordinò di salire su un tavolo e, visto che conosceva il tedesco, di tradurre agli ebrei ammassati nel locale queste parole: “Voi partirete per un campo di lavoro in Germania. Gli uomini lavoreranno, le donne baderanno ai bambini e si occuperanno delle faccende di casa. Ma ciò che avete portato con voi, i soldi ed i preziosi, potrà servire a migliorare la vostra situazione. Comincerete col consegnare all’amministrazione, che si occuperà delle vostre sostanze, tutto il denaro ed i gioielli. Se qualche ebreo cercasse di nasconderli sarà passato per le armi. Mettete, dunque, nella mano destra i preziosi e nella sinistra i soldi: passerete in fila e mi consegnerete tutto”. Di fianco a Kappler fu posta una cassa in cui egli deponeva il bottino, “ma quando vedeva un bel gioiello, se lo metteva semplicemente in tasca”. … Alle 14 la grande razzia è terminata. I sequestrati sono 1259: 363 uomini, 689 donne, 207 bambini. Dopo un esame rigoroso delle carte d’identità e di altri documenti, vengono liberati coniugi e figli di matrimonio misto, coinquilini e personale di servizio che si trovavano nelle case al momento della retata; sono 235 persone. … Nella notte una donna di 23 anni, Marcella Perugia sposata Di Veroli, al nono mese di gravidanza, comincerà ad avere le doglie e partorirà sotto il porticato del Collegio: una bimba, che si aggiungerà ai due fratellini di cinque e sei anni (nessuno tornerà; il marito, Cesare Di Veroli, è riuscito a sfuggire alla retata). Fra due giorni, lunedì 18, all’alba, i prigionieri saranno fatti salire su autocarri e condotti allo scalo merci della stazione di Roma-Tiburtina, dove verranno caricati su un convoglio di 18 carri bestiame (65-75 su ogni carro). Il treno per tutta la mattina rimarrà su un binario morto e una ventina di tedeschi armati impediranno a chiunque di avvicinarsi. Dalla stazione Tiburtina il treno dei deportati si muoverà alle 14. Venerdì 22, dopo sei giorni e sei notti, arriverà ad Auschwitz-Birkenau, vicino a Cracovia. In data 23, nel registro del lager verrà redatta questa nota: “Trasporto di ebrei da Roma. Dopo la selezione, 149 uomini registrati con i numeri 158451-158639 e 47 donne registrate con i numeri 66172-66216 sono stati ammessi nel campo di detenzione. Gli altri sono stati gassati. Di 1024 ebrei catturati il 16 ottobre ne torneranno soltanto 16, di cui una sola donna, Settimia Spizzichino; 24 anni, trenta chili di peso. Non tornerà nessuno dei 207 bambini; 208 col neonato”.

 

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Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) soleggiato +24. Livorno (Italia, Europa) per lo più soleggiato +22. Yazd (Regione di Yazd, Iran) sereno con nuvolosità sparsa +25.  Calabar (Nigeria, Africa) pioggia +26.  El Paso (Texas, Stati Uniti d’America) soleggiato +19. Majuro (Isole Marshall, Oceania) pioggia +26.


15 ottobre   -79

La notizia del giorno.

Elezioni in Austria: primi i popolari di Kurz.

*** SPECIAL FEE *** HIGHRES ON REQUEST *** Sebastian Kurz, Bundesminister fuer Europa, Integration und Aeusseres in der Bundesregierung Oesterreichs. Er ist der juengste Aussenminister der Welt und Hoffnungstraeger der OeVP. Unterwegs auf dem Naschmarkt zum Mittagessen am 20.05.2016 Engl.:  *** SPECIAL FEE *** Sebastian Kurz, Austrian politician (member of ÖVP = Austrian People's Party) and Minister for Foreign Affairs, Europe and Integration, born 1986 and the youngest foreign minister worldwide. Portrait in Vienna, Minorite church, Austria, Europe, 20 May 2016. politics

L’Austria svolta a destra, primi i popolari di Kurz col 31,7%.” Il conservatore 31enne Sebastian Kurz si appresta infatti a diventare il più giovane cancelliere austriaco ed esulta per la vittoria alle elezioni politiche anticipate, interpretando il risultato delle urne come “un chiaro mandato per realizzare le riforme e i cambiamenti voluti dai cittadini”. Il presidente Alexander Van der Bellen, ricordando che il risultato definitivo sarà comunicato solo giovedì, dopo lo spoglio dei voti per corrispondenza, ha detto “Kurz è il chiaro vincitore di questa tornata elettorale”. Ancora da capire, invece, se al secondo posto si attesti l’ultradestra anti-migranti Fpö di Heinz-Christian Strache o il Partito socialdemocratico Spö del cancelliere uscente Christian Kern, che nel 2013 aveva vinto le elezioni. Sebbene la formazione di estrema destra sia cresciuta ancora, stando alle proiezioni, pare che il secondo posto resti ai social-democratici. Per stabilire con certezza l’attribuzione del secondo e terzo posto, tuttavia, bisognerà attendere il completamento del conteggio, e in particolare il calcolo dei voti via posta. L’affluenza alle urne rispetto al 2013 è cresciuta dal 74,9% al 79,4%. I Verdi rischiano per la prima volta dal 1986 di restare fuori dal parlamento. Kurz, professando il pugno duro contro l’immigrazione, ha di fatto sottratto all’Fpö il suo vero cavallo di battaglia, la chiusura ai migranti, che aveva sostenuto sull’onda della crisi migratoria in Europa. In un’Austria che è stata via di passaggio per i migranti diretti in Germania e che nel 2015 ha accolto richiedenti asilo pari a circa l’1% della sua popolazione (composta da 8,7 milioni di persone), la strategia volta a sollecitare le paure irrazionali della gente sembra avere funzionato: entrambi i partiti, cioè sia l’Övp che l’Fpö hanno migliorato il loro risultato rispetto alle ultime elezioni parlamentari dl 2013. Kurz, nominato leader del suo partito solo a maggio, è stato attento a mantenere aperte le opzioni di coalizione, ma ha chiesto di porre fine all’attuale alleanza con i socialdemocratici con cui era al governo, portando appunto alle elezioni anticipate di oggi.

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +21. Livorno (Italia, Europa) sereno con nuvolosità sparsa +18. Samarra Iraq, Asia) sereno +24. Gabela (Angola, Africa) parzialmente nuvoloso +22.  Charlottesville (Virginia, Stati Uniti d’America) soleggiato +14. Greymouth (West Coast Nuova Zelanda, Oceania) parzialmente nuvoloso +9.


14 ottobre   -80

La notizia del giorno.

Esplosione di un camion-bomba in Somalia: 189 morti e 200 feriti.

mogadiscio

Un camion-bomba è esploso ieri a Mogadiscio, capitale della Somalia, provocando almeno 189 morti e 200 feriti. L’esplosione, intorno alle 14.40 italiane, è avvenuta vicino al ministero degli Esteri e al Safari Hotel, che è andato in parte distrutto, mentre la polizia stava seguendo il mezzo perché ritenuto “sospetto”. La polizia riferisce di un secondo attacco nel quartiere di Wadajir, nel distretto di Madina, nei pressi della vecchia sede della compagnia aerea nazionale, la Somalia Airlines. L’attacco non è stato ancora rivendicato. La polizia segue la pista dei terroristi islamisti di al Shebaab, legati ad al Qaeda dal 2012, che in passato hanno seminato morte per le strade della città con attacchi simili agli ultimi due. Il comandante della polizia di Mogadiscio, Mahad Abdi Gooye, ha detto che “è molto probabile che il bilancio dei morti aumenti nelle prossime ore, dato anche l’alto numero dei feriti”. Gli ospedali della zona sono infatti pieni e ci sono ancora persone intrappolate sotto le macerie dell’albergo. In queste ore migliaia di somali, compreso il presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, stanno donando il sangue necessario a curare i feriti ricoverati negli ospedali di Mogadiscio.


13 ottobre   -81

La notizia del giorno.

Nigeria: sequestrato un sacerdote italiano.

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Un sacerdote italiano della diocesi di Roma, don Maurizio Pallù, di 63 anni, in Africa da 3 anni, è stato sequestrato ieri in Nigeria. Sull’accaduto è già stata allertata l’unità di crisi della Farnesina e la Procura di Roma, gruppo Antiterrorismo, ha aperto un fascicolo di indagine. Il sacerdote è stato bloccato insieme ad altre quattro persone mentre si stava recando a Benin City, nel sud della Nigeria. Un gruppo armato li ha rapinati di tutti i loro averi e ha rapito il sacerdote che si trova in missione in Nigeria da tre anni. Don Maurizio Pallù è nato a Firenze il 18 ottobre 1954. Nel 1971 ha intrapreso il Cammino neocatecumenale, nel 1977 si è laureato in Storia e dopo sei anni è stato, per undici anni, missionario laico in vari paesi. Nel 1988, alla morte del padre, è entrato nel seminario «Redemptoris Mater» di Roma, nel 1991 è stato ordinato sacerdote e dopo due anni, trascorsi lavorando come cappellano in due parrocchie di Roma, è stato inviato in Olanda. Don Maurizio è molto legato a Firenze e ci torna spesso perché in Toscana abita la madre. Qualche giorno fa, ripartendo perl’Africa, dopo qualche giorno trascorso a Firenze, ha detto: “Pregate tanto per la Nigeria”. La città di Firenze è in ansia per la sorte del sacerdote. Greg Burke, portavoce del Vaticano, riferisce, tramite Twitter, che “Papa Francesco è stato informato del sacerdote italiano rapito in Nigeria, don Maurizio Pallù, e sta pregando per lui”.


12 ottobre   -82

La notizia del giorno.

Usa e Israele escono dalll’Unesco.

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Gli Stati Uniti lasciano l’Unesco, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite, creata nel 1946 con lo scopo di favorire la pace e la comprensione tra le nazioni con l’istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l’informazione, per promuovere “il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i diritti umani e le libertà fondamentali”, quali sono definite e affermate dalla Carta dei Diritti Fondamentali delle Nazioni Unite. Il dipartimento di Stato Americano fa sapere che “la decisione Usa di ritirarsi dall’Unesco entrerà in vigore il 31 dicembre 2018. Gli Usa intendono diventare un osservatore permanente della missione per “contribuire alle visioni, prospettive e competenze americane su alcune delle importanti questioni affrontate dall’Organizzazione inclusa la tutela del patrimonio dell’umanità, la difesa della libertà di stampa e la promozione della collaborazione scientifica e dell’educazione.” Dopo l’ingresso della Palestina, nel 2011 gli Usa avevano già smesso di finanziare l’agenzia delle Nazioni Unite, ma il Dipartimento di Stato aveva mantenuto un ufficio nelle sedi centrali di Parigi e cercato di incidere sulla sua politica da dietro le quinte. La decisione USA è stata motivata accusando l’organizzazione di “inclinazioni anti israeliane” all’interno delle Nazioni Unite, dove gli isrealiani e i loro alleati sono di gran lunga meno numerosi rispetto agli arabi e ai loro sostenitori. Intanto il premier Benyamin Netanyhau, che è anche ministro degli affari esteri, ha dato istruzioni di “preparare l’ uscita di Israele dall’Unesco in parallelo con gli Usa”.

METEO

Roma (Italia, Europa) soleggiato +22. Livorno (Italia, Europa) soleggiato +20. Adalia (Provincia di Adalia, Turchia, Asia) sereno con nuvolosità sparsa +23. Malakal (Sudan del Sud, Africa) parzialmente nuvoloso +30. Cleveland (Ohio, Stati Uniti d’America) soleggiato +24. tawara sud (Kiribati, Oceania) nuvoloso +26.


11 ottobre   -83

La notizia del giorno.

L’enigma di Tabby, la stella dalla luminosità irregolare.

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La stella KIC 8462852 è la più misteriosa della Via Lattea e dista circa 1.300 anni luce. Gli astronomi la chiamano “Tabby’s Star” in omaggio a Tabetha Boyajian, la ricercatrice dell’università della Louisiana che l’ha scoperta. È diventata famosa perché la sua luminosità irregolare è da anni un mistero. A notare il fenomeno, fra il 2011 e il 2013, era stato il telescopio spaziale Kepler, che aveva rilevato delle oscillazioni nella sua luce. La luminosità irregolare della stella aveva fatto pensare alla presenza di enormi strutture costruite da una civiltà aliena avanzata. Ancora oggi a questa ipotesi continuano a riferirsi, scherzando, i tanti tweet che utilizzano l’hastag #TabbyStar e richiamano pure spesso l’ipotesi meno fantasiosa di uno sciame di comete che, passando contro il disco della stella, finisce per oscurarne parzialmente la luminosità. A infittire il mistero ci sono però le misure di Kepler, dalle quali emerge senza ombra di dubbio che la luminosità della stella sta diminuendo progressivamente, un fenomeno che non si è mai arrestato da quando Kepler sta puntando i suoi strumenti sulla stella e che continua a essere confermato anche a distanza di due anni. Quindi il mistero si infittisce. Stefano Parisini su Media INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) spiega: “Scartate le megastrutture aliene le ricercatrici e i ricercatori che indagano sul caso passano al setaccio tutti i possibili fenomeni. I risultati più recenti, basati su osservazioni delle sonde Spitzer e Swift, lasciano pensare che la presenza di una nube irregolare di polvere in orbita attorno alla stella possa spiegare i cali di luminosità, sia quelli di brevissimo periodo, che quelli riscontrati su intervalli più prolungati. Altri studi suggeriscono che lo stesso tipo di oscuramento verrebbe manifestato da una stella attorno a cui orbitano un pianeta dotato di anelli e un campo di asteroidi, oppure che la stella avesse recentemente sbriciolato uno o più pianeti”.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Jerome Robbins. Mitico protagonista della scena a Broadway.

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New York, 11 ottobre 1918: nasce Jerome Robbins (all’anagrafe Jerome Rabinowitz) artista geniale, considerato uno dei maggiori coreografi del Novecento. Dopo una preparazione artistica estremamente ricca e variata, oltre alla danza Robbins studiò musica e recitazione, debutta come danzatore nel 1939, per poi partecipare a numerose commedie musicali. Entrato come ballerino nel 1940 nel Ballet Theatre (poi American Ballet Thetare), nel 1944 coreografò “Fancy Free”, grande successo su musica di Leonard Bernstein, ben presto portato a Broadway e sugli schermi. Nel 1948, dietro sua richiesta, George Balanchine lo accolse nella compagnia da lui stesso fondata assieme a Lincoln Kirstein, che stava per assumere il nome di “New York City Ballet”. “Una delle menti del New York City Ballet e uomo di teatro in generale, Jerome Robbins ha proseguito, a fianco di Balanchine, il suo lavoro di costruzione del nuovo balletto americano (Mario Pasi): lavorando in parallelo al georgiano, … apprese la grande lezione della chiarezza espressiva, e i suoi dance ballets, tanto spesso privati del racconto diretto, ma sempre proiezioni di una storia interiore o vissuta, furono il vero ponte fra classico e moderno … (Mario Pasi). “Col suo lavoro Robbins si collocò nel giusto mezzo tra danza accademica e modern dance, aprendo la strada al fecondo atteggiamento creativo che ignora ogni separazione tra i generi”. Nella compagnia del “New York City Ballet”, Robbins creò una serie di capolavori tra i quali “The Cage” su musica di Stravinsky del 1951 e, due anni dopo, “Afternoon of a Faun” sul celeberrimo pezzo di Debussy. Nel contempo Robbins montava musical di successo a Broadway, incluso il famoso West Side Story su musica di Bernstein replicato con grande successo per ben quattro anni di seguito. La commedia musicale del 1957 divenne nel 1962 un celebrato film con Natalie Wood, vincitore di ben 10 Oscar, due dei quali, quelli per la regia e la coreografia assegnati a Robbins. Nel film “Il lavoro dei ballerini fu estenuante: le prove andarono avanti per tre mesi, e durante le riprese Robbins continuò ad apportare piccole modifiche e adattamenti alle coreografie originali, arrivando a girare varie volte la stessa scena. I ballerini sostennero di non aver mai lavorato così duramente in tutta la loro vita, molti di loro riportarono danni fisici in parte per la fatica e in parte perché le coreografie, studiate per i palchi in legno dei teatri, erano difficili e pericolose da eseguire sul cemento. A causa del suo eccesso di perfezionismo, Robbins fu licenziato prima della fine delle riprese e il lavoro fu portato avanti dal solo Robert Wise che insieme al coreografo diresse il film. In seguito Robbins continuò a creare molti altri capolavori ricevendo moltissimi premi e riconoscimenti. Alla morte di Balanchine nel 1983, assunse la direzione del “New York City Ballet” mantenendola fino al 1990 e continuò nelle sue creazioni artistiche sino alle soglie della sua scomparsa avvenuta a New York, il 29 luglio, all’età di settantanove anni. Durante il periodo del Maccartismo, negli anni cinquanta, Robbins fu inquisito per “attività anti americane”. Ammise di avere avuto simpatie comuniste nell’immediato dopoguerra e collaborò con la commissione d’indagine.

Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) soleggiato +20. Livorno (Italia, Europa) idem. Harhorin (Mongolia, Asia) sereno -6. Maiduguri (Nigeria, Africa) soleggiato +33. Tuscaloosa (Alabama, Stati Uniti d’America) soleggiato +24. Wewak (Papua Nuova Guinea, Oceania) nuvoloso +24.


10 ottobre   -84

La notizia del giorno.

Legge elettorale: il Governo pone la fiducia, bagarre in Aula.

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Quando la ministra per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, ha posto la fiducia, per il Governo, sul Rosatellum bis, nell’Aula di Montecitorio è scoppiato il caos, con grida e proteste da parte dei deputati dei 5 Stelle, di MDP e Si tutti in piedi a battere sui banchi. I parlamentari del M5S hanno urlato sventolando le copie del regolamento di Montecitorio: uno di questi volumi è stato lanciato al centro dell’Emiciclo da Danilo Toninelli di M5S, mentre i suoi colleghi gridavano e fischiavano e Carla Ruocco sbatteva sul banco la “ribaltina” di legno per fare rumore. All’estrema sinistra, stesse urla, con i deputati MDP e Si tutti in piedi a battere sui banchi in segno di protesta. Il leader M5s Luigi Di Maio sul blog di Grillo, chiama i militanti domani alle 13 a piazza Montecitorio per una manifestazione a Roma contro la legge elettorale. Anche la Sinistra sarà in piazza domani contro la fiducia chiesta dal governo per approvare il Rosatellum Bis. Pier Luigi Bersani, dichiara che “Non si rendono conto della responsabilità che si assumono” e chiama, su twitter, a mobilitarsi contro la fiducia sulla legge elettorale partecipando domani alle 17,30 alla manifestazione decisa da Mdp al Pantheon “per la democrazia”. Mdp prende sempre più le distanze dalla maggioranza: “Le nostre strade si separano definitivamente”. Si registra malessere anche tra i pisapiani, mentre si prospetta ipotesi di fiducia anche in Senato.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Il generoso gesto d’amore di un uomo diventato santo.

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Ricordiamo oggi il generoso gesto di un uomo, il sacerdote e francescano polacco Massimiliano Kolbe proclamato santo da Papa Giovanni Paolo II, il 10 ottobre 1982. Massimiliano Kolbe si offrì di prendere il posto di un padre di famiglia nel campo di concentramento di Auschwitz, dove fu ucciso. Durante l’occupazione nazista della Polonia Kolbe, con altri 37 confratelli, il 19 settembre 1939 fu arrestato dalle truppe tedesche. Dopo tre mesi di prigionia venne liberato l’8 dicembre ma la sua libertà durò poco;  il 17 febbraio 1941 Kolbe venne nuovamente arrestato dalla Gestapo. Il 28 maggio giunse nel campo di concentramento di Auschwitz, dove fu immatricolato con il numero 16.670 e, in seguito, nello stesso anno fu trasferito al Blocco 14. La fuga di un prigioniero causò una rappresaglia da parte dei nazisti, che selezionarono dieci persone per farle morire nel bunker della fame. Quando uno dei dieci condannati, Francesco Gajowniczek, scoppiò in lacrime dicendo di avere una famiglia a casa che lo aspettava, Kolbe uscì dalla fila e si offrì di morire al suo posto. Inaspettatamente lo scambio venne concesso e Kolbe fu rinchiuso nel bunker del Blocco 13. Dopo due settimane senza acqua né cibo quattro di loro, tra cui Kolbe, erano ancora vivi e furono quindi uccisi il 14 agosto 1941, con un’iniezione di acido fenico. Il giorno seguente il loro corpo fu cremato e le ceneri furono disperse: … l’odio non serve a niente … Solo l’amore crea! Le sue ultime parole, porgendo il braccio, furono: Ave Maria. L’espressione “Solo l’amore crea” fu più volte ricordata da papa Paolo VI quando Kolbe fu beatificato il 17 ottobre del 1971. Il 10 ottobre 1982 Giovanni Paolo II, suo conterraneo,  nella cerimonia di canonizzazione ne ha ricordato il sacrificio; nell’omelia lo definì Santo Martire, patrono speciale per i nostri difficili tempi, patrono del nostro difficile secolo e martire della carità. Alla cerimonia era presente anche Francesco Gajowniczek, l’uomo che Kolbe aveva salvato dalla morte nel campo di concentramento. La Chiesa cattolica celebra la sua memoria il 14 agosto, giorno della sua morte.

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +24. Livorno (Italia, Europa) soleggiato +21. Rehovot (Israele, Asia) per lo più soleggiato +26Dedza (Malawi, Africa) plievi rovesci di pioggia +25. San Cristóbal de Las Casas (Chiapas, Messico, Sudamerica) per lo più nuvoloso +14. Distretto di Timaru (Canterbury, Nuova Zelanda, Oceania) parzialmente nuvoloso +13.


9 ottobre   -85

La notizia del giorno.

Usa: incendi in California.

In California estesi incendi, alimentati da forti venti, si sono sviluppati in una vasta area a nord di San Francisco, divorando vigneti e foreste, distruggendo almeno 1.500 edifici fra abitazioni e strutture commerciali nella regione vinicola e costringendo all’evacuazione 20mila persone, fra cui 200 pazienti di un ospedale di cui 80 in terapia intensiva. Il governatore della California Jerry Brown ha dichiarato lo stato d’emergenza per le contee di Napa, Sonoma e Yuba, a nord della baia di San Francisco e della capitale Sacramento. Una persona è stata trovata senza vita nella contea di Mendocino. L’area degli incendi è di almeno 20.000 ettari. Decine i feriti nella regione, famosa per la produzione di vino.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

“Ogni grande rimarrà nel ricordo, ma ognuno fu grande secondo quello che sperò. Uno fu grande sperando il possibile, un altro sperando l’eterno, ma chi sperò l’impossibile fu il più grande di tutti”. Kierkegaard.

image001(“Per ritrovare, nel sorriso di questo rivoluzionario, l’alternativa alla bocca sdentata e putrescente della politica contemporanea”. G. Danvier)

In omaggio alla memoria di Ernesto Guevara, assassinato il 9 ottobre di cinquant’anni fa, riportiamo un estratto dal testo “Il Che in Bolivia”, Memorie di un cronista, Editori Riuniti di Saverio Tutino, che seguì da vicino, per dovere giornalistico e per passione politica le ultime vicende del Che. Lo scrittore e giornalista lavorò dal 1962 al 1982 in America latina e visse per cinque anni a Cuba.

“Qualcuno sarebbe capace di fare carte false pur di dimostrare che Guevara era soprattutto un folle. Con l’aiuto della “scienza”, si potrebbe arrivare a dimostrare che il Che apparteneva a quella specie di uomini che un neurologo dell’università dello Iowa, Antonio R. Damasio, definisce oggi “pazienti prefrontali”: se prendiamo un soggetto normale, tipo buon padre di famiglia, un giocatore d’azzardo e un paziente prefrontale vediamo che di fronte a un netto segnale di pericolo, il primo, per prudenza, rinuncia subito, il secondo si ritrae dopo aver preso qualche rischio, il terzo invece continua imperterrito a giocare col pericolo evidente, senza curarsi del fatto di essere già finito male o di aver visto abortire rovinosamente tutte le proprie iniziative nello stesso senso. Guevara effettivamente aveva visto fallire alcune missioni guerrigliere e altre iniziative da lui promosse: aveva visto morire di stenti Masetti, da lui spedito in Argentina, cadere “El Patojo” mandato in Guatemala e poi aveva provato personalmente una cocente sconfitta nel Congo, prima di decidere di andare ancora a tentare la sorte in Bolivia. E si era battuto invano per l’industrializzazione di Cuba, che Castro considerava una spesa eccessiva, visto che i paesi socialisti mandavano gli aiuti indispensabili. Ma seguendo la teoria di quel neuroscienziato, si corre un altro rischio: quello di mettere in una casa di cura in anticipo tutti i sognatori di giustizia. Senza vedere che ciò che conta, in presenza di simili uomini, è l’effetto di stimolo a produrre solidarietà, che creano durevolmente: segno che esiste ed è represso, nell’umanità, un bisogno di ideali dello stesso formato di quello impersonato da loro. … Di incertezze e tensione è fatta ogni politica. Di aggressività e di entusiasmo aveva bisogno Che Guevara per immaginare la realizzazione dei suoi sogni. La stessa differenza vale per la strategia e l’avventura. All’interno di questi due poli ha sempre oscillato l’esistenza breve del Che. La sua psicologia si muoveva, non come quella dei comuni mortali, tra una vera e propria sete di altruismo e la necessità fisica di combattere la rassegnazione e l’oppressione di una malattia deprimente come l’asma, con una moltiplicazione di fatiche e di avventure. … La gente di Cuba lo amava con un sentimento singolare di predilezione. Era difficile che uno straniero potesse essere amato dai cubani con simili sentimenti. Il Che emanava purezza di intenti. In più, suggeriva col proprio comportamento una voglia di trasformarsi che affascinava. Per molti cubani che non si sentivano attratti dall’ideologia, la naturalezza dell’altruismo e dell’abnegazione, che era presente nel senso dell’eguaglianza espresso dal Che, faceva passare in secondo piano i dubbi ragionevoli e le esitazioni per la piega che prendeva il regime di Castro, alleato strettamente all’Unione Sovietica. … Quando Guevara se ne andò da Cuba, tutti sentirono che era tramontato un sole, quello che faceva sperare in qualcosa di nuovo: se non altro, una dialettica interna ai rivoluzionari. La speranza adesso era andata lontana, portata ingenuamente sulla canna di un fucile senza molte pallottole. Ma allora, tutti gli occhi rimasero puntati su di lui, come se potesse fare un miracolo. Invece, in Bolivia, Guevara rimase intrappolato. In sei mesi, nessuno dei rivoluzionari boliviani, che forse lo cercavano e che avrebbero voluto sapere di lui, trovò i collegamenti necessari. Due anni dopo, molti ragazzi mi dissero che se avessero almeno saputo della sua presenza sarebbero corsi per tentare di dargli una mano. … Il capitolo sulla morte di Guevara, quando sarà scritta la storia vera, risulterà uno dei più interessanti, perché si vedrà come lui ha conosciuto il rischio che correva. E chissà cosa ha detto prima di morire, a quelli che l’interrogavano e che non hanno potuto più parlare, perché morti poco dopo anche loro di una morte per niente naturale. … Poi la grandezza del personaggio  risultò dalla coincidenza fra il suo sguardo, che abbracciava il mondo, e i sogni di allora, nell’Occidente in crisi. L’idea era che ogni cosa andasse riferita all’uomo come individuo e non come un’astrazione teorica o un obiettivo virtuale. Il Che voleva riscattare la dignità delle persone, prima ancora che quella dei popoli oppressi. Non parlava di una libertà degli individui e dei popoli ancora da conquistare, ma di qualcosa che esisteva già, in ogni situazione concreta: bastava svelarla e praticarla, in direzione di una sorte diversa, per un uomo diverso da quello supposto dalle convenzioni. A Cuba, il Che si era scontrato con le naturali contraddizioni della società civile, anche dopo una rivoluzione, e con i lacci che smorzano certe vitalità potenziali, per facilitare l’arrivo delle sovvenzioni sovietiche. Criticato anche da Fidel Castro come idealista, il pensiero di Guevara, in fin dei conti, era un frutto immaturo. Ma era già conforme a regole comuni a un gruppo politico o a un’area culturale circoscritta. E anche se dovessimo limitarci a considerare la sua persona come avventurosa, non potremmo trascurare il suo comportamento critico rispetto al campo socialista: vent’anni prima della sua caduta, lui l’ha annunciata. … Il mito di Guevara, comunque, nasceva dal complesso della sua personalità, cresciuta a contatto con tempeste non comuni. Quando si sentì maturo, o disincantato, abbastanza per tentare altre avventure, oltre a quelle della politica, aveva trentacinque anni. Adesso sapeva che la dignità della persona non era offesa solo dal capitalismo. Forse per aver fatto questa scoperta, il Che aveva abbandonato la politica senza cercare di approfondire un’esperienza di dissenso o di condurre una battaglia a fondo, per avere più potere. Preferì lasciare quella semplice conclusione certa: la rivoluzione, se c’è, dobbiamo cominciare a farla dentro di noi. Il mondo è uno solo. I nazionalismi possono servire ad agitare problemi sepolti, ma anche a farli marcire nel populismo. Quello che conta è la capacità di un uomo di reagire se un altro viene offeso nella propria dignità. L’aveva detto e ripetuto. Così, l’unica maniera che gli restava per dimostrare che era lecito sperare l’impossibile era quella di tentare l’impresa eroica. Invecchiare davanti al mare, pescando, a masticare pessimismo, non lo attraeva. In un villaggio globale unificato dalla crisi, solo un gesto poteva risultare dignitoso: essere profeta nel senso più domestico e radicale della parola, prefigurare cioè, grazie agli errori commessi, i passaggi difficili che gli uomini dovranno sempre affrontare”.

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METEO

Roma (Italia, Europa) soleggiato +22. Livorno (Italia, Europa) soleggiato +20. Luoyang (Henan, Cina, Asia) nuvoloso +11Gabela (Angola, Africa) nuvoloso +22. Banff (Alberta, Canada) parzialmente nuvoloso -1. Geraldton (Australia Occidentale, Australia) sereno con nuvolosità sparsa +16.


8 ottobre   -86

La notizia del giorno.

È morto Aldo Biscardi, conduttore del “Processo del Lunedì”.

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È morto stamattina a Roma, a 86 anni, Aldo Biscardi, noto giornalista e conduttore televisivo de “Il processo del Lunedì” da lui ideato. Originario di Larino, in provincia di Campobasso, cominciò la carriera al Mattino, poi passò alla Rai, dove nel 1980 inventò per Rai 3 una delle trasmissioni calcistiche più popolari della televisione italiana, una formula inedita che ebbe un successo straordinario puntando sull’uso della moviola. Biscardi ne assunse anche la conduzione dal 1983, sostituendo Marino Bartoletti. Dopo alcuni anni, grandi successi e molte polemiche, il giornalista nel 1993 lasciò la Rai per passare a Tele+, dove esordì col nuovo programma “Il processo di Biscardi”, che trasferì poi, sempre con la stessa fortunata formula su altre emittenti, da Telemontecarlo a 7 Gold. Nel 2015 Biscardi lasciò la trasmissione, dopo 33 edizioni, ai figli, che hanno ereditato il marchio. Nel maggio 2006 Biscardi rimase coinvolto nello scandalo successivamente denominato Calciopoli: furono intercettate comunicazioni telefoniche fra lui e il principale inquisito, Luciano Moggi, all’epoca direttore generale della Juventus, in cui Moggi gli diceva cosa dire o non dire in trasmissione, oltre a fargli manipolare la moviola, cosa che il giornalista sostenne fosse tecnicamente impossibile. Biscardi viene a mancare nell’anno dell’esordio nel campionato di serie A della Var, quella “moviola in campo” che lui aveva sempre sostenuto come sistema necessario per aiutare gli arbitri grazie alle tecnologie disponibili.

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +22. Livorno (Italia, Europa) parzialmente nuvoloso +20. Sukhothai (Thailandia, Asia) per lo più nuvoloso +26. Hout Bay (Città del Capo, Sudafrica) per lo più soleggiato 18. Dallas (Texas, Stati Uniti d’America) per lo più soleggiato +30. Kununurra (Australia Occidentale, Australia) sereno +28.


7 ottobre   -87

La notizia del giorno.

A Londra un’auto contro i passanti: diversi feriti.

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Oggi, intorno alle 14:20 (le 15:20 in Italia), nel centro di Londra, una Toyota Prius nera, registrata come taxi, è piombata sulla folla davanti al Museo di storia naturale. Un testimone, sconvolto da quanto accaduto, ha scritto su Twitter: “Ho visto un’auto che si dirigeva verso la folla. A me non è accaduto nulla, ma vi prego di dirlo ai vostri amici se sono qui presenti vicino al Museo nazionale.” Un’altro ha aggiunto: “Sembra che un ragazzo abbia cercato di falciare le persone davanti al Museo di storia naturale.” I servizi sanitari hanno riferito che sono state “undici le persone rimaste ferite; nove sono state ricoverate in ospedale, molte di loro hanno ferite alla testa e alle gambe.” L’uomo arrestato è stato bloccato a terra e immobilizzato dai poliziotti davanti agli sguardi attoniti dei turisti, che hanno cercato di rifugiarsi precipitosamente nel Museo. Diverse stazioni della metropolitana, tra cui Sloane Square e South Kensington, sono state chiuse. Sono stati attimi di terrore per la paura di un ennesimo attacco nel centro di Londra, ma per Scotland Yard “non è terrorismo”, si tratta di un “incidente stradale”, anche se la polizia non ha ancora sufficienti informazioni al riguardo. Intanto una donna, da poco uscita dal museo, ha visto l’uomo che veniva trattenuto dalle forze dell’ordine per terra in manette e ha dichiarato:“ Sembrava sprezzante e rideva.”

METEO

Roma (Italia, Europa) parzialmente nuvoloso +23. Livorno (Italia, Europa) idem. Riyad (Arabia Saudita, Asia) sereno con nuvolosità periodica +22. Khartum (Sudan, Africa) sereno con nuvolosità periodica +30. Sacramento (California, Stati Uniti d’America) nuvoloso +24Lismore (Nuovo Galles del Sud, Australia) sereno +22.


6 ottobre   -88

La notizia del giorno.

Nobel per la Pace a Ican, organizzazione per l’abolizione delle armi nucleari.

EpZOofKiIl premio Nobel per la pace 2017 è stato assegnato ad Ican, l’organizzazione per il bando delle armi nucleari, per “il suo ruolo nel fare luce sulle catastrofiche conseguenze di un qualunque utilizzo di armi nucleari e per i suoi sforzi innovativi per arrivare a un trattato di proibizioni di queste armi.” Nella sua motivazione, il comitato norvegese del Premio sottolinea che l’Ican ha conferito “nell’ultimo anno una nuova direzione e un nuovo vigore agli sforzi per raggiungere un mondo senza armi nucleari.” L’Ican, organizzazione no-profit fondata nel 2007, raccoglie 406 organizzazioni partner in 101 Paesi. Il direttore dell’Ican, Beatrice Fihn, ha detto che il premio Nobel per la pace “è un messaggio agli Stati che hanno armi nucleari, continuare a basare la propria sicurezza sulle armi atomiche è un atteggiamento inaccettabile. Stiamo cercando di mandare forti segnali a chi ha queste armi, Corea del Nord, Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, India e Pakistan: è inaccettabile la minaccia di uccidere civili.” Ha anche aggiunto che Donald Trump e Kim Jong-un “devono fermarsi. Le armi nucleari sono illegali, minacciare di usarle è illegale, svilupparle è illegale.” Il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha affermato in una nota: “Gli eventi dei mesi scorsi ci hanno ricordato il rischio catastrofico che le armi nucleari rappresentano per l’umanità. Questo premio riconosce gli sforzi della società civile per evidenziare le incalcolabili conseguenze umanitarie e ambientali che potrebbero derivare da un nuovo uso di tali armi.”

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Di crisi in crisi …

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L’attuale crisi economica che ha investito milioni di persone provocando in breve tempo fasce di povertà sempre più larghe, che ha aumentato fortemente la crescita della disuguaglianza alimentando nelle persone sentimenti di paura, depressione, rabbia, odio trova le sue ragioni all’interno di un sistema politico, economico ben preciso che già 150 anni fa veniva letto con visionaria anticipazione. Christoph Henning, filosofo tedesco che insegna al Max Weber Kolleg dell’Università di Erfurt, in Germania, e all’Università di San Gallo, in Svizzera, ci spiega con semplicità di linguaggio, nell’articolo “Un classico che non è mai invecchiato”, pubblicato sul settimanale “Internazionale” n° 1223 del 22/28 settembre 2017, il motivo per cui “Il Capitale” di Karl Marx è ancora oggi molto attuale. “Il libro, una delle più importanti opere di economia, ha anticipato la teoria dei cicli economici e aiuta a spiegare anche le crisi recenti. Marx capì che il capitalismo ha bisogno di crisi per funzionare. Per Marx analizzarle era importante, perché i momenti di crisi offrono l’opportunità di un cambiamento politico. È quello che sperava il movimento dei lavoratori, oltre a quello delle donne, degli ambientalisti o della decolonizzazione, che a lungo sono stati legati al marxismo. Marx individuò tre tipi di crisi. La prima è quella delle disuguaglianze sociali. Il capitalismo produce ricchezze enormi, ma le distribuisce in modo ingiusto: le concentra al vertice, mentre la classe dei lavoratori, che è la maggioranza della popolazione, non si arricchisce praticamente mai. Questo conflitto sociale esplode in tempi di crisi, soprattutto se il peso della recessione è distribuito in modo ingiusto. Marx spiega la crescente disuguaglianza con il concetto di “sfruttamento”: il capitale compra forza lavoro per impiegarla nella produzione destinata al mercato. Il compenso per questo lavoro è inferiore al valore aggiunto alla merce del lavoro stesso. Il capitale può trattenere questo “plusvalore”, perché oltre ai mezzi di produzione possiede anche il potere economico. Un secondo tipo di crisi riguarda gli squilibri di mercato: c’è sempre un eccesso di offerta o qualche difficoltà che porta a improvvisi aumenti o crolli dei prezzi, associati a fallimenti o alla distribuzione di capitale. È un punto di vista diverso rispetto a quello della teoria neoclassica, che vede l’economia come uno scambio di cui beneficiano tutti. Secondo Marx il capitalismo non produce per soddisfare bisogni, ma per fare profitti. I soggetti coinvolti producono sulla base della sfiducia reciproca e di una concorrenza spietata. Il capitalista dichiara guerra al lavoro e alla natura, che sfrutta, agli altri capitalisti, che cerca di superare con la lotta sui prezzi, e ai poteri politici, che limitano la libertà di movimento dei capitali. Serve un piano coordinato per capire di cosa le persone hanno veramente bisogno. Per Marx il profitto non dovrebbe essere il criterio per stabilire cosa e come produrre o come distribuire la merce. Nel Novecento si è seguito questo principio nella gestione dei trasporti ferroviari, del sistema sanitario o dell’istruzione. Negli anni ottanta il neoliberismo ha sottoposto di nuovo questi settori ai capricci del mercato. Ma per Marx solo il terzo tipo di crisi è decisivo. La lotta per la competizione spinge il capitalismo a creare macchinari sempre più efficienti. Così cresce la disponibilità di merci e i prezzi calano, ma allo stesso tempo i guadagni diminuiscono. Quindi, per avere profitti costanti bisogna produrre sempre di più. Con la progressiva meccanizzazione, la quota di lavoro necessaria per produrre la merce diminuisce, e di conseguenza la fonte dei profitti (cioè il lavoro, da cui può essere prelevato il plusvalore) si esaurisce. Il capitalismo si rovina con le sue stesse mani. Il capitale corre disperato in cerca di nuove opportunità: prova ad abbassare i salari, a modificare i contratti di lavoro, a piegare le opposizioni politiche, a trasformare le persone in consumatori e a colonizzare le ultime riserve rimaste fuori dai mercati. Si spiegano così la privatizzazione e la mercificazione di parti sempre più consistenti della società. Marx non si sarebbe affatto stupito delle crisi di oggi né del cambiamento climatico. È la tragica attualità di questo classico. Forse sarebbe stato meglio se “Il Capitale” fosse invecchiato”.

Mary Titton 

METEO

Roma (Italia, Europa) parzialmente nuvoloso +23. Livorno (Italia, Europa) idem. Taiyuan (Shanxi, Cina, Asia) sereno con nuvolosità sparsa +14. Gitarama (Ruanda, Africa) parzialmente nuvoloso +24. Thibodaux (Louisiana, Stati Uniti d’America) soleggiato +26. Esperance (Australia Occidentale) parzialmente nuvoloso +14.


5 ottobre   -89

La notizia del giorno.

Ocse: in Italia pochi laureati, studenti del Sud indietro di un anno.

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Il Rapporto “Strategia per le competenze” rileva che “L’Italia, negli ultimi anni, ha fatto notevoli passi in avanti nel miglioramento della qualità dell’istruzione”, ma le regioni del Sud restano molto indietro rispetto alle altre, tanto che “il divario della performance in “Pisa”(gli standard internazionali di valutazione) tra gli studenti della provincia autonoma di Bolzano e quelli della Campania equivale a più di un anno scolastico”. Secondo il Rapporto, poi, “Solo il 20% degli italiani tra i 25 e i 34 anni è laureato rispetto alla media Ocse del 30% … gli italiani laureati hanno, in media, un più basso tasso di competenze” in lettura e matematica (26esimo posto su 29 paesi Ocse). L’Italia è “l’unico Paese del G7” in cui la quota di lavoratori laureati in posti con mansioni di routine è più alta di quella che fa capo ad attività non di routine. Il fenomeno è noto in inglese come “skills mismatch”, dove i due potenziali interlocutori sono il lavoratore e il posto di lavoro e le competenze non risultano in linea con la mansione. “Il livello dei salari in Italia è spesso correlato all’età e all’esperienza del lavoratore piuttosto che alla performance individuale, caratteristica che disincentiva nei dipendenti un uso intensivo delle competenze sul posto di lavoro … Attualmente l’Italia è intrappolata in un ‘low-skills equilibrium’, un basso livello di competenze generalizzato: una situazione in cui la scarsa offerta di competenze è accompagnata da una debole domanda da parte delle imprese”. Insomma da una parte la forza lavoro non si presenta sul mercato preparata, attrezzata a svolgere le diverse mansioni possibili, dall’altra le aziende non pretendono. Per l’Ocse bisogna fare di più per donne e giovani, “tra i paesi membri, l’Italia è al quartultimo posto per percentuale di donne occupate. Dato preoccupante, molte donne non sono neanche alla ricerca di un posto di lavoro, ciò fa sì che l’Italia faccia registrare il terzo tasso di inattività più alto tra paesi membri dell’Ocse. Si legge sempre nel rapporto che “In parte questo dato può essere spiegato dal fatto che le donne sono spesso percepite come le principali ‘assistenti familiari.’ I giovani, da parte loro, devono affrontare una transizione difficile dalla scuola/università al mondo del lavoro. I giovani italiani hanno raramente accesso a servizi di orientamento che li aiutino a scegliere nella vasta gamma di possibili percorsi di formazione e carriera. Una parte significativa di giovani impiega troppo tempo a terminare gli studi.”

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Il mio nome è Bond … James Bond.

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Il 5 ottobre 1962 debuttò al cinema James Bond, il celebre agente segreto al servizio di sua Maestà, creato dallo scrittore Ian Fleming. Accolto con grande favore dal pubblico, nonostante i limitati costi di produzione, il film “Agente 007 licenza di uccidere” lanciò l’allora sconosciuto Sean Connery, che impersonerà Bond in altre cinque pellicole, e consacrò come sex symbol la protagonista femminile Ursula Andress. A portare James Bond sullo schermo fu Harry Saltzman, un produttore inglese già mecenate del free cinema, associato per l’occasione all’americano Albert Broccoli. Si iniziò affidando alla coppia Terence Young (regista) – Sean Connery la storia del “Dr. No” (titolo originale) in cui Bond, inviato in Giamaica per fare luce sulla misteriosa morte di un collega, s’imbatté nei piani scellerati del Dr. No e della potente organizzazione criminale denominata “Spectre”. Poi il travolgente successo del film, grazie anche alla colonna sonora di Monty Norman, che venne mantenuta negli episodi successivi, aprì la strada a una lunghissima serie di avventure cinematografiche. Protagonista di oltre 20 film, Bond ebbe nel corso degli anni i volti di altri attori, tra cui Roger Moore (con sette film detiene il primato), Pierce Brosnan (quattro) e Daniel Craig (tre). “Se il suo ciclo non si è ancora esaurito è perché Bond, come i Beatles e la coesistenza pacifica, rappresenta gli anni Sessanta, uno spezzone della nostra storia che non si vuole dimenticare: è datato ma, come ogni simbolo d’epoca felice, duro a morire. Di 007 piacciono la sicura virilità, il fair-play praticato anche nelle condizioni più impossibili, la capacità di trarsi d’impaccio, la fedeltà all’Union Jack e il macchinario parascientifico di cui è dotato. L’apparato della sua mitologia si è in parte sciolto nei  mille telefilm d’azione che invadono il piccolo schermo, ma a James (soprattutto quando a vestire i suoi panni è Sean Connery) rimane il fascino dell’archetipo legato all’impasto di signorilità (tutta interna ai parametri dei lettori originali di Fleming), per cui veste spesso in smoking e ordina Dom Perignon di annate improbabili e di estrema efficienza legata a una superiorità di razza nemmeno tanto celata”.

Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +20. Livorno (Italia, Europa) sereno +18. Zamboanga (Filippine, Asia) parzialmente nuvoloso +26Meknes (Marocco, Africa) per lo più soleggiato +33. Carbondale (Illinois, Stati Uniti d’America) nuvoloso +22Port Moresby (Papua Nuova Guinea, Oceania) parzialmente nuvoloso +26.


4 ottobre   -90

La notizia del giorno.

Nobel 2017 per la Chimica agli inventori della microscopia crioelettronica.

nobel-2017-chimica(Jacques Dubochet, Joachim Frank e Richard Henderson)

Il premio Nobel 2017 per la Chimica è stato assegnato a Jacques Dubochet, Joachim Frank e Richard Henderson “per aver sviluppato la microscopia crioelettronica per determinare in alta definizione le strutture delle biomolecole”. Si tratta di una tecnica di osservazione al microscopio che rende possibile visualizzare le biomolecole, come le proteine, ma anche il DNA o l’RNA, dopo averle “congelate” molto velocemente, con il metodo della vitrificazione. In questo modo si preserva la loro forma naturale ed è possibile osservare nel dettaglio le relazioni spaziali tra le diverse molecole. Questa scoperta ha permesso di sfruttare al massimo le potenzialità della microscopia elettronica e ora i ricercatori riescono a ottenere di routine la struttura tridimensionale delle biomolecole, immagini precise delle proteine che causano la resistenza antibiotica e della superficie del virus Zika. Come spiega Thomas Vaccari, ricercatore al Campus IFOM-IEO, al di là delle ovvie ricadute per la biologia di base, quest’approccio applicato a proteine di interesse medico permetterà un salto di qualità nella capacità di inventare nuovi vaccini e farmaci. Un esempio appropriato è la gamma-secretasi che, se mutata, causa l’Alzheimer. È in gran parte nascosta all’interno delle membrane cellulari, quindi negli anni ha resistito a molti tentativi di essere visualizzata. Alla fine ce l’hanno fatta proprio per Cryo-EM un paio di anni fa. Nel 1990 Richard Henderson riuscì a usare un microscopio elettronico per generare un’immagine tridimensionale di una proteina a risoluzione atomica. Joachim Frank ha permesso di rendere applicabile questa tecnologia: tra il 1975 e il 1986 sviluppò un metodo di elaborazione delle immagini in cui le immagini a due dimensioni ricavate dai microscopi vengono analizzate e fuse in modo da svelare la struttura a tre dimensioni. Jacques Dubochet ha avuto infine il merito di vitrificare l’acqua, cioè congelarla così rapidamente da solidificarla, nella sua forma liquida, attorno a un campione biologico, permettendo alle biomolecole di conservare la loro forma naturale persino nel vuoto. La speranza è di poter disegnare farmaci che possano aderire esattamente alle forme delle proteine. In Italia il primo e unico crio-microscopio elettronico è stato installato ad aprile del 2016 all’università Statale di Milano, sotto la supervisione di Martino Bolognesi, professore di biochimica, accademico dei Lincei e membro dell’organizzazione europea Embo: “È una tecnologia che ha soli tre anni, tanto giovane quanto rivoluzionaria. Ma sta permettendo di studiare moltissimi farmaci, tra i quali nuovi antitumorali.”

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

San Francesco d’Assisi.

Giotto_di_Bondone_-_Legend_of_St_Francis_-_15._Sermon_to_the_Birds_-_WGA09139(Giotto di Bondone, Predica agli uccelli, 1290-1295 circa, Assisi)

San Francesco, equivalente medievale di francese (Assisi, 26 settembre 1182 – Assisi, 3 ottobre 1226), è uno dei santi più popolari e venerati del mondo. Diacono e fondatore dell’ordine che da lui poi prese il nome, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. È stato proclamato, assieme a santa Caterina da Siena, patrono d’Italia il 18 giugno 1939 da papa Pio XII. Conosciuto anche come il poverello d’Assisi, la sua tomba è meta di pellegrinaggio per decine di migliaia di devoti ogni anno. La città di Assisi, a motivo del suo illustre cittadino, è assurta a simbolo di pace, soprattutto dopo aver ospitato i tre grandi incontri tra gli esponenti delle maggiori religioni del mondo, promossi da papa Giovanni Paolo II nel 1986 e nel 2002, e da papa Benedetto XVI nel 2011. Oltre all’opera spirituale, Francesco, grazie al “Cantico delle creature”, è riconosciuto come uno degli iniziatori della tradizione letteraria italiana. Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, eletto papa nel conclave del 2013, ha assunto il nome di Francesco in onore del santo d’Assisi, primo papa nella storia della chiesa. Figlio di Pietro di Bernardone, agiato mercante di panni e della nobile Giovanna, detta Pica, di origine provenzale, Francesco, l’apostolo della povertà, nacque ad Assisi nel 1182. Dante, nell’ XI Canto del Paradiso dice: Di questa costa, là dov’ella frange / più sua rattezza, nacque al mondo un sole … (versi 49-50). La madre, in assenza del marito Pietro, impegnato in un viaggio di affari in Provenza, lo battezzò con il nome di Giovanni, in onore del Battista, ma il padre, quando tornò, volle aggiungergli il nome di Francesco, forse in omaggio alla moglie francese. Come istruzione aveva appreso le nozioni essenziali presso la scuola parrocchiale di San Giorgio; ad ogni modo conosceva il provenzale ed era abile nel vendere le stoffe dietro gli insegnamenti del padre, che vedeva in lui l’erede dell’attività di famiglia. Non alto di statura, magrolino, i capelli e la barbetta scura, come lo dipinge Giotto, Francesco era estroso ed elegante, primeggiava fra i giovani, amava le allegre brigate, tanto da essere acclamato rex iuvenum. Partito per la guerra contro Perugia, fu fatto prigioniero, dopo un anno tornò ad Assisi gravemente malato e maturò la scelta della Povertà, la donna sua più cara (Paradiso, Canto XI, verso 113). Nell’autunno 1205 Dio gli parlò: nella chiesetta campestre di San Damiano, mentre fissava un crocifisso bizantino, udì per tre volte questo invito: Francesco va’ e ripara la mia chiesa, che come vedi, cade tutta in rovina. Pieno di stupore, pensò che il comando si riferisse alla cadente chiesetta di San Damiano, perciò si mise a ripararla con le sue mani, utilizzando anche il denaro paterno. A questo punto il padre, considerandolo ormai irrecuperabile, lo denunziò al tribunale del vescovo come dilapidatore dei beni di famiglia; notissima è la scena in cui Francesco, denudatosi dai vestiti, li restituì al padre, mentre il vescovo di Assisi, Guido II, lo copriva con il mantello, a significare la sua protezione. Nell’aprile del 1208, durante la celebrazione della Messa alla Porziuncola, ascoltando dal celebrante la lettura del Vangelo sulla missione degli Apostoli, Francesco comprese che le parole di Gesù riportate da Matteo (10, 9-10) si riferivano a lui e non alla ricostruzione del piccolo tempio, ma al rinnovamento della Chiesa. Iniziò così la vita e la missione apostolica, sposando madonna Povertà, annunciando con l’esempio e la parola il Vangelo come i primi apostoli. Prese a predicare la pace, l’uguaglianza fra gli uomini, il distacco dalle ricchezze, la povertà e l’amore per tutte le creature di Dio. Ben presto attirati dal suo esempio, si affiancarono a Francesco quelli che sarebbero diventati suoi inseparabili compagni nella nuova vita: Bernardo di Quintavalle, Pietro Cattani, Egidio e poco dopo anche Leone, Rufino, Elia, Ginepro ed altri fino al numero di dodici, proprio come gli Apostoli. Vivevano alla lettera il Vangelo, senza preoccupazioni teologiche, indicando così una nuova vita a chi voleva vivere in carità e povertà all’interno della Chiesa; per la loro obbedienza alla gerarchia ecclesiastica, il vescovo di Assisi Guido prese a proteggerli, permise loro di predicare e consigliò di recarsi a Roma, da papa Innocenzo III per farsi approvare la prima breve Proto-Regola del nuovo Ordine dei Frati Minori. Francesco desiderò anche raggiungere i non credenti, specie i musulmani. Dopo due tentativi falliti, approdò in Palestina, dove si presentò al sultano egiziano Al-Malik al Kamil, che lo ricevette con onore, ascoltandolo con interesse; il sultano non si convertì, ma Francesco poté dimostrare che il dialogo dell’amore poteva essere possibile fra le due grandi religioni monoteiste, dalle comuni origini in Abramo. Verso la metà del 1220 Francesco dovette ritornare in Italia per rimettere ordine fra i suoi frati, divenuti ormai numerosi, per cui l’originaria breve Regola era insufficiente. La nuova Regola fu dettata da Francesco a frate Leone, accolta con soddisfazione dal cardinale protettore dell’Ordine, Ugolino de’ Conti, futuro papa Gregorio IX e da tutti i frati; venne approvata il 29 novembre 1223 da papa Onorio III. In essa si ribadiva la povertà, il lavoro manuale, la predicazione, la missione tra gli infedeli, l’equilibrio tra azione e contemplazione; si permetteva ai frati di avere delle Case di formazione per i novizi, stemperando un po’ il concetto di divieto di proprietà. La notte del 24 dicembre 1223, Francesco si sentì invadere il cuore di tenerezza e volle rivivere, a Greccio, con figure viventi, l’umile nascita di Gesù Bambino. Nacque così, nel mondo cristiano, la bella e suggestiva tradizione del Presepio, che sarà ripresa dall’arte e dalla devozione popolare lungo i secoli successivi. … nel crudo sasso intra Tevero e Arno / da Cristo prese l’ultimo sigillo, che le sue membra due anni portarno. (Paradiso, Canto XI, vv. 106-108). La mattina del 14 settembre, festa dell’Esaltazione della Santa Croce, mentre pregava sul monte Verna, vide scendere dal cielo un serafino con sei ali di fiamma, tra cui lampeggiava la figura di un uomo con mani e piedi inchiodati ad una croce. Il Serafino gli si avvicinò in volo e gli lasciò il segno delle stimmate. All’ inizio del 1225 Francesco si rifugiò a San Damiano, nel piccolo convento annesso alla chiesetta da lui restaurata anni prima, dove vivevano Chiara e le sue suore, e in questo suggestivo e spirituale luogo di preghiera, malato e quasi cieco, compose il famoso Cantico di frate Sole, primo testo in volgare-umbro, dove loda Dio attraverso le sue creature, che chiama fratelli e sorelle, compresa sora nostra morte corporale. Ad Assisi, all’amata Porziuncola, la sera del 3 ottobre 1226, Francesco morì recitando il salmo 141, adagiato sulla nuda terra; aveva circa 45 anni. Il suo corpo, dopo aver attraversato Assisi ed essere stato portato a. San Damiano, per essere mostrato un’ultima volta a Chiara ed alle sue consorelle, venne sepolto nella chiesa di San Giorgio, da dove, nel 1230, la sua salma venne trasferita nell’attuale basilica affrescata da Giotto con gli episodi più significativi della vita del Santo, come la famosa predica agli uccelli. La sua memoria ricorre il 4 ottobre.

(Diario Personale delle Ore. Progetto Editoriale Editions)

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +20. Livorno (Italia, Europa) sereno 198. Wuhan (Hubei, Cina, Asia) lievi rovesci di pioggia +15Maiduguri (Nigeria, Africa) nuvoloso +30. Palm Springs (California, Stati Uniti d’America) sereno +24. Coromandel (Waikato, Nuova Zelanda, Oceania) sereno con nuvolosità sparsa +13.   


3 ottobre   -91

La notizia del giorno.

Strage e terrore a Las Vegas.

02-benjamin-hoskins-paddock.w1200.h630-696x365(Benjamin Paddock, padre del Killer, a sua volta ricercato dall’FBI)

Domenica sera, ultima giornata del «Route 91 Harvest Festival», kermesse di musica country, Jason Aldean era appena salito sul palco all’aperto per chiudere il concerto, quando, alle 10:08, i 22.000 spettatori hanno sentito alcune esplosioni e una pioggia di pallottole si è abbattuta sulla folla da una finestra del 32° piano del Mandalay Bay Resort, l’albergo sul lato opposto della Strip. Nove secondi di spari a raffica, poi trentasette secondi di pausa, poi ancora scariche di colpi: 58 persone sono morte e oltre 500 sono rimaste ferite. La polizia ha individuato subito la stanza da dove venivano gli spari, quando ha forzato la porta, ha trovato il killer, che si era suicidato, e 23 fucili da guerra. L’aggressore, Stephen Paddock, 64 anni, definito dalla polizia un “lupo solitario”, era un pensionato benestante, secondo il fratello miliardario, che viveva in una bella casa di Mesquite, poco a Nord di Las Vegas, con la fidanzata di 62 anni, Marilou Danley. Aveva preso una stanza al Mandalay giovedì 28, ma nessuno aveva notato nulla di strano. Giorno dopo giorno però aveva portato dentro il suo arsenale da guerra e un martello per rompere la finestra da cui sparare. Dunque un piano premeditato nei dettagli, che esclude un’esplosione improvvisa di rabbia, e accresce il mistero sulle motivazioni. L’Isis, che a giugno con un video aveva sollecitato i militanti a colpire Las Vegas, ha rivendicato l’attentato: «Paddock era un soldato convertito di recente all’Islam». L’Fbi però ha smentito non avendo trovato tracce di tale affiliazione nè nell’albergo nè nella casa del killer. Ha parlato con Marilou, che era nelle Filippine, e ha detto di non sapere nulla. Eric, il fratello di Paddock che vive in Florida, ha descritto così la sua sorpresa: «È come se ci fosse caduto un meteorite in testa. Stephen non aveva alcuna affiliazione politica o religiosa, che io sappia. Possedeva armi, ma non era un maniaco. Al massimo aveva beccato un paio di multe». Il padre del killer, Patrick Benjamin Paddock, era un rapinatore di banca e il suo nome si trovava nella lista dei più ricercati dall’FBI. Tra la fine degli anni 60 e l’inizio degli anni 70, Benjamin Paddock era un criminale, scappato da una prigione federale, descritto dal Bureau come uno “psicopatico, in possesso di armi da fuoco usate durante le rapine”, con tendenze suicide, inoltre “da considerare armato e molto pericoloso”. È polemica negli USA sulla diffusione delle armi e sulla facilità con cui si possono acquistare, garantite dal Secondo emendamento della Costituzione, un paragrafo ormai anacronistico, che era stato inserito dai padri fondatori per consentire ai cittadini di riprendere le armi se gli inglesi fossero tornati ad invadere l’ex colonia. Il presidente americano Donald Trump, in una conferenza stampa indetta per parlare ai cittadini dopo la terribile strage, ha detto: “È stato un atto di pura malvagità”.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Pierre Bonnard.

Pierre Bonnard  è stato uno dei fondatori dei “Nabis”, artisti parigini dell’avanguardia post-impressionista, attivi negli anni ‘90 del XIX secolo. Bonnard era nato il 3 ottobre 1867 a Fontenay-aux-Roses nei dintorni di Parigi, da Elizabeth Mertzdorff, una donna alsaziana, e da Eugène, funzionario del Ministero della guerra. Dopo il diploma in legge preferì dedicarsi alla pittura: a Parigi seguì i corsi dell’Accademia Julian, dove conobbe Paul Sérusier, Maurice Denis, Gabriel Ibels e Paul Ranson. Nell’ottobre del 1888 Sérusier mostrò loro un piccolo olio, un paesaggio dipinto a Pont-Aven sul coperchio di una scatola di sigari (oggi al Musée d’Orsay di Parigi), eseguito seguendo i consigli di Gauguin e considerato il “talismano”, il simbolo del nuovo gruppo i “Nabis”. In seguito Bonnard venne ammesso all’Ecole des Beaux-Arts, dove conobbe Edouard Vuillard e Xavier Roussel. Nel 1891 espose per la prima volta al Salon des Indépendants e si unì agli altri pittori nabis, nella mostra presso Le Barc de Boutteville. Il termine “nabis” fu coniato da uno di loro, Auguste Cazalis e deriva dall’ebraico nabiim, che significa profeti, ispirati. Il gruppo era solito riunirsi presso la redazione della famosa rivista “Revue Blanche” e nello studio di Paul Ranson. Oltre a essere un discreto pittore Ranson si occupava di scienze occulte e di magia: le sue ricerche esoteriche influenzarono il gruppo, che si allontanò progressivamente dal realismo e dal naturalismo degli Impressionisti scegliendo una pittura simbolista. Oltre ai dipinti bretoni di Gauguin, i loro punti di riferimento, visibili anche nella tela “Crepuscolo (La partita a croquet)” di Bonnard furono le stampe giapponesi, da cui assimilarono il gusto per la sintesi, gli aspetti decorativi, gli eleganti arabeschi e una certa deformazione della realtà, di cui si servivano per enfatizzare gli elementi suggestivi e carichi di significati simbolici.

image001(Pierre Bonnard, Crepuscolo (La partita a croquet), 1892, olio su tela, Parigi – Musée d’Orsay)

Il linguaggio pittorico di Bonnard è totalmente diverso da quello delle avanguardie storiche rappresentate dai suoi coetanei Matisse e Kandinskij: sulla scia dei grandi esponenti dell’impressionismo, Bonnard dichiarava in uno scritto di voler proseguire e sviluppare la loro ricerca per “superarli nelle loro impressioni naturalistiche del colore”, come si può notare nel dipinto “Il treno e i rimorchi (Paesaggio con un treno merci)”. In esso il centro della composizione è occupato dal treno merci, seminascosto dalla vegetazione. L’opera è giocata sulle sfumature del verde, del marrone e del giallo, accostate con grande senso del ritmo. L’unica eccezione sono il nero della locomotiva e del rimorchio e il bianco del fumo della ciminiera. Le pennellate sono distribuite in modo disomogeneo per rendere visivamente le differenti zone del paesaggio: i prati e i campi sono raffigurati con tratti più diluiti e uniformi; i cespugli e gli alberi con tratti più densi e disordinati. Il primissimo piano della bambina, nell’angolo sinistro, dà una profondità ancora maggiore al vasto paesaggio e aggiunge elementi simbolici, distanti dalle classiche composizioni impressioniste. Il quadro suscitò l’ammirazione del poeta Guillaume Apollinaire.

image002(Pierre Bonnard. Il treno e i rimorchi (Paesaggio con un treno merci), 1909, olio su tela, San Pietroburgo – Ermitage)

Dal 1900 in poi Bonnard continuò a esporre con crescente successo e intraprese numerosi viaggi alla ricerca di nuovi soggetti. Nel 1926 si trasferì in Costa Azzurra, dove soggiornò a più riprese. La luce e il fascino del Midi segnarono, per Bonnard una svolta stilistica significativa: le sue tele si arricchirono di colori più intensi e vivaci, in cui predominano il giallo del sole mediterraneo e il blu intenso del mare aperto. In questo periodo l’artista attraversò un nuovo ripensamento dell’Impressionismo: alla presa diretta della realtà si affianca un’atmosfera di malinconica lontananza. Si intensifica il suo interesse per le ambientazioni intimistiche, per le scene di toilette, per i nudi femminili dove ritrae con una certa tensione erotica Marthe, la sua unica ispiratrice, conosciuta alla redazione della rivista “La Revue Blanche” e che resterà la sua donna fino alla morte dell’artista. “I suoi lavori si caratterizzano, in questo periodo, di preminenti rapporti di luce fra figure e oggetti, di colori estremamente variegati attorno al madreperla. Nella fase di fusione tra tracce di luminescenza impressionistica e temi elaborati e studiati emerge la chiave di lettura e di riuscita delle sue opere, la simbiosi tra narrazione figurativa e ritmo vitale”. Oltre alla pittura, Bonnard, illustrò numerose opere importanti del tempo, si dedicò alle scenografie teatrali e alle litografie con lo scopo di “portare l’arte fuori dal chiuso dei musei, nella pubblicità, nelle illustrazioni, nelle incisioni, nella vita di tutti i giorni. Una sua affiche per la marca “France-Champagne” colpì molto Toulouse-Lautrec, che vi trovò motivi di ispirazione per i suoi manifesti. L’artista morirà a Cannet, nelle Alpi Marittime, all’età di settantanove anni.

image003Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +18. Livorno (Italia, Europa) parzialmente nuvoloso +18. Thakhek (Laos, Asia) per lo più nuvoloso +26. Yola (Nigeria, Africa) parzialmente nuvoloso +33. San Cristóbal de Las Casas (Chiapas, Messico, America del Sud) parzialmente nuvoloso +13. Marrawah (Tasmania, Australia) nuvoloso +12.


2 ottobre   -92

La notizia del giorno.

Catalogna: al referendum sull’indipendenza vince il “si”.

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Al referendum sull’indipendenza catalano, svoltosi ieri, secondo i dati resi pubblici dal portavoce del governo catalano, Jordi Turull, il “si” ha ottenuto il 90% dei voti. Al voto hanno partecipato 2,2 milioni di elettori, sui 5,3 chiamati alle urne. Il “no” ha ottenuto il 7,8%. Migliaia di sostenitori dell’indipedenza, radunati in Plaza Catalunya, hanno esultato all’annuncio dei risultati mentre sulla centralissima piazza di Barcellona sventolavano le bandiere stellate dell’indipendenza catalana. Turull ha anche detto che 400 seggi, corrispondenti a 770mila elettori, sono stati chiusi dalla polizia spagnola nel giorno del voto e che in molti casi gli agenti hanno sequestrato le urne. Il presidente Carles Puigdemont ha annunciato che trasmetterà i risultati del voto al parlamento nei prossimi giorni perchè prenda decisioni in base alla legge del referendum. La normativa, approvata in agosto e sospesa dalla corte costituzionale spagnola, prevede fra l’altro che l’assemblea possa dichiarare l’indipendenza della Catalogna dopo 48 ore. Puigdemont si è pure pronunciato per una “mediazione internazionale” con Madrid sulla crisi della Catalogna e ha annunciato la creazione di una commissione d’inchiesta sulle violenze di ieri contro la popolazione civile, che hanno causato 893 feriti.” Il governo spagnolo, per mezzo del suo portavoce Inigo Mendez de Vigo, si è detto sicuro che l’Europa non riconoscerà un’eventuale dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna, perché “per l’Europa significherebbe un pasticcio” di enormi proporzioni, ribadendo che una simile dichiarazione “non avrebbe nessun effetto politico né giuridico”. Intanto il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas ha sottolineato che “per la Costituzione spagnola, quel voto non è legale”. “Questi – ha detto – sono tempi per l’unità e non per la divisione. Chiediamo ad entrambe le parti di muoversi velocemente da una situazione di conflitto al dialogo. La violenza non è lo strumento in politica per risolvere le questioni. Confidiamo in Mariano Rajoy per la gestione della situazione nel rispetto dei diritti umani previsti dalla Costituzione.” Per la Commissione europea si tratta di una questione interna alla Spagna, che deve essere affrontata nel quadro dell’ordine costituzionale spagnolo e in linea con i diritti umani fondamentali.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

“L’orbo è Re nel Paese dei Ciechi”.

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Nell’ottobre del 1904 veniva pubblicato nella rivista “Strand Magazine” un racconto di fantascienza di H.G. Wells dal titolo “Il Paese dei Ciechi”. Wells come è noto è considerato insieme a Jules Verne uno dei padri del romanzo scientifico, precursore della fantascienza, in quanto riuscì a realizzare una felice fusione tra le atmosfere e il pensiero scientifico. Le sue opere, sebbene debbano molto al tema scientifico e fantastico, sono in realtà un solido strumento di analisi sociale e morale: da ciascun romanzo traspare la convinzione secondo cui la scienza debba essere funzionale a un progresso effettivamente benefico e che l’uomo debba risultare sempre e comunque in grado di controllare le forze da lui create. Wells è ricordato da tutti per la strepitosa invenzione della “Macchina del tempo”, il romanzo che gli diede la gloria, “L’uomo invisibile”, “L’isola del dottor Moreau”, “La guerra dei mondi” e numerosi altri tra romanzi e racconti divenuti dei classici. Da “La guerra dei mondi” fu tratto un dramma radiofonico omonimo interpretato da Orson Welles come una radiocronaca, talmente realistica e convincente da gettare nel panico milioni di ascoltatori statunitensi.

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Il racconto che si vuole ricordare oggi come già accennato “Il Paese dei Ciechi” è, secondo la critica e i cultori del genere, il più bello e famoso dell’autore britannico. Vi si narra l’avventura sottilmente angosciante di un uomo che sulle Ande scopre per caso una valle remotissima e isolata dal mondo dove tutti gli abitanti sono ciechi da molte generazioni, anzi negano ormai l’esistenza stessa della vista. Dopo aver sperimentato che la sua diversità non è un vantaggio, il protagonista affronta un dilemma terribile: se vuole restare e integrarsi dovrà diventare cieco anche lui. Lo stile narrativo del racconto è coinvolgente e la conclusione stimola la riflessione sulla libertà di pensiero che spesso porta all’isolamento nei sistemi sociali in cui vige l’ortodossia. “A più di trecento miglia dal Chimborazo e a un centinaio dalle nevi del Cotopaxi, nelle più selvagge solitudini delle Ande dell’Ecuador, si trova una misteriosa vallata fra i monti, separata da tutto il resto del mondo: il Paese dei Ciechi. Molti anni fa, questa valle era accessibile soltanto agli uomini che, dopo aver attraversato gole spaventose e dopo aver superato un valico ghiacciato, avrebbero potuto raggiungere le sue praterie pianeggianti. E difatti uomini ci arrivarono, una famiglia o poco più di peruviani mezzosangue che fuggivano l’avidità tirannica di un feroce governatore spagnolo. Ebbe poi luogo l’eruzione del Mindobamba, quando a Quito ci fu notte per diciassette giorni, l’acqua si mise a bollire a Yaguachi e i pesci moribondi fluttuarono fino alla lontana Guayaquil. Dovunque lungo il versante del Pacifico ci furono frane, improvvisi disgeli e impetuose inondazioni, mentre un intero fianco della cresta del vecchio Arauca slittò precipitando con fragore di tuono e, precludendo per sempre il Paese dei Ciechi ad ogni accesso. Avvenne, però, che uno degli antichi coloni si trovasse al di qua delle gole quando il mondo venne così paurosamente sconvolto. Di fronte all’impossibilità di un ritorno, egli fu costretto a dolorosamente dimenticare la moglie e il bambino, gli amici e tutti i beni che aveva lasciato lassù per ricominciare penosamente una nuova vita nella pianura sottostante. …” Per chi non l’avesse ancora letto è possibile trovarlo nel Volume “Le meraviglie del possibile”, nella collana “Gli struzzi” di Einaudi insieme ad una selezione di sedici racconti degli autori più famosi e stimati dal pubblico e dalla critica come ad esempio: R. Bradbury, A. E. van Vogt, F. Brown, M. St Clair, C. Simak, W. M. Miller jr, I. Asimov, W. Tenn, R. Heilein, R. Sheckley, R. Matheson. D. Keyes, A. C. Clarke, ecc.

Mary Titton

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METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +18. Livorno (Italia, Europa) idem. Harhorin (Mongolia, Asia) sereno con nuvolosità sparsa -1. Oyem (Gabon, Africa) pioggia +25New Braunfels (Texas, Stati Uniti d’America) nebbia +24.  Saleaula (Samoa, Oceania) pioggia +25.


1 ottobre   -93

La notizia del giorno.

Terrorismo: attentati a Marsiglia e in Canada.

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Oggi due diversi attacchi terroristici hanno colpito Marsiglia, in Francia, e la città di Edmonton in Canada. Nella stazione di Marsiglia, alle 13:45 circa, un uomo ha accoltellato a morte due donne gridando “Allah akbar.” L’aggressore è un nordafricano di età compresa tra i 25 e i 30 anni, che è stato ucciso dai soldati che presidiavano la stazione di Saint Charles. Le vittime sono due donne: secondo Bfm-Tv, una è stata sgozzata l’altra pugnalata. Attualmente la zona è transennata e la polizia sta indagando sulla presenza di eventuali complici. La procura ha già aperto un’inchiesta per terrorismo mentre il ministro dell’Interno ha annullato tutti gli appuntamenti in agenda e si è recato sul luogo dell’attacco. Già a fine agosto Marsiglia era stata colpita da un attentato, quando un uomo si era lanciato con la sua auto contro una fermata dell’autobus, uccidendo una donna e ferendone gravemente un’altra. La notte scorsa ad Edmonton, in Canada, un uomo ha forzato un posto di blocco della polizia prima di guidare il suo furgone contro dei passanti nei pressi dello stadio di football. I feriti dell’attacco sarebbero sei, anche se non sono state diffuse notizie sulle loro condizioni di salute. Nel furgone è stata ritrovata una bandiera dell’Isis. Stando a quanto ricostruito dalla polizia locale, l’attentatore ha guidato il furgone preso a noleggio contro un posto di blocco, sbalzando via un agente di polizia, che ha accoltellato prima di proseguire la sua fuga. Si è diretto poi verso lo stadio della città dove ha investito 5 persone prima di essere arrestato.

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +20. Livorno (Italia, Europa) sereno +18. Samarra (Iraq, Asia) sereno +31Tsumeb (Namibia, Africa) parzialmente nuvoloso +32. Las Piedras (Dipartimento di Canelones, Uruguai, Sudamerica) parzialmente nuvoloso +17. Adamstown (Isole Pitcairn, Oceania) per lo più nuvoloso +17.


30 settembre   -94

La notizia del giorno.

Scoperti i neuroni che bloccano la fame.

Sono stati scoperti i neuroni che controllano in maniera diretta l’appetito, si chiamano “taniciti”e producono senso di sazietà quando avvertono la presenza di due specifiche molecole, l’arginina e la lisina, presenti soprattutto in determinati cibi. I taniciti sono un gruppo di neuroni presenti nell’ipo-talamo, una regione del cervello già nota agli scienziati per essere implicata nel controllo del peso, del metabolismo e dell’appetito. I ricercatori hanno scoperto che sulla superficie dei taniciti vi sono dei recettori specifici per gli amminoacidi, che non sono altro che i mattoncini di base delle proteine.  Si tratta degli stessi recettori presenti sulla lingua, sulle papille gustative, per sentire il gusto “umami”, che è il sapore caratteristico associato agli amminoacidi. Lavorando sui taniciti, resi fluorescenti per renderli visibili al microscopio, gli scienziati hanno scoperto che, non appena sentono la presenza degli amminoacidi, in particolare di arginina e di lisina, i taniciti si attivano rilasciando un messaggio di sazietà all’ipotalamo. La scoperta, frutto del lavoro di scienziati dell’università di Warwick, pubblicata sulla rivista Molecular Metabolis, potrebbe avere una duplice ricaduta nella lotta al sovrappeso: prediligere cibi ricchi di “arginina” e di “lisina” (ad esempio merluzzo, albicocche, avocado, mandorle, lenticchie ecc.), per favorire più rapidamente il senso di sazietà e sviluppare sulla base di questa cono-scenza diete specifiche; trovare in futuro farmaci capaci di attivare dall’esterno questi interruttori di sazietà presenti sui taniciti e quindi fermare la fame agendo su di essi.

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +22. Livorno (Italia, Europa) idem. Shenzhen (Guangdong, Cina, Asia) sereno con nuvolosità sparsa +28. Galkayo (Somalia, Africa) poco nuvoloso +34. Moengo (Suriname, Sud America) parzialmente nuvoloso +33Longford (Tasmania, Australia) sereno +8.


29 settembre   -95

La notizia del giorno.

Milano: esposti 25 capolavori di Caravaggio a Palazzo Reale.

800px-Caravaggio_-_La_Flagellazione_di_Cristo(Flagellazione di Cristo, 1607 – Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli)

Il 29 settembre si apre a Palazzo Reale a Milano una delle mostre più attese dell’anno “Dentro Caravaggio”, che espone una ventina di opere provenienti da alcuni dei musei più prestigiosi del mondo, dagli Uffizi al Met, dalla National Gallery al museo di Capodimonte. Il titolo è dovuto ai risultati dell’indagine diagnostica iniziata sulle 22 tele di Caravaggio conservate a Roma nel 2009 e poi continuata su altri 13 lavori grazie alla collaborazione del gruppo Bracco, che è stato insieme sponsor tecnico ed economico. Il catalogo, come la mostra curata da Rossella Vodret con il Comune di Milano, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, è multimediale: al catalogo cartaceo con tutte le opere è allegato un e-book con i video di tutte le scoperte fatte con le analisi diagnostiche. Chi visita la mostra può entrare nei capolavori di Caravaggio, prima ammirandoli dal vivo e poi andando dietro ciascuna tela per vedere un video che mostra le scoperte delle analisi. Si nota così che nella Flagellazione di Cristo Caravaggio aveva dipinto un frate all’altezza della spalla del flagellatore che poi ha cancellato. Si scopre che per ‘velocizzare’ il lavoro aveva smesso di preparare le tele con un fondo bianco, preferendone uno scuro su cui poi dipingeva le parti in luce. Secondo l’assessore alla Cultura, Filippo Del Corno, sarebbe importante fondare a Milano un centro di ricerca sul Caravaggio multimediale, in quanto nel 2009 si è scoperto il suo certificato di battesimo, con la conferma della sua nascita a Milano, resta da capire cosa abbia fatto dal 1592, quando lasciò la città, al 1596, quando arrivò a Roma.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

La grotta dell’Arcangelo Michele sul Gargano.

La grotta è venerata dal 490, anno in cui, secondo la tradizione, avvenne la prima apparizione dell’Arcangelo Michele sul Gargano. Si narra che un ricco signore del Gargano, Elvio, non potendo accedere all’antro per recuperare il suo cavallo, decise di ucciderlo scagliandogli una freccia con il suo arco, ma la freccia inspiegabilmente invertì la traiettoria e ferì il signorotto. Elvio si recò da Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, (oggi località nel comune di Manfredonia), per raccontare l’accaduto. Dopo averlo ascoltato, il vescovo indisse tre giorni di preghiera e di penitenza, al termine dei quali san Michele Arcangelo gli apparve in sogno dicendo: “Io sono l’Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta, io stesso ne sono vigile custode. Là dove si spalanca la roccia, possono essere perdonati i peccati degli uomini. Quel che sarà chiesto nella preghiera sarà esaudito. Quindi dedica la Grotta al culto cristiano.” Il vescovo non eseguì la richiesta dell’Arcangelo perché sul monte persisteva il culto pagano. Due anni dopo, nel 492, Siponto si trovava sotto assedio da parte delle orde del re barbaro Odoacre. Allo stremo delle forze il vescovo di Siponto ottenne dal nemico una tregua di tre giorni durante i quali si riunì insieme al popolo in preghiera e allora riapparve l’Arcangelo promettendo loro la vittoria. Rincuorati dal messaggio, gli assediati uscirono dalla città, dando inizio ad una furiosa battaglia accompagnata da una tempesta di sabbia e di grandine che si rovesciò sugli invasori e li costrinse a fuggire. In segno di riconoscenza tutta la popolazione di Siponto salì sul monte in processione. Ancora una volta, però, il vescovo non osò entrare nella grotta. Nell’anno 493, in seguito alla vittoria, il vescovo Lorenzo Maiorano, intenzionato ad eseguire l’ordine dell’Arcangelo di consacrare la spelonca a san Michele in segno di riconoscenza, si recò a Roma dal papa Gelasio I, il quale espresse un parere positivo sulla vicenda ordinandogli di entrare nella grotta e consacrarla insieme ai vescovi della Puglia dopo un digiuno di penitenza. Confortato da ciò, il vescovo eseguì l’ordine, ma l’Arcangelo apparve per la terza volta al santo vescovo annunciando che la cerimonia di consacrazione non sarebbe stata necessaria, poiché egli stesso aveva consacrato la grotta con la sua presenza. Il vescovo ordinò allora la costruzione di una chiesa davanti all’ingresso della grotta che venne dedicata all’Arcangelo Michele il 29 settembre 493. La sacra grotta ricevette nel corso dei secoli il titolo di “Celeste Basilica” e rimane fino ai giorni nostri un luogo di culto mai consacrato da mano umana. Nel 1656 tutta l’Italia meridionale era infestata dalla peste. L’arcivescovo lucchese Alfonso Puccinelli, non trovando altra soluzione per contrastare l’epidemia, si rivolse a san Michele con preghiere e digiuni. All’alba del 22 settembre, assorto in preghiera in una stanza del palazzo vescovile di Monte Sant’Angelo, avvertì come un terremoto e subito dopo San Michele gli apparve ordinandogli di benedire i sassi della sua grotta scolpendo su di essi il segno della croce e le lettere M. A. (Michele Arcangelo). Chiunque avesse devotamente tenuto con sé quelle pietre sarebbe stato immune dalla peste. L’arcivescovo eseguì l’ordine dell’Arcangelo e la città fu subito libera dalla peste. A ricordo e per eterna gratitudine del miracolo, l’arcivescovo fece innalzare un monumento al santo nella piazza della città, dove ancora oggi si trova, di fronte al balcone della stanza dove, secondo la tradizione, avvenne l’apparizione. L’iscrizione recita: “AL PRINCIPE DEGLI ANGELI – VINCITORE DELLA PESTE – PATRONO E CUSTODE – MONUMENTO DI ETERNA GRATITUDINE – ALFONSO PUCCINELLI – 1656”. L’arcivescovo Puccinelli fece anche scolpire una statua omologa con la pietra delle grotte vicine al luogo dell’apparizione da donare alla Repubblica di Lucca, sua città di origine, dove si trova tuttora nella chiesa di San Michele in Foro. A partire dal VII secolo l’area garganica nella quale sorgeva il santuario entrò a far parte dei domini Longobardi, poiché compresa nei territori del Ducato di Benevento. L’opera di conversione dei Longobardi, già avviata nel 589 dalla regina Teodolinda, venne completata sotto il regno di Cuniperto; il culto micaelico si sviluppò quindi entro un contesto di religiosità arcaica, in cui trovava grande seguito la venerazione di quei santi percepiti come affini alle divinità di ascendenza norrena della tradizione germanica. All’Arcangelo Michele furono infatti attribuite le medesime virtù guerriere di Odino, dio germanico della guerra, guida verso l’aldilà, nonché protettore degli eroi e dei guerrieri. Il Santuario di San Michele Arcangelo divenne quindi il principale centro di culto dell’Arcan-gelo dell’intero Occidente, modello per tutti gli altri e costituì una delle principali mete di pellegrinaggio della cristianità; è, infatti, uno dei tre maggiori luoghi di culto europei intitolati a San Michele, insieme alla sacra di San Michele in val di Susa, e a Mont-Saint-Michel in Normandia. Nel corso dell’XI secolo del santuario di San Michele Arcangelo si presero cura prima i Normanni, poi gli Svevi e gli Angioini. Anche San Francesco d’Assisi, nel 1216, si recò in visita alla grotta, ma non sentendosi degno di entrare, si fermò in preghiera all’ingresso, baciando la terra e incidendo su una pietra il segno di croce in forma di “T” (Tau). Il 25 giugno 2011 il Santuario di Monte Sant’Angelo è diventato Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO ed è entrato a far parte della World Heritage List. Il 5 gennaio 2014 la National Geographic Society (una delle più grandi istituzioni scientifiche ed educative non profit al mondo) ha riconosciuto la Grotta di San Michele Arcangelo come una delle più belle del mondo.

METEO

Roma (Italia, Europa) soleggiato +20. Livorno (Italia, Europa) soleggiato 18. Kerman (Regione di Kerman, Iran, Asia) sereno con nuvolosità sparsa +22Garissa (Kenya, Africa) sereno +31Mililani Town (Hawaii, Stati Uniti d’America) sereno +21. Daintree (Queensland, Australia) parzialmente nuvoloso +23.


28 settembre   -96

La notizia del giorno.

Denuncia di Greenpeace: foreste del nord rase al suolo per i fazzoletti di carta.

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Il rapporto “Wiping out the boreal” (“Spazzare via il boreale”) presentato ieri da Greenpeace International denuncia la distruzione di importanti aree della Grande Foresta del Nord, in Svezia, Finlandia e Russia, per ricavare polpa di cellulosa usata per produrre fazzoletti, carta igienica, asciugatutto e tovaglioli monouso. L’indice di Greenpeace è puntato in particolare contro Essity, il principale produttore di articoli di tessuto di carta in Europa, secondo nel settore a livello mondiale. I prodotti dei marchi legati all’industria svedese come Tempo, Lotus, Cushelle, Colhogar ed Edet vengono realizzati in parte proprio ricorrendo a cellulosa proveniente dalla deforestazione di questa vasta area verde. Il report di Greenpeace International mostra come Essity acquisti da Sca della polpa di cellulosa derivante da aree di foresta boreale ad Alto Valore di Conservazione, incluse le foreste vergini, zone che sono l’habitat di specie minacciate, come il lupo grigio e la lince. Inoltre Sca sostituisce gli alberi che taglia con piantagioni di pino contorto (Pinus contorta), specie arborea non autoctona, che altera l’ecosistema forestale e rende difficoltoso l’approvvigionamento di cibo per le renne e per il popolo Sami, la cui sussistenza è basata soprattutto sul pascolo di questi animali. Martina Borghi, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia, afferma: “Essity è tra i leader nella produzione di ’tissue’ e deve assumere la leadership anche nella lotta per salvare la Grande Foresta del Nord. Chiediamo quindi alla società di eliminare dalla propria filiera i fornitori coinvolti nella distruzione di aree importanti della corona verde del nostro Pianeta, assicurando in questo modo anche il rispetto dei diritti dei popoli indigeni.” La Grande Foresta del Nord, ovvero l’ecosistema forestale boreale, rappresenta quasi un terzo delle foreste rimaste sulla Terra, le vaste torbiere e il permafrost che la caratterizzano ne fanno il più grande deposito di carbonio tra gli ecosistemi terrestri del nostro Pianeta, rendendo questa foresta indispensabile nella lotta contro i cambiamenti climatici Bisogna evitare che venga rasa al suolo.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Brigitte Bardot, una “cattiva ragazza”, libera e spregiudicata, del Novecento.

               5f87097115cfc6368f04c83f052067e6  (Brigitte Bardot a 24 anni, in una famosa immagine del 1958 pubblicata sulla rivista Playboy)

Brigitte Anne Marie Bardot, nata a Parigi il 28 settembre di ottantatré anni fa, sex symbol, suo malgrado, è stata l’emblema della trasgressione rompendo, con il suo comportamento spregiudicato e libero gli schemi sessuofobici della cultura del tempo. La sua vita, anche oltre lo schermo cinematografico, è stata sempre all’insegna della libertà. Soprattutto sessuale. A quindici anni era già sulle pagine di “Elle” e tre anni dopo sposava Roger Vadim, il regista che la trasformò nella diva che tutti hanno conosciuto. Con lui girò nel 1956 “Et Dieu créa la femme”, in italiano sciaguratamente diventato “Piace a troppi”. Ma la storia con Vadim era già finita e nasceva la sua fama di “mangiauomini” mentre sul set s’innamorava del suo partner Jean-Louis Trintignant. I grandi amori della “ragazza del peccato” ne rafforzarono il mito: Sacha Distel, Jacques Charrier (che divenne il suo secondo marito e padre di Nicolas), Gilbert Bécaud, Serge Ginsburg (che per lei scrisse la scandalosa “Je t’aime moins plus”) e altri fortunati; amori vissuti nel segno della provvisorietà, senza sensi di colpa di chi prende ciò che vuole per chi, come lei, il sesso non è peccato. Il suo modo di essere autentico esternato con candore lascivo e disarmante, impudente e assolutamente libero rivoluzionò i costumi e le mode: le ragazze si vestivano e si pettinavano come lei, imitavano la sua camminata, diventavano intraprendenti, contestavano le grandi virtù borghesi, principalmente l’ipocrisia, diventavano sfacciate. Bastava dire B.B., il suo nome condensato in una sigla leggendaria, per sprigionare tra i giovani un’ansia di ribellione, di contagiosa frenesia vitale e rocambolesca alla maniera di James Dean di cui la Bardot era una grande ammiratrice. Non tutti sapevano però che l’attrice era anche una donna fragile e confusa a cui non piaceva il suo lavoro (odio il cinema), che soffriva di solitudine. Per questo si circondava di molte amicizie, “les copains” con i quali conduceva alla “Madrague”, un’appartata tenuta vicino a Saint Tropez, in cui  vive ancora oggi, una vita di gruppo, anticipando i tempi del modo di vivere dei giovani che da lì a poco insorgeranno nel “Maggio francese”. Altri amori: Frey, il miliardario Gunther Sachs, il playboy italiano Gigi Rizzi, il maestro di sci Christian Kalt fino all’industriale Bernard de Chiara d’Ormale, esponente del Fronte nazionale francese. Nel cinema B.B. veniva puntualmente censurata. Il suo erotismo nudo e, per oggi, purissimo provocava le proteste delle associazioni familiari e, ancora nel ’58, all’Expo di Bruxelles, una fotografia di Brigitte aveva fatto scandalo, ne erano seguiti interventi dell’Osservatore Romano. Lavorò con Jean-Luc Godard (Il disprezzo, 1963) e Louis Malle (Vita privata, (1961) accanto a Marcello Mastroianni e “Viva Maria!” del 1965 con Jeanne Moreau. All’età di quarant’anni, ormai aveva dato tutto al cinema, si ritirò definitivamente dallo schermo per dedicarsi incondizionatamente alla difesa degli animali destinando loro una Fondazione e la sua vita. Simone de Beauvoir, nel 1960, le dedicò un saggio il cui testo attualmente compare in italiano con il titolo “Brigitte Bardot e la sindrome di Lolita” nell’antologia “Quando tutte le donne del mondo …” di Einaudi. Eccone alcuni stralci: “Il suo orgoglio non è magico, ma aggressivo; nel gioco dell’amore, ella è ugualmente cacciatrice e preda; il maschio è oggetto come a sua volta lei per lui. È questo che ferisce l’orgoglio maschile: nei paesi latini gli uomini non sanno liberarsi dal mito della “donna-oggetto”; la naturalezza di Brigitte Bardot sembra loro più perversa di tutte le sofisticazioni. Disprezzare i gioielli, i belletti, i tacchi alti, rinunciare alla linea, è il rifiuto a costituirsi irraggiungibile idolo: è confermarsi a somiglianza dell’uomo, suo pari, è ammettere tra i due sessi una reciprocità di desiderio, di piacere. Perciò, pur negandosi affine a loro, senza dubbio perché le sembrano troppo cerebrali, Brigitte ha una certa parentela con le eroine di Françoise Sagan. Ma l’uomo si sente a disagio se invece di una bambola di carne, stringe tra le braccia un essere cosciente che lo osserva e lo vaglia; una donna libera è l’assoluto contrario di una donna facile. Nelle sue parti di giovinetta smarrita, di puttanella senza casa né tetto, Brigitte Bardot sembra facile preda di ogni desiderio: ma paradossalmente, ecco, rende timidi. Non è difesa da ricche acconciature, né da alcuna prestigiosa posizione sociale, ma c’è qualcosa di restio nel suo viso imbronciato, nel suo corpo vivace. “Lei capisce” mi diceva un francese del ceto medio “quando una donna piace a un uomo, bisogna che egli possa pizzicarle il sedere”. Il gesto tra il licenzioso e il familiare riduce la donna ad un oggetto disponibile a piacere senza che ci si debba preoccupare di ciò che accade nella sua testa, nel suo cuore, nel suo corpo. Ma Brigitte Bardot non ha la componente “buona ragazza” che permetterebbe di trattarla con tale licenziosa disinvoltura; nulla in lei è triviale: possiede una specie di spontanea dignità, e la serietà dell’infanzia. La differenza dell’accoglienza fatta a Brigitte negli U.S.A. e in Francia deriva in parte dal fatto che l’uomo americano non ha, come il francese, il gusto della licenziosità, è abituato a un certo rispetto della donna; la parità sessuale che il contegno generale di Brigitte Bardot asserisce senza enunciare, egli l’ammette ormai da anni; nello stesso tempo, per una quantità di ragioni spesso analizzate in America, egli prova avversione verso la donna-donna; in lei scorge un’antagonista, una mantide sacra, una tiranna. Si abbandonerà invece con entusiasmo alle grazie della “ninfa” nella quale ancora non si annunciano visibilmente e temute figure della moglie e della “madre”. In Francia, gran parte delle donne si fanno complici servili di questo sentimento di superiorità connaturato negli uomini, che preferiscono la loro passività all’altezzosa impudenza di Brigitte Bardot”.

Mary Titton

 METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +20. Livorno (Italia, Europa) sereno +18. Distretto di Bamiyan (Afghanistan, Asia) sereno +17Ziguinchor (Senegal, Africa) parzialmente nuvoloso +34. Ewa Beach (Hawaii, Stati Uniti d’America) sereno +25St Helens (Tasmania, Australia, Oceania) sereno +10.


27 settembre   -97

La notizia del giorno.

Arabia Saudita: le donne potranno guidare.

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L’Arabia Saudita era fino ad oggi l’unico stato al mondo in cui vigeva il divieto per le donne di guidare l’auto: un decreto emesso dal re Salman, che dovrebbe essere valido entro giugno 2018, ha concesso loro di prendere la patente. I nove mesi che ancora dividono le donne saudite dalla possibilità di mettersi al volante daranno il tempo al paese, dove vige una rigidissima separazione dei sessi, di adeguarsi a livello burocratico ed amministrativo e di organizzare corsi di scuola guida: entro trenta giorni è prevista la creazione di una commissione governativa ad hoc. È questo un enorme passo in avanti per le donne saudite, obbligate finora a spostarsi in auto solo con un autista o con un uomo della loro famiglia. Il desiderio di cambiamento era iniziato nel 2013, quando una decina di donne decisero di sfidare apertamente le regole mettendosi alla guida, ma furono fermate dalla polizia religiosa e vennero multate. Quel piccolo atto, tuttavia, segnò una rottura anche nell’opinione pubblica: da quel 26 ottobre di 4 anni fa attiviste del movimento femminile saudita cominciarono infatti a postare sul web alcuni video che le ritraevano al volante, militanti, tra cui anche diversi uomini, incoraggiarono poi le loro compagne a mettersi alla guida delle auto e a postare su Twitter le loro immagini con l’hashtag “#IWillDriveMyself”. Nel regno ultra conservatore rimangono ancora tanti tabù per le donne: sono infatti costrette a indossare, secondo una rigida interpretazione del Corano, una tunica nera che lascia scoperti solo gli occhi, inoltre restano ancora le restrizioni sulla libertà di movimento e di viaggiare da sole, oltre alla rigida separazione dei sessi in tutti gli ambiti pubblici, tranne che in quello familiare. Dalla sua salita al trono, nel gennaio del 2015, re Salman ha avviato una serie di riforme che hanno riguardato anche le donne. Solo due giorni fa, per la prima volta nella storia, l’Arabia Saudita ha, infatti, permesso alle donne di andare allo stadio per prendere parte alle festività dell’87esimo anniversario della fondazione del regno. Qualche mese prima, a maggio, è stata emessa l’ordinanza che permette l’accesso ai servizi governativi senza il consenso del coniuge o del “tutore” maschio. In Arabia Saudita non ci sono specifiche leggi che vietano alle donne di poter accedere a tali servizi, tuttavia alcuni organi ed uffici governativi richiedono che la richiesta venga presentata dal maschio. Un’ altra conquista si ebbe alla fine 2015 quando le saudite ebbero la possibilità di partecipare come candidate alle elezioni per i consigli municipali ed il riconoscimento per la prima volta del loro diritto di voto. Secondo quanto riporta il New York Times, il decreto attuale si deve all’erede al trono, il potentissimo principe Mohammed bin Salman, che è considerato il principale promotore della modernizzazione del regno e l’ideologo del progetto “Vision 2030”, che dovrebbe portare entro quella data il regno a diventare il più indipendente possibile dal petrolio.

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +20. Livorno (Italia, Europa) idem. Ulaangom (Mongolia, Asia) sereno +3Bafoussam (Camerun, Africa) pioggia +23. Bemidji (Minnesota, Stati Uniti d’America) nuvoloso +12Vaitape (Polinesia Francese, Oceania) per lo più nuvoloso +25.


26 settembre   -98

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

George Gershwin, il padre della giovane musica americana.
“Ho costruito la “Rapsodia” come una specie di caleidoscopio musicale dell’America”, confessò l’autore: “col nostro miscuglio di razze, il nostro favoloso brio nazionale, i nostri blues, la nostra follia metropolitana.”

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A cavallo del XIX, per alcuni decenni, la musica autenticamente americana non esistette: sagomata com’era sui modelli europei. Un Novecento americano meno istituzionale e riconosciuto di quello europeo, frammentario più che riconoscibile e non sempre onorato dalla storiografia progressista, perché sviluppato ai margini delle ortodossie, si stava via via formando. Singole creatività diedero vita a un sistema di inattesa e anticonformistica modernità. In alcuni casi queste esperienze individuali e spesso pioneristiche si coagularono. Non in scuole: quasi sempre i movimenti derivavano da sperimentazioni personali, a volte addirittura semiprofessionali. Poco accettate dall’ufficialità concertistica e dall’apparato culturale; discusse se non apparentemente rinnegate dal mercato (cioè dal pubblico ordinario) come dalla critica. Ma ben presto accanto ai più coscienziosi praticanti della sintassi d’importazione si manifestò una linea stilistica complementare che prevedeva l’inserimento di temi e ritmi di derivazione folklorica (quelli autoctoni e quelli afroamericani d’importazione) in strutture europee. Unitamente nacquero anche alcune espressioni caratteristiche (blues, gospel, spirituals) destinate a fornire l’ossatura sintattica e formale alla nascente letteratura jazz. Tra i primi musicisti importanti che seguirono consapevolmente l’integrazione dei diversi generi musicale c’è George Gershwin (Brooklyn, 26 settembre 1898 – Hollywood, 11 luglio 1937) che dalla canzone leggera approdò alla musica sinfonica e rappresentò in modo esemplare lo sviluppo della musica nordamericana dei primi decenni del Novecento. L’immediatezza espressiva dei suoi temi e la grande popolarità che raggiunse in vita ne fanno ancora oggi un simbolo del sogno americano: compositore, pianista, direttore d’orchestra, considerato l’iniziatore del musical statunitense, Gershwin ha saputo rappresentare magnificamente lo slancio vitale e l’intreccio di culture. Quando morì alla giovane età di 38 anni, all’apice della carriera, a Hollywood dove si era trasferito per seguire da vicino la lavorazione dei film per cui scrisse le colonne sonore rendendole universali, lasciò un numero impressionante di canzoni e una limitata, per quanto esemplare, produzione di musica da camera e per pianoforte “solo” in cui riluce un mondo sonoro altrettanto vario e coerente. I suoi concerti originalissimi in cui mescola le suggestioni del jazz al genere musicale sinfonico classico a momenti di improvvisazione, come in “Rapsodia in blu”, fanno scalpore e vengono eseguiti alla presenza dei musicisti più in vista del momento, da Rachmaninov a Stokowski, da Stravinskij a Sousa e così via. “Mi piace pensare alla musica come una scienza emozionale” e l’emozione è travolgente quando si ascolta la leggendaria impennata del clarinetto in “Rapsodia in blu” così come quando si ascolta “Summertime”, una delle arie più famose contenute nella composizione più ambiziosa di Gershwin, uno dei pochi esempi moderni di melodramma, “Porgy and Bess” e ancora quando la sceneggiatura di  “Un americano a Parigi” è magistralmente accompagnata da una partitura considerata un gioiello della musica del nostro secolo,  “sia per le qualità di originalità assoluta, sia per l’estrosità con cui viene reinventato il rapporto tra programma e musica”. A Broadway, a lui è dedicato Il George Gershwin Theatre.

Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) soleggiato +19. Livorno (Italia, Europa) idem ma +20. Haiphong (Hai Phòng, Vietnam, Asia) per lo più soleggiato +32Abeokuta (Nigeria, Africa) nuvoloso +26. Fort Worth (Texas, Stati Uniti d’America) nuvoloso +20. Coffs Harbour (Nuovo Galles del Sud, Australia) poco nuvoloso +20.


25 settembre   -99

La notizia del giorno.

Un uomo in stato vegetativo da 15 anni recupera uno stato minimo di coscienza.

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Un uomo di 35 anni in uno stato vegetativo persistente da 15 anni, condizione considerata ad oggi irreversibile, grazie alla “stimolazione del nervo vago”, è “migliorato”, passando a uno stato minimo di coscienza. Lo stato vegetativo è considerato irreversibile permanente, quando si protrae a lungo come nel caso del paziente di questo studio. I ricercatori hanno “riscritto” l’evoluzione di questo stato usando una tecnica di stimolazione del nervo vago, già in uso clinico con varie indicazioni tra cui l’epilessia: un pacemaker impiantato da neurochirurghi nel torace del paziente. Dopo un ciclo di stimolazioni l’uomo è uscito dallo stato vegetativo entrando in uno stato minimo di coscienza, il suo elettroencefalogramma ha cominciato a registrare segni di attività neurale ormai assenti da 15 anni: il paziente ha mostrato capacità di muovere occhi e testa a comando, seguire un oggetto con lo sguardo, rispondere a stimoli esterni. L’importante risultato ottenuto da Angela Sirigu dell’Istituto di scienze cognitive di Lione, che sembra stravolgere quanto si credeva finora rispetto all’esito di stati vegetativi permanenti, è stato pubblicato sulla rivista Current Biology. Con la PET, inoltre, gli esperti hanno visto la comparsa di nuove connessioni nervose, segno che il cervello resta plastico anche dopo anni di stato vegetativo. La scienziata si appresta ora a svolgere uno studio analogo su più pazienti per vedere quali e quanti miglioramenti sono possibili con la stimolazione.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

I vibranti blocchi di colore delle opere di Mark Rothko.

“Probabilmente ci sono ancora così tante annotazione che non riescono a spiegare i nostri dipinti. La loro spiegazione deve sorgere da una profonda esperienza tra immagine e osservatore. L’apprezzamento dell’arte è un vero matrimonio dei sensi. E come in un matrimonio, se non viene consumato si giunge all’annullamento”. (Mark Rothko).
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Nella “Teoria dei colori” di Goethe si legge: “Le forze spirituali che si nascondono nell’attività dei colori offrono un valido aiuto a pittori ed educatori nella ricerca di una coscienza nuova del fenomeno “colore”. “Chi vede per la prima volta le opere di Rothko, le creazioni appartenenti alla fase matura dell’attività pittorica dell’artista, non quelle che ancora  presentano tracce di figurativismo, si sente quasi preso in giro dall’autore: il primo pensiero è che ogni individuo è in grado di realizzare un simile dipinto, in cui non vi è la possibilità di riconoscere un soggetto preciso”. Al contrario, basta osservare, dal vivo, le opere di Rothko per capire che, il colore stesso è il soggetto che il pittore vuole rappresentare nella sua realtà più viva e attiva, nel suo movimento: si percepisce che il colore non è messo lì a ricoprire la superficie delle tele, diversamente esso è un interlocutore, “un’individualità” interattiva con l’osservatore. “Se si dà colore a una forma la si eleva sopra la quiete; essa viene immediatamente vivificata con ciò che nel mondo è anima perché il colore non appartiene soltanto alla forma, perché il colore che si dà alla forma colloca quest’ultima nell’intera connessione del suo ambiente, anzi, nell’intera connessione del mondo. Quando si colora una forma si dovrebbe quasi sentire che si va verso la forma in modo da dotarla di un’anima: viene insufflata anima in una figura morta quando questa viene vivificata con il colore (da Rudolf Steiner, ne “L’essenza dei colori”). Nel processo evolutivo dell’arte la necessità, per gli artisti, di indagare nuove forme espressive per rappresentare diversi livelli di coscienza acquisiti danno vita a numerosi movimenti. A New York, nell’immediato dopoguerra, prende forma il movimento dell’“Espressionismo astratto” che deriva il suo nome dalla combinazione dell’intensità emotiva e autoespressiva degli espressionisti tedeschi con l’estetica anti-figurativa delle scuole di astrazione europee come il Futurismo, il Bauhaus e il Cubismo sintetico in cui si aggiunge un’immagine di ribellione, anarchica, altamente idiosincratica e secondo il pensiero di alcuni, piuttosto nichilista.

Mark Rothko paintings hanging at Tate Modern in 2000

Interessante il commento critico di Angelica Gioelino in “Arte senza il corpo”, tratto da Artecray.ue che qui segnaliamo: “Mark Rothko (25 settembre 1903-25 febbraio 1970), artista appartenete al gruppo di pittori americani che insieme a Pollock, Gottlieb, de Kooning, Still, Kline, Newman e Motherwell è possibile inserire nella corrente dell’Espressionismo astratto, dove i sentimenti vengono espressi tramite l’azione pittorica. Colorfield Painting è il movimento culturale a cui appartiene Rothko, ovvero pittura delle campiture, in cui ad assumere il ruolo che fa da padrone è la forza scaturita dal colore suscitante emozioni. “La chiave per capire l’operato di Rothko dunque è proprio lo sguardo attento del pubblico in contatto con il dipinto. Il linguaggio figurativo astratto adoperato dal pittore nelle sue opere d’arte si esprime attraverso una relazione che coinvolge l’osservatore e il dipinto, le creazione cromatiche, caratterizzate da composizioni di colori rettangolari sfumate, sono un elemento di attrazione per lo spettatore, il quale viene imprigionato all’interno della composizione. Il pubblico è catturato dall’immensità dell’opera d’arte, la geometria dell’immagine e l’omogeneità del colore inducono la mente umana in un viaggio spirituale all’interno della creazione artistica, non si tratta di un viaggio allucinatorio, infatti i quadri di Rothko sono un emblema della rappresentazione della drammaticità, della tragedia esistenziale dell’artista stesso. È la tragedia del nascere, del vivere e del morire ad essere espressa dall’artista. Rothko è riuscito con la sua vena artistica a restituire alla pittura la qualità di suscitare atmosfere immateriali, un’atmosfera non terrena resa sublime grazie al colore e alla luce. Ciò non significa che l’artista sia riuscito ad andare oltre una normale tridimensionalità terrena, egli ha plasmato tramite l’utilizzo del colore un tonalismo non più legato alla raffigurazione naturalistica gli elementi”.

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image003Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +24. Livorno (Italia, Europa) idem. Sen Monorom (Cambogia, Asia) per lo più nuvoloso +25. Kousséri (Camerun, Africa) per lo più soleggiato +31. Fort Myers (Florida, Stati Uniti d’America) parzialmente nuvoloso +26. Città di Albany (Australia Occidentale) per lo più nuvoloso +11.


24 settembre   -100

La notizia del giorno.

Elezioni in Germania: vince la Merkel, ma arretra.

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Angela Merkel vince, ma perde voti e si attesta al 33%. Gli exit-poll delle elezioni tedesche danno, infatti, un calo dei partiti della grande coalizione (Spd 20,5%) e un buon risultato per l’estrema destra dell’Afd (12,6%), ridisegnando la mappa politica in modo drastico. Tornano in Parlamento i liberali (10,5%). I risultati definitivi saranno pubblicati tra qualche settimana. La cancelliera uscente, Angela Merkel, ha commentato l’esito del voto affermando: “Speravamo in un risultato migliore. Non era scontato rimanere primo partito dopo 12 anni di responsabilità.” Circa il risultato di Afd, gli estremisti di destra di Alternative fur Deuthschland, che con 95 seggi diventano la terza forza del Parlamento di Berlino, la Merkel ha detto: “faremo un’analisi approfondita, cercando di capire le paure” di quell’elettorato. La cancelliera ha poi auspicato “un’Europa più forte, capace anche di lottare contro l’immigrazione illegale.” L’avanzata di Afd rappresenta la sfida più grande per la Germania del dopoguerra e desta allarme nel Consiglio Ebraico che dichiara: “per la prima volta un partito populista di destra con forti punti in comune con la scena di estrema destra è stato votato per entrare nel Bundestag. Ci aspettiamo che le nostre forze democratiche facciano vedere il vero volto dell’Afd e mettano a nudo le loro vuote promesse populiste.” “Un giorno difficile e amaro per la socialdemocrazia – ha commentato Martin Schulz, leader dell’SPD, che, nonostante la storica sconfitta, vuole rimanere capo dell’Spd all’opposizione. Difficile la formazione del governo per la Merkel, al suo quarto mandato, l’unica possibilità al momento sembra la non semplice cosiddetta “Coalizione Giamaica” (dai colori: nero di Cdu/Csu, giallo dei liberali e verde dei Gruenen), ma le posizioni di Verdi e Liberali sono distanti su molti punti, come l’Ue e l’economia.

METEO

Roma (Italia, Europa) parzialmente nuvoloso +24. Livorno (Italia, Europa) idem. Vinh (Provincia di Nghe An, Vietnam, Asia) parzialmente nuvoloso +28Osogbo (Nigeria, Africa) per lo più nuvoloso +29. Orlando (Florida, Stati Uniti d’America) per lo più soleggiato +28Port Macquarie (Nuovo Galles del Sud, Australia) sereno +21.


23 settembre   -101

La notizia del giorno.

M5S: Di Maio è il candidato premier.

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Come previsto, alle 18:00, dal palco di Rimini, Beppe Grillo ha annunciato, per i pentastellati, la candidatura di Luigi Di Maio alla presidenza del Consiglio. I votanti delle primarie online sono stati 37.442 ed il vice presidente della Camera ha ottenuto 30.936 preferenze. Al secondo posto nelle primarie online c’è la senatrice Elena Fattori con 3.596 voti. Per i restanti sei candidati – Vincenzo Cicchetti, Andrea Davide Frallicciardi, Gianmarco Novi, Marco Zordan, Nadia Piseddu e Domenico Ispirato – solo poche centinaia di voti. Beppe Grillo si è detto “soddisfatto” per il numero di votanti, tra i parlamentari pentastellati, infatti, si nota come si tratti di una tra le più alte affluenze registrate. Grillo, passando il testimone a Di Maio ha pure dichiarato: “Non posso uscire, questo Movimento ce l’ho dentro, ce l’ho nel Dna. Starò sempre con voi. Ora c’è Luigi, che tratterà con gli imperatori del Giappone, se vincerà. Parlerà con un sacco di persone importanti, bisognerà stargli vicino, creare uno staff meraviglioso.” Il neocandidato, a sua volta, ha detto tra l’altro: “La responsabilità che mi avete affidato è grande ma tutti insieme ce la possiamo fare perché noi siamo il M5S e non dobbiamo mai dimenticarlo. Porterò avanti il mio ruolo con disciplina e onore. Il nostro sarà il governo della riscossa degli italiani. Formeremo una squadra di governo di cui essere orgogliosi … Gli italiani dovranno scegliere tra vivere e sopravvivere”. Ha poi aggiunto: “Noi saremo chiamati a formare una squadra di governo, per noi non esistono figure tecniche o politiche, esistono figure capaci. Formeremo la squadra di governo prima delle elezioni politiche, gli italiani non voteranno a scatola chiusa e non si ritroveranno leggi che non sono in nessun programma elettorale.” Rientrata, pare, la contestazione silenziosa di Fico, dopo un chiarimento con i vertici 5 Stelle nel backstage del palco di Italia, per Di Battista un video-intervento trasmesso dal palco di Italia 5 stelle, perché in procinto di diventare papà.

METEO

Roma (Italia, Europa) soleggiato +27. Livorno (Italia, Europa) soleggiato +26. Nanning (Guangxi, Cina, Asia) parzialmente nuvoloso +27Luena (Angola, Africa) parzialmente nuvoloso +32. Niagara-on-the-Lake (Ontario, Canada) parzialmente nuvoloso +25. Roma (Queensland, Australia) sereno con nuvolosità sparsa +22.


22 settembre   -102

La notizia del giorno.

Porto Rico: l’uragano Maria danneggia la diga di Guajataca.

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L’uragano Maria si è abbattuto su Porto Rico e rischia di causare la più grave catastrofe della storia dell’isola caraibica, provocando danni gravissimi a una delle dighe principali e un’evacuazione di oltre 70mila persone. Il cedimento è avvenuto alle 14:10 ora locale, le 21.10 italiane, allagando le cittadine di Isabela e Quebradillas. Il servizio meteo nazionale di Porto Rico ha lanciato l’allarme sulla diga di Guajataca, nella parte occidentale del Paese, che sta cedendo. La diga di 316 metri si trova su un lago artificiale di circa 5 chilometri quadrati ed è stata costruita alcuni decenni fa. Secondo le prime informazioni l’opera ha “subito un cedimento strutturale” e non si sa quanto possa ancora reggere. La situazione è comunque drammatica in tutta l’isola, dove manca la corrente elettrica e anche l’acqua, soprattutto quella potabile, comincia a scarseggiare. È cominciata l’evacuazione con gli autobus che stanno cercando di mettere in salvo le persone “il più rapidamente possibile”. Il governo ha parlato di situazione “estremamente pericolosa”. Il servizio meteo a San Juan ha precisato che, in base a quanto hanno riferito gli operatori, il crollo della diga sul lago Guajataca causerà inondazioni a valle.” Il bilancio dei morti nelle isole caraibiche per il passaggio dell’uragano Maria è a quota 27. Intanto l’uragano avanza e dopo la devastazione di Porto Rico punta a nord verso l’arcipelago delle Bahamas.

METEO

Roma (Italia, Europa) coperto +24. Livorno (Italia, Europa) parzialmente nuvoloso +23. Atollo Addu (Maldive, Asia) lievi rovesci di pioggia +27. Belet Uen (Somalia, Africa) parzialmente nuvoloso +34Logan (Utah, Stati Uniti d’America) per lo più nuvoloso +5. Coober Pedy (Australia Meridionale, Australia) sereno con nuvolosità sparsa +19.


21 settembre   -103

La notizia del giorno.

La Catalogna e il referendum per l’indipendenza.

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Il referendum sull’indipendenza della Catalogna del 2017 (in catalano, ufficialmente, referèndum d’autodeterminació de Catalunya) è un progetto di referendum programmato in Catalogna per il 1º ottobre 2017 per votare sull’indipendenza della regione. È promosso dalla Generalitat de Catalunya ed è stato indetto da una legge del Parlamento della Catalogna, secondo cui il voto dovrebbe avere natura vincolante, ma è invece contrastato dal governo spagnolo in carica, secondo cui la Costituzione della Spagna non consentirebbe di votare sull’indipendenza di alcuna regione spagnola e la consultazione sarebbe quindi illegale in quanto incostituzionale. Il referendum è diventato più complicato dopo il blitz della Guardia Civil, che ieri a Barcellona ha arrestato 14 dirigenti dell’amministrazione catalana e sequestrato 10 milioni di schede del referendum. Migliaia di persone sono rimaste assiepate per ore nel cuore di Barcellona, sulla Rambla, il centralissimo viale che conduce al porto antico, all’angolo tra la Rambla Catalunya e la Gran Via, dove si trova il ministero dell’economia della Generalitat, il governo catalano. A mezzanotte, nonostante la richiesta degli stessi leader dell’Assemblea Nazionale Catalana di abbandonare la protesta, c’erano ancora cinquecento manifestanti, che hanno continuato a bloccare l’accesso al ministero fino a quando non è stato aperto un varco per far uscire in maniera sicura gli agenti della Guardia Civil rimasti intrappolati all’interno. L’operazione è durata diverse ore e, dopo i primi scontri, ci sono stati anche feriti. Sette dei 14 dirigenti dell’amministrazione catalana, arrestati ieri nel blitz della Guardia Civil spagnola contro l’organizzazione del referendum, sono stati rimessi in libertà oggi dal tribunale di Barcellona, fra i sette ancora detenuti ci sono il braccio destro del vicepresidente Oriol Junqueras, Josep Maria Jové, e il responsabile dell’Agenzia Tributaria Catalana, Lluis Salvadò, vicesegretario del partito della sinistra repubblicana Erc. Intanto l’organizzazione del referendum va avanti secondo quanto affermato questa mattina dal vicepresidente catalano Oriol Junqueras che ha detto: “È evidente che non potremo votare come sempre, ma con il resto dei miei collaboratori cercheremo di essere responsabili e all’altezza delle circostanze.” Per il ministro catalano degli Esteri Romeva: “È uno scandalo, una ferita alla democrazia inaccettabile … Possono anche arrestarci tutti, voteremo.”

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

“Andatevene, non sono in grado di curarvi, non voglio rubarvi i soldi”. (Samuel Hahnemann rivolgendosi ai pazienti in sala d’attesa nel suo studio quando decise di non praticare più la professione medica rendendosi conto dell’inefficienza delle tecniche terapeutiche dell’epoca).

image001(Christian Friedrich Samuel Hahnemann, 1755-1843)

Nel lontano settembre del 1978 veniva pubblicato dalla Red Editore un accattivante volumetto, “Omeopatia”, del dottor Ruggero Dujany. Scritto in maniera semplice e briosa è divenuto nel tempo un classico autorevole, acuto e preciso anche per i medici che praticano questa medicina “alternativa”; una medicina che indica un punto di vista radicalmente diverso dalla mentalità ufficiale sulla salute e la malattia. “Se per la medicina ufficiale l’uomo è essenzialmente un “paziente”, aggregato di organi o di funzioni, l’omeopata pone invece al centro del proprio interesse la complessa unità psicofisica costituita dalla persona: della persona prende in considerazione i fattori ereditari, emotivi, ambientali, che, tutti insieme, costituiscono un sistema unitario fornito di una precisa individualità. La salute è allora la situazione di equilibrio globale propria di ogni singolo individuo, quando questo equilibrio si altera, l’intervento del medico consiste nel mobilitare le energie naturali e nello stimolarle a riconquistare, secondo una propria individuale dinamica, la situazione di benessere”. “Similia similibus curantur (i simili si curino coi simili) è la locuzione su cui si fonda il principio curativo omeopatico così come lo scoprì il fondatore dell’Omeopatia, Samuel Hahnemann. Tale scoperta si può riassumere così: ogni sostanza “medicinale” provoca nell’uomo sano quei sintomi che può curare nel malato e tale sostanza viene chiamata omeopatica (dal greco ómoios, simile e páthos, malattia, in quanto tale sostanza veniva usata per una malattia “simile” al suo potere tossico. Il termine opposto, allopatico, usato per medicina ufficiale, indica che questa usa rimedi diversi, állos, contrari alla páthos, malattia. Secondo Hahnemann, la guarigione consiste nel somministrare al malato l’essenza che a lui manca, essendo questa precipitata nella materia, cioè divenuta “grossolana”, e così materializzatasi come veleno sul piano corporale. L’effetto venefico non va quindi combattuto con mezzi altrettanto materiali, ma va piuttosto colmato con la medesima essenza, dopo averla riconvertita e innalzata a quel livello vibratorio, attraverso le succussioni esercitate sui medicamenti nel momento della loro preparazione che danno loro un’energia che viene poi moltiplicata dalla diluizione, di cui attualmente il paziente avverte la mancanza. Già Paracelso nel Cinquecento aveva sostenuto, nel suo “Paragranum” che “nessuna malattia può guarire per contrapposizione, ma solo grazie al suo simile”, principio che sfruttò tramite preparazioni alchemiche in grado di convertire il veleno in medicamento. Egli sosteneva che “Gli elementi non sono malati, è il corpo a cadere malato. Così lo scorpione cura il suo scorpione; l’arsenico il suo arsenico; il mercurio il suo mercurio; il cuore il suo cuore”. Anche secondo Edward Bach, seguace dell’Omeopatia e fondatore a sua volta della Floriterapia ispirata a principi affini afferma: “tutta la guarigione che non origina dall’interno è nociva, e la cura apparente ottenuta solo tramite metodi materialistici, ottenuta solo tramite l’azione di altri, senza l’aiuto di se stessi, può portare certamente sollievo fisico, ma danneggia la nostra natura più alta, poiché la lezione non è stata appresa e il difetto non è stato sradicato”. Insomma ristabilire la salute, per l’omeopatia, non significa eliminare i sintomi che angustiano il paziente ma riordinare, ristabilire l’integrità e l’equilibrio psicofisico dell’essere umano, restaurare la corrente vitale dell’individuo, la sua volontà. Al medico omeopatico ripugna che il paziente assuma un farmaco per un tempo indeterminato per “far tacere” un sintomo, che immancabilmente si ripresenta ogni volta che si cessa la cura. Ciò significa che la causa che produce quel sintomo è sempre funzionante e presente. La teoria omeopatica mira invece, con tutte le sue forze, ad eliminare la causa; il sintomo in sé, in fondo, non è il suo bersaglio principale. I sintomi sono come quelle luci rosse che si accendono per segnalare la presenza di un guasto; a nessuno verrebbe in mente di martellare una spia di allarme che lampeggia sul cruscotto di un’automobile, al contrario si ricerca la causa che ha prodotto quella segnalazione di avvertimento di qualcosa che si è rotto, non funziona più bene. Per chi volesse approfondire l’argomento, ecco una lettura edificante. Per i detrattori di un pensiero che travalica la materialità delle cose, Amen.

Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) per lo più soleggiato +24. Livorno (Italia, Europa) soleggiato +22. Giaffa (Tel Aviv, Israele, Asia) parzialmente nuvoloso +28Owerri (Nigeria, Africa) nuvoloso +27. Fairhope (Alabama, Stati Uniti d’America) soleggiato +26.  Kavieng (Papua Nuova Guinea, Oceania) per lo più nuvoloso +28.


20 settembre   -104

La notizia del giorno.

Roma: torna l’Apelettura, la biblioteca su tre ruote per i bimbi.

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L’“Apelettura” è un progetto innovativo di biblioteca mobile che, in oltre tre anni di attività, ha portato la lettura per i bambini in parchi, piazze, musei del centro, ma anche della periferia di Roma. Quest’anno sono coinvolti mille ragazzi e adulti. L’idea della responsabile della Biblioteca Centrale Ragazzi della Capitale, (la prima biblioteca per bambini nata a Roma), Annamaria Di Giovanni, è semplice ma efficace: una Apecar, il veicolo commerciale nato nel 1948 e che nel dopoguerra rimise in moto il piccolo commercio, carica di libri, percorre le strade della Capitale, proponendo a un pubblico di bambini e di adulti letture ad alta voce all’aria aperta, vetrine volanti con le ultime novità editoriali e mostre lunghe un giorno su autori, illustratori e temi legati al libro per bambini. A guidare la coloratissima Ape decorata con immagini di Antonella Abbatiello tratte dall’“Alfabeto delle fiabe” e ad animare le letture ad alta voce dall’Apelettura Giuseppe Pino Grossi, bibliotecario e attore con una spiccata capacità di relazionarsi ai bambini e un grande amore per loro. “Non è un’attività semplice – dice – soprattutto perché si tratta di riuscire a mantenere l’attenzione in luoghi aperti e il numero di bimbi è spesso elevato … Si ha la possibilità di ricreare la magia perché il libro ha questa funzione di portarli in un mondo immaginario pur lasciandoli lì seduti nella loro posizione, accanto ai loro amici o ai loro compagni.” Precisa poi: “Un’altra cosa molto bella è la possibilità di arrivare insieme ad adulti e bambini, ai ragazzi e ai loro genitori. Arrivare a un bimbo e un adulto che possano condividere l’ascolto e la visione di storie.” Una sezione a parte è quella che nasce dalla collaborazione con la Sopraintendenza: “L’apelettura. La biblioteca va al museo” con letture per le scolaresche dopo la visita in cinque musei di Roma: Palazzo Braschi, i Mercati Traianei, i Musei Capitolini, l’Ara Pacis e la Centrale Montemartini. Prossimi appuntamenti il 21 settembre a Villa Mercede e il 23 e il 29 settembre al centro culturale Elsa Morante al Laurentino 38.

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +20. Livorno (Italia, Europa) idem. Quetta (Pakistan, Asia) sereno +24Rustenburg (Sudafrica) soleggiato +31Scranton (Pennsylvania, Stati Uniti d’America) nuvoloso +21Rangiora (Canterbury, Nuova Zelanda, Oceania) lievi rovesci di pioggia +10.


19 settembre   -105

La notizia del giorno.

Terremoto di magnitudo 7.1 nel Sud del Messico.

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Un sisma di magnitudo 7.1, alle 13:14 ora locale (20:14 in Italia), ha colpito il Sud del Messico, a soli 12 giorni dall’ultimo, tragico terremoto costato quasi cento morti. Lo annuncia il Centro geologico degli Stati Uniti. L’epicentro del sisma è stato localizzato 8 km a sudest di Atencingo, nello Stato di Puebla, a una profondità di 51 km. Panico a Città del Messico, che dista circa 120 km dal luogo dell’epicentro. Migliaia di persone si sono riversate nelle strade della Capitale messicana, dove sono crollati 30 edifici e una scuola, sotto le cui macerie sono rimasti intrappolati non si sa quanti bambini, almeno uno dei piccoli è stato tratto in salvo. “Per favore, silenzio! Stiamo lavorando per salvare i piccoli!” è il grido dei responsabili della protezione civile messicana mentre, circondati dalla folla, tentano di trarre in salvo i bambini rimasti sepolti sotto le macerie. Almeno 80 i morti finora. Il traffico aereo verso l’aeroporto internazionale di Città del Messico, distante 123 chilometri dall’epicentro, è stato bloccato dopo il sisma. Il presidente del Messico ha convocato un meeting d’emergenza. Oggi in Messico si celebra l’anniversario del terremoto di magnitudo 8.0 che colpì il paese il 19 settembre del 1985, causando la morte di almeno 5mila persone. Il 7 settembre il Messico era stato colpito da un violento terremoto di magnitudo 8.1, registrato al largo delle coste messicane, che causò oltre 90 vittime.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

William Golding, celeberrimo autore de “Il Signore delle Mosche”.

“Gli uomini producono il male come le api producono il miele”. (William Golding)

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Il 19 settembre 1911 nasceva a St. Colomb Minor, in Cornovaglia William Golding e sempre in Cornovaglia, a Falmouth, moriva nel 1993. Lo scrittore, insignito del Premio Nobel per la Letteratura, ricevuto nel 1983, “per i suoi romanzi i quali, con la perspicacia dell’arte di una narrativa realistica e la diversità e universalità del mito, illuminano la condizione nel mondo di oggi” era un maestro elementare di simpatie steineriane. Condusse una vita piuttosto sregolata fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale che combatté come ufficiale della Marina britannica. Dopo il congedo riprese a insegnare e a scrivere finché il grande successo ottenuto dal romanzo “Il Signore delle Mosche” gli consentì di abbandonare il lavoro e di ritirarsi, a partire dal 1962, a vivere in campagna nella sua amata Cornovaglia. “Il ragazzo dai capelli biondi si calò giù per l’ultimo tratto di roccia e cominciò a farsi strada lungo la laguna. Benché si fosse tolto la maglia della scuola, che ora gli penzolava da una mano, la camicia grigia gli stava appiccicata addosso, e i capelli gli erano come incollati sulla fronte. Tutt’intorno a lui il lungo solco scavato nella giungla era un bagno a vapore. Procedeva a fatica tra le piante rampicanti e i tronchi spezzati, quando un uccello, una visione di rosso e di giallo, gli saettò davanti con un grido da strega; e un altro grido gli fece eco: “Ohè! Aspetta un po’!”. Qualcosa scuoteva il sottobosco da una parte del solco, e cadde crepitando una pioggia di gocce”. … Così inizia il romanzo “Il Signore delle Mosche”, di William Golding; il libro che, con il suo enorme successo, 14 milioni di copie vendute nei paesi di lingua inglese, entrò di diritto nella ristretta cerchia delle opere di alta letteratura che sono riuscite a realizzare tirature da bestseller di grandissimo consumo. Il romanzo di esordio dell’allora semisconosciuto William Golding uscì in Inghilterra nel 1954 grazie al caloroso appoggio di T. S. Eliot, ma il grande successo giunse con l’edizione economica negli Stati Uniti nel 1959, che divenne un vero e proprio oggetto di culto soprattutto per il pubblico giovanile. Nel romanzo un gruppo di ragazzi, naufraghi su un’isola tropicale a causa di un incidente aereo, nonostante i primi accordi e comprensioni di tipo democratizzante, in realtà, si scopre capace di generare solo malvagità e violenza. Il gruppo cade preda delle paure e delle insicurezze dei singoli che allentano il controllo razionale e lasciano emergere un’istintualità aggressiva e selvaggia: un’istintualità capace di distruggere qualsiasi forma di collaborazione o solidarietà, fino a un esito tragico che da un certo punto in poi appare davvero ineluttabile. Questa totale sfiducia nelle possibilità di convivenza pacifica dell’uomo è ulteriormente aggravata dal fatto che anche i genitori dei ragazzi sono a loro volta in guerra. Il libro, il cui titolo rimanda all’espressione biblica che indica Satana come il Signore delle Mosche, segnò tutta la carriera letteraria dello scrittore britannico. Esso non solo è un atto di accusa nei confronti della fiducia nella ragione, nel progresso e nella tecnologia pone al centro il tema del peccato originale, dei concetti del bene e del male per analizzare una profonda quanto sconsolata riflessione sui fondamenti antropologici della violenza e della brama di potere: la spirale di odio che travolge i ragazzi ha come unico esito possibile il male. Per contro resta proverbiale l’apprezzamento e la stima che il grande scrittore britannico esprimeva verso le donne, di loro diceva: “Credo che le donne siano pazze a pensare di essere uguali agli uomini. Sono molto superiori, da sempre. Qualunque cosa tu dia ad una donna, lei la migliora. Se le dai dello sperma, lei ti dà un bambino; se le dai un’abitazione lei crea una casa; se le dai del cibo lei crea un pasto; se le dai un sorriso lei ti darà il suo cuore. Le donne moltiplicano e migliorano i doni che ricevono”. Dopo il “Signore delle Mosche”, Golding scrisse numerosi romanzi, fra cui “Le due morti di Christopher Martin” (1965), “Caduta Libera” (1959), “La piramide”(1967), “Oscuro visibile” (1979), la trilogia costituita da “Riti di Paesaggio” (1980), “Calma di vento” (1987), “Fuoco sotto coperta” (1989) e un dramma teatrale “Farfalla d’ottone” (1958).

Mary Titton

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18 settembre   -106

La notizia del giorno.

Bimba di un anno uccisa da due pitbull di famiglia.

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A Flero, in provincia di Brescia, una bambina di poco più di un anno, Victoria, è morta in serata per le ferite alla testa dopo essere stata sbranata da due pitbull che non le hanno lasciato scampo. Inutile il tentativo del nonno, anche lui ferito dai morsi, di difendere la nipotina. La mamma della piccola, bresciana di 22 anni, non era in casa, mentre il padre, di origini albanesi, lavora all’estero, in Germania dove si è trasferito dopo aver perso il lavoro in Italia. La bimba era sola in casa con il nonno, è uscita nel piccolo giardino lastricato per giocare con i suoi due cani quando gli animali l’hanno aggredita e uccisa; non è chiaro che cosa abbia fatto scattare il raptus dei due cani. Quando i carabinieri sono arrivati nella villetta a schiera in via XX settembre, zona residenziale del paese, hanno dovuto abbattere i due pitbull che impedivano ai militari l’ingresso in casa. Il nonno materno è stato ricoverato in ospedale, ma non è in pericolo di vita. Una tragedia annunciata per il Codacons, che commenta: “La questione dei cani aggressivi e potenzialmente pericolosi per la salute dell’uomo deve essere affrontata una volta per tutte; da anni chiediamo di prendere provvedimenti ma le istituzioni rimangono immobili a guardare bambini sbranati da cani. Sono assolutamente indifferenti le dinamiche che hanno causato l’aggressione di Flero, perché è indubbio che esistano razze di cani potenzialmente pericolosi per l’uomo. Indipendentemente dall’educazione che si dà al proprio animale, è universalmente riconosciuto che alcune specie, come i pitbull o i rottweiler, per le loro caratteristiche proprie (potenza, robustezza, dentatura) possono provocare ferite letali in caso di morsicatura. Per tale da anni chiediamo un patentino obbligatorio per chi possiede cani particolarmente potenti e potenzialmente pericolosi. Il morso di un volpino, infatti, non causa certo le stesse ferite del morso di un rottweiler o di un pitbull. L’aver eliminato la lista delle 17 razze di cani a rischio introdotte dall’ex Ministro Sirchia ha di fatto cancellato qualsiasi obbligo per i loro proprietari.”

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Jimi Hendrix e l’era dell’Acquario. “Quando i sogni parvero diventare realtà e i ragazzi di ogni parte del mondo provarono l’infinita ebbrezza di quello che fu chiamato “l’assalto al cielo”.

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“Quando il potere dell’amore supererà l’amore per il potere si avrà la pace”. Jimi Hendrix. Il 18 settembre 1970 Jimi Hendrix venne trovato morto nell’appartamento che aveva affittato al Samarkand Hotel a Londra. La sua ragazza, presente nella stanza al momento del fatto, racconta di come Hendrix sia soffocato da un improvviso conato di vomito causato da un cocktail di alcool e tranquillanti; non è chiaro se il chitarrista sia morto nottetempo, come asserito dalla polizia, o se fosse ancora vivo all’arrivo dell’ambulanza e sia soffocato durante il trasporto in ospedale a causa del sopraggiungere di vomito in assenza di un supporto sotto la sua testa. Hendrix moriva. “Cinque anni e quattro album. Un lampo, un immenso bagliore luminoso che cambiò per sempre le sorti del rock”. Il più grande chitarrista di tutti i tempi, secondo la classifica stilata nel 2011dalla rivista “Rolling Stone, fu uno dei maggiori innovatori nell’ambito della chitarra elettrica. Durante la sua parabola artistica, tanto breve quanto intensa, si rese precursore di molte strutture e del sound di quelle che sarebbero state le future evoluzioni del rock attraverso un’inedita fusione di blues, rhythm and blues/soul, hard rock, psichedelia e funky. Hendrix non fu solo un genio musicale fu anche uno dei più carismatici protagonisti del suo tempo, negli anni della Swinging London, del “Festival di Monterey, nel’67, il primo grande raduno rock, del Festival di Woodstock nel 1969 in cui “la cultura giovanile nata all’alba degli anni ’60 raggiungeva il suo culmine, esplodeva in tutto il mondo sospinta da  un’utopia secondo la quale il mondo poteva essere ridisegnato da concetti ingenui, semplici, ma profondamente rivoluzionari: l’eguaglianza, la gioia, la creatività e, ovviamente l’amore, di tutti verso tutti”. Gli anni della controcultura “in cui “improvvisamente, sembrava che si dovesse discutere di tutto e mettere in dubbio ogni certezza: la famiglia, lo stato, l’esercito, il lavoro, la cultura. Il mondo giovanile sembrò prendere il sopravvento, sembrò poter imporre la propria agenda, i propri bisogni, le proprie aspettative. “Vogliamo il mondo e lo vogliamo adesso” urlava Jim Morrison e, insieme a lui lo urlavano centinaia di migliaia di ragazzi, da Milano a Berlino, da Londra a Tokyo …”, come è ricordato da Ernesto Assante ne “I giorni del Rock”, ed. White Star. Una gioventù che si interrogava sui reali bisogni dell’uomo contro un sistema istituzionalizzato, funzionale ai meccanismi del potere e al mercato prim’ancora che al rispetto delle libertà individuali, della solidarietà e della condivisione. Una gioventù libera, scomoda per il pensiero conservatore stroncata dalla droga, che circolava come un’arma contro il dissenso, dagli eccessi, dalla protesta senza limiti. “Noi facciamo della musica libera, dura, che picchi forte sull’Anima in modo da aprirla” (Hendrix). Le esibizioni di Hendrix sono entrate di prepotenza nell’immaginario collettivo: il suo esordio al festival di Monterey in cui concluse la performance dando fuoco alla sua chitarra davanti a un pubblico allibito, e la chiusura del festival di Woodstock, durante la quale, con dissacrante visionarietà artistica, reinterpretò l’inno nazionale statunitense in modo provocatoriamente distorto e cacofonico che lui, però, definì bellissimo e che fece di lui uno dei maggiori critici riguardo alla guerra del Vietnam: “Hendrix si accanì sul tema dell’inno in maniera selvaggia, intervallando con feroci simulazioni sonore dei bombardamenti e dei mitragliamenti sui villaggi del Vietnam, sirene di contraerea ed altri rumori di battaglia, il tutto avvalendosi della sua sola chitarra”. Hendrix di sé diceva: “Tecnicamente non sono un chitarrista, tutto quello che suono è verità ed emozione”. Quel bambino, nato nel 1942, a Seattle da padre di origini afro-native (da parte della madre di nobile stirpe Cherokee) e madre afroamericana, completamente autodidatta (si era formato musicalmente sui dischi blues di Robert Johnson e B.B. King, Muddy Waters e Howlin’ Wolf) e, morto quarantasette anni fa, resterà indimenticabile. “Hey Joe”, Foxy Lady, la sua amatissima Fender Stratocaster, quella suonata con i denti, dietro la schiena, contro l’asta del microfono e contro l’amplificazione e infine data alle fiamme, come in un sacrificio catartico e trasfigurante, verso un “assalto al cielo”, brilleranno sempre in molti di noi. 

Mary Titton

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17 settembre   -107

La notizia del giorno.

Gp di Singapore: le Ferrari fuori poco dopo il via.

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Nel GP di Singapore, poco dopo la partenza, per un clamoroso incidente le due rosse di Vettel e Raikkonen sono andate fuori e si sono dovute ritirare. È successo tutto nei primi metri di gara, sotto la pioggia, che però è stata solo concausa di quanto accaduto. La dinamica è stata sostanzialmente questa: Vettel non è partito benissimo, al suo fianco Max Verstappen. Appena Vettel legittimamente si è spostato sulla sinistra, andando a difendere la sua posizione sulla Red Bull, Verstappen si è spostato sulla sinistra, senza accorgersi che arrivava come una scheggia Raikkonen con l’altra Ferrari, e lo ha toccato danneg-giandolo seriamente. Il contatto della Red Bull di Verstappen con la SF70-H di Kimi ha innescato una carambola che ha danneggiato anche la rossa di Vettel, che dopo poche curve è andata in testacoda sbattendo il muso contro il muretto e costringendo il pilota tedesco al ritiro. I commissari di gara, a fine GP, hanno decretato che si è trattato di un incidente di gara in cui è stato impossibile attribuire in modo univoco responsabilità specifiche. Così restano soltanto gli amari rimpianti della Ferrari. Intanto Lewis Hamilton, che scattava dalla quinta posizione, ha vinto il GP e ora, a 6 prove dalla fine, ha 28 punti di vantaggio su Vettel. Hamilton si è guadagnato la vittoria grazie a uno scatto perfetto con cui ha superato Ricciardo e non deve essergli parso vero vedere davanti a lui la Ferrari di Vettel girarsi e uscire dopo pochi metri. Inseguito dall’australiano e dal compagno di squadra Valtteri Bottas, ha poi gestito la gara fino al traguardo ed è arrivato primo, secondo Daniel Ricciardo con la Red Bull e terzo Valtteri Bottas con l’altra Mercedes. Ora sarà difficilissima la rincorsa della Ferrari e di Vettel, che prima della pausa estiva era in cima alla classifica del Mondiale.

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Roma (Italia, Europa) nuvoloso +24. Livorno (Italia, Europa) nuvoloso +23. Singapore (Asia) per lo più nuvoloso +26. Axum  (Etiopia, Africa) per lo più nuvoloso +24. Fort Lauderdale (Florida, Stati Uniti d’America) soleggiato +26. Tavua (Figi, Oceania) nuvoloso +23.


16 settembre   -108

La notizia del giorno.

Nella “Gioconda americana” di Leonardo la storia di Ginevra Benci.

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Nel quadro realizzato da Leonardo da Vinci, conosciuto come la “Gioconda americana” ed esposto alla National Gallery di Washington, si nasconde la storia di Ginevra Benci, figlia di un ricco banchiere, raffigurata nel ritratto nell’imminenza delle nozze. Dieci anni di ricerche, prove e controprove hanno portato alla scoperta di una storia che sa di romanzo, scritta cinquecento anni fa da Leonardo giocando con parole e figure. A scoprirla la ricercatrice italiana Carla Glori, la cui ricerca scientifica sarà pubblicata su Academia Edo. Il motto “virtutem forma decorat” che compare nella ghirlanda dipinta sul retro del quadro, rivela, anagrammandolo, 50 frasi, tutte firmate Vinci; le frasi, messe insieme, raccontano la storia drammatica di Ginevra Benci, una ragazza che ama un uomo e che è obbligata a sposarne un altro che detesta, mentre il suo amante è costretto ad essere un testimone impotente ed è condannato a subire le conseguenze del “contratto matrimoniale” (il “foedus” qualificato con la parola latina “fraus”). La chiave per risolvere il tutto è stato aggiungere al motto “virtutem forma decorat” la parola latina iuniperus, il rametto di ginepro che compare al centro del motto, simbolo di purezza. Vengono fuori cinquanta frasi che, decifrate e collegate insieme, formano un testo coerente e significativo, coincidente con la storia documentata di Ginevra alla data del 1474, quando il notaio Simone Grazzini da Staggia stipulò in Firenze il suo contratto matrimoniale datato 15 gennaio 1473. Il promesso sposo era Luigi di Bernardo Niccolini, un vedovo di quindici anni più anziano, l’amante sarebbe stato l’ambasciatore veneziano Bernardo Bembo, arrivato a Firenze nel 1475. Nel dipinto datato tra il gennaio 1475 e il giugno 1476, la ghirlanda con in mezzo un rametto di ginepro assieme al motto starebbe a rappresentare l’apoteosi della virtù di Ginevra sposa. Ma la scoperta della Glori racconta un’altra storia. E la stessa National Gallery di Washington ha scoperto con i raggi infrarossi che sotto il motto dipinto si cela un’altra frase, il motto del Bembo: “virtus et honor” (la bellezza adorna la virtù) e la ghirlanda, senza il rametto di ginepro, palma e alloro, è il simbolo nobiliare dello stesso Bembo. L’identificazione del Bembo, definito eruditus, optimus, orator, poeta … è immediata. Lo sposo Luigi Niccolini viene definito ferus, rudis, usurpator.

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Roma (Italia, Europa) sereno +26. Livorno (Italia, Europa) sereno con nuvolosità sparsa +25. Qom (Regione di Qom, Iran, Asia) soleggiato +28. Malanje (Angola, Africa) parzialmente nuvoloso +22. Williamsburg (Virginia, Stati Uniti d’America) parzialmente nuvoloso +22. Blenheim (Marlborough, Nuova Zelanda, Oceania) sereno con nuvolosità sparsa +10.


 15 settembre   -109

La notizia del giorno.

Londra: esplosione a Parsons Green nella metropolitana, 22 feriti.

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Stamattina, alle 8:20, in piena ora di punta, un ordigno artigianale è esploso in un treno della metropolitana che stava arrivando nella stazione di Parsons Green. Una “palla di fuoco”, sprigionatasi da un ordigno rudimentale su un vagone della metropolitana londinese fermo nella stazione di Parsons Green, ovest di Londra, ha scatenato il panico tra i pendolari che stamani affollavano il treno e ha causato bruciature al viso e ai capelli di molti di loro. Secondo i media britannici, sono stati visti dei “contenitori con esplosivo” all’interno del vagone in cui si è verificata l’esplosione. I passeggeri, tra cui c’erano molti bambini che stavano andando a scuola, terrorizzati, sono fuggiti dando vita ad una pericolosa calca quando il treno si è fermato alla stazione: sono saltati fuori dalle carrozze e si sono messi a “correre per la loro vita”, come ha scritto un testimone in un tweet. Alcuni – racconta un altro testimone – sono caduti nella calca del fuggi-fuggi all’interno della stazione. Ventidue i feriti. Lo scrive la stampa britannica che pubblica le foto, circolate su Twitter, di un secchio bianco in fiamme, accanto alla porta del vagone della District Line, dal quale escono dei fili e quelli che sembrano contatti elettrici. Secondo quanto riferito da fonti dell’antiterrorismo britannico alla Bbc, gli inquirenti stanno lavorando all’inchiesta sull’esplosione considerandola come “un atto di terrorismo”. La polizia britannica ha identificato un sospetto grazie a immagini delle telecamere a circuito chiuso disseminate in gran numero in tutte le stazioni nella capitale britannica. Il sindaco di Londra Sadiq Khan ha detto che in città è in corso una “caccia all’uomo”, senza però specificare per ragioni di sicurezza se riguardi una o più persone.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

L’assassinio di don Pino Puglisi.

800px-Card_Ruffini_con_Padre_Puglisi_giovanissimo(A destra il giovanissimo Pino Puglisi con il cardinale Ernesto Ruffini)

La sera del 15 settembre 1993, giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno (era nato a Palermo, nel quartiere Brancaccio, il 15 settembre 1937), veniva assassinato, mentre tornava a casa, con un colpo di pistola alla nuca, don Giuseppe Puglisi, meglio conosciuto come Padre Pino Puglisi o 3P, parroco della Chiesa di San Gaetano e docente di religione al Liceo classico Vittorio Emanuele di Palermo. Divenuto sacerdote, nel 1962 era stato nominato vicario cooperatore presso la parrocchia del Santissimo Salvatore nella borgata di Settecannoli, limitrofa a Brancaccio, e successivamente rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi. Nel 1963 fu nominato cappellano presso l’orfanotrofio Roosevelt e vicario presso la parrocchia Maria Santissima Assunta a Valdesi, borgata marinara di Palermo. Fu in questi anni che Padre Puglisi cominciò a esrcitare la sua attività educativa rivolta particolarmente ai giovani. Il 1º ottobre 1970 venne nominato parroco a Godrano, un paesino della provincia palermitana che in quegli anni era interessato da una feroce lotta tra due famiglie mafiose. L’opera di evangelizzazione del prete riuscì a far riconciliare le due famiglie. Dal 29 settembre 1990 era parroco di San Gaetano, nel quartiere Brancaccio di Palermo, controllato dalla criminalità organizzata attraverso i fratelli Graviano, capimafia legati alla famiglia del boss Leoluca Bagarella. Don Puglisi combattè qui la sua lotta alla mafia: egli non tentava di portare sulla giusta via coloro che erano già entrati nel vortice della malavita, ma cercava di non farvi entrare i bambini che vivevano per strada e consideravano i mafiosi degli idoli, persone che si fanno rispettare; attraverso attività e giochi, faceva capire loro che si può ottenere rispetto dagli altri senza essere criminali, semplicemente per le proprie idee e i propri valori, tolse così dalla strada ragazzi e bambini che, senza il suo aiuto, sarebbero stati risucchiati dalla vita mafiosa e impiegati per piccole rapine e spaccio. A gennaio 1993 aveva inaugurato il centro “Padre Nostro”, punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere. Nella parrocchia di San Gaetano don Puglisi svolgeva una costante predicazione contro la mafia, a cui dava fastidio per il suo apostolato, la sua azione contro i trafficanti di droga, le omelie di condanna di Cosa Nostra. Il fatto che lui togliesse giovani alla mafia fu la principale causa dell’ostilità dei boss, che lo consideravano un ostacolo e decisero di ucci-derlo dopo una lunga serie di minacce di morte di cui don Pino non parlò mai con nessuno. Due mesi prima dell’agguato aveva subito un’ intimidazione mafiosa: di notte gli avevano parzialmente bruciato la porta della Chiesa. Il 15 settembre 1993, alle 22:45, venne ucciso davanti al portone di casa, in Piazzale Anita Garibaldi, traversa di Viale dei Picciotti nella zona est di Palermo. Sulla base delle ricostruzioni, don Pino Puglisi era a bordo della sua Fiat Uno di colore bianco e, sceso dall’automobile, si era avvicinato al portone della sua abitazione. Qualcuno lo chiamò, lui si voltò mentre un altro gli scivolò alle spalle e gli esplose uno o più colpi alla nuca. Fu una vera e propria esecuzione mafiosa. I funerali si svolsero il 17 settembre. I pentiti hanno rivelato che a ordinare il delitto furono i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, boss del quartiere, l’agguato fu affidato a un “commando” guidato dal killer Salvatore Grigoli che, dopo essersi pentito, ha accusato come suoi complici Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone, che avrebbero svolto funzioni di appoggio, e il “reggente” della cosca Nino Mangano, che avrebbe organizzato la spedizione di morte. Grigoli ha raccontato che, quando Don Pino Puglisi capì che stava per ucciderlo, disse “me l’ aspettavo”, e gli sorrise. La Cassazione ha reso definitive le condan-ne all’ergastolo per i fratelli Graviano, boss della borgata di Brancaccio, accusati di avere ordinato l’uccisione del sacerdote e quella a 16 anni per il killer pentito Salvatore Grigoli, che ha confessato di avere sparato a Puglisi. Condanne all’ ergastolo anche per Spatuzza, Lo Nigro, Giacalone e Mangano. Sulla sua tomba, nel cimitero di Sant’Orsola a Palermo, sono scolpite le parole del Vangelo di Giovanni: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Il 2 giugno 2003 qualcuno murò il portone del centro “Padre Nostro” con dei calcinacci, lasciando gli attrezzi vicino alla porta. Don Giuseppe Puglisi è ricordato ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell’Impegno di Libera, la rete di associazioni contro le mafie, che in questa data legge il lungo elenco dei nomi delle vittime della mafia. E’ stato beatificato il 25 maggio 2013 nel Foro Italico di Palermo. Lo scrittore Alessandro D’Avenia, che non fu direttamente allievo di don Puglisi, ma fu presente a svariate supplenze al liceo classico Vittorio Emanuele, nel 2014 ha dedicato il suo libro “Ciò che inferno non è” proprio alla figura del presbitero che molto lo colpì negli anni dei suoi studi liceali. Il cantautore palermitano Pippo Pollina gli ha dedicato il brano “E se ognuno fa qualcosa”, all’interno dell’album L’appartenenza (2014). L’attore teatrale Christian Di Domenico porta in scena a partire dal 2013 in tutta Italia uno spettacolo dedicato alla sua memoria, “U’ Parrinu”. La figura del sacerdote ucciso dalla mafia è ricordata anhe nel film di Roberto Faenza “Dritto sulle righe storte”, nel quale Luca Zingaretti veste i panni di Don Pino. Le parole di papa Francesco il 26 maggio 2013: “ Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare, dedito specialmente alla pastorale giovanile. Educando i ragazzi secondo il Vangelo vissuto li sottraeva alla malavita e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo. In realtà però è lui che ha vinto con Cristo risorto.”

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +26. Livorno (Italia, Europa) sereno +25. Iloilo (Provincia di Iloilo, Filippine, Asia) per lo più nuvoloso +28Béni Mellal (Marocco, Africa) soleggiato +19. Joliet (Illinois, Stati Uniti d’America) pioggia +18Vanimo (Papua Nuova Guinea, Oceania) per lo più nuvoloso +29.


14 settembre   -110

La notizia del giorno.

Chikungunya: 17 i casi nel Lazio. Stop ai donatori di sangue.

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Aumentano ancora i casi di Chikungunya nel Lazio e a Roma, mentre la sindaca Virginia Raggi ordina la disinfestazione contro la zanzara tigre nelle zone dove si sono verificati. La Regione Lazio rende noto che “sono 17 i casi accertati dal Servizio Regionale di Sorveglianza Malattie Infettive (Seresmi), 6 a Roma. Di questi 17 dieci casi sono residenti o riportano un soggiorno nel Comune di Anzio, e sette casi non risultano aver viaggiato in Italia o all’estero nei 15 giorni precedenti l’esordio dei sintomi.” La malattia virale, portata dalle zanzare tigre infette, si è manifestata soprattutto ad Anzio, sul litorale a sud di Roma, ma anche nella capitale i casi salgono di numero. La malattia si manifesta con forti dolori articolari, febbre alta e in un secondo tempo pustole, non è mortale, ma può diventare pericolosa in soggetti deboli, come bambini o anziani. Il Centro nazionale sangue dell’Istituto superiore di sanità ha sospeso le donazioni di sangue nel territorio della Asl Roma 2 (la metà sud ed est della città, 1,2 milioni di abitanti), come già deciso ad Anzio. Nel resto del Lazio, al sangue raccolto sarà applicata una quarantena di 5 giorni, se il donatore ha soggiornato nei due Comuni colpiti. La sindaca Raggi ha firmato l’ordinanza “per contrastare l’emergenza sanitaria dovuta ai casi sospetti e accertati di Chikungunya trasmessi dalla zanzara tigre, non solo su suolo pubblico, ma anche su quello privato”. “Non c’è stato alcun ritardo”, dice Pinuccia Montanari, assessore all’Ambiente del Comune, “procediamo a effettuare tutti gli interventi necessari, sia larvicidi che adulticidi (su larve e esemplari adulti di zanzare, ndr), in tutte le aree urbane nelle quali si sono verificati i casi notificati dalle Asl. I prodotti utilizzati sono a bassissima tossicità, non irritanti e a bassa persistenza ambientale.” Otto le zone a rischio, quasi tutte a Roma sud, con qualche eccezione, come nel caso di Torrevecchia (periferia nord-ovest), da cui è arrivata una delle segnalazioni di contagio.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

14 settembre 1938. Nasce Tiziano Terzani, uno dei massimi scrittori italiani di viaggi del XX secolo, appassionato cronista del proprio tempo, entusiasta ricercatore della verità degli avvenimenti, dei suoi protagonisti e degli uomini suoi compagni di viaggio fisico e spirituale: una mente tra le più lucide, progressiste e non violente di inizio XXI secolo.

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Terzani, per oltre trent’anni, aveva vissuto in Asia lavorando come corrispondente per il settimanale tedesco “Der Spiegel”. Era vissuto a Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo, Bangkok e dal 1994 si era stabilito in India, con la moglie Angela Staude, scrittrice e i loro due figli. Era un profondo conoscitore del continente asiatico ed uno dei giornalisti italiani a godere di maggior prestigio a livello internazionale. Il primo dei suoi numerosi libri (tradotti in varie lingue) che trattano della sua esperienza di giornalista, viaggiatore e osservatore è stato “Pelle di leopardo” (1973), dedicato alla guerra in Vitnam. “La guerra è una cosa triste, ma ancora più triste è il fatto che ci si fa l’abitudine. Il primo morto, quando l’ho visto, stamani, rovesciato sull’argine di un campo con le braccia aperte, le mani magrissime piene di fango e la faccia gialla, di cera, mi ha paralizzato. Gli altri, dopo, li ho semplicemente contati, come cose di cui bisogna, per mestiere, registrare la quantità. Non si può parlare, scrivere di questa o di un’altra guerra, se non la si va a vedere, se non si è disposti a condividerne i rischi. Me lo dicevo andando al fronte, dopo due giorni passati a Saigon con gli addetti militari delle ambasciate, con gli “esperti”, a discutere di una guerra che rimaneva, per me, campata in aria, astratta, come non fosse fatta da uomini”. La sua attività di scrittore ricade in buona parte nell’ambito della “perigesi”, termine con cui si intende quel filone storiografico che, intorno ad un itinerario geografico, raccoglie notizie storiche su popoli, persone e località, verificate, per quanto possibile, dall’esperienza diretta. Nel 1975 fu uno dei pochi giornalisti a restare a Saigon dove assistette alla presa del potere da parte dei comunisti: da questa esperienza nacque “Giai Phong! La liberazione di Saigon (1976), libro tradotto varie lingue e selezionato in America come “Book of the Month”. Terzani fu tra i primi corrispondenti a tornare a Phnom Penh dopo l’intervento vietnamita in Cambogia raccontando il suo viaggio in “Holocaust in Kambodscha” (1981). Il lungo soggiorno in Cina, conclusosi con l’arresto per “attività contro-rivoluzionaria” e con l’espulsione dal Paese, dà origine a “La porta proibita” (1985), che venne pubblicato contemporaneamente in Italia, a Londra e a New York. Seguì nel 1992 un muovo successo, “Buonanotte signor Lenin”, un’importantissima testimonianza in presa diretta del crollo dell’impero sovietico, selezionata per il Thomas Cook Award, il premio inglese per la letteratura di viaggio. “Mi aspettavo di star via due settimane. Sono stato via due mesi. Pensavo di andare semplicemente lungo un fiume verso la fine geografica dell’impero sovietico e mi son ritrovato, invece, a viaggiare nella fine storica di quell’impero. Quando all’alba del 19 agosto, a Mosca, i golpisti trasmisero il comunicato che destituiva Gorbacev e metteva tutto il potere nelle mani della giunta, sul fiume Amur, dove il mio battello viaggiava, erano le 13 e 42 … Pur nella assoluta, pacifica indifferenza del fiume e della natura attorno, mi fu subito chiaro che quella notizia segnava una svolta non solo per l’Uunione Sovietica, ma per il resto del mondo e fui preso da quella strana febbre che colpisce quelli del mio mestiere ogni volta che la Storia ci passa vicina e non si può resistere al desiderio di starle dietro, di seguirla, anche solo per poterne raccontare un dettaglio.” Negli anni successivi, dopo “In Asia” (1994), pubblicò “Lettere contro la guerra” (2002), in seguito all’attentato terroristico delle Twin Towers a New York, e “Un altro giro di giostra” (2003) dove raccontò il suo ultimo “viaggio”: quello attraverso la malattia. La sua produzione continuò con “La fine è il mio inizio”, “Fantasmi”, “Dispacci dalla Cambogia”. Con i suoi ultimi volumi, il suo interesse verso la ricerca della verità si spostò dai fatti all’interiorità, portandolo a concepire il giornalismo solo come una fase della sua vita: affrontò direttamente i temi che riguardano l’uomo e le sue domande, raggiungendo un vastissimo pubblico con il suo messaggio di lucidità e speranza. “Ormai mi incuriosisce di più morire. Mi dispiace solo che non potrò scriverne”. (Tiziano Terzani, Anam, il senzanome. L’ultima intervista a Tiziano Terzani, Longanesi, 2005).  

Mary Titton

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13 settembre   -111

La notizia del giorno.

Caso Regeni: arrestato l’avvocato della famiglia al Cairo.

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L’avvocato egiziano Ibrahim Metwally Hegazy, uno dei componenti dell’associazione che cura la difesa di Giulio Regeni in Egitto, è stato arrestato con l’accusa di cospirazione. Il legale, scomparso due giorni fa dall’aeroporto del Cairo, è apparso davanti al magistrato della sicurezza in stato di arresto. L’uomo era stato fermato domenica sera mentre saliva su un volo per Ginevra dove era stato invitato dalle Nazioni Unite per raccontare dell’ultimo report presentato dalla sua associazione, la Ecrf (Egyprian Commission for right and freedom), sulle sparizioni forzate in Egitto. L’avvocato è accusato, da quanto fa sapere la Ecrf, di vari reati tra cui l’aver collaborato con entità straniere per sovvertire l’ordine costituzionale in Egitto e aver cospirato per rovesciare il governo di Al Sisi (probabilmente il riferimento è alla sparizione delle famiglie degli scomparsi in Egitto di cui Metwally fa parte). Metwally è, infatti, il padre di un ragazzo sparito nel nulla due anni fa, ora si trova nel carcere di massima sicurezza di Tora, nella zona sud del Cairo, dove fu rinchiuso anche l’ex presidente egiziano Mubarak. Il premier Paolo Gentiloni, ieri, in audizione davanti al Copasir, ha detto che trovare la verità sull’uccisione di Giulio Regeni “è un dovere di Stato”, difendendo anche la decisione del governo di mandare al Cairo l’ambasciatore Giampaolo Cantini, che si insedierà domani (14 settembre) con il mandato di cercare di ottenere la massima collaborazione da parte delle autorità egiziane. Al premier è stato anche chiesto conto dell’informativa che, secondo quanto riferito dal New York Times, gli Usa hanno mandato al governo Renzi per comunicare “prove esplosive” sul coinvolgimento degli apparati di sicurezza egiziani nell’omicidio Regeni. Gentiloni avrebbe spiegato che in realtà il dossier era abbastanza generico e non conteneva elementi di novità significativi rispetto a quanto già noto ai nostri servizi segreti e che all’epoca  non è stato consegnato materialmente al Copasir perché conteneva informazioni di servizi terzi, il materiale, comunque, sarebbe stato girato ai magistrati italiani.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Il 13 settembre 1990 Andrej Romanovič Čikatilo viene accusato dell’omicidio di 53 persone a Rostov, in Russia.

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“Il mostro di Rostov”, così soprannominato a sottolineare l’atrocità dei suoi crimini, aveva mangiato i corpi di 54 persone, dopo averle stuprate e uccise. Per dodici anni Čikatilo, a cominciare dal 1978, iniziò la sua macabra attività di assassino e stupratore, conducendo una doppia vita. Da un lato si mostrava un normale padre di famiglia con due figlie, membro del Pcus locale, professore di filosofia marxista-leninista. Dall’altro lato la sua mente malata si esprimeva adescando vittime sugli autobus, sui treni in stazione per poi condurle in un bosco e avventarsi su di queste come un animale. Preferiva colpire soprattutto i diseredati, gli emarginati, i solitari e confessò di aver assassinato torturandoli, mutilandoli, smembrandoli 21 ragazzi, 14 bambine e 18 donne. Una storia atroce che faceva di questo apparentemente innocuo insegnante cinquantaquattrenne il più attivo maniaco della storia mondiale. “Ma come poteva un uomo solo violentare, divorare e uccidere tante persone senza lasciare traccia attraverso lo sconfinato territorio dell’Unione Sovietica? Come si fa a condurre un bambino nel bosco senza la forza? Come si può sbranare un essere umano mentre è ancora in vita? … “Nel vuoto pneumatico del regime comunista, le malattie mentali hanno fatto passi da gigante e hanno partorito dei mostri invulnerabili”, commenta David Grieco ne “Il comunista che mangiava i bambini”, ed. Bompiani del 1994. Al processo, la corte regionale di Rostov aveva accusato la polizia di inefficienza a causa della caccia all’uomo scatenata alla ricerca di Čikatilo, indagine che aveva richiesto l’impiego di 50 investigatori speciali e di almeno 500 agenti di polizia. Una caccia all’uomo, per troppi anni infruttuosa e piena di passi falsi, che aveva evidenziato i limiti delle autorità sovietiche, soffocata dalla burocrazia e da obsolete tecniche d’indagine, anni in cui il “mostro” aveva continuato a mietere le sue vittime. “L’assassino è un comunista modello. Il mostro di Rostov, si cela dietro il sorriso deforme e lo sguardo magnetico del professor Čikatilo. Per smascherare e catturare Čikatilo è indispensabile entrare nella sua mente e provare a comprendere ciò che è intollerabile soltanto pensare”. In un regime totalitario, come era l’Unione Sovietica al momento dei fatti, l’irrazionalità non era contemplata, gli abissi che possono sconvolgere la mente umana venivano elusi, o meglio, negati a favore dell’immagine efficiente del Partito. L’infanzia del “mostro”, egli nacque nel 1936, fu particolarmente traumatica: l’URSS sarebbe entrata a breve in guerra con la Germania ed i piani sulla collettivizzazione agricola di Stalin avevano causato devastanti carestie. Čikatilo venne a sapere, tempo dopo, di avere avuto un fratello più vecchio rapito e divorato dai vicini affamati. Sebbene non ve ne siano conferme, è storicamente accertato che in Russia e in Ucraina effettivamente si verificarono episodi di cannibalismo nel periodo stalinista. Durante la Seconda guerra mondiale, Čikatilo fu testimone dei devastanti effetti dei bombardamenti tedeschi e la sua mente fu invasa da fantasie nelle quali portava ostaggi tedeschi nei boschi e procedeva alla loro esecuzione, fantasie che ebbero poi un nesso con i suoi omicidi. Mentre suo padre era in guerra, Čikatilo dormiva insieme a sua madre. I frequenti episodi di incontinenza notturna erano da lei brutalmente puniti e il bambino era picchiato e umiliato. Suo padre, catturato ed imprigionato dai Nazisti, ritornò nel 1949, ma fu bollato come traditore e codardo (nella Russia stalinista, i prigionieri sopravvissuti erano visti come codardi). Čikatilo ebbe buoni risultati a scuola e riuscì a conseguire il Diploma, ma fallì l’esame di ammissione all’Università di Mosca. La sua prima esperienza sessuale avvenne nell’adolescenza quando, a 18 anni, aggredì una ragazza di 13 anni (amica di sua sorella), lottò con lei per terra e le eiaculò mentre la ragazza si dimenava per sfuggirgli. Questo incidente lo portò ad associare il sesso alla violenza per tutta la vita. Nel 1978, Čikatilo commise il suo primo omicidio documentato. Nel tentativo di stuprare una bambina di 9 anni quando questa cercò di ribellarsi e scappare la pugnalò a morte. Mentre l’accoltellava, eiaculò. L’atto gli piacque talmente che da quel momento in poi accoltellare donne e bambini, fino a provocarne la morte, sarebbe stato il suo unico modo di procurarsi piacere. Infine, solo il 4 aprile 1992, Čikatilo fu processato. “Il processo più atteso della storia dell’Unione Sovietica comincia nella confusione più totale del tribunale di Rostov. Durante le prime settimane i medici sono in servizio permanente nell’aula sovraffollata per valutare i parenti delle vittime che accusavano continui malori alla lettura dei particolari più cruenti. Čikatilo si presentò con il capo completamente rasato per dare l’impressione del malato di mente. In una dichiarazione si alzerà in piedi sventolando nella gabbia, in cui era stato messo per evitare il linciaggio dei parenti delle vittime, una rivista pornografica dando la colpa a quelle immagini e al suo organo sessuale inutile, togliendosi anche i pantaloni davanti a tutti”. Si difese accusando il regime, alcuni leader politici e citando la famosa carestia che colpì l’Ucraina negli anni Trenta. La condanna a morte fu eseguita con un colpo alla nuca, dopo che il presidente russo Boris Eltsin gli rifiutò un ultimo appello.

Mary Titton

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12 settembre   -112

La notizia del giorno.

Pozzuoli: tre morti nel cratere della Solfatara.

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Tre persone sono morte all’interno del cratere della Solfatara di Pozzuoli. Le vittime sono di Torino e appartengono alla stessa famiglia: padre di 45 anni, madre di 42 e un figlio di 11 anni, mentre un altro bambino di 7 anni si è salvato. Secondo una prima ricostruzione, il figlio di 11 anni avrebbe oltrepassato il limite consentito del cratere finendo in una zona di ‘sabbie mobili’, terreno friabile da dove provengono forti esalazioni di gas. Si cerca di ricostruire la dinamica esatta dell’incidente: non è chiaro se i tre siano morti in seguito alla caduta, di circa un metro e mezzo, o in seguito alle esalazioni. Sul posto i vigili del fuoco hanno interdetto l’area in modo da permettere alla polizia e al magistrato i rilievi necessari. Fonti della protezione civile regionale confermano che la coppia e il bambino sono caduti perché si è aperto un cratere sotto i loro piedi che li ha fatti precipitare per oltre un metro e mezzo sotto il livello del suolo. Non ci sono state altre persone in pericolo. Il ragazzo ha perso i sensi e il padre, nel tentativo di tirarlo su, è stato risucchiato, a sua volta la madre ha cercato di aiutare il marito, ma entrambi sono stati sopraffatti dalle esalazioni.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Il nome Maria e la figura di Maria di Nazareth.

800px-Antonello_da_Messina_-_Virgin_Annunciate_-_Galleria_Regionale_della_Sicilia,_Palermo(Antonello da Messina, Vergine Annunciata, 1475)

Maria è la forma latina del greco biblico Μαρία (María), a sua volta mutuato dall’ebraico מִרְיָם (Miryam), in aramaico Maryām. Numerose sono le ipotesi riguardanti la sua etimologia e il suo significato. La teoria più accreditata propone un’origine egizia, basata su mry o mr (rispettivamente “amata” e “amore”). Tale teoria è supportata anche dal fatto che l’unico personaggio che porta questo nome nell’Antico Testamento è la sorella di Mosè, Miriam, nata proprio in Egitto. Una teoria sviluppata all’inizio del XX secolo accosta al termine egizio il nome di Yam (un dio del Levante, correlabile a YHWH), dando il significato di “amata da YHWH”. Sono però numerose altre tesi di studiosi che vedono Miryam come un nome originatosi direttamente all’interno della lingua ebraica. Degna di nota, sebbene probabilmente errata, è l’interpretazione di Maria come “mare amaro”, mar (“amaro”) e yam (“mare”); tale teoria venne riportata in un’opera di san Girolamo tratta dall’Onomastica di Origene e Filone, che era però in pessime condizioni quando Girolamo la riscrisse; va notato che da queste radici deriva il nome Mara, “signora del mare” (da mari e yam) e goccia del mare (da mar e yam). Quest’ultima interpretazione venne riportata da san Girolamo e si ritrova anche in una manoscritto di Bamberga della fine del XIX secolo come stilla maris: come testimoniato da diversi studiosi (Varrone, Quintiliano, Aulo Gellio), i trascrittori latini scambiarono molte icone, pertanto l’espressione divenne stella maris, “stella del mare”, una delle interpretazioni più diffuse del nome e tuttora uno dei titoli della Madonna. Maria è il nome più diffuso nel mondo: circa 3.000.000 italiane si chiamano Maria. Il nome ha una tale popolarità perché è il nome della madre di Gesù, venerata come Santissima Madre di Dio dai cattolici e dagli ortodossi, che la onorano del titolo di Θεοτόκος, la sua santità è riconosciuta anche dalla Comunione anglicana e da confessioni protestanti come quella luterana, a lei è dedicata pure una sura del Corano. Se molto su Maria possiamo trovare nei Vangeli apocrifi, poche volte i Vangeli canonici si soffermano sulla sua figura. Il Vangelo di Luca racconta che Maria viveva a Nazareth, in Galilea e che, essendo promessa sposa di Giuseppe, ricevette dall’arcangelo Gabriele l’annuncio che avrebbe concepito il Figlio di Dio. L’Angelo le disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te.” A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. E l’angelo aggiunse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo …” (Luca 1, 26-33). Maria acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù e … consacrò … se stessa quale Ancella del Signore … all’opera del Figlio suo … (Lumen Gentium, 56). Lo stesso Vangelo di Luca racconta la sua pronta partenza per una città di Giuda, per aiutare la cugina Elisabetta, anziana e incinta di sei mesi, da cui è chiamata la madre del mio Signore. Maria risponde al saluto proclamando il Magnificat (Lc1, 46). Trovandosi a Betlemme, in Giudea, con suo marito Giuseppe per il censimento indetto, tramite il console Quirino, dall’imperatore Augusto (Luca 2,1-2), partorì in una grotta suo figlio, al quale impose il nome di Gesù, come le aveva prescritto l’arcangelo Gabriele. Il Vangelo racconta il canto degli angeli e la visita dei pastori (Luca 2,1-20), e poi di sapienti orientali detti Magi. Secondo Matteo (2,1-11) seguono la persecuzione di Erode, la fuga in Egitto, la strage degli Innocenti e il ritorno a Nazareth, dove Gesù cresceva in sapienza e grazia. Maria è testimone, anche senza capirne a fondo il significato, della prima volta che Gesù manifesta la coscienza di essere figlio del Padre. Quando Gesù compì 12 anni, Maria e Giuseppe lo condussero a Gerusalemme a celebrare la Pasqua nel Tempio e, non trovandolo più nella carovana, preoccupati, lo cercarono e lo ritrovarono dopo tre giorni nel Tempio, fra i dottori della Legge, disse loro:” Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Luca 2, 41-50). Ritroviamo Maria alle nozze di Cana, dove con la sua insistenza ottiene da suo figlio il primo miracolo, quando Gesù cambia l’acqua in vino in favore degli sposi (Gv2,1). Maria è sotto la croce del Figlio morente, che la affida al discepolo prediletto, Giovanni, come Madre: “Donna, ecco il tuo figlio!” Poi disse al discepolo:” Ecco la tua madre!” (Gv 19, 26-27); ha inizio, così, la sua maternità spirituale. Gli Atti (1,14) presentano Maria insieme con i discepoli riuniti in preghiera comune in attesa dello Spirito Santo; così Maria è posta al centro della Chiesa nascente. La tradizione dice che seguì l’apostolo Giovanni ad Efeso, dove si addormentò nel Signore, poco dopo risuscitò e fu assunta in cielo. (Vedi “Diario personale delle ore” Progetto Editororiale edizioni). Dante la celebra nel XXXIII Canto del Paradiso attraverso la preghiera che le rivolge San Bernardo: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio,/ umile e alta più che creatura,/ termine fisso d’etterno consiglio, … Donna, se’ tanto grande e tanto vali,/ che qual vuol grazia e a te non ricorre,/ sua disïanza vuol volar sanz’ali.” (vv. 1-3;13-15).                          

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Roma (Italia, Europa) soleggiato +23. Livorno (Italia, Europa) soleggiato 22. Astana (Kazakistan, Asia) per lo più nuvoloso +10Ibadan (Nigeria, Africa) nuvoloso +29. Gulf Shores (Alabama, Stati Uniti d’America) soleggiato +17. Lae (Papua Nuova Guinea, Oceania) nuvoloso +24.


11 settembre   -113

La notizia del giorno.

16 anni fa l’attentato alle Torri Gemelle: l’America ricorda le vittime.

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Sedici anni fa avvennero gli attacchi terroristici alle Torri Gemelle a New York. Alle 8:46, ora locale, dell’11 settembre del 2001 il primo aereo si schiantava contro la torre nord del World Trade Center a Manhattan; poco dopo, alle 9:03, ora locale, un secondo velivolo colpiva la torre sud, che sarebbe crollata alle 9:59, seguita dalla torre nord alle 10:28. Intanto alle 9:37 un altro volo dirottato si schiantava vicino al Pentagono a Washington e alle 10:03 un altro, presumibilmente diretto a Washington nelle intenzioni iniziali, cadeva a Shanksville, in Pennsylvania. L’attacco di al-Qaeda colpiva il cuore degli Stati Uniti, provocando quasi 3mila vittime. Quest’anno alla cerimonia, cominciata intorno alle 9:30, ora locale, le 15:30 in Italia, erano presenti anche il segretario alla Difesa, Jim Mattis e il capo dello stato maggiore congiunto, il generale Joseph Dunford. Poco prima, alle 8:45, ora locale, cioè più o meno in coincidenza con l’orario dello schianto del primo aereo contro la torre nord del World Trade Center a Manhattan, Trump e la first lady hanno osservato un minuto di silenzio nel South Lawn della Casa Bianca in ricordo delle vittime degli attacchi. Trump nel suo intervento alla commemorazione al Pentagono ha detto: “I terroristi che ci hanno attaccati pensavano di potere scatenare la paura e indebolire il nostro spirito, ma l’America non si può fare intimidire e coloro che ci provano si uniranno presto alla lista dei nemici sconfitti che osano mettere alla prova il nostro coraggio.” In tutti questi anni dopo l’attentato si sono moltiplicate le tesi e i fautori del complotto puntualmente smentiti dalle tesi ufficiali.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Lo “scandaloso” e rivoluzionario romanzo “L’amante di Lady Chatterley”.

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David Herbert Lawrence (Eastwood, 11 settembre 1885 – Vence, 2 marzo 1930)

“Suscitava in Connie un misto di compassione e di bramosia selvaggia, e un folle, ardente desiderio fisico” … Così si esprimeva Lawrence, il grande scrittore inglese nel descrivere, con sorprendente precisione e sensibilità, trattandosi di un uomo, i sentimenti, i pensieri e le sensazioni del piacere sessuale femminili nel suo romanzo più famoso, “L’amante di Lady Chatterley”, definito “Il più indecente romanzo del mondo”. Lawrence, oggi, riconosciuto come uno dei più importanti interpreti del passaggio fra Ottocento e Novecento è stato fra i protagonisti di una nuova letteratura europea, audace nella forma e disinibita nei temi. Al centro dell’opera vi è il risveglio dei sensi di una giovane donna e la critica verso la società industriale. Ambientato nella profonda Inghilterra, la vicenda narra di una nobildonna, Lady Chatterley, che, sposata a un uomo di nobile origine, reso invalido e impotente dalla Prima Guerra mondiale, bloccato su una sedia a rotelle, si trova a dover assistere suo marito in una tenuta immersa nelle nebbiose Midlands inglesi. L’uomo, un aristocratico colto e raffinato, un conservatore dai modi formali e freddi esige dalla giovane e bellissima moglie un comportamento convenzionale, l’accettazione incondizionata della loro posizione sociale e del potere maschile. Prigioniera di un matrimonio privo d’amore e soffocata da una vita deprimente, Lady Chatterley rimane attratta da Oliver Mellors, il guardiacaccia. Spezzando i limiti imposti dalla società, Constance cede al suo desiderio istintivo verso di lui e scopre il potere trasfigurante dell’amore fisico, che li conduce verso l’appagamento reciproco. La storia vuole rappresentare il contrasto irriducibile tra il vitalismo dei sensi e l’atrofizzazione della società industrializzata. La relazione di Constance e Mellors, sempre più appassionata e sensuale, è quasi una vera e propria iniziazione a quella serie di valori “naturali” che invece la civiltà delle macchine tende inesorabilmente a cancellare. È la figura di Lady Chatterley a scuotere nel profondo la morale vittoriana ancora imperante nell’Inghilterra degli anni Trenta. Con il suo rifiuto delle convenzioni sociali e morali, Constance manifesta una ribellione più profonda. Nel portare alle estreme conseguenze la sua storia d’amore, mentre cerca di divorziare dal marito e di avere un bambino dal suo amato Mellors, allontanandosi così dal quel freddo e industriale mondo che la circonda e ritirarsi insieme al suo amante in una vita governata dalla tenerezza, dalla sensualità e dall’appagamento sessuale, Lady Chatterley diventa suo malgrado un personaggio rivoluzionario e incarna infine le più profonde ansie sociali dell’universo femminile di quegli anni. Il libro fu pubblicato per la prima volta a Firenze nel 1929, in lingua originale. Lawrence lo scrisse in Toscana e, visto che il suo agente letterario pensava che sarebbe stato impossibile farlo uscire nel Regno Unito, lo propose all’editore italiano Giuseppe Orioli. Sia il Regno Unito che gli Stati Uniti vietarono le importazioni del libro. Nel 1932, due anni dopo la morte di Lawrence, la casa editrice Secker e quella americana Alfred A. Knopf ne pubblicarono una versione pesantemente censurata. Secondo Rosset (il proprietario della casa editrice Grove Press, che in quegli anni portò negli Stati Uniti le opere di molti autori d’avanguardia europei, come Samuel Beckett, Jean Genet ed Eugène Ionesco e molti altri), le due case editrici lavorarono insieme ai funzionari dello United States post Office Departement, l’agenzia federale dei sevizi postali che aveva proibito l’importazione del romanzo, per epurarlo di ogni frase ritenuta oscena. Il romanzo veniva censurato non solo per le scene di sesso ma anche per il suo messaggio contrario alla morale dell’epoca: ha infatti per protagonista una donna che tradisce il marito, aristocratico e invalido, con un uomo della “working class”. Se il protagonista fosse stato un aristocratico innamorato di una serva, dice Rosset nella sua autobiografia, il romanzo non avrebbe dato invece fastidio. Infine, il romanzo venne pubblicato in Gran Bretagna solo nel 1960.

… Il mondo dormiva, cupo e fumoso. Erano le due e mezzo. Ma anche se stava dormendo, era un mondo ansioso e crudele, agitato dal rumore di un treno o di qualche grosso camion sulla strada, e illuminato dai lampi rosei degli altiforni. Era un mondo di ferro e carbone, la crudeltà del ferro e il fumo del carbone, e l’avidità immensa, immensa, che lo guidava. Nient’altro che avidità, l’avidità che si agitava nel suo sonno. Faceva freddo e lui tossiva. Una corrente d’aria fredda e penetrante soffiava sulla collinetta. Pensò alla donna. Ora avrebbe dato tutto quello che aveva, o che avrebbe mai potuto avere, per stringerla calda tra le braccia, tutti e due avvolti nella stessa coperta, a dormire. Avrebbe dato tutte le speranze dell’eternità e tutte le conquiste del passato per averla lì, avvolta con lui, al caldo, nella stessa coperta, a dormire, soltanto dormire. Sembrava che dormire con la donna fra le sue braccia fosse la sua unica necessità. …
Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) pioggia +23. Livorno (Italia, Europa) idem. Yehud (Israele, Asia) per lo più soleggiato +32Owerri (Nigeria, Africa) lievi rovesci di pioggia +27. Tuscaloosa (Alabama, Stati Uniti d’America) nuvoloso +14. Pekanbaru City (Riau, Indonesia, Oceania) parzialmente nuvoloso +29.


10 settembre   -114

La notizia del giorno.

Violento nubifragio a Livorno: 7 vittime.

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Un temporale lunghissimo e violento, con il vento forte che ha soffiato a raffiche, si è abbattuto sulla costa toscana e ha creato gravi danni tra Pisa e Livorno. La situazione più grave si è registrata a Livorno: la pioggia ha cominciato a cadere a partire dalle 20 di sabato e non ha smesso fino all’alba, provocando esondazioni dei torrenti e allagamenti soprattutto nelle zone dello Stillo, Salviano, Ardenza, Collinaia, Apparizione. In tutto sono caduti oltre 200 millimetri di acqua in poche ore. Il bilancio, ancora provvisorio, è di sette morti e una dispersa. Una intera famiglia è stata distrutta mentre si trovava nella propria casa che, nel cuore della notte, si è allagata. L’appartamento si affacciava al piano terra di un palazzo non lontano dall’accademia navale ed era in parte interrato. Secondo le prime informazioni la zona sarebbe stata investita da un vero e proprio muro d’acqua. Nei pressi scorre un corso d’acqua tombato la cui foce è distante un centinaio di metri dall’abitazione. Padre, madre e figlio, Simone Ramacciotti e Glenda Garzelli con il piccolo Filippo, sono morti, mentre il nonno Roberto tentava disperatamente di portarli in salvo. È riuscito a salvare solo la nipote più piccola, Camilla di 3 anni, ma quando si è ributtato nell’acqua, che riempiva completamente l’appartamento del piano terra, per salvare l’altro nipote non ce l’ha fatta. Il nonno non è riuscito a salvare il nipote più piccolo, quattro anni festeggiati proprio sabato sera né a salvare se stesso. I tre adulti lavoravano nell’agenzia delle Assicurazioni Generali di Empoli. Un’altra persona è deceduta in via della Fontanella: si tratta di Raimondo Frattali, di 70 anni, la moglie e la figlia si sono salvate salendo sul tetto. La sesta vittima, Roberto Vestuti, 44 anni, di Carrara è stata ritrovata a Montenero, in via Sant’Alò. C’è ancora una persona dispersa, si tratta della moglie del superstite ritrovato attaccato a un albero ai Tre Ponti dove era arrivato da Collinaia trascinato dal Rio Ardenza.

METEO

Roma (Italia, Europa) pioggia violenta +20. Livorno (Italia, Europa) nubifragio. Muang Xay (Laos, Asia) pioggia +25. Rustenburg (Sudafrica) soleggiato +33Elko (Nevada, Stati Uniti d’America) sereno +16. Ua Pou (Polinesia, Oceania) sereno con nuvolosità sparsa +22.


9 settembre   -115

La notizia del giorno.

Rischio nubifragi da Nord a Sud: in Liguria alle 18:00 scatta l’allerta rossa.

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Un’intensa perturbazione sta per investire l’Italia a iniziare dal Nordovest, domenica colpirà le regioni centrali, la Campania e la Sardegna, portando forti piogge e temporali con il rischio di nubifragi e di situazioni critiche. Le temperature ancora elevate dell’aria e del mare e l’apporto di umidità per effetto dei venti meridionali non faranno altro che aumentare questo rischio. I principali modelli matematici, infatti, prevedono, in alcune aree, notevoli accumuli di pioggia, con quantità oltre i 60-100 l/mq, sabato in Liguria, alto Piemonte e alta Lombardia, domenica al Nordest, in Toscana, Umbria, Lazio e Campania. Secondo i meteorologi del centro Epson Meteo, domenica la formazione di un vortice di bassa pressione sul Mediterraneo occidentale potrebbe causare altre forti precipitazioni su molte aree del Nordest e del Centro-Sud anche nel corso della giornata di lunedì. Dalle 18:00 scatta l’allerta meteo in Liguria e per questo è stata rinviata a data da destinarsi la partita di anticipo di serie A Sampdoria-Roma prevista per questa sera alle 20.45. Alla luce delle previsioni odierne le criticità dovrebbero protrarsi almeno fino alle prime ore della giornata di domenica 10 settembre. L’allerta arancione per rischio idrogeologico localizzato riguarderà oggi anche molti settori del Veneto, parte della Basilicata e della Calabria. Domenica sarà una giornata critica per il forte maltempo al Nordest, in Emilia, nelle zone interne e tirreniche del Centro e in Sardegna. Su queste aree sono previste piogge e temporali anche forti e insistenti con notevoli accumuli di pioggia che potranno dare luogo a locali allagamenti. Temperature massime in calo al Centro-nord e in Sardegna, in rialzo all’estremo Sud dove resisteranno delle schiarite. Miglioramento da martedì per l’allontanamento del vortice in direzione dei Balcani.

METEO

Roma (Italia, Europa) coperto +22. Livorno (Italia, Europa) idem. Ghazni (Afghanistan, Asia) per lo più soleggiato +28. Ondjiva (Angola, Africa) soleggiato +34. San Bernardino (California, Stati Uniti d’America) per lo più nuvoloso +23. Yandina (Queensland, Australia, Oceania) sereno +18.


8 settembre   -116

La notizia del giorno.

Messico: terremoto di magnitudo 8.2, 32 le vittime.

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Un terremoto di magnitudo 8.2 è avvenuto nella notte alle 23.49, 6:49 ora italiana, nell’oceano Pacifico, lungo le coste del Messico, nella zona vicina al Chiapas. L’epicentro è stato individuato a 87 km a sudovest di Pijijiapan, a una profondità di 58 km, tale da provocare effetti anche in superficie, come uno tsunami. L’allarme tsunami è rientrato in tarda mattinata (ora italiana). Nonostante ciò, il governatore del Chiapas, Manuel Velasco, ha chiesto di evacuare comunque le aree abitate della costa perché sono state registrate onde molto alte dal Centro di allerta tsunami del Pacifico. Gran parte di Città del Messico è rimasta senza luce e le scuole sono rimaste chiuse per poter precedere ad una revisione delle infrastrutture, che potrebbero essere state danneggiate dalla forte scossa. Si tratta, secondo gli esperti, del peggiore terremoto registrato dopo quello del 19 settembre 1985, che causò oltre diecimila morti. Il meccanismo che ha generato questo terremoto, secondo il sismologo dell’Ingv Alessandro Amato è legato alla placca oceanica che spinge sotto quella continentale americana. Secondo quanto riportato dai media locali, citati da Skynews, ci sono al momento 32 vittime, tra cui due bambini. Il presidente del Messico, Enrique Pena Nieto, ha spiegato che la scossa è stata la più forte degli ultimi 100 anni, aggiungendo che ci sono già state 65 repliche e che il rischio è che entro 24 ore ce ne siano altre, anche potenti e pericolose.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

8 settembre 1943: l’armistizio di Cassibile.

L’8 settembre1943, alle 19:45, viene reso pubblico, con il proclama di Badoglio trasmesso via radio, l’armistizio di Cassibile, firmato il 3 settembre pecedente dal governo Badoglio I del Regno d’Italia con gli Alleati della seconda guerra mondiale. L’annuncio dell’armistizio di Cassibile, pronunciato dal capo di governo Pietro Badoglio all’EIAR, la radio di stato italiana, fu il seguente: «Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane». Dopo la firma dell’armistizio di Cassibile, Badoglio aveva riunito il governo solo per annunciare che le trattative per la resa erano “iniziate”. Gli Alleati, da parte loro, avevano fatto pressioni sullo stesso Badoglio affinché rendesse pubblico il passaggio di campo dell’Italia, ma il maresciallo aveva tergiversato. La risposta degli anglo-americani fu drammatica: nei giorni dal 5 al 7 settembre i bombardamenti alleati furono intensi: oltre 130 aerei B-17, le “Fortezze volanti”, attaccarono Civitavecchia e Viterbo. Il 6 fu la volta di Napoli. Perdurando l’incertezza da parte italiana, gli Alleati decisero di annunciare autonomamente l’avvenuto armistizio: l’8 settembre, alle 17:30 (le 18:30 in Italia), il generale Dwight Eisenhower lesse il proclama ai microfoni di Radio Algeri. Poco più di un’ora dopo, Badoglio fece il suo annuncio da Roma. Colto di sorpresa, senza ordini o piani da seguire, l’esercito italiano andò allo sbando. Più della metà dei soldati in servizio nella penisola abbandonarono le armi e tornarono alle loro case in abiti civili. Nelle stesse ore una piccola parte delle forze armate rimase fedele al Re Vittorio Emanuele III, come la Divisione Acqui sull’isola di Cefalonia, dove fu annientata; una parte si diede alla macchia dando vita alle prime formazioni partigiane, come la Brigata Maiella; altri reparti ancora, soprattutto al nord, come la Xª Flottiglia MAS e la MVSN, scelsero di rimanere fedeli al vecchio alleato e al fascismo. Nonostante il proclama di Badoglio, gli alleati impedirono una massiccia e immediata scarcerazione dei prigionieri di guerra italiani. Ai militari sbandatisi dopo l’8 settembre che si ripresentarono a fine guerra ai rispettivi comandi, per sistemare la propria carriera interrotta e anche recuperare gli arretrati di paga, venne richiesto di compilare un questionario di ben 97 domande, atto a definirne la posizione disciplinare e amministrativa. La ritorsione da parte degli ormai ex-alleati tedeschi, i cui alti comandi, come quelli italiani, avevano appreso la notizia dalle intercettazioni del messaggio radio di Eisenhower, non si fece attendere: fu immediatamente messa in atto l’Operazione Achse (“asse”), ovvero l’occupazione militare di tutta la penisola italiana e il 9 settembre fu affondata la Corazzata Roma, alla quale nella notte precedente era stato ordinato, assieme a tutta la flotta della Regia Marina, di far rotta verso Malta in ottemperanza alle clausole armistiziali, invece, come precedentemente stabilito, di attaccare gli alleati impegnati nello sbarco di Salerno. Il mattino successivo il re, la regina, il principe ereditario e Badoglio fuggono da Roma per raggiungere Brindisi e mettersi così in salvo sotto la protezione dell’esercito alleato. Le divisioni tedesche della Wehrmacht e delle SS presenti in Italia approfittano del caos per occupare tutti i centri nevralgici del paese, soffocando sul nascere i pochi tentativi di resistenza posti in atto da reparti dell’esercito italiano. Dei soldati che riescono a sfuggire ai tedeschi, molti si rifugiano in montagna, costituendo i primi nuclei del movimento partigiano. L’8 settembre 1943 segnò, al nord, l’inizio della Resistenza e della guerra civile, che vide combattere italiani contro italiani, fascisti contro partigiani, e la nascita, avvenuta il 23 settembre, della Repubblica di Salò; comportò al sud lo spostamento della capitale, con corte reale al seguito, da Roma a Brindisi e la proclamazione del Regno del Sud. Per tutti gli italiani, dal nord al sud del Paese, fu l’inizio della guerra di liberazione. Il giurista e scrittore Salvatore Satta, nel suo libro “De profundis” del 1948, definì l’8 settembre la “morte della patria”, con riferimento all’implosione dell’intero apparato statale costruito dopo il Risorgimento. L’espressione fu riscoperta da Ernesto Galli della Loggia in un convegno del 1993 e ripresa da Renzo De Felice nel libro-intervista “Il Rosso e il Nero” del 1995. Entrambi questi storici hanno sostenuto che il Risorgimento avrebbe creato un sentimento nazionale italiano che, crollato l’8 settembre, non sarebbe più rinato. Tali tesi hanno inevitabilmente scatenato una reazione di storici e politici vicini alla Resistenza: Claudio Pavone (“Una guerra civile”, 1991) e Nicola Tranfaglia hanno criticato la tesi della “morte della patria”, sostenendo che la Resistenza e la Costituzione hanno efficacemente fatto rinascere un sentimento nazionale italiano.

METEO

Roma (Italia, Europa) soleggiato +22. Livorno (Italia, Europa) per lo più nuvoloso +23. Tagbilaran (Provincia di Bohol, Filippine, Asia) per lo più nuvolosoa +28Bolgatanga (Ghana, Africa) per lo più nuvoloso +31. Portland (Oregon, Stati Uniti d’America) sereno +15. Fremantle (Queensland, Australia Occidentale) nuvoloso +16.

Molti cari auguri Lorenzo!


7 settembre   -117

La notizia del giorno.

L’uragano Irma devasta i Caraibi, 10 vittime.

59b03cf45805e(Zander Venezia di 16 anni, tra le vittime per aver tentato di surfare le onde prodotte dall’uragano Irma)

L’uragano Irma devasta i Caraibi e distrugge quasi il 90% delle isole di Barbuda, un bimbo di 2 anni è morto, mentre a Saint-Martin si contano 8 vittime e 21 feriti, nell’isola di Anguilla una vittima. Nelle isole dei Caraibi non si ricorda un uragano così potente e devastante. Il bilancio, ancora del tutto provvisorio, potrebbe assumere proporzioni senza precedenti, secondo l’Onu, Irma potrebbe colpire 37 milioni di persone, mentre il Fmi si dice pronto a aiutare i Paesi colpiti dall’uragano. Il presidente Usa Donald Trump ha avviato una serie di telefonate con i governatori degli stati Puerto Rico, Florida e Isole Vergini per i soccorsi. È stata ordinata l’evacuazione di Miami Beach. Secondo l’Unicef, oltre 10,5 milioni di bambini vivono nei Paesi che potrebbero essere colpiti da Irma. In base all’attuale traiettoria della tempesta, i bambini nelle isole dei Caraibi orientali, della Repubblica Dominicana, Haiti e Cuba sono in pericolo, fra questi oltre 3 milioni hanno meno di 5 anni. L’Unicef è preoccupato per centinaia di migliaia di bambini che potrebbero subire gli effetti peggiori della tempesta, con maggiore rischio per coloro che vivono nelle zone costiere. Patrick Knight, Responsabile Comunicazione dell’Unicef nei Caraibi orientali, parlando dall’isola di Barbados ha detto: “Forti venti e piogge torrenziali hanno già attraversato alcune delle isole più piccole e più esposte nei Caraibi orientali, fra cui Anguilla e Barbuda. Mentre l’entità dei danni si fa sempre più chiara, vediamo che il livello di distruzione è alto. La nostra priorità è quella di raggiungere tutte le famiglie e i bambini che si trovano nelle comunità colpite il più presto possibile.”

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Sully Prudhomme: La poesia un fatto culturale.

image002(Sully Prudhomme. Parigi, 16 marzo 1839 – Châtenay-Malabry, 7 settembre 1907)

 

Apriamo la giornata con una poesia d’amore dal titolo “Il momento migliore”, di Sully Prudhomme:

L’istante più bello degli amori

non è quando si dice “ti amo”

è nel silenzio

ogni giorno spezzato a metà

è nelle intese

pronte e furtive dei cuori

nei finti rigori

nelle indulgenze segrete

nel brivido di un braccio

dove poggia una mano che trema;

nel libro sfogliato insieme,

un libro mai letto

 

nell’ora irripetibile quando con la bocca chiusa

il pudore dice tanto

e il cuore scoppia

aprendosi in silenzio come un bocciolo di rosa

 
l’ora in cui il mero profumo dei capelli

sembra un regalo conquistato …

l’ora della tenerezza squisita

che nel rispetto avvolge la passione

La bellezza, così efficacemente espressa nei versi di questa poesia che, a proposito di amore, parla di sentimenti intensi e di delicati pudori, di passione avvolta dal rispetto e di tenerezza squisita, di cuore che scoppia dall’emozione e silenzi carichi d’intese rimanda a una dimensione dell’essere profonda e delicata, a una qualità dell’anima superiore, a una coscienza diritta. Qualità di raffinata spiritualità, merce introvabile al giorno d’oggi, quando nella migliore delle ipotesi il rapporto umano si esprime in nome dell’essenzialità quando non è superficialità, se non frugalità à la page con l’attuale linguaggio tecnologico. Da questa poesia ci separano ben oltre due secoli essendo stata scritta nell’Ottocento da un autore francese, Sully Prudhomme, nato a Parigi nel 1839, che tra l’altro è stato il primo poeta francese a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura, nel 1901. La motivazione del Premio era: “In riconoscimento della sua composizione poetica, che dà prova di un alto idealismo, perfezione artistica ed una rara combinazione di qualità tra cuore ed intelletto”. Prudhomme, sul declinare dell’Ottocento, fu uno dei poeti più letti e ammirati dal pubblico letterario di tutt’ Europa; il più popolare degli impopolari parnassiani. Intendeva l’arte come pura espressione dell’essere e, con il denaro ricevuto dal Premio Nobel, istituì un premio di poesia in seno alla “Società degli uomini di lettere”. L’anno successivo, insieme a José-Maria de Heredia e Léon Dierx dette vita alla “Società dei poeti francesi”. La poesia, la letteratura, la cultura, l’arte: quanta bellezza! Queste forme espressive nascono, oltre che dal talento dell’artista, dal suo impegno nel coltivarlo, da un suo faticoso processo conoscitivo che genera cultura, conoscenza. Le forme di comunicazione del XXI secolo sono, per contro, all’insegna della funzionalità e della velocità che non permettono pause di riflessione né ragionamento e certamente non favoriscono i lenti processi di apprendimento del pensare. Oggi il mondo vive nell’“interregno”. La risposta a tanta paura nell’umanità a livello globale e la ringhiosità degli uni contro gli altri sarebbe forse meno cruenta se si fossero coltivate politiche in difesa della cultura e dell’arte. Vogliamo a questo proposito riportare l’articolo Di Giovanni De Mauro dal settimanale “Internazionale”, n° 1220 che ci invita a “tentare”, come suggerisce il titolo, per rendere il mondo un posto migliore: “Ci sono questioni che definiscono un’epoca e di fronte alle quali non si può rimanere neutrali. La crisi dei migranti è una di queste. O pensiamo che tutti abbiano il diritto di muoversi liberamente, di attraversare le frontiere e di vivere dove preferiscono, indipendentemente dal paese in cui sono nati, dalla loro condizione economica e dal colore della pelle, oppure al contrario pensiamo che questo diritto ce l’abbiano solo alcuni, e che tutto dipenda dal passaporto che si ha in tasca e da quanti soldi si hanno in banca. Non è un caso se Angela Davis ha definito il movimento dei migranti il movimento del ventunesimo secolo. Perché la posizione che abbiamo sulla crisi dei migranti, le risposte che diamo, quelle di lungo periodo e quelle immediate, nelle città o in quanto nazioni, sull’autobus o al lavoro, dicono chi siamo come individui e come collettività. Dicono che idea abbiamo delle relazioni tra le persone, se troviamo accettabile vivere sapendo che il nostro benessere è reso possibile dallo sfruttamento di altri esseri umani e delle loro risorse, o se invece pensiamo che questo non sia tollerabile. Se siamo convinti che il mondo vada bene così com’è, oppure se pensiamo che sia necessario tentare di cambiarlo per renderlo un posto migliore e più giusto”. Buona poesia!

Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +27. Livorno (Italia, Europa) idem. Suwon (Gyeonggi, Corea del Sud, Asia) nebbia +19. Lubumbashi (Repubblica Democratica del Congo, Africa) sereno +18. Comarapa (Bolivia, Sudamerica) parzialmente nuvoloso +18. Invercargill (Southland, Nuova Zelanda, Oceania) parzialmente nuvoloso +7.


6 settembre   -118

La notizia del giorno.

Brucia azienda di rifiuti nel Pavese: rischio diossina.

VIGILI

Un incendio di vaste proporzioni si è sviluppato alle 6:30 di questa mattina nella zona industriale di Mortara, in via Fermi, all’interno della ditta “Eredi Bertè”, che si occupa di recupero di rifiuti speciali. Una colonna di fumo nero è visibile a molti chilometri di distanza e staziona sulla città. I sindaci di Mortara, di Vigevano e di tutti i comuni limitrofi stanno emettendo in queste ore delle ordinanze, in cui invitano la popolazione, a scopo precauzionale, a restare per quanto possibile in casa, a tenere le finestre chiuse e a non raccogliere e consumare i prodotti dell’orto in attesa di conoscere i risultati delle analisi eseguite dall’Arpa. Al momento la colonna nera, spinta dal vento, si sta dirigendo verso nord-est, in direzione di Novara e Vigevano. C’è infatti preoccupazione anche nel Novarese: a pochi chilometri in linea d’area dal luogo dell’incendio, la colonna di fumo è ben visibile. Il sindaco di Borgolavezzaro, Annalisa Achilli, ha già provveduto ad avvisare i suoi concittadini a non tenere aperte le finestre. Il prefetto di Pavia, Attilio Visconti, è arrivato sul posto, dove è rimasto fino a poco fa per coordinare le operazioni dei vigili del fuoco e delle altre autorità intervenute. “Le notizie che sto raccogliendo – ha detto – non sono troppo confortanti. Lì sta bruciando di tutto, comprese gomma e plastica, e c’è il rischio che si sviluppi diossina.” Sul posto sono al lavoro sette squadre di vigili del fuoco giunte da Vigevano, Pavia, dai distaccamenti volontari di Mortara, Mede, Garlasco e Robbio e anche da Milano, ma al momento le operazioni procedono a rilento perché i pompieri hanno problemi di approvvigionamento idrico: sul posto gli idranti sono pochissimi e la pressione nelle tubazioni è bassa. Le autobotti stanno facendo la spola tra quattro punti diversi di Mortara e anche tra alcuni paesi limitrofi per fare rifornimento.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Giovanni Fattori.

image003(Giovanni Fattori, Autoritratto, 1854. Palazzo Pitti, Firenze)

Giovanni Fattori, pittore di grande energia e sentimento, eccellente grafico e incisore, è uno dei massimi artisti italiani dell’Ottocento e uno dei più sensibili esponenti del movimento dei Macchiaioli. Fattori nacque a Livorno il 6 settembre 1825. “In quei primi decenni del XIX secolo, precisa lo storico Stefano Zuffi, con l’affermarsi del Neoclassicismo e il cosiddetto stile Impero gli artisti italiani erano favoriti dalla possibilità di avere costantemente a disposizione i grandi esempi del passato, dall’archeologia alle riletture quattro-cinquecentesche. La consapevolezza dell’immenso patrimonio culturale, minacciato e in parte disperso con le campagne napoleoniche è forse l’elemento più interessante di quel periodo. L’emanazione di decreti per la tutela del patrimonio artistico e il recupero dei capolavori asportati in Francia effettuato da Canova erano i sintomi dell’attenzione nei confronti dell’arte del passato, accuratamente studiati nelle accademie. Questo atteggiamento di recupero della storia non si limitava alle arti figurative: il teatro, il romanzo e l’opera lirica (come i celeberrimi capolavori di Manzoni e di Verdi) si ispiravano alle figure, agli scenari, agli episodi del passato. Era un modo per evitare almeno in parte i rigori della censura, rigidissima soprattutto nelle regioni dominate dagli austriaci, ma rivelava l’esigenza di recuperare motivi e stimoli di identità e di orgoglio nazionale, specie in un periodo di mortificazione. Anche la pittura di soggetto storico giocava un ruolo nella lunga fase del Risorgimento, il processo politico e sociale che attraverso una travagliata serie di rivolte e di conflitti portò all’indipendenza dell’Italia dagli stranieri e alla riunificazione della nazione sotto il regno dei piemontesi Savoia. Solo verso la metà del secolo entrò in scena l’attualità: alcuni artisti soprattutto lombardi e toscani, partecipano direttamente alle guerre o addirittura all’impresa dei Mille di Garibaldi. L’illustrazione dei fatti contemporanei sostituì la rievocazione di episodi remoti. Al “recupero della realtà” si può far risalire la nascita e l’evoluzione del più importante gruppo di pittori italiani dell’Ottocento, i “macchiaioli”. Attivi tra Firenze e le coste della Maremma, artisti come Lega, Fattori e Signorini dipingevano situazioni e paesaggi tratti dal vero, con una tecnica di grande ricchezza cromatica, paragonabile a quanto stavano facendo, a Parigi, negli stessi anni gli “impressionisti”. La sensibilità e la poetica dei vari rappresentanti del gruppo portò a esiti diversi: Lega cercò poesia dei momenti di intimità, Signorini (anche con la precoce attenzione verso la fotografia) colse al volo movimenti di folla e scenari urbani, Fattori interpretò la solitudine e la fatica di soldati di ronda nella campagna assolata o di contadini stravolti dal lavoro. Quest’ultimo aspetto, l’attenzione verso i nuovi temi sociali, è il filone prevalente negli ultimi anni del secolo. Dopo l’Unità (1870) e la definitiva scelta di Roma come capitale del regno d’Italia, infatti, si spengono gli ardori risorgimentali e si scopre lo stato di arretratezza in cui si trova gran parte di una nazione che aspira a trovare un ruolo fra le grandi potenze: rapidamente, di fronte alla situazione concreta, si parla di “delusione postunitaria”. Il disagio dei poveri, la necessità di una rapida riconversione dell’economia verso l’industria, il formarsi di un nuovo ceto operaio offrono agli artisti più sensibili l’occasione per una pittura nuova, non priva di un senso di denuncia”. “Quando all’arte si leva il verismo che resta? Il verismo porta lo studio accurato della Società presente, il verismo mostra le piaghe da cui è afflitta, il verismo manderà alla posterità i nostri costumi e le nostre abitudini”, così si pronunciava Giovanni Fattori. I suoi dipinti trattano gli aspetti più terragni della realtà, quelli meno appariscenti e per questo motivo più dolorosi: a queste tematiche fattori si accostò con diverse disposizioni d’animo, presentando talvolta un grande e innocente coinvolgimento lirico e altre facendo prevalere l’intento polemico, ironico o descrittivo. Questa riflessione sulla quotidianità, in ogni caso, fu condotta sempre con grande vigore e autenticità morale, in pieno accordo con la poetica macchiaiola, animata da un pungente verismo pittorico. Fattori abbracciò, in ogni caso, numerosi altri soggetti oltre a quello militare come quello del paesaggio, in particolare la sua terra, la Maremma toscana e dimostrando un certo gusto per il ritratto, realizzato con grande penetrazione psicologica e disinvoltura. Dopo gli anni settanta, mentre venne meno a compattezza del gruppo dei macchiaioli, Fattori si dedicò con crescente attenzione al ritratto e all’incisione.

image001(In vedetta, 1872. Tavola. Collezione privata)

Il realismo di Fattori si esprime anche attraverso la scelta di colori intrisi di luce e di un disegno che non dimentica la storica lezione dell’arte toscana. Se la tecnica della pittura en plein air e la grande luminosità possono in parte ricordare i coevi risultati degli impressionisti parigini, la stesura robusta delle pennellate con sintetiche “macchie” di colore risulta del tutto originale.

image002(Carro rosso, 1887. Tela. Milano, Pinacoteca di Brera)

Il quadro descrive un momento di pausa nella fatica del lavoro. Le sagome monumentali dei buoi staccati dalla stanga e la pesante massa del contadino si profilano nette sullo sfondo di un litorale strapazzato dal sole, al limitare di un mare che sembra di piombo.

Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) parzialmente nuvoloso +26. Livorno (Italia, Europa) idem. Pleiku (Provincia di Gia Lai, Vietnam, Asia) per lo più nuvoloso +22Abuja (Nigeria, Africa) nuvoloso +27. Laredo (Texas, Stati Uniti d’America) soleggiato +29Wollongong (Nuovo Galles del Sud, Australia) sereno +13.


5 settembre   -119

La notizia del giorno.

Bimba di quattro anni morta per malaria.

Malaria

Una bambina di quattro anni, Sofia Zago, figlia di una coppia italiana residente a Trento, è morta per malaria agli Ospedali Civili di Brescia. La bambina ad agosto era stata in ospedale a Trento per un esordio di diabete infantile. Il 21 agosto, ultimo giorno di ricovero della piccola, è arrivata in ospedale una famiglia del Burkina Faso, di ritorno da un viaggio nel Paese d’origine, con due bambini con la malaria, che sono stati ricoverati in stanze diverse e sono guariti. La piccola non sarebbe mai stata in un paese malarico e la zanzara che trasmette la malattia non risulta presente, come specie, in Italia. La ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha detto: “Dalle prime indicazioni pare che la bambina potrebbe aver contratto la malaria in ospedale, a Trento, il motivo per il quale sarebbe un caso molto grave. Abbiamo mandato immediatamente degli esperti sia per quanto riguarda la malattia sia per la trasmissione da parte delle zanzare.” La bambina era stata colpita da malaria cerebrale, la forma più grave della malattia, che viene trasmessa dal Plamodium Falciparum, la specie più aggressiva di un protozoo parassita trasmesso dalla zanzara Anopheles. La morte, nei casi più gravi, può arrivare entro 24 ore. La malattia è diffusa prevalentemente nell’Africa Sub-sahariana, in Asia, in America centrale e del Sud. Sul caso la magistratura ha aperto un fascicolo e al momento non si esclude che la piccola possa essere stata infettata da una zanzara giunta dall’estero in qualche bagaglio. “La zanzara vive come ciclo 20 giorni e non ha progenie quindi non c’è il rischio che possano esserci altre zanzare nate dal vettore”, ha spiegato il professor Alberto Matteelli, esperto di malattie tropicali, comunque è in corso la disinfestazione di tutto il reparto dell’ospedale di Trento come da profilassi.

Avvenimenti e Protagonisti del passato.

Santa Teresa di Calcutta.

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Il 5 settembre 1997 moriva a Calcutta madre Teresa, al secolo Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu, una religiosa albanese, di fede cattolica, fondatrice della congregazione religiosa delle Missionarie della Carità. Teresa nacque il 26 agosto 1910 a Skopje in una famiglia benestante da genitori albanesi originari del Kosovo. All’età di otto anni rimase orfana di padre e la sua famiglia si trovò in gravi difficoltà economiche. A partire dall’età di dieci anni partecipò alle attività della parrocchia del Sacro Cuore di Skopje, in particolare quelle del coro, del teatro e dell’aiuto alle persone povere. Oltre il muro di cinta del convento c’era Motijhil con i suoi odori acri e soffocanti, uno degli slum più miserabili della megalopoli indiana, la discarica del mondo. Da lontano suor Teresa poteva sentirne i miasmi che arrivavano fino al suo collegio di lusso, ma non lo conosceva. Era l’altra faccia dell’India, un mondo a parte per lei, almeno fino a quella fatidica sera del 10 settembre 1946, quando avvertì la “seconda chiamata” mentre era in treno diretta a Darjeeling per gli esercizi spirituali. Durante quella notte una frase continuò a martellarle nella testa per tutto il viaggio, il grido dolente di Gesù in croce: “Ho sete!” Un misterioso richiamo che col passare delle ore si fece sempre più chiaro e pressante: lei doveva lasciare il convento per i più poveri dei poveri, quel genere di persone che non sono niente, che vivono ai margini di tutto, il mondo dei derelitti che ogni giorno agonizzavano sui marciapiedi di Calcutta, senza neppure la dignità di poter morire in pace. Suor Teresa lasciò il convento di Entally con cinque rupie in tasca e il sari orlato di azzurro delle indiane più povere, dopo quasi 20 anni trascorsi nella congregazione delle Suore di Loreto. Era il 16 agosto 1948. La piccola Gonxha di Skopje diventava Madre Teresa e iniziava da questo momento la sua corsa da gigante. Nel marzo 1949 una sua ex-allieva, Shubashini Das, si unì a lei, creando le basi per la costruzione di una piccola comunità. Nel 1950 Madre Teresa fondò la congregazione delle Missionarie della carità, la cui missione era quella di prendersi cura dei “più poveri dei poveri” e di tutte quelle persone che si sentono non volute, non amate, non curate dalla società, tutte quelle persone che sono diventate un peso per la società, uno “scarto”. Le prime aderenti furono dodici ragazze, tra cui alcune sue ex allieve della Saint Mary. Stabilì come divisa un semplice sari bianco a strisce azzurre, scelto da Madre Teresa perché era il più economico fra quelli in vendita in un piccolo negozio, ma soprattutto perché aveva i colori della casta degli intoccabili, la più povera dell’India. Il numero di persone che desideravano seguire l’esempio di Madre Teresa crebbe rapidamente, tanto che le stanze messe inizialmente a disposizione da Gomes si rivelarono presto inadeguate. Nel febbraio 1953 le suore poterono quindi spostarsi in una nuova sede a 54A Lower Circular Road, messa a loro disposizione dall’arcidiocesi di Calcutta, che ospita tuttora la casa madre delle Missionarie della carità. Lo stile di vita voluto da Madre Teresa, ispirato a san Francesco, prevedeva un’austerità rigorosa, in linea con la condizione di vita dei poveri e con la necessità di preservare gli ideali del nuovo ordine. Nel frattempo, il 22 agosto 1952, era stata inaugurata la Casa Kalighat per i morenti, poi chiamata casa dei puri di cuore: Nirmal Hriday, nata per offrire cure e assistenza ai numerosi malati rifiutati dagli ospedali cittadini. A quel tempo l’abbandono dei malati era un fenomeno frequente, legato alle condizioni di estrema povertà in cui versava buona parte della popolazione cittadina. Lo stesso Comune di Calcutta, consapevole della gravità del problema, aveva quindi messo a disposizione di Madre Teresa un ostello abbandonato nei pressi del tempio di Kali (Kalighat) e aveva fornito una somma mensile di denaro. Le persone portate all’ospizio venivano assistite e avevano, nel caso, la possibilità di morire con dignità secondo i riti della propria fede: ai musulmani si leggeva il Corano, agli indù si dava acqua del Gange e i cattolici ricevevano l’estrema unzione. Gli inizi furono comunque difficili. Non mancarono le resistenze e i sospetti di proselitismo, soprattutto da parte dei sacerdoti induisti del tempio vicino. Superate le iniziali diffidenze, la struttura venne comunque poi sostenuta e appoggiata, sia tramite il contributo di volontari che attraverso donazioni, da persone di diversi credi religiosi. Negli anni le attività delle Missionarie della carità si ampliarono e compresero il reinserimento lavorativo delle persone guarite e l’assistenza ai bambini abbandonati o rimasti orfani: quest’ultima attività, in particolare, poté essere avviata grazie al sostegno di una signora indù di Calcutta. Il suo lavoro instancabile tra le vittime della povertà di Calcutta l’ha resa una delle persone più famose al mondo e le è valso numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Nobel per la Pace nel 1979. È stata proclamata beata da papa Giovanni Paolo II il 19 ottobre 2003 e santa da papa Francesco il 4 settembre 2016.

METEO

Roma (Italia, Europa) soleggiato +27. Livorno (Italia, Europa) soleggiato +26. Nanchang (Jiangxi, Cina, Asia) parzialmente nuvoloso +25. Sumbe (Angola, Africa) sereno +22. Saskatoon (Saskatchewan, Canada) soleggiato +22. Esperance (Australia Occidentale, Australia) lievi rovesci di pioggia +8.

Buon Compleanno Carlo!


4 settembre   -120

La notizia del giorno.

Addio a Gastone Moschin, l’ultimo degli “Amici miei”.

Amicimiei-cast(Una scena del film Amici miei del 1975)

È morto oggi, a 88 anni, nell’ospedale Santa Maria di Terni, dove era ricoverato da qualche giorno, Gastone Moschin, il popolare attore giunto alla notorietà con il film di Monicelli “Amici miei”, in cui interpreta il personaggio di Rambaldo Melandri, un architetto inguaribilmente romantico, al fianco di Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Adolfo Celi e Duilio Del Prete. Nato a San Giovanni Lupatoto l’8 giugno 1929, negli anni cinquanta intraprende la sua carriera come attore teatrale, facendo parte prima della Compagnia del Teatro Stabile di Genova e del Piccolo Teatro di Milano, poi collaborando con il Teatro Stabile di Torino (Zio Vanja, di Čechov, 1977; I giganti della montagna, di Pirandello, 1979). Sempre di Čechov, nel 1968 ha interpretato il ruolo di Lopachin ne Il giardino dei ciliegi, sotto la regia di Mario Ferrero. Nel 1955 debutta nel cinema in La rivale di Anton Giulio Majano, la commedia all’italiana, il genere che decreterà la sua fortuna d’attore quattro anni dopo con L’audace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loy. E’del 1962 il ruolo del fascista Carmine Passante che gli permette di emergere come interprete in Anni ruggenti, il film del 1962 diretto da Luigi Zampa, protagonista Nino Manfredi, ispirato a L’ispettore generale di Gogol. Da quel momento Moschin diventa una presenza costante nel cinema italiano: da La rimpatriata di Damiano Damiani (1963) a La visita di Antonio Pietrangeli (1965) a Sette uomini d’oro, commedia “action” che riscuote un grande successo al botteghino. Più avanti, nel 1983, darà vita a una propria compagnia teatrale con la quale porterà in scena Goldoni (Sior Todero brontolon), Miller (Uno sguardo dal ponte, Erano tutti figli miei), Cechov (Il gabbiano).

Avvenimenti e Protagonisti del Passato.

Ivan Illich, un Pensatore libero.

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Ivan Illich, se proprio gli si doveva attribuire una definizione, preferiva essere considerato un pensatore libero, fuori da ogni inquadramento che potesse distoglierlo dall’esercitare il suo pensiero critico rispetto a ciò che osservava nel mondo in cui viveva. Altrimenti, oggi, è considerato uno dei più grandi sociologi del Novecento e ritenuto un intellettuale tra i più radicali della seconda metà del XX secolo. Pedagogista, storico, filosofo e antropologo, citato spesso come teologo, espressione che lui stesso rigettava tenacemente si era, fin da bambino, rivelato particolarmente intelligente e versatile. All’età di sei anni parlava, grazie alla madre, come fossero sue lingue madri, il francese, il tedesco e l’italiano (in seguito divenne un poliglotta imparando il croato, il greco antico, lo spagnolo, il portoghese, lo hindi e altri idiomi). Ciononostante, all’epoca, quando la madre volle iscriverlo a una scuola di Vienna, una scuola molto buona dove per i bambini era già in uso la pratica dei test, gli esaminatori decretarono che era un bambino ritardato. L’esclusione dalla scuola costituì per Illich, come lui stesso raccontò, un grande vantaggio perché poté stare per due anni nella biblioteca della nonna a leggere romanzi e a cercare nei dizionari tutte quelle cose interessanti che potevano eccitare la curiosità di un bambino dispettoso di sette anni. Di fatto non prese mai seriamente la scuola e la frequentò a intervalli irregolari “Tutto quello che ho imparato l’ho imparato fuori dalla scuola”. Illich era nato a Vienna il 4 settembre 1926 da padre croato e madre ebrea sefardita. Per sfuggire alle leggi razziali nel 1941, con la madre e i fratelli, andò a vivere a Firenze e nel ’44 si trasferì a Roma dove si iscrisse alla Pontificia Università Gregoriana con il progetto di diventare sacerdote. Nel ’51 fu ordinato sacerdote. Prestò servizio come assistente parrocchiale a New York, nella diocesi retta dal cardinale Spellman e ne ’56 fu nominato vice-rettore dell’università Cattolica di Porto Rico. Attento osservatore analizzava con spirito autonomo e profondo le realtà che viveva anche all’interno della sua attività ecclesiastica dove, in più di un’occasione, sollevava la sua protesta di fronte a posizioni contrarie al suo modo di pensare come quando “dopo aver partecipato, in qualità di consulente del Cardinal Suenens, alla seconda e alla terza sessione del fondamentale Concilio Vaticano II, nel novembre del ’64, proprio mentre il Concilio dà il placet allo schema della “Gaudium et spes” che apparentemente non si oppone alla conservazione di armi nucleari”, contrario si ritirò. Coerentemente con il suo pensiero, in base all’idea che più della teoria vale l’impegno dell’azione, fonda, nel ’61 a Cuernavaca (Messico) il Centro interculturale di documentazione, uno spazio educativo non istituzionale per la formazione dei missionari che avrebbero operato in America Latina. Nel dialogare con loro Illich applicava “una revisione dei presupposti ideologici che informavano l’azione acculturatrice dei missionari che avrebbero operato nei paesi in via di sviluppo”. La sua analisi critica del Cattolicesimo e il conflitto aperto con le forze più conservatrici della Chiesa lo portarono ad abbandonare il sacerdozio e ad elaborare un’ideologia contestativa verso le forme istituzionali in cui si esprime la società contemporanea, nei più diversi settori (dalla scuola all’economia e alla medicina). Scrisse pertanto diversi saggi tra questi “Descolarizzare la società (1971); La Convivialità (1973); Il genere e il sesso. Per una critica storica dell’uguaglianza (1982); Nello specchio del passato (1992). Nel ’77 Illich insegnò alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento dove tenne lezioni e organizzò seminari, diventando presto un riferimento per il movimento studentesco. Illich muoveva la sua critica alla società contemporanea, una società produttivistico-consumistica propria del neocapitalismo e sosteneva che le forme istituzionali, espressione di questo sistema sociale, economico, politico sottendono e impongono rapporti di dominazione e subalternità culturale nel rapporto con l’uomo. Secondo il sociologo austriaco la crisi planetaria ha le sue radici nel fallimento dell’impresa moderna: cioè la sostituzione della macchina all’uomo, il prevalere della tecnica in un mondo sempre più privo di valori etici e morali. La società dei consumi è dunque responsabile dell’alienazione dell’uomo moderno e coercitiva della sua espressione creativa. Nel saggio “La Convivialità” Illich intende per “convivialità” il contrario della produttività”, egli scrive: “Ognuno di noi si definisce nel rapporto con gli altri e con l’ambiente e per la struttura di fondo degli strumenti che utilizza. Questi strumenti si possono ordinare in una serie continua avente a un estremo lo strumento dominante e all’estremo opposto lo strumento conviviale: il passaggio della produttività alla convivialità è il passaggio dalla ripetizione della carenza alla spontaneità del dono … Il rapporto industriale è il riflesso condizionato, risposta stereotipa dell’individuo ai messaggi emessi da un altro utente, che egli non conoscerà mai, o da un ambiente artificiale, che mai comprenderà; il rapporto conviviale, sempre nuovo, è opera di persone che partecipano alla creazione della vita sociale”. “Il passaggio dalla produttività alla convivialità significa sostituire a un valore tecnico un valore etico, a un valore materializzato a un valore realizzato”. Illich chiamava società conviviale una società in cui lo strumento moderno sia utilizzabile dalla persona integrata con la collettività, e non riservato a un gruppo di specialisti che lo tiene in pugno sotto il proprio controllo. Mentre nel suo saggio “Bisogni”, attraverso una approfondita e ben circostanziata analisi, parla dei bisogni indotti che “può essere considerata l’eredità più insidiosa lasciataci dallo sviluppo”. Secondo Illich la creazione dei “bisogni di base” ha trasfigurato la natura umana e la trasformazione è avvenuta in un paio di secoli. … In questo processo secolare la generazione del secondo dopoguerra è stata testimone del passaggio dall’uomo comune all’uomo bisognoso. Oggi, la stragrande maggioranza dei  miliardi di persone viventi sul pianeta accetta incondizionatamente la propria condizione umana di dipendenza dai beni e dai sevizi, una dipendenza chiamata bisogno. … Allora, il fenomeno umano non viene più definito attraverso ciò che siamo, affrontiamo, possiamo prendere, sogniamo e nemmeno più attraverso il mito moderno per il quale possiamo lasciarci alle spalle il regno della scarsità, ma attraverso la misura di ciò che ci manca e quindi, di ciò di cui abbiamo bisogno. Le tematiche sollevate da Illich, oggi non sorprendono più nessuno perché le sue riflessioni sulla società industrializzata e le sue problematiche sono un’evidenza invariata nel tempo. La sua eredità si può racchiudere nella frase seguente con la quale concludeva, infine, le sue riflessioni: “La speranza della specie umana dipende dalla riscoperta della speranza come forza sociale”.

Mary Titton

METEO

Roma (Italia, Europa) sereno +28. Livorno (Italia, Europa) sereno +27. Antipolo (Provincia di Rizal, Filippine, Asia) per lo più nuvoloso +29Midelt (Marocco, Africa) per lo più soleggiato +31. Skokie (Illinois, Stati Uniti d’America) parzialmente nuvoloso +19Tabubil (Papua Nuova Guinea, Oceania) per lo più nuvoloso +22.


3 settembre   -121

La notizia del giorno.

F1: a Monza trionfano le Mercedes, vince Hamilton, Vettel terzo.

 

1538931_1317732044953553_3963199710202723168_n(Gran Premio d’Italia del 1965. Prima vittoria del Mondiale di Formula 1 di quello che sarebbe diventato uno dei più grandi piloti di tutti i tempi: Jackie Stewart)

Sul circuito di Monza Lewis Hamilton ha vinto davanti a Valtteri Bottas e alla Ferrari di Sebastian Vettel, terzo sul podio. Il britannico ha condotto la gara dal primo all’ultimo giro, portandosi dietro il compagno di squadra Bottas, che si è classificato al secondo posto; Hamilton diventa così il nuovo leader del Mondiale sorpassando Vettel, che è arrivato terzo e, dopo aver tagliato il traguardo, in italiano ha così ringraziato il team e i tifosi: “Grazie ragazzi! È stata una giornata difficile ma c’erano tanti tifosi … Grazie ai tifosi, grazie mille.” Poi in inglese, ha detto di aver avuto qualche difficoltà nel finale e che bisognerà lavorare in vista del finale di stagione. Nonostante il terzo posto, il tedesco è stato fortemente applaudito dai numerosissimi tifosi della Ferrari che hanno assistito alla gara. “Oggi è stato quasi imbarazzante vedere la differenza tra Mercedes e Ferrari”, ha dichiarato il numero uno della casa di Maranello, Sergio Marchionne, dopo il Gp d’Italia, sottolineando che “l’obiettivo non cambia per il mondiale piloti e costruttori”, e che “questa non è la Ferrari: bisogna raddoppiare l’impegno. Dobbiamo togliere il sorriso dalla faccia di questi, mi stanno girando un po’ le balle.” Dietro alla Ferrari di Vettel si è classificata al quarto posto la Red Bull di Daniel Ricciardo, autore di una grande rimonta dal 17° posto di partenza. Quinta l’altra Ferrari di Kimi Raikkonen, davanti alla Force India di Esteban Ocon, alle Williams di Lance Stroll e Felipe Massa. Nono posto per Sergio con la Force India e decimo per Max Verstappen con la Red Bull. Lewis Hamilton con questa vittoria sale in testa alla classifica del Mondiale con 238 punti, superando Vettel, che si ritrova a 235.

Domenica 3 settembre

fine-estate

Un’estate al mare. Riprende oggi le pubblicazioni il nostro DayBayDay dopo oltre un mese di assenza dovuta alla pausa estiva di agosto. Un bentornato quindi un po’ a tutti, innanzitutto ai nostri affezionati lettori che ci auguriamo presuntuosamente ne abbiano avvertito la mancanza, a chi giorno più giorno meno ha affollato spiagge e litorali, nonché a chi invece ha preferito altri luoghi per le proprie vacanze magari pensando al mare come possibile futura meta. Naturalmente il nostro pensiero va anche ai tanti che per le più diverse ragioni non hanno potuto andare né per lidi né in montagna rimanendo a casa, viaggiando forse sulle ali dell’immaginario e della fantasia che comunque talvolta aiutano a compensare il desiderio di evasione e di distacco, almeno per un se pur breve tempo, dallo scorrere incessante della quotidianità delle cose.

In ogni caso un’altra estate volge al suo termine e siamo convinti valga la pena di ripercorrere questo lungo mese che ci lasciamo alle spalle nei suoi tratti di cronaca più essenziali. È verosimile che tutti ricorderanno per un bel pezzo il gran caldo, con temperature già da fine giugno ben al di sopra della media stagionale, ma sarà altrettanto impossibile dimenticare alcuni veri e propri orrori che hanno costellato questi giorni di agosto. La strage jihadista di Barcellona alle Ramblas, così come la feroce spietata esecuzione di Niccolò Ciatti a Lloreta de Mar in Costa Brava da parte di tre balordi, probabilmente vicini agli ambienti della mafia cecena che da quelle parti spadroneggia, ci dicono come in pochi attimi svago e naturale desiderio di tranquillità con i propri cari possano trasformarsi in tragedie devastanti. In entrambi i casi si è presto appurato che gli autori materiali sono ragazzi giovani a loro modo sbandati, carichi di odio e di una visione della vita da far accapponare la pelle. Stesso dicasi per gli stupratori di Rimini e per altri episodi di una cronaca nerissima di violenze, risse, fatti di sangue in giro per la il nostro Bel Paese. Anche Roma non è stata da meno con l’allucinante delitto del quartiere Flaminio a Ferragosto. Una banalità del male assai diffusa per monti e per valli, in Italia come nel mondo, certamente non nuova nel senso che non la scopriamo certo oggi, ma che ci deve far riflettere sempre e a fondo.                                                                                            
Atti così odiosi non sono tollerabili allo stesso modo di altre vicende che definire deprecabili è un chiaro gentile eufemismo. Sempre a Roma viene sgomberato con la forza un grande immobile in pieno centro a via Curtatone all’angolo con Piazza Indipendenza, occupato abusivamente da alcune centinaia di profughi quasi tutti eritrei ed etiopi. Una situazione che si trascinava da anni nella più assoluta incuria dell’amministrazione capitolina. Bene, non si pensa minimamente e per tempo a trovare soluzioni decenti, realistiche e condivise, ma si lascia tutto all’improvvisazione burocratica degli adempimenti. Così all’estero girano gioiosamente immagini di cariche e di idranti che contribuiscono insieme alla perenne spazzatura nei cassonetti, alle buche dappertutto, al non governo, ai turisti in mutande nelle vie e nelle fontane, a  rendere sempre più degradata quella che dovrebbe e potrebbe essere la più bella città del mondo.   
Intendiamoci, le occupazioni sono illegittime e illegali ma la casa è un diritto e un bene a cui tutti devono poter avere accesso in un Paese civile, indipendentemente se si tratta di italiani o rifugiati. È una questione di dignità della persona ed è la politica a dover dare delle risposte concrete ai suoi vari livelli. Questo vale anche per la piaga ricorrente dell’abusivismo di cui i fatti di Casamicciola ad Ischia sono esempio elementare e sconcertante. La corsa al guadagno facile, alla speculazione, alla corruttela clientelare, rischiano di cambiare profondamente il sentire di ognuno e le coscienze, spingendoci pericolosamente verso nuove demagogie e un relativismo culturale diffuso. Strada certa del resto per non andare da nessuna parte.
Fortunatamente non tutto è così e proprio per questo ci sentiamo vicini a chi ha utilizzato le proprie vacanze (sicuramente una larghissima maggioranza) anche come opportunità per riflettere, tirare il fiato, magari girando per città e nazioni diverse, per conoscere, imparare, fare nuove esperienze e confrontarsi con quanto c’è ancora tanto da meravigliarsi e stupirsi su questo nostro Pianeta che a volte, diciamo la verità, ci sembra davvero impazzito.
Per quanto ci riguarda, come sempre e sempre più convinti, ripartiamo dunque semplicemente dalla cultura, dall’arte e dalla bellezza che come si sa, ad apprezzarla e perseguirla, è chiave di vita.

Grasset-septembre(Eugène Samuel Grasset, 1841-1917)

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